Meglio inneggiare al preservativo o educare ai valori dell’amore?

Si chiama “Safe Book” ed è un progetto sostenuto da Durex col patrocinio Anlaids Onlus, la maggiore associazione italiana contro la diffusione dell’infezione da Hiv, che per il secondo anno consecutivo promuoverà la contraccezione nelle scuole per un totale di «7 mila istituti italiani: 4 mila scuole medie superiori e, per il primo anno, 3 mila scuole medie inferiori (con la partecipazione degli studenti del terzo anno)» per un totale di «600 mila i ragazzi coinvolti». Era ora, penseranno in molti: finalmente tanti giovani potranno ricevere un’educazione sessuale come si deve ed efficace. E ne seguiranno meno gravidanze indesiderate, meno malattie, più tranquillità. Benefici per tutti, insomma.

Ecco, il punto è proprio questo: quella della contraccezione e nello specifico del preservativo facile – sorvolando sulle implicazioni morali di cui diremo fra poco – non è una politica convincente. E spesso neppure efficace se consideriamo alcune risultanze empiriche. Gli esempi, qui, sarebbero molti ma prendiamo il caso di San Francisco. Un caso a prima vista esemplare dal momento che i preservativi gratuiti, da quelle parti, sono disponibili nelle scuole pubbliche dal 1997; il che farebbe pensare che oggi, anni dopo, tutto vada per il meglio. Purtroppo non è così. Infatti, secondo quanto emerso da un rapporto del San Francisco Department of Public Health, i dati «sulle malattie a trasmissione sessuale segnalati mostrano gli aumenti per la clamidia, la gonorrea e la sifilide precoce». Una situazione, converrete, assai preoccupante proprio laddove determinati problemi avrebbero dovuto essere risolti.

Come mai? Quale la causa di questo scenario? Per quale ragione la diffusione dei preservativi ha deluso, a San Francisco e non solo, le aspettative per le quali è stata promossa? Le spiegazioni sono molteplici ma la principale rimane una, e cioè la fallibilità del profilattico, che non protegge sempre, anzi. Qualche esempio: la protezione tramite condom dall’infezione da herpes virus non supera il 30% e così anche da quella da gonococco o da clamidia, mentre nei confronti dell’Hiv – come confermano alcuni studi – la protezione conferita è pari all’80%, ma a condizioni particolari. E cioè a patto che si consideri, come ha osservato il dott. Renzo Puccetti, un perfetto «utilizzo del condom ogni volta, cioè ad ogni rapporto sessuale, senza mai derogare».

Conoscete molti in grado di utilizzare perfettamente il profilattico «ogni volta, cioè ad ogni rapporto sessuale, senza mai derogare», magari dopo il consumo alcol o in preda all’eccitazione?  Non scherziamo. Anche su questo versante non mancano dati. Che, a dire il vero, sono impressionanti: uno studio condotto su 509 adolescenti, per esempio, ha messo in luce come appena l’uso corretto e costante del preservativo riguardasse solo 80 soggetti, il 16%. Facile qui l’obiezione: ma gli adolescenti sono per definizione impulsivi e scarsamente capaci di autocontrollo. Vero, ma pensare di estendere una condotta osservata solo da una parte largamente minoritaria di giovani alla totalità di essi è francamente utopico.

Anche perché l’utilizzo del preservativo, secondo quanto sottolineato da alcune ricerche, si presta a numerosi e frequenti errori che vanno dal fatto che non sempre viene indossato per tutta la durata del rapporto sessuale, al fatto che spesso viene inserito al contrario perché srotolato dal lato sbagliato, dal mancato spazio lasciato sulla punta alla rimozione sbagliata. Non c’è da stupirsi, quindi, del fatto che i tassi di “insuccesso” del profilattico possano superare del 3% quelli dell’uso perfetto ( Cfr. Hatcher R.A. – Trussel J. – Steward F. –Steward G.K. – Kowal D. – Guest F. – Cates W. jr. – Policar M.S. (1994) Contraceptive technology, 16 edn. Irvington, New York). Ne consegue che se l’idea è che nelle scuole si spieghi a dovere come si usa il condom ai nostri ragazzi, converrebbe iscriverli direttamente ad un istituto dove non s’insegna altro che il cosiddetto “sesso sicuro”. Faremmo prima, se non altro.

