Il virologo Perno: «la risposta all’AIDS non è il preservativo, ma l’educazione»

Quest’anno si celebra il trentennale dell’AIDS essendo essa stata descritta per la prima volta nel 1981. Frequentemente si sente parlare del profilattico come la salvezza di tutto, la prevenzione e perfino la cura. I radicali, sopratutto, sanno conquistarsi apprezzamenti cavalcando e approfittandosi di questi slogan. Molto schierata sull’argomento è poi la lobby omosessualista, dato che -come ha recentemente dimostrato il “Centers for Disease Control”– gli uomini omosessuali coprono il 61% delle nuove infezioni da HIV (negli Stati Uniti), nonostante essi siano solo il 2% della popolazione del Paese e i giovani omosessuali sono l’unico gruppo in cui le nuove infezioni da HIV aumentano (cfr. Ultimissima 24/08/11).

Tuttavia, si sa benissimo che in Africa l’unico metodo ad aver sconfitto l’AIDS è stato quello proposto da Suor Miriam Duggan in Uganda, basato su fedeltà al matrimonio e astinenza. La religiosa è stata recentemente premiata dall’Università di Harvard, dall’Holy Cross College degli Stati Uniti, e nel 2008 ha ricevuto un premio di riconoscimento per la sua opera dal Presidente e dal Parlamento dell’Uganda (cfr. Ultimissima 3/12/11). Gli stessi ricercatori di Harvard, come Edward C. Green e Daniel Halperin, hanno riconosciuto attraverso studi scientifici la correlazione tra maggior disponibilità e uso dei condoms e tassi di infezioni HIV più alti.

Il motivo lo ha spiegato di recente Carlo-Federico Perno, responsabile dell’Unità di monitoraggio delle terapie antivirali e antineoplastiche presso l’IRCCS L. Spallanzani di Roma, direttore dell’Unità di Virologia Molecolare al Policlinico Universitario Tor Vergata e grande esperto di AIDS. In un comunicato ufficiale di Medicina e Persona, una libera Associazione fra Operatori Sanitari (www.medicinaepersona.org), ha spiegato che «l’unico modo di impedire la progressione della malattia è quello di assumere per lunghi anni, probabilmente per tutta la vita, la terapia antivirale. Il vaccino è ancora lontanissimo». Qui si dovrebbero concentrare le risorse e l’attenzione mediatica, sempre che ci sia vero interesse per il fenomeno. Ma una delle ragioni per cui il problema dell’AIDS non è ancora risolto è il fatto che «manca la percezione delle ragioni fondanti della diffusione della malattia, basate spesso su elementi comportamentali, quali l’uso di droghe iniettive e soprattutto la promiscuità sessuale. Questi elementi ancor oggi mantengono stabile, anno dopo anno, il numero di nuove infezioni (in Italia più di 3000 nel 2011), nonostante che i farmaci abbiano fatto la differenza in termini di riduzione della mortalità».

Ed ecco il punto su cui nessuno vuole soffermarsi, eccetto la Chiesa ovviamente: «La domanda fondante che pone questa malattia rimane sempre la stessa: è possibile eliminare una malattia legata spesso ai comportamenti, senza cambiare i comportamenti stessi? Il ritorno della sifilide, della gonorrea, e in genere l’aumento di tutte le patologie a trasmissione sessuale, indicano con chiarezza che il problema non è l’AIDS, ma che l’AIDS è l’epifenomeno di un problema ben più ampio, legato primariamente ad una visione positivista e libertaria. Positivista, perché ritiene certa la capacità dell’uomo di controllare l’HIV con strumenti tecnici, quali farmaci (per la terapia) e preservativi (per la prevenzione). Libertaria, perché giustificando la libertà dell’uomo di essere pieno artefice della propria vita, di fatto autorizza qualsiasi comportamento, con la sola precauzione di limitarne le conseguenze (appunto, la cultura del preservativo.

Ma la vera prevenzione non si fa tamponando il problema con rimedi e artefici tecnici (con l’altissimo rischio di svalutare il rapporto affettivo), ma modificando culturalmente i comportamenti. Continua l’ordinario di Virologia: «Come medici, il nostro intervento sull’AIDS guarda in primis all’uomo malato, ma chiede anche la capacità di dare un giudizio sulle cause di queste malattie, sapendo che attraverso tale giudizio passano le scelte di politica sanitaria in termini di prevenzione dell’infezione».

