Perché quest’anno niente Messa tradizionale in San Pietro
- Ultimissime
- 10 Set 2026

Il rifiuto della Santa Sede di concedere la Messa in latino nella Basilica di San Pietro, al contrario dell’anno scorso. Cosa dicono fonti vaticane.
Un “no” per educare.
E’ questo il motivo che sembra celarsi dietro al rifiuto di acconsentire la Messa in latino nella Basilica di San Pietro, come invece accaduto l’anno scorso.
In occasione del pellegrinaggio Summorum Pontificum, il 24 ottobre prossimo, la celebrazione si terrà invece sull’altare maggiore della Basilica di Santa Maria Maggiore.
Eppure nel 2025 Leone XIV aveva autorizzato, per la prima volta dopo le restrizioni del 2021, la celebrazione del rito antico nella basilica.
Fu un passo verso la riconciliazione liturgica, addirittura con la guida del presidente della CEI, il card. Matteo Zuppi, dei vespri inaugurali del pellegrinaggio.
Cos’è accaduto, allora?
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Fonti vaticane e il motivo del rifiuto
La spiegazione potrebbe derivare da quanto sostengono alcune fonti vaticane.
Nel 2025, infatti, la concessione della celebrazione in San Pietro venne vissuta in maniera eccessivamente trionfalistica.
Persone vicine al Pontefice avrebbero parlato della percezione di un atteggiamento di compiacimento per quella che sarebbe stata interpretata come una “vittoria” del mondo tradizionalista (ma contro chi?).
Proprio quella reazione e quell’atteggiamento avrebbe portato il recente rifiuto ad ottenere nuovamente l’autorizzazione.
Essendo fonti anonime il condizionale è d’obbligo, ma descrivono uno scenario altamente verosimile. Considerando il contenuto, nemmeno possono essere state inventate dallo stesso mondo tradizionalista.
Qui sotto il card. Zuppi guida i vespri tradizionalisti nel 2025
Le Messa in latino come bandiera
Se confermato, è un episodio altamente significativo.
Il problema non è la celebrazione della Messa secondo il rito antico, che per secoli è stata la forma ordinaria della liturgia romana.
Ma il fatto che venga oggi vissuta da parte di alcuni come bandiera identitaria di contrapposizione: “noi” contro “voi”, tradizionalisti fedeli alla dottrina di sempre contro cattolici “modernisti” che frequentano l’indegno rito riformato.
La liturgia come un terreno di scontro e di guerra culturale.
I social lo dimostrano ogni giorno, alimentando uno spettacolo che continua ad allontanare chi lo osserva dall’esterno.
Un’attitudine che diventa un ostacolo alla stessa pace liturgica che molti dei sostenitori del rito antico dichiarano di desiderare. Non si accorgono che è controproducente alla loro stessa causa?
I lefebvriani oggi si lamentano perché i loro pellegrinaggi vengono respinti da ogni diocesi del mondo, mentre a luglio replicavano alla scomunica per scisma con un’alzata di spalle, dicendo «tanto per noi non cambierà nulla».

Il card. Zuppi guida i Vespri dei tradizionalisti: segno di unità
(25/10/2025)
Testimonianza dell’ex FSSPX
Una testimonianza arriva da un ex frequentatore di questi ambienti.
Si è infatti rivolto al domenicano padre Angelo Bellon, raccontando di aver frequentato per quasi cinque anni la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) e l’Istituto Mater Boni Consilii (IMBC).
La Messa in latino gli aveva fatto riscoprire la fede. Ma, ammette: «Ero diventato presuntuoso, vanitoso, sempre pronto a giudicare e criticare gli altri».
Non sorrideva più, era diventato sempre più chiuso.
«Non nego che l’ansia e l’angoscia che ho tutt’ora», confessa, «sia emersa maggiormente frequentando certi tipi di ambiente. Grazie a Dio ho trovato un bravissimo psicologo cattolico che mi sta aiutando».
Il teologo, nella risposta, individua proprio nell’orgoglio e nella mancanza di carità uno dei rischi di queste aree, che «difendono la propria sentenza contro l’autorità del Pontefice».