Il bello, si fa per dire, è che neppure così la riduzione di gravidanze indesiderate e malattie sarebbe garantita, anzi. Infatti ci si dimentica una cosa fondamentale: all’apologia del preservativo spesso corrisponde, da parte dei giovani, l’errata convinzione – simile a quella che deriva dall’uso delle cinture di sicurezza – che col condom ogni rischio sia scongiurato e dunque ogni condotta lecita e priva di conseguenze. Non per nulla sul British Medical Journal si è denunciato come le campagne di promozione del preservativo, anziché frenare la diffusione dell’HIV, possano «aver contribuito ad un loro uso incostante, cosa che comporta uno scarso effetto protettivo, nonché a trascurare il rischio derivante da rapporti sessuali con più partner» [11].

Di qui un dubbio: ha davvero senso investire sul “sesso sicuro”? Conviene veramente che i nostri giovani sappiano tutto del condom oppure è il caso d’insegnare loro altro? Sono domande che vale la pena porsi. Anche perché tessere l’elogio del condom di fatto significa inneggiare all’amore precario e quindi alla paura. Alla paura di legarsi troppo ad una persona, che è bene che rimanga solo partner sessuale e non diventi mai marito o moglie e men che meno padre o madre di tuo figlio; alla paura di vivere un rapporto in vista del matrimonio, come se l’attesa – anziché aggiungere – togliesse gusto alla vita. Paura insomma di dare davvero un significato, un volto all’amore, senza circoscriverlo alle lenzuola di un letto ma vivendolo fino in fondo, a trecentosessanta gradi, senza timori né compromessi al ribasso.

Parole sacrosante ma la realtà – si obietterà – è che con la situazione educativa di oggi il preservativo è già qualcosa. Sbagliato: la realtà non si esaurisce in quella che abbiamo sotto i nostri occhi. Esiste sempre cioè in ogni momento la possibilità di impegnarsi per incidere, per educare davvero, per ridare spazio e centralità ai valori autentici. Per far capire ai ragazzi che non debbono accontentarsi del “sesso sicuro” perché c’è concretamente la possibilità di vivere e condividere la purezza. Certo, all’inizio si verrà criticati e presi in giro. All’inizio sarà dura. Ma meglio essere presi in giro oggi per i valori che si segue che ritrovarsi, magari dopo anni, presi dallo sconforto per quelli che si sono persi.

Giuliano Guzzo

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60 commenti a Meglio inneggiare al preservativo o educare ai valori dell’amore?

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  1. Xadren ha detto

    Immorale, inutile e dannoso, ecco il preservativo. Bisogna mettere ordine nell’educazione sessuale, insegnare il valore della castità, altro che; ma è “troppo difficile”, molto più semplice far indossare astucci di gomma alla gente che insegnarle il valore di vivere.

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  2. Giulia ha detto

    Perché, usare il profilattico è “per forza” mancanza di amore?

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    • Panthom ha detto in risposta a Giulia

      L’amore per essere tale dev’essere fecondo, il preservativo è invece impedisce questa fecondità, questo dono totale l’uno dell’altro. L’amore o è una donazione di sé completa oppure è una forma di egoismo e dunque perde la caratteristica di fecondità. Cosa che invece è mantenuta nell’uso dei metodi naturali.

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      • Roberto Dara ha detto in risposta a Panthom

        Come no, come nei rapporti forzati che tanti uomini hanno imposto alle donne ingravidandole contro la loro volontà per secoli e secoli (e che purtroppo temo capiti ancora in alcune realtà del mondo)…

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        • Azaria ha detto in risposta a Roberto Dara

          Roberto, non ci credo! Tu che mi deludi cosi` profondamente! Eppure credevo che almeno tu fossi dotato di logica.

          Ora, indipendentemente dalla frase di Phantom (che se pur io condivido apertamente qualcun altro potrebbe anche contestare) tu fai corrispondere i due assunti “l’amore per essere tale deve essere fecondo”=”se un atto e` fecondo (nel senso che il risultato e` la procreazione) deve essere per forza amore”…

          Dai!!! Smettila di scherzare!

