Addio a Enzo Bianchi, da poco si era avvicinato alla liturgia tradizionale

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Il percorso di Enzo Bianchi, da Bose alla liturgia in rito antico. Il suo ultimo richiamo alla pace liturgica nel cattolicesimo.


 

È morto questa mattina, 1° settembre, all’età di 83 anni.

Enzo Bianchi è stato fondatore della Comunità monastica di Bose e, negli ultimi anni, della Fraternità della Madia.

Da qualche tempo era ricoverato all’ospedale Molinette di Torino, dove le sue condizioni di salute si sono aggravate negli ultimi giorni.

La sua è stata una delle voci più riconoscibili del cattolicesimo italiano contemporaneo, soprattutto sui temi della spiritualità, dell’ecumenismo e del dialogo.

Gli ultimi mesi di vita sono stati un emblema di questo, con la costante richiesta della pace liturgica nel cattolicesimo.

 


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Bianchi e il rapporto con Bose

Il rapporto con Bose fu tormentato.

Dopo essersi dimesso da priore nel 2017, Bianchi rimase comunque al centro delle tensioni interne fino all’allontanamento disposto dalla Santa Sede nel 2020, decisione approvata da Papa Francesco.

Pontefice che gli aveva comunque manifestato stima e vicinanza personale, tanto da averlo nominato sei anni prima consultore del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani.

Giuliano Ferrara lo definì addirittura il «prediletto del mondo laico, orientalista e anticlericale».

Nel 2022 il segretario di Stato vaticano, card. Piero Parolin, intervenne verso i vescovi italiani per invitarli a riconsiderare la presenza di Bianchi a iniziative diocesane di formazione e predicazione.

Infatti, scrisse Parolin, l’intervento del Vaticano sul fondatore di Bose fu dettato «in base a motivi ritenuti gravi, comunicati ai diretti interessati», ricordando che anche dopo l’allontanamento «sono giunte alla segreteria di Stato ulteriori testimonianze e documentazioni che hanno consentito di avere un quadro complessivo della gestione dell’autorità e dei comportamenti in vari ambiti di Fr. Enzo Bianchi, ancor più gravi di quanto già verificato in sede di visita apostolica».

 


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Il messale di Pio V: “Inestimabile”

Proprio negli ultimi mesi della sua vita abbiamo assistito ad un aspetto meno scontato del suo percorso.

Pur venendo bollato da sempre come “progressista“, Enzo Bianchi aveva manifestato una crescente apertura verso la liturgia tradizionale e verso i cattolici legati al rito preconciliare.

In realtà, già nel 2007 aveva ricordato con parole affettuose il rito antico.

«Il messale di Pio V», scrisse, «è il messale della mia iniziazione e della mia crescita cristiana», aggiungendo di averlo celebrato ogni giorno dai sei ai ventitré anni e di conoscerlo ancora a memoria. Lo definì inestimabile sacramentum.

Indicò comunque il passaggio al nuovo Messale non come rottura ma come «crescita e progresso».

 

 

Il litigio con Andrea Grillo

Quasi vent’anni dopo, proprio nel 2026, questa sensibilità è stata nuovamente manifestata in vari suoi interventi, in particolare prima dello scisma provocato dai lefebvriani.

Bianchi aveva infatti sostenuto la necessità di una «pace liturgica», chiedendo di «non disprezzare il Vetus Ordo e considerare i tradizionalisti come cattolici pieni, a tutti gli effetti, rispettando le loro liturgie e i loro segni».

Confessò infatti di soffrire troppo «per non sperare in un clima di accoglienza e di inclusione».

Le sue posizioni hanno provocato un confronto piuttosto duro con il teologo Andrea Grillo, una diatriba pubblica ripresa e sintetizzata anche su UCCR.

Grillo contestò l’impostazione di Bianchi, definendola troppo legata a una prospettiva monastica e sostenendo che la liturgia non avesse bisogno di una generica «pacificazione».

Bianchi rispose: «Non sono un apologeta del Vetus Ordo, ma cerco di capire questi fratelli e queste sorelle che sono cattolici, appartengono alla nostra stessa chiesa, allo stesso Corpo di Cristo».

 


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La partecipazione al rito antico

Il momento più significativo è arrivato lo scorso 19 luglio.

Bianchi partecipò infatti a Torino a una Messa celebrata secondo il Messale del 1962.

Al termine della liturgia, ribadì la propria adesione al Vaticano II e alla riforma liturgica, ma espresse nuovamente l’auspicio che «i due riti possano camminare insieme».

È forse questo uno degli ultimi capitoli, e dei più sorprendenti, del lungo percorso ecclesiale di Enzo Bianchi. La ricerca nella liturgia di un terreno di riconciliazione.

Autore

La Redazione

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5 commenti a Addio a Enzo Bianchi, da poco si era avvicinato alla liturgia tradizionale

  • Sergio- ha detto:

    ✝️R.I.P. fratello Enzo✝️

  • Sebastiano ha detto:

    Vabbe’, siamo al “de mortuis nisi bonum”.
    Un po’ per il timore di essere criticati dagli entusiasti di una religiosità fluido-cangiante, un po’ per il cerchiobottismo che vorrebbe a tutti i costi far andare tutti d’accordo.
    Un tantino avvilente, direi.
    La scelta coraggiosa? Invitare a chiare lettere a pregare (tanto tanto) per la sua anima, soprattutto ora che sta per scoprire se davvero Dio non è cattolico.

  • Sergio- ha detto:

    «Qui sta la singolarità del cristianesimo: Dio si è rivelato in Gesù, si è fatto conoscere nella sua umanità; Dio si è fatto uomo e l’incarnazione è l’umanizzazione di Dio.»
    — Enzo Bianchi, “Dire il Dio di Gesù Cristo”, Quaresimale, Basilica di S. Ambrogio, Milano, 8 aprile 2011.

    Grazie, fratello Enzo. Continua a pregare per noi.✝️

  • Sergio- ha detto:

    D a un’intervista a Enzo Bianchi pubblicata su “Robinson”, maggio 2020-
    «Il cristianesimo ha una sola risposta: non si và verso Dio sostenuti dalla ricerca di un’idea, di una morale, ma nell’incontro di una Persona, Gesù Cristo»-
    Domanda: C’è la frase di un autore particolare, che ti accompagna?
    «È un pensiero di Bernardo di Chiaravalle: “L’amore basta a sè stesso”. Vale a dire: ciò che conta è avere amato; non conta se poi l’altro non ha ricambiato, o ha tradito».

    Grazie per la tua testimonianza meravigliosa, fratello Enzo✝️

  • Refuso ha detto:

    Segnalo un refuso nel testo.
    Celebrato non può essere associato a fratel Enzo, riferendosi al messale antico, in quanto laico. Va cambiato verbo