Padre Bellon conclude in maniera dura: «Con tutto il cuore, ringrazia il Signore che ti ha tirato via da quel tossico ambiente. Non ti giovava per la salvezza».

I tradizionalisti si stanno schierando a sostegno di Papa Leone XIV
(08/07/2026)
Un “no” educativo
Naturalmente bisogna distinguere.
La FSSPX non rappresenta tutti i fedeli legati al tradizionalismo: come abbiamo documentato, si tratta di realtà diverse e spesso non in sintonia tra loro.
Ma la recente vicenda di San Pietro solleva questa problematica per tutti. La Santa Sede sembra aver preso una decisione che non vuole essere punitiva ma educativa.
Chi chiede maggiore spazio per la liturgia tradizionale, in nome della pace liturgica, dovrebbe essere il primo a favorire, con il proprio stile, quella riconciliazione.
Risposta a un’obiezione
Prevediamo già le reazioni di alcuni a questa decisione della Santa Sede: «Dicono “no” soltanto a chi vuole rimanere fedele alla dottrina di sempre mentre dicono “sì” ad anglicani, musulmani, protestanti e gnostici vari».
Ma gli interlocutori non cattolici non vogliono celebrare il loro rito sull’altare di San Pietro, né sostituirlo a quello romano.
Si tratta, semmai, della partecipazione di rappresentanti di confessioni o religioni diverse ad un evento ecumenico, che può prevedere anche un momento di preghiera congiunto in nome dell’unità e della fratellanza. Non dell’identità cattolica.
Obiettare questo è una confusione tra piani diversi, di cui abbiamo già parlato.


















27 commenti a Perché quest’anno niente Messa tradizionale in San Pietro
Ma sì, continuiamo a ghettizzare i tradizionalisti cattivi, mandiamoli tra le braccia della FSSPX direttamente a sto punto. Ma che significa “troppo trionfalistica”? Quest’anno tutti coi musi lunghi alla Peregrinatio, mi raccomando, altrimenti vi rieducano con manganello e olio di ricino. Che tristezza.
Nel frattempo vediamo Vescovi che negano la Comunione in ginocchio andando contro la Redemptionis Sacramentum, Vescovi che fanno recitare il Credo “in silenzio” per non turbare i non credenti presenti, Vescovi che benedicono le unioni LGBTQWERTY, ma il problema sono i partecipanti al pellegrinaggio vetus ordo – in perfetta comunione con la Chiesa, peraltro – che invece di flagellarsi in pubblica piazza per il peccato capitale di apprezzare il latino e il gregoriano, osano pure godersi una Messa pontificale fatta come Dio comanda.
Ecco che è già partito l’elenco delle malefatte dei vescovi per giustificare disobbendienza, ribellione e guerra intestina. Lo diceva anche Lutero all’epoca: “Voi tenetevi la simonia e io creo un’altra chiesa”.
La rieducazione va fatta e fatta bene perché anche se riconoscete il Papa e anche se non siete lefebvriani vivete la comunione ecclesiale come dimostri nel tuo commento, cioè “noi” e “voi”. E sei stato fin troppo moderato rispetto a quello che vedo in giro.
Volete celebrare la Messa in latino? Bene, smettete di viverla come “noi siamo più fighi e più cattolici di voi”. L’anno scorso il Papa vi ha teso una mano e siete ricascati nell’orgoglio vanitoso (dico “voi” ma non voglio indicare te personalmente, non ti conosco)
Dove vedi nel mio commento una divisione tra “noi” e “voi”? Faccio solo notare che, prima di “rieducare” (che bel termine totalitarista) dei normali fedeli cattolici, di cui solo una minoranza esigua seppur rumorosa manifesta insofferenza verso il Messale di San Paolo VI, forse bisognerebbe volgere il proprio sguardo verso atteggiamenti gravissimi che, questi sì, rischiano di compromettere e la dottrina e la comunione ecclesiale, soprattutto quando provengono dai pastori che dovrebbero custodire il gregge, anziché confonderlo.
