Come la Bibbia protestante mi ha riportato alla Chiesa cattolica
- A.M.
- 23 Set 2026

L’ex protestante evangelico e studioso della Bibbia: «Ecco quando ho capito che Cristo non lasciò un libro, ma fondò la Chiesa»

di A.M.*
*(ex) predicatore cristiano evangelico
Per molti anni ho creduto che il Cattolicesimo rappresentasse un allontanamento dal Cristianesimo delle origini.
Pensavo che la fede apostolica fosse stata appesantita da tradizioni umane e dottrine tardive.
Come molti Protestanti evangelici, ritenevo che la Scrittura fosse l’unica autorità infallibile e che bastasse “tornare alla Bibbia” per ritrovare il Cristianesimo autentico.
Eppure, studiando la Bibbia e la sua formazione, iniziai a mettere in discussione molte mie convinzioni. Dopo essermi chiesto chi avesse l’autorità di interpretare le Scritture, fui costretto a pormi un’altra domanda: chi ha stabilito quali libri appartengono alla Bibbia?
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Le prime scoperte sulla Bibbia protestante
La prima svolta arrivò confrontando una Bibbia protestante con una cattolica.
Avevo sempre creduto che i Cattolici avessero “aggiunto” libri all’Antico Testamento.
Scoprii invece che Tobia, Giuditta, Sapienza, Siracide, Baruc, 1 e 2 Maccabei, con parti di Ester e Daniele, erano già presenti nella cosiddetta Settanta, cioè la traduzione greca dell’Antico Testamento usata dagli Ebrei della diaspora.
Quando Paolo scrive in 2 Timoteo 3,16 che «tutta la Scrittura è ispirata da Dio», si riferisce alle Scritture allora disponibili, cioè alla Settanta, dalla quale il Nuovo Testamento cita spesso.
L’enfasi dell’Apostolo riguardava la tota Scriptura, comprensiva dei Deuterocanonici, non il sola Scriptura formulato secoli dopo dai Riformatori!
Questa scoperta mi sconcertò.
Gli Apostoli e la Chiesa primitiva sembravano muoversi in un mondo biblico più ampio di quello che avevo ritenuto essere l’unico legittimo. Allora mi chiesi con quale autorità potessi dichiarare non ispirati libri usati per secoli dalla Chiesa!

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Il canone della Bibbia
Continuando gli studi, scoprii che la storia del canone era più articolata di quanto immaginassi.
Nei primi secoli non esisteva un consenso assoluto su tutti i libri biblici, ma nella Chiesa occidentale i Deuterocanonici furono ampiamente utilizzati e inclusi nelle Bibbie medievali, compresa la Vulgata di Girolamo.
I concili di Ippona (393) e Cartagine (397 e 419) elencarono un canone sostanzialmente coincidente con quello cattolico attuale.
Furono i protestanti a rimuovere i libri
Scoprii inoltre che i Riformatori non eliminarono subito i Deuterocanonici: Lutero li collocò in appendice come libri utili, ma definendoli “Apocrifi”, cioè da tenere “nascosti” dall’impiego pubblico perché non ispirati.
Persino la King James Version del 1611 e la Bibbia di Diodati li contenevano ancora.
La loro scomparsa dalle Bibbie protestanti avvenne soltanto nel XIX secolo ad opera delle varie società bibliche, per ragioni economiche e soprattutto confessionali; in Italia sparirono definitivamente solo nel 1924 con la Riveduta del valdese G. Luzzi.
Quindi mi resi conto che erano stati i Protestanti a rimuovere quei libri, non i Cattolici ad aggiungerli!
Più approfondivo, più emergeva una domanda decisiva: come possiamo sapere con certezza quali libri appartengano alla Scrittura?
La Bibbia non contiene un elenco ispirato dei propri libri. Eppure tutti i Cristiani riconoscono un canone.
Storicamente, fu la Chiesa dei primi secoli a riconoscerlo attraverso il discernimento teologico, l’impiego liturgico e l’unanime consenso ecclesiale.
Questa consapevolezza mise in crisi la mia fede nel sola Scriptura: se la Scrittura è l’unica autorità infallibile, chi stabilisce infallibilmente quali libri la costituiscono?
Compresi che anche da Protestante accettavo implicitamente un canone ricevuto dalla Tradizione della Chiesa antica!