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        • Azaria ha detto in risposta a Roberto Dara

          A meno che quello che questa volta si sia firmato come Roberto Dara non sia un semplice cretino che abbia sfruttato il nome di qualcuno che fin ora ha fatto interventi intelligenti.

          Non sembrano minimamente la stessa persona.

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        • Panthom ha detto in risposta a Roberto Dara

          @Dara
          Fin troppo facile capire che anche quello presente nel tuo esempio (classicissimo, come l’introduzione dell’argomento “orfanatrofi” quando si parla di adozioni omosessuali) non è amore.

          Altre obiezioni di maggior livello?

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          • Roberto Dara ha detto in risposta a Panthom

            Ho volutamente fatto questo intervento provocatorio perché sinceramente mi fa sorridere leggere elegie dell’amore fecondo e disprezzo per l’amore infecondo, come se chi fa sesso senza anticoncezionali si ama e chi lo fa con, no, ed è egoista. È un argomento che non mi convincerà mai, e non solo per l’esempio, estremo ma non troppo, che ho fatto.
            In questo sito si è citata più volte la meraviglia dei metodi anticoncezionali naturali, talvolta sostenendo, con degli studi, che sarebbero più efficaci di quelli artificiali. Ebbene, a rigor di logica, dunque, usare i metodi naturali dovrebbe essere addirittura più immorale, dal momento che si ha una possibilità ancora maggiore di non concepire, e quindi di non rendere l’atto di amore “fecondo” e “aperto alla vita”. Sono queste contraddizioni, quando non rasentino addirittura l’ipocrisia, del cattolicesimo, che m fanno sempre pensare.

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            • Panthom ha detto in risposta a Roberto Dara

              Puoi pensare quello che vuoi (dal mio punto di vista l’unico a perderci sei tu), la cosa che mi interessa è che tu capisci quello che ti si dice.

              E’ evidente che i contraccettivi favoriscano un rapporto fugace, infecondo, una donazione parziale. E’ un tradimento dell’amore, una finzione. Altro discorso se usati all’interno del matrimonio (è un discorso a parte), ovviamente questo non si applica in quei casi.

              I metodi naturali invece sono favoriti all’interno del matrimonio in quanto favoriscono una presa di serietà rispetto all’amore, rimangono aperti alla vita, e dunque di conseguenza permettano un dono completo, anche fisico volendo.

              L’argomento è sottile e non mi aspetto che i buzzurri del web possano intercettarlo, tuttavia non è un buon motivo per non esporre le proprie ragioni.

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              • Roberto Dara ha detto in risposta a Panthom

                Io capisco il senso generale della posizione cattolica, ma ugualmente lo trovo debole. Premesso che la Chiesa Cattolica non ammette l’uso di contraccettivi non naturali anche all’interno del matrimonio, non vedo perché questi usati al di fuori debbano per forza essere associati ad amori fugaci. Possono favorirli, è vero, ma è come qualsiasi strumento che, se usato in modo improprio, può essere dannoso anziché benevolo. La differenza quindi la fanno le intenzioni, non lo strumento. Lo stesso vale per i metodi naturali: se anche una coppia li usa per non concepire (del resto è questo il loro scopo) l’intenzione, dal punto di vista cattolico, dovrebbe essere peccaminosa, e quindi non ammessa.

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        • Panthom ha detto in risposta a Roberto Dara

          P.S. ovviamente per “fecondo” non intendo per forza l’obiettivo della procreazione, ma la donazione completa di sé, tant’è che la Chiesa promuove i metodi naturali per la regolazione della fertilità.

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          • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Panthom

            Ecco, questa me la spiega? Non sapevo che la Chiesa promuovesse “i metodi naturali per la regolazione della fertilità” (ma sono tante le cose che non so e che qui sto scoprendo). Ma che differenza ci sarebbe nell’utilizzare un preservativo o il calendario per lo stesso scopo, ovvero sesso senza procreazione? Non è sempre egoistico?

