Dialogo con la Latin Mass Society: rito antico, scisma e Traditionis custodes

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Cosa pensa la Latin Mass Society dello scisma della Fraternità San Pio X? E qual è la situazione della Messa in latino nella Chiesa oggi?


 

Tradizionalisti in comunione.

Davanti alle consacrazioni illecite della Fraternità San Pio X, l’errore più grande è ricondurre ogni tradizionalista cattolico a una posizione scismatica.

Oppure convincersi che il problema sia la Messa in latino e non, invece, coloro che la strumentalizzano per alimentare divisioni identitarie nella comunità dei fedeli.

Diventa importante ampliare lo sguardo e ci ha aiutati a farlo Joseph Shaw, filosofo inglese e presidente della Latin Mass Society, una delle più grandi associazioni al mondo dedite alla diffusione del rito liturgico tridentino della Chiesa cattolica.

Shaw e l’associazione che presiede sono e sono stati molto critici verso l’esortazione apostolica “Amoris laetitia” e il motu proprio “Traditionis custodes”, eppure ciò non ha mai significato una rottura con la comunità ecclesiale.

UCCR ha voluto confrontarsi con loro per capire la loro posizione.

 


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La Latin Mass Society e i lefebvriani

DOMANDA – Prof. Shaw, qual è la valutazione della Latin Mass Society riguardo alle consacrazioni episcopali illecite della Fraternità Sacerdotale San Pio X?

RISPOSTA – Pur condividendo con loro l’amore per l’antica liturgia cattolica, non possiamo approvare la violazione del diritto canonico rappresentata da queste consacrazioni.

 

DOMANDA – Lei sa che i lefebvriani si giustificano invocando uno “stato di necessità”, cioè uno stato di confusione totale a livello dottrinale e liturgico. Cosa ne pensa?

RISPOSTA – Ho affrontato questo tema in un intervento recente alla nostra Assemblea Generale Annuale.

Pur riconoscendo che nella Chiesa esistano dei problemi, non riteniamo che essi giustifichino le azioni intraprese dalla Fraternità San Pio X.

 

DOMANDA – Eppure molte loro battaglie sono anche le vostre e certamente, come ricorda, avete la stessa sensibilità rispetto alla liturgia

RISPOSTA – Sì, da sessant’anni – quindi da più tempo di quanto esista la Fraternità San Pio X – ci rivolgiamo ai vescovi e alla Santa Sede chiedendo che venga riconosciuto uno spazio per la Messa tradizionale nella vita della Chiesa.

È stato un percorso difficile, ma oggi questa forma della Messa è ampiamente disponibile in molti Paesi, tra cui Inghilterra e Galles, e ha prodotto molti frutti spirituali nella vita dei fedeli.

 


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A cinque anni da “Traditionis custodes”

DOMANDA – Come vede la situazione attuale della Messa in rito tridentino a cinque anni da “Traditionis Custodes”? È ottimista riguardo al suo futuro?

RISPOSTA – “Traditionis Custodes” ha rappresentato un duro colpo per la nostra causa, ma restiamo ottimisti.

Oggi, in Inghilterra e Galles, non si è registrata alcuna diminuzione significativa del numero complessivo delle Messe tradizionali celebrate pubblicamente a causa di questa normativa. Alcune celebrazioni sono cessate, mentre altre sono iniziate.

Inoltre, la pandemia di COVID-19 aveva determinato un notevole aumento del loro numero nei mesi precedenti alla promulgazione di “Traditionis Custodes”, per consentire una riduzione della partecipazione numerica alle singole celebrazioni.

 

DOMANDA – Lo scenario sembra molto più roseo di quanto viene abitualmente descritto dai tradizionalisti in Italia

RISPOSTA – Tenga conto che sono state inoltre concesse alcune attenuanti nell’applicazione di “Traditionis Custodes”.

Il Nunzio Apostolico in Inghilterra ha comunicato ai vescovi che le loro richieste di proroga delle autorizzazioni per la celebrazione della Messa tradizionale nelle parrocchie saranno accolte.

Inoltre, gli Istituti sacerdotali tradizionalisti hanno continuato ad ampliare il proprio apostolato e ad assumere nuove responsabilità pastorali, come nel caso dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote (ICKSP), che nel 2021 ha avviato una nuova presenza a Torquay.

 


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La disponibilità dei vescovi

DOMANDA – Alcuni critici descrivono le organizzazioni che promuovono la Messa tradizionale come realtà in conflitto con la gerarchia della Chiesa. E’ questa la vostra posizione?

RISPOSTA – Nel corso dei decenni abbiamo avuto esperienze molto diverse con i vari vescovi.

Attualmente tutti, noi compresi, siamo in attesa di vedere se vi saranno cambiamenti nella politica ufficiale.

L’anno scorso abbiamo celebrato il nostro 60° anniversario e siamo riusciti a organizzare Messe pontificali tradizionali celebrate da due vescovi ospiti, Athanasius Schneider e Marian Eleganti, in cinque diverse diocesi (Northampton, Birmingham, Portsmouth, Shrewsbury e Southwark).

Questo dimostra la disponibilità dei vescovi non solo a consentire il minimo indispensabile previsto, ma anche a permettere eventi speciali che valorizzano l’antica liturgia nella sua forma più solenne.

 

L’unità al Papa precede tutto

DOMANDA – Per pura ipotesi, se in futuro la celebrazione della Messa tradizionale in latino venisse completamente proibita, la Latin Mass Society potrebbe intraprendere un percorso di separazione dalla Chiesa cattolica?

RISPOSTA – Non potremmo mai abbandonare la comunione con la Santa Sede. D’altra parte, se la Santa Sede emanasse disposizioni oggettivamente ingiuste, esse non sarebbero vincolanti in coscienza: questo è un principio ben consolidato della teologia cattolica.

 

DOMANDA – Ma anche la Fraternità San Pio X sostiene di non aver rotto la comunione, solo di aver ignorato ordini che considera ingiusti

RISPOSTA – Sì, ma spetta alla Santa Sede l’autorità di stabilire quali forme di disobbedienza costituiscano uno scisma, e la sua risposta a queste consacrazioni è del tutto conforme alla tradizione.

Pertanto, la sua domanda si riduce sostanzialmente a questo: saremmo mai disposti ad aderire a una sorta di gerarchia parallela separata dal Papa, con vescovi consacrati senza mandato pontificio (e successivamente non riconciliati)?

La risposta è: certamente no!

Dovremmo sopportare ogni genere di sofferenza e di ingiustizia piuttosto che separarci dal successore di San Pietro, anche se la Santa Sede fosse occupata da una persona del tutto indegna dell’ufficio che ricopre.

 


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Autore

La Redazione

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1 commenti a Dialogo con la Latin Mass Society: rito antico, scisma e Traditionis custodes

  • Bruno ha detto:

    Personalmente sono contrario alla messa in latino, in quanto il popolo non parla questa lingua, e per me la messa deve essere innanzitutto comprensibile, e solo dopo viene la suggestione. Che senso ha andare a messa se tanto non capisci ciò che viene letto? Leggere le Scritture a bassa voce in una lingua che il popolo non comprende, fa sembrare la lettura un rito misterico. Ma poi non è neanche “antico” questo rito, essendo stato creato nel XVI secolo, e in più, all’ inizio della storia del Cristianesimo, la messa si celebrava in lingua volgare, in greco, aramaico, e latino popolare, che di certo non era il latino dei senatori, quindi non capisco il feticismo per questa lingua. Se si vuole fare la messa in latino, prima lo si insegna di nuovo a tutti

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