C’è chi chiama tutto questo “benaltrismo”; per me non lo è più di quanto non lo sia far notare che, mentre si sta sotto una pioggia di bombe, magari sarebbe più sensato occuparsi delle bombe stesse piuttosto di, chessò, l’intonaco che casca dai muri.
Guarda che “rieducare” lo hai usato tu e io ho citato solo le tue parole.
Mi pare che ci sia sufficiente attenzione verso posizioni scismatiche in senso progressista, tant’è che è saltato l’incontro sinodale dei vescovi tedeschi proprio perché il Vaticano non è d’accordo con il loro cammino. Mi sembra un intervento ben più grave che spostare una Messa.
Benaltrismo è proprio la fallacia in cui continuano a cadere tutti coloro che giustificano la disobbedienza facendo gli elenchini dei vescovi cattivi e delle malefatte del Vaticano.
Aveva ragione papa Francesco: questi ambienti tradi creano divisioni…
È la dimostrazione che la pace liturgica non esiste, aveva ragione il S. Padre Francesco nel dire che questi due riti non possono coesistere, ha ragione il prof. Grillo quando dice che la Messa antica è incompatibile con l’ecclesiologia e la teologia contemporanea. Certo, naturalmente io sto dal lato opposto e dunque non voglio avere nulla a che fare con il novus ordo
Forse mi sono perso qualche puntata di questa telenovela che sembra avere molto seguito presso taluni cattolici dalla mente aperta: da quando Mons. Schneider, che celebrerà la Messa tradizionale alla Peregrinatio ad Petri Sedem (tanto per la cronaca la Cattedra del Papa è a San Giovanni in Laterano e non a San Pietro) nella Basilica di Santa Maria Maggiore, è diventato un seguace della FSSPX?
Mi sa che ti sei perso tante puntate, Athanasius Schneider non è solo seguace e difensore ufficiale della FSSPX ma è stato anni il visitatore apostolico. Nonostante sia vescovo (ausiliare tra l’altro) di una diocesi minuscola e sconosciuta in Kazakistan, riesce a far parlare costantemente di sé come avvocato difensore di Pagliarani e come critico di Leone XIV. In pratica è il prossimo Viganò.
Ecco un’altra puntata della telenovela, tanto amata da taluni, chei sono perso: mi riassumi la puntata dove si parla della differenza, nel sacramento dell’Ordine, tra vescovo e vescovo ausiliario?
Tutto ciò va bene. Purtroppo si sono create delle tifoserie strane in seno alla Chiesa Cattolica: tradizionalisti da una parte e i cattolici modernisti. Ma ci sono anche semplicemente i “cattolici”. Come mai tutta questa confusione? Una gran parte di responsabilità ce l’hanno i mezzi di informazione che politicizzano ogni parola del Papa e/o decisione della Chiesa influenzando l’opinione pubblica.
Ma, come ha specificato recentemente Papa Leone XIV, c’è una cattiva interpretazione del CVII con relativi abusi liturgici e nel comportamento in genere sia di alcuni sacerdoti e di conseguenza anche dei fedeli.
Occorrerebbe educare e agire in tal senso. Forse a partire dai seminari. Sarebbe auspicabile anche dare impulso a delle catechesi per adulti, ma prima ancora per molti sacerdoti.
Ma Gesù in questa situazione come si sarebbe comportato?
Avrebbe obbedito umilmente alla Chiesa, senza fare alcuna resistenza su riti liturgici antichi. Avrebbe avuto ben altre priorità.
Dove sta qua la disobbedienza, dato che il pellegrinaggio è permesso da Roma, i partecipanti sono in comunione con la Chiesa Cattolica e la Messa è celebrata da un Vescovo, anch’esso in comunione con Roma?
Purtroppo la zizzania nel campo di grano è stata seminata… e sta crescendo…
Il fatto che i tradizionalisti sani non riescano a differenziarsi dai lefebvriani e che serva specificare tutto questo dovrebbe farti capire che evidentemente le differenze non sono così evidenti. Aggiungo anche che non basta essere in comunione con Roma se poi si passano le giornate a criticare sui social i cattolici “modernisti”, i vescovi eretici e denunciare alternativamente l’infiltrazione della massoneria, dell’omoeresia e dell’islamismo nella Chiesa.