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            • Manuzzo ha detto in risposta a Giulio Quaresima

              Forse che si rispettano i ritmi scritti dalla natura per noi (cicli, menopause, infertilità da allattamento ecc…)? forse che non si nega nulla di se, nemmeno l’unghia dell’alluce al partner (che per noi è rigorosamente moglie/marito) non negando in assoluto la possibilità di genitorialità? forse che non ci si oppone alla volontà della natura, diciamo così, con un odioso e inquinante pezzo di plastica, oppure coitando in giro per la casa, in quanto con l’accoppiamento in periodi sterili, si ha comunque un rapporto che PUÒ dare nuova vita, e non quindi un solo piacere egoistico sfruttando quello che è un dono (il piacere sessuale) e non un diritto? mi dispiace ma io, a rigor di logica, la differenza ce la vedo, poi ognuno la vede come gli pare.

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            • Alberto Dellepiane ha detto in risposta a Giulio Quaresima

              Credo che la differenza sia data dal fatto che “il calendario” , a differenza del preservativo, ti costringe ad aspettare, o meglio a saper aspettare e quindi a rispettare il tuo partner, in questo modo il rapporto non è basato sull’egoismo di fare sesso come e quando vuoi, posizione questa indubbiamente più egoista.

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            • Mariasole ha detto in risposta a Giulio Quaresima

              E’ DIMOSTRATO CHE I METODI NATURALI FANNO BENE ALLA COPPIA: aumentano la conoscenza e il rispetto reciproci. Sono efficaci, facili da usare e gratuiti, non hanno controindicazioni (come quelle gravi della pillola).
              MA SICCOME LI PROPONE LA CHIESA LI RIFIUTIAMO.
              Continuiamo a farci del male…

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            • Azaria ha detto in risposta a Giulio Quaresima

              Non sapevo che la Chiesa promuovesse “i metodi naturali per la regolazione della fertilità”

              Sono curioso: posso sapere queli erano le tue nozioni a riguardo?

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        • controinformato ha detto in risposta a Roberto Dara

          Che ha altro t’ha detto tuo Cuggino?

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      • Giulia ha detto in risposta a Panthom

        Quindi uno stupro senza profilattico e magari con tanto di gravidanza (da portare fino in fondo) è moralmente meno grave di un rapporto tra chi si ama ma usa un contraccettivo? Quindi io ed il mio compagno evidentemente non ci amiamo perché usiamo contraccettivi?
        E le coppie in cui uno è sieropositivo o addirittura affetto a AIDS come dovrebbero fare?

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  3. Leonardo Macrobio ha detto

    Una domanda sincera, anche se provocatoria: ma in un tempo di crisi come questo, chi fornisce i soldini ai vari Signori Durex e Anlaids per pagare tutti i condom, le ore di lezione degli esperti, le pubblicazioni, la pubblicità, eccetera? Non penso che questi soldini vengano fuori soltanto dai guadagni della Durex e/o dalle offerte spontanee all’Anlaids, perché progetti di questo genere, con una copertura così ampia costano e costano tanto… Vorrei soltanto capire se dalle mie tasse vengono tolti soldi per questo genere di progetti e, se così, chi decide. Grazie per ogni risposta!

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    • Fabio Moraldi ha detto in risposta a Leonardo Macrobio

      Probabilmente si, saranno finanziati dallo stato o dalle regioni.

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      • Leonardo Macrobio ha detto in risposta a Fabio Moraldi

        E allora la domanda è: chi ha dato esplicito mandato ai Signori Governanti o Chi-Per-Loro di investire soldi in questo tipo (fallimentare) di educazione? Cioè… Dove sono i Giovani Studenti che scendono in piazza ad ogni (tentativo di) riforma scolastica urlando che non ci sono soldi per le Statali?

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  4. Giulio Quaresima ha detto

    Si può benissimo educare ai valori dell’amore e dalla castità, e nel frattempo però dire: se nonostante tutto continui a fregartene dell’amore e della castità, e ti dai a rapporti occasionali ogni sabato con uno/una diverso/a, allora sarebbe il caso che prendessi qualche precauzione.
    O mi sbaglio?

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    • Andrea ha detto in risposta a Giulio Quaresima

      Puoi anche trattenerti. Non è che la “scappatella” sia come il pane e l’aria, eh? Puoi anche farne a meno…

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    • Panthom ha detto in risposta a Giulio Quaresima

      Commento corretto, ma questa non è educazione. Altrimenti sarebbe tuo compito dire a tuo figlio: al mattino vai a lavorare e non a drogarti per strada, però se decidi di andare a drogarti almeno usa siringhe pulite.