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19 commenti a Il virologo Perno: «la risposta all’AIDS non è il preservativo, ma l’educazione»

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  1. Pino ha detto

    una volta lessi un articolo (non lo trovo più) nel quale si diceva che il lattice del preservativo non è una superficie liscia ma, visto al microscopio elettronico, presenta delle fessure dell’ordine di 10 micron. Poichè il virs HIV è 1/10 di micron il preservativo lo lascia passare. E’ questa una ragione per cui nei Paesi africani ad alto utilizzo di preservativi l’infezione cresce invece di diminuire. C’è qualcuno che può confermare la cosa e dare eventualmente altre spiegazioni? Grazie.

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    • Alessandro M. ha detto in risposta a Pino

      Io ricordo una spiegazione dell’infermiera ugandese: http://www.ilfoglio.it/soloqui/2059

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    • Nicola ha detto in risposta a Pino

      Dunque il preservativo sarebbe una sorta di setaccio molecolare che filtra tutto lasciando passare solo le cellule infette di HIV, anzi potenziandone il loro effetto. Ho capito bene?

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      • Pino ha detto in risposta a Nicola

        riferisco ciò che ho letto: il preservativo presenta delle fessure rilevabili al microscopio elettronico. Mentre preserva dai batteri essendo questi di dimensioni più ampie (e quindi preserva da moltissime infezioni), non riesce a preservare dal virus HIV che riuscirebbe a passare essendo di dimensioni 1/100 più ridotte delle fessure in questione. Sembrerebbe un problema di lavorazione del lattice. Però io ho chiesto se qualcuno avesse informazioni più precise al riguardo, invece tu mi fai domande.

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    • Francesco Santoni ha detto in risposta a Pino

      Io ho sempre saputo che questa del virus dell’HIV più piccolo dei pori del lattice fosse una bufala, ma non mi sono mai documentato a fondo.

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  2. Panthom ha detto

    Come al solito la visione anti-teista, ovvero positivista e libertaria, è un danno per l’uomo, per l’anti-teista stesso.

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  3. a-ateo ha detto

    In ogni caso le cifre riportate nell’articolo sulla diffusione del virus fra gli omosessuali americani più eloquente non potrebbe essere.

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  4. lorenzo ha detto

    Altri due indirizzi che confermano studi sull’insicurezza del preservativo:

    http://agnesolagoth46.tigblog.org/post/32311?setlangcookie=true

    http://forum.alfemminile.com/forum/contra/__f41023_contra-Il-preservativo-veramente-un-mezzo-sicuro.html

    Il secondo sito esordisce con la frase: “Negli anni Sessanta, con la commercializzazione della pillola anticoncezionale, il preservativo fu ampiamente ridimensionato perché considerato meno sicuro rispetto al nuovo contraccettivo orale.”
    Diceva un politico “a pensar male si fa peccato… però ci si azzecca”: se la vendita di preservativi era calata perché considerati meno efficaci della pillola, convincere l’opinione pubblica che il preservativo era assolutamente sicuro nella prevenzione dell’HIV, ha dato una grossa mano alle fabbriche di profilattici…

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    • Kosmo ha detto in risposta a dome

      Fiorello non è nuovo a questo genere di appelli. Lo fece anche a “Buona Domenica”, del tempo fa, quando c’era quel bel tipo di Costanzo.

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      • lorenzo ha detto in risposta a Kosmo

        Non credo sia colpa di Fiorello, credo lui sia pienamente convinto di quello che afferma.
        Il “politicamente corretto” afferma che il preservativo protegge al 100% dall’HIV; tutto quello che contrasta con questo vero e proprio “dogma di fede”, Papa, scienza, realtà dei fatti, non è altro che una menzogna che va combattuta e messa a tacere… ed il contagio continua!!!

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  5. Daniele ha detto

    “…La società pigra e nichilista, dominatrice di Facebook e del web…”

    Sul web, Facebook incluso, non ci sono solo i contenuti prodotti dalla società pigra e nichilista, ma anche ottimi siti, come ad esempio http://www.uccronline.it, che tentano di dimostrare che il web non è di esclusiva proprietà di “pigri e nichilisti”.

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