Vai sui social e chiediti: vedo comunione con la Chiesa nei commenti dei tradizionalisti che dicono di essere in comunione?
Da quello che scrivi, mi sembra che sei tu a parificate i tradizionalisti agli scomunicati ed a dividere i cattolici in buoni e cattivi
Non vedo comunione nemmeno in questi tuoi commenti in cui dai degli scismatici a tuoi fratelli in comunione con la Chiesa…
Non sono io che parifico i tradizionalisti agli scismatici, sono loro che evitando di prendere le distanze dai lefebvriani e comportandosi praticamente allo stesso modo (salvo dire di essere nominalmente in comunione con Roma) non fanno nulla per differenziarsi.
Volete differenziarvi? Dimostratelo concretamente, quindi smettendo con gli elenchi dei vescovi cattivi e delle malefatte giornaliere del prete di turno e magari criticando chi lo fa.
In una chiesa cattolica si va per per pregare Dio Padre, Gesù Cristo e lo Spirito Santo, la Madonna e i Santi.
Unità e Fratellanza attorno a cosa? e con chi?
E non si potrebbe fare altrove?
No, manifestare l’unità tra i credenti è uno degli obbiettivi più alti che abbiamo ed è anche la principale obiezione rilevata dai non credenti.
Come Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco si recarono nelle moschee a pregare, così altri rappresentati religiosi possono venire a farlo nelle chiese cristiane (altra cosa sarebbe usare la chiesa per celebrare un loro rito). E’ una reciprocità che fa bene a tutti e non credo proprio che Dio si offenda per questi tentativi di unità.
Ma scusa un po’: “unità dei credenti” in CHI o in CHE COSA?
Vuoi forse affermare che, tutto sommato, Dio è uguale per tutti? E che fine fa il primo comandamento? E a cosa è servita la Risurrezione di Cristo?
Fra l’altro, ammesso e non concesso che Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco si siano recati nelle moschee a pregare (a pregare chi? Allah?, o – in una moschea – Gesù Cristo?), e non più semplicemente a fare una visita di rispettosa cortesia, non risolvi il problema:
Fratellanza attorno a quale Padre? Unità su cosa?
E che bisogno c’è di usare un luogo consacrato al culto cattolico (e a nessun altro Dio) per manifestare questo afflato di religiosità omnicomprensivo? Davvero non si può fare altrove?
Se la tua “fratellanza” è qualcosa di generico, sta bene. Ma l’avevano inventata molto tempo fa alcuni che giravano in grembiulino e compasso.
L’unità dei credenti significa sforzarsi per superare le incomprensioni reciproche, non credere tutti la stessa cosa (sarebbe impossibile): “Che siano una sola cosa perché il mondo creda” (Gv 17,21).
Unione dei credenti e fratellanza significa convivenza pacifica e rispettosa tra credenti in religioni diverse.
Ti segnalo che noi cattolici crediamo che nelle altre religioni ci sono “raggi di verità” e “semi del Verbo” e la Chiesa rispetta ciò che è vero e santo in esse (Nostra aetate), ma pensiamo anche che Cristo è l’unico Salvatore e la Chiesa è la via ordinaria di salvezza.
Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco si recarono in moschea a pregare Dio, esattamente come i musulmani invitati agli incontri ecumenici in chiesa pregheranno Allah. Cosa diversa sarebbe far celebrare loro un rito liturgico in chiesa, cosa che non avviene infatti.
Dov’è il problema? La cosa è speculare e reciproca.
Capisco che usare le parole della lingua italiana piegandone il significato ai propri desiderata può essere gratificante ma non risolve le questioni.
Unità dei credenti, significa che ci sono più persone che credono nella medesima divinità, altrimenti è una falsa definizione.