      Evidentemente c’è qualcosa che non quadra, non ti pare? Educare all’amore significa evitare di educare ai rapporti occasionali, contrastarli in modo ragionevole, dando le ragioni della propria posizione…senza insegnare trucchetti per illudere di cavarsela.

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      • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Panthom

        Due obiezioni:

        1) Se avessi un figlio, magari non gli direi “se decidi di andare a drogarti almeno usa siringhe pulite”, ma senz’altro farei in modo che conoscesse quali sono i modi in cui si trasmette l’AIDS.

        2) Non può essere lo stato ad imporre la visione morale di una parte dei cittadini a tutti gli altri, quello di cui deve preoccuparsi è la profilassi. La distinzione è sottile, ma io non credo che lo stato debba educare, quello è compito delle persone (genitori, insegnanti, clero, adulti in genere). E lo sfacelo di intemperanza a cui assistiamo oggi – mica solo riguardo al sesso, riguardo a TUTTO – è il fallimento delle ultime due generazione di genitori, non il fallimento dello stato, che non può – secondo me – intervenire dove la famiglia ha fallito.

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        • Azaria ha detto in risposta a Giulio Quaresima

          Concordo sul fatto che ad educare i bambini debbano essere le famiglie (la scuola al massimo puo` dare qualche rifinitura) e che si dovrebbe occupare di profilassi, ma come commentato ad Antonio72 proprio per questo dovrebbe evitare iniziative come queste.
          Sia chiaro, non l’educazione sessuale in genere, ma una campagna promossa da una fabrica di codom… Per il resto non mi fare copiare il commento che ho lasciato ad Antonio72 (e che hai commentato con “quoto”).

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          • Azaria ha detto in risposta a Azaria

            Mi correggo (ho scritto il commento molto in fretta) “e che si dvorebbe occupare di profilassi” manca il soggetto: la scuola

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  5. Sophie ha detto

    Il mondo non sa più cos’è l’amore, allora preferisce inneggiare al preservativo.

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  6. Antonio72 ha detto

    Mah..
    Non credo che l’educazione sessuale nelle scuole si limiti al foglietto illustrativo sull’uso del condom.
    Ed anche se fosse, ricordo che secondo la Costituzione è responsabilità dei genitori l’educazione dei figli, soprattutto quella che attiene all’affettività e alla relazionalità, in genere. Che c’entra la scuola con la giusta crescita affettiva dell’individuo? Boh.
    Le scuole di Stato potrebbero anche limitarsi a prevenire nelle scuole un fenomeno che contrasta la salute pubblica, ovvero la diffusione del virus Hiv.
    Se devo scegliere tra una buona educazione ed il sesso sicuro, scelgo l’educazione.
    Ma se la scelta si limita in pratica tra il sesso sicuro, anche se non al 100%, e quello insicuro al 100%, scelgo la prima opzione.
    Si educhino dunque le famiglie intere, e non solo gli scolari. Solo allora non ci sarà più necessità di distribuire mezzi meccanici nelle scuole per prevenire il contagio da Hiv.

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    • Sophie ha detto in risposta a Antonio72

      “Ed anche se fosse, ricordo che secondo la Costituzione è responsabilità dei genitori l’educazione dei figli, soprattutto quella che attiene all’affettività e alla relazionalità, in genere. Che c’entra la scuola con la giusta crescita affettiva dell’individuo? Boh.”
      La funzione della scuola è quella di formare, educare ed aiutare i genitori a costruire il futuro bambino-uomo. Qualunque libro di pedagogia diribbe quello che sto dicendo io! La scuola è fondamentale per la formazione dell’individuo e la sua integrazione nella società. E importante perchè accompagna la famiglia nell’educazione del ragazzino. Se pensi che non abbia funzione educativa, perchè non ti lamenti con quei Paesi che hanno messo “etica laica” a scuola?

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      • Antonio72 ha detto in risposta a Sophie

        Certo che la scuola ha la funzione di formare il bambino per poterlo inserire bene in futuro nella comunità umana, ovvero farne un cittadino modello, oltre che naturalmente, e non si deve mai scordarlo, impartirgli le nozioni minime culturali e scientifiche (il famoso “saper scrivere e far di conto”).
        Ma è indifferente per la scuola che il cittadino modello abbia un partner all’anno, due, o trecento, almeno prima di convolare a giuste nozze, a meno che ciò non sia dannoso per la salute pubblica.
        E su questo la scuola non può farci un bel nulla, se non impartire un’infarinatura di educazione sessuale. Per quanto riguarda invece l’educazione sentimentale, meglio se anche religiosa, ci devono pensare proprio i genitori.
        La scuola non deve insegnare l’etica, né laica né religiosa, semmai educazione civica. Se viceversa il genitore vuole un ausilio scolastico anche in questo senso, allora ci sono le scuole private, anche cattoliche.

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        • Sophie ha detto in risposta a Antonio72

          Educazione all’amore non al sesso! A trombare siamo capaci più o meno tutti, non farmi essere volgare scusa eh… E se proprio si devono usare dei metodi che di naturale non hanno niente (vorrei sapere se è normale un’invasione di ormoni o un pezzo di plastica che non ti fa vivere il momento fino in fondo) non ci vuole la scienza a capire come si usa un preservativo o una pillola, basta qualsiasi ginecologa. Ripeto che la scuola deve avere più voce in capitolo nell’educazione dei ragazzi, specialmente in una società dove la famiglia non c’è più e loro non sanno più a chi appoggiarsi. Quello che tu hai detto è la base del comportamento di quasi tutti i genitori di oggi, cioè: se l’insegnante mette la nota al ragazzo, non cazziano il ragazzo ma cazziano l’insegnante.

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          • Antonio72 ha detto in risposta a Sophie

            Il problema allora è nella famiglia e nella società in genere. Voler caricare la scuola di questo onere, oltre che improprio (si deve fare a scuola forse educazione sentimentale? E come, ed in che senso?! Insomma che significa educazione all’amore?!) è del tutto inutile. Inutile perchè il ragazzo torna a casa ed imita, volente o nolente, i comportamenti che vede sia in famiglia che nella società. La prima educazione è data dall’esempio di vita, non dalle paternali scolastiche o altro di simile.
            Infine mi risulta che il nucleo fondante della società sia la famiglia per lo Stato laico, nonchè per la Chiesa, e non certo la scuola.

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    • Azaria ha detto in risposta a Antonio72

      A parte che l’HIV non e` l’unica malattia sessualmente trasmissibile, quindi anche seguendo il tuo ragionamento la scuola dovrebbe fare in modo (e su questo ti do ragione) di fornire agli studenti modi evitare tutte le malattie (comprese quelle sessualmente trasmissibili).

      Proprio in quest’ottica l’iniziativa promossa dalla fabrica della gomma ed appoggiata dalle scuole e` quantomeno controproducente, visto che dati empirici (non si parla quindi di teorie campate in aria) hanno dimostrato che l’uso del codom ha l’effetto perfettamente opposto rispetto agli obiettivi che la scuola dovrebbe perseguire.

      Credi che l’unica iniziativa messa in atto a S. Francisco (lo cito perche` riportato nell’articolo) sia stata la diffusione gratuita dei codom? Anche li` a S. Francisco (per citare le tue parole) “Non credo che l’educazione sessuale nelle scuole si limiti al foglietto illustrativo sull’uso del condom.” ma sicuramente il codom ha un posto importante in entrambe le campagne di PRESUNTA prevenzione, ed e` proprio questo il problema principale.

      Inoltre, come ricorda MarcoF, una campagna simile sovvenzionata proprio dalle ditte di produzione di profilattici… che risultato ti aspetti?

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      • Antonio72 ha detto in risposta a Azaria

        @Azaria

        L’ho già detto un’altra volta: si confondono due piani distinti. Il condom non è altro che uno strumento meccanico con una certa efficacia non smentibile, nel senso che di certo è più efficace rispetto al suo non utilizzo. Voler caricare un oggetto di chissà quali implicazioni etiche è improprio. E’ dunque l’educazione alla sessualità e all’affettività ad essere mancanti o zoppicanti. E questa mancanza riduce l’efficacia statistica del condom. Ma non è la scuola a dover sopperire a questa mancanza, come già spiegato sopra.
        Per quanto riguarda il presunto conflitto d’interessi: vale per qualsiasi altro produttore di strumenti di prevenzione e di sicurezza. E la soluzione ragionevole non può essere di certo eliminare dal mercato gli strumenti di prevenzione e di sicurezza, né renderli inaccessibili o addirittura inconoscibili.