Se questa divinità è un Dio indistinto e indistinguibile (che magari non si deve nominare per non creare divisioni), allora siamo di fronte a una specie di rendez-vous, a una sorta di woodstock di “fedeli purché siano” (in tal caso l’unica cosa in comune sarebbe quella di “credere in qualcuno o in qualcosa”, un po’ pochino…). Ma la posizione è estremamente scivolosa (per non dire apertamente eretica). “Che siano una sola cosa perché il mondo creda” non si riferiva a un dio qualsiasi, ma a LUI, ben chiaro e definito. E non si tratta di mere “incomprensioni” (il che lascerebbe presumere che, tutto sommato, un dio vale l’altro), sono differenze incompatibili.
Così pure il termine “fratellanza” lascia presumere che, essendo “fratelli”, il Padre sia uno solo e comune a tutti. Altrimenti è una fratellanza farlocca. Per richiamare il rispetto reciproco non c’è bisogno di usare un luogo consacrato all’adorazione dell’unico vero Dio e Nostro Signore Gesù Cristo. E i Papi non entrarono in moschea per pregare, ma per omaggiare con un gesto di cortesia e rispetto l’ospitalità di chi li accoglieva.
Posto che sono andato una volta soltanto alla “Messa in latino”, che trovo difficile da comprendere, mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse perchè non c’è stata una semplice traduzione e perchè il rito è mutato in questo modo.
Ciò detto, mi considero cristiano-cattolico (e Dio mi giudicherà su questo) anche se non vado alla “Messa in latino”, ma ho amici che preferiscono andarci e sono ammirato del fatto che mi facciano notare degli aspetti che sono stati smarriti dal nuovo rito.
Non si può nascondere che ci sono delle celebrazioni liturgiche che sono dissacranti, come è dissacrante che ci siano in alcune chiese banchi senza inginocchiatoi.
Affermare che c’è incompatibilità tra i due riti è una forma di violenza che dovrebbe essere evitata da chi si dice cristiano.
Se Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno promosso questo rito ci sono delle motivazioni profonde.
Ignorarle sarebbe un peccato.
Ciò che più mi preoccupa come fedele non è il rito ma la conoscenza e l’accettazione del catechismo della Chiesa Cattolica.
PS
Chi nega la bontà della fede di chi partecipa al rito post-conciliare è bene che si vada a confessare.
Non sono d’accordo su tutto ma è una bella espressione di pace liturgica, grazie Ulisse!
Sono un anziano cattolico praticante che frequenta regolarmente la Messa “nuova” ma che trova nel rito “antico” ragioni che personalmente, e lo ripeto, personalmente mi motivano ad un rapporto più intenso con Dio. Forse devo sentirmi in colpa per questo? Forse faccio qualcosa di sbagliato partecipando ad un rito che per secoli ha nutrito milioni di uomini e di donne tra cui Santi e Beati? E giusto che implicitamente, ma spesso anche esplicitamente, eminenti rappresentanti della mia stessa Chiesa mi considerino, nella migliore delle ipotesi, un residuato da compatire quando non anche un pericoloso avversario da combattere? Il problema è che come il sottoscritto ci siano molti, molti altri cattolici che, lontani da qualunque deriva scismatica e pienamente fedeli al Papa ed alla gerarchia, vorrebbero che questo loro modo di vivere il culto, in particolar modo la Messa, venga consentito senza inutili e controproducenti ostacoli ma favorendo la coesistenza delle possibili diverse voci che si innalzano verso il Cielo. In questo modo il coro che si alza sarà sicuramente più possente perché innalzato da chi segue il nuovo rito ma consentirà che anche le voci di chi segue il Vetus Ordo si uniscano senza provocare stonature ma in perfetta armonia
Se tutti la pensassero come te nessuno avrebbe mai sollevato criticità o sospetti.
Però anche tu sai bene che pochi tradizionalisti la pensano come te, d’altra parte tutti sappiamo cos’è successo due mesi fa con i lefebvriani e quanti gli danno ragione anche senza aderirvi formalmente.
Il punto è che la tua posizione temo sia minoritaria dentro al tradizionalismo, non vedo in giro questo gran dissociarsi dai lefebvriani.