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        • Azaria ha detto in risposta a Antonio72

          “Voler caricare un oggetto di chissà quali implicazioni etiche è improprio.”
          Infatti, non si tratta di implicazioni etiche, ma di dati empirici…

          Se io mando in guerra un soldato dandogli un giubotto anti-proiettili adatto solo a proiettili di gomma mentre nel luogo in cui e` si sparano proiettili anti-carro io sto uccidendo quel soldato (anche senza sparargli in prima persona).

          Eppure il giubotto ha “una certa efficacia non smentibile, nel senso che di certo è più efficace rispetto al suo non utilizzo”, ma se al soldato non lo fornisco gli do molte piu` possibilita` di salvarsi la vita (sara` molto piu` prudente). Stessa cosa per il preservativo (dal nome dovrebbe preservare qualcosa… sembra quasi ironico).

          Questa membrana di gomma e` una sorta di untore, quando aprirai gli occhi?

          Sei abituato a guardare troppo i principi teorici (che ti danno ragione al 100%).
          Io preferisco guardare i dati empirici ed i risultati pratici.
          I dati empirici sono: +diffusione di preservativi = +malattie trasmesse.

          Il resto e` solo una bella favoletta travestita da teoria valida.

          Se la teoria contrasta con l’osservazione degli eventi, cosa va cambiato?

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          • Antonio72 ha detto in risposta a Azaria

            Si, ma la maggior diffusione delle malattie sessuali non è dovuta al fallimento dello strumento in sé, la cui efficacia anche se non completa non è smentibile, ma dalla scorretta o parziale informazione che l’accompagna.
            Ho già fatto l’esempio delle cinture di sicurezza. Se vado a sbattere a cento all’ora, la cintura è del tutto inutile; su questo dovremmo essere d’accordo, almeno credo. Ma ciò non significa che la sua efficacia sia annullata completamente da questa evidenza, visto che potrei anche sbattere a venti all’ora contro un palo e con la cintura allacciata eviterei di sfondare con la testa il parabrezza.
            Tuttavia, se tutti corrono come matti, sarebbe assurdo incolpare la cintura di alcunchè!

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  7. Giulio Quaresima ha detto

    ricordo che secondo la Costituzione è responsabilità dei genitori l’educazione dei figli, soprattutto quella che attiene all’affettività e alla relazionalità, in genere. Che c’entra la scuola con la giusta crescita affettiva dell’individuo? Boh.
    Le scuole di Stato potrebbero anche limitarsi a prevenire nelle scuole un fenomeno che contrasta la salute pubblica, ovvero la diffusione del virus Hiv

    Quoto, quoto, QUOTO!

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  8. MarcoF ha detto

    Sento puzza di lucro……
    Che il preservativo non protegga al 100% dalle malattie sessualmente trasmissibili e dalle gravidanze indesiderate è un dato di fatto, lo sanno anche i gatti che ci attraversano la strada!!
    Poi la sponsorizzazione di questo “progetto” da parte di una delle maggiori ditte produttrici di preservativi mi lascia alquanto perplesso: è come se un’industria di tabacco andasse nelle scuole a dire che fumare fa bene!!

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    • Leonardo Macrobio ha detto in risposta a MarcoF

      “Che il preservativo non protegga [CUT] è un dato di fatto, lo sanno anche i gatti”
      Non ne sarei così certo. Oh, intendiamoci: non sulla prima parte della frase, ma sul fatto che anche i mattoni sappiano che molti patogeni (e non solo HIV) passano dai pori del lattice… Hai mai messo il naso durante gli incontri di “(Dis)Educazione Sessuale” organizzati nelle Scuole? Mi piacerebbe sapere su quali testi alcuni di questi (sedicenti) ginecologi hanno studiato…

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  9. Alberto Dellepiane ha detto

    Nelle scuole pubbliche medie e superiori (parlo per esperienza perché ho 5 figli) ogni tanto arrivano quelli dell’ASL per fare educazione sessuale. Tutto quello che fanno, dando ovviamente per scontato che un ragazzo/a di 12/13 anni abbia già una vita sessuale intensa e senza alcun freno, è parlare di contraccezione e di aborto (per la verità la parola aborto è vietata, troppo cruda, molto meglio parlare di IGV o interruzione volontaria di gravidanza) e all’uso dei vari medodi contraccettivi con dovizia di particolari. Con i più piccoli a volte “giocano” con dimostrazioni pratiche (sulle dita per fortuna, almeno per adesso..) per far vedere l’uso corretto del preservativo, e altre amenità. In caso di gravidanza indesiderata (è sempre indesiderata, di tenere il bambino manco si parla), spiegano tutti i passi da fare per abortire (pardon, interrompere la gravidanza) senza che la famiglia lo venga necessariamente a sapere.
    Il bello (o il brutto) è che questi trovano spazio anche in certe scuole cattoliche, sì perché noi dobbiamo sempre farci del male… con l’avallo di certi presidi o superiori “sinceramente democratici” e smaniosi di apparire moderni tolleranti e “aperti”..
    Purtroppo manca una presenza uguale e contraria da parte del volontariato cattolico che sia in grado o si prenda la briga di parlare ai ragazzi di affettività e sessualità come valori, dono di sé, di rispetto, di purezza ecc. Ma anche se una tale presenza ci fosse, purtroppo non sarebbe richiesta da nessuno per paura che i genitori si mobilitino contro e scoppi “il caso”. È state tranquilli che cio accadrebbe.

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  10. Daniele ha detto

    Quella di insegnare il “sesso sicuro” è una scorciatoia (e nemmeno ben funzionante) con cui una società ormai incapace di trasmettere valori quali amore, sincerità, fedeltà, ecc… spera di proteggere i ragazzi dalle malattie.
    Ecco: credo che i nostri ragazzi meritino di meglio!
    E poi alla Durex interessa di più la salute dei ragazzi o la vendita (con relativo guadagno) dei propri prodotti? Penso la seconda che ho detto…

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  11. Eugenio ha detto

    “Per far capire ai ragazzi che non debbono accontentarsi del “sesso sicuro” perché c’è concretamente la possibilità di vivere e condividere la purezza. Certo, all’inizio si verrà criticati e presi in giro. All’inizio sarà dura”

    Non entro nel merito della mia posizione, che non trova nulla di degradante nel sesso per piacere fisico. La mia domanda concerne il grado di consapevolezza che avete del mondo là fuori, che dovrebbe anche aiutarvi ad elaborare strategie efficaci per diffondere le vostre idee. Il virgolettato che ho citato non è accettabile per il diciottenne di oggi. Giusto, sbagliato, non parliamo di questo. Semplicemente, il diciottenne pensa che accontentarsi sia indugiare nell’autosesso, mentre vivere pienamente sia avere una vita sessuale di coppia. Le compagnie ed amicizie npn gli chiedono altro. La società lo stimola ed incoraggia in tutti i modi. Gli ormoni, basterebbero solo quelli, impazziscono per l’età. Aggiungo che il diciottenne tipico di oggi ha una PESSIMA fede, ed una PESSIMA conoscenza religiosa. Come si può convincerlo che la possibilità di condividere la castità è l’opzione più soddisfacente che uò adottare? Voglio dire…non convince affatto neanche me! L’errore dell’articolo è descrivere lucidamente una situazione, e liquidare la cura in due frasette.

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    • Laura ha detto in risposta a Eugenio

      Bella riflessione, sicuramente se come dici il giovane di oggi ha una pessima fede la colpa è anche della chiesa e dei sacerdoti, che non sono stati capaci di comunicare adeguatamente il messaggio cristiano (e non soltanto la colpa è della società pansessualista).

      Come fare? Semplice, non certo con gli articoli sui siti web che non hanno ovviamente questo scopo, ma attraverso testimonianze credibili di persone che vivono in un certo modo e trasmettono la purezza di quel che vivono. La fede si alimenta soltanto nel rapporto con l’altro, vivendo la vita e le amicizie, cercando le persone che vivono in modo interessante e che sanno proporre le ragioni giuste per far capire che si tratta di una posizione favorevole all’uomo.

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