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Cosa fece Lutero
Poi, studiando la Riforma, scoprii anche che Lutero espresse riserve non solo sui Deuterocanonici, ma pure su Giacomo, Ebrei, Giuda e Apocalisse.
Pur senza eliminarli dal Nuovo Testamento, li considerava di dubbia autorità, definendo Giacomo una «epistola di paglia» giacché contraddiceva apertamente la sua comprensione della giustificazione soltanto per fede e non per opere (secondo il principio del sola fide).
Essa, infatti, dichiara espressamente che «l’uomo è giustificato per le opere e non soltanto per la fede» (Giacomo 2,24). Il dibattito sul canone riguardava, dunque, soprattutto gli specifici criteri teologici di partenza.
Iniziai allora a leggere i Padri della Chiesa: Clemente, Ignazio di Antiochia, Policarpo, Ireneo, Cipriano e Agostino.
Rimasi colpito dalla loro visione ecclesiale e sacramentale. Parlavano dell’Eucaristia come presenza reale di Cristo, insistevano sull’autorità dei vescovi, sulla successione apostolica e sull’unità della Chiesa. Onoravano Maria, chiedevano l’intercessione dei santi e pregavano per i defunti.
Più studiavo i primi secoli, più faticavo a vedere il Protestantesimo come una restaurazione della Chiesa delle origini.
Mi appariva piuttosto come una semplice Riforma del XVI secolo, nata per correggere abusi reali, ma segnata da una significativa discontinuità rispetto alla Tradizione antica.

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Cristo non lasciò un libro, fondò la Chiesa
La svolta arrivò quando compresi che Cristo non aveva lasciato un libro, ma aveva fondato una Chiesa.
Fu nella comunità apostolica che il Nuovo Testamento nacque, venne custodito e riconosciuto, e fu la Chiesa a discernere progressivamente il canone di tutte le Scritture.
Iniziai così a vedere il Cattolicesimo non come un’aggiunta al Vangelo, ma come la realtà storica in continuità con la Chiesa apostolica, i Padri e i concili antichi.
La Bibbia non era un libro caduto dal cielo, ma un testo custodito, copiato, difeso e tramandato dalla Chiesa lungo i secoli. Il mio ritorno alla Chiesa Cattolica non sarebbe stato un allontanamento dalla Bibbia, ma la riscoperta del contesto storico e apostolico in cui essa era nata.
In definitiva, è stata proprio la Bibbia protestante nella sua incompletezza a riportarmi alla completezza della fede cattolica!
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10 commenti a Come la Bibbia protestante mi ha riportato alla Chiesa cattolica
in che senso? Dato che ha “scoperto” che i protestanti non hanno incluso alcuni libri nel canone lei è tornato al cattolicesimo? E anche se fosse, per quale motivo tornerebbe ad una “religione” che venera una creatura come Maria, che predica l’adorazione dei Santi? E tutto il resto? Forse in questi libri “esclusi” dai protestanti c’è scritto di fare tutto questo?
Perché non sfogli un vocabolario di italiano e non ti informi meglio sui termini latria, iperdulia e dulia?
Si, abbi pazienza con me, non ho certo grandi conoscenze come le tue, ma dimmi, iperdulia e dulia in quale libro della Bibbia li vedi?
Se non sai cosa sia un vocabolario della lingua italiano o non lo sai usare, puoi sempre digitare i termini che non conosci in internet e prendere atto del loro significato.
mi scusi, evidentemente non ho formulato bene la mia domanda, va bene anche non rispondermi, ed eviterò anche io un ulteriore commento a questa discussione, ma perchè dirmi che …non so neanche cosa sia un vocabolario? Io non credo di aver offeso lei!
Ripeto, non avrò grandi conoscenze come le sue, ma le ho fatto un altra domanda. So il significato dei termini da lei indicati, le ho chiesto solo in quali testi biblici è possibile riscontrare tali insegnamenti.
Come dice l’autore: “Cristo non lasciò un libro, ma fondò la Chiesa”. Se continui a cercare la risposta nei libri vuol dire che non hai capito il punto.
Cristo è la Parola di Dio, la Chiesa è fondata su Cristo, quindi sulla Parola di Dio.
Prendo spunto dall’ottimo articolo per provare a mettere in luce come oggi, nella Chiesa Cattolica, sia molto forte la deriva protestante.
Articolo: “Quando Paolo scrive in 2 Timoteo 3,16 che «tutta la Scrittura è ispirata da Dio», si riferisce alle Scritture allora disponibili, cioè alla Settanta, dalla quale il Nuovo Testamento cita spesso.”
Deriva protestante: la “Settanta” non viene sempre utilizzata per le traduzioni dell’AT, ma viene spesso preferita la “Masoretica”, cioè la versione ufficiale degli ebrei, redatta tra il I° ed il X° secolo al fine di non utilizzare la “Settanta” che era la versione usata dei cattolici.
Articolo: “Pur senza eliminarli dal Nuovo Testamento, li considerava di dubbia autorità, definendo Giacomo una «epistola di paglia» giacché contraddiceva apertamente la sua comprensione della giustificazione soltanto per fede e non per opere (secondo il principio del sola fide).
Essa, infatti, dichiara espressamente che «l’uomo è giustificato per le opere e non soltanto per la fede» (Giacomo 2,24). Il dibattito sul canone riguardava, dunque, soprattutto gli specifici criteri teologici di partenza.”
Deriva protestante: molti passi dell’NT vengono considerati “di paglia” e si attua una nuova traduzione che viene ritenuta più consona ai tempi, anche se tradisce il senso letterale del testo originale (valga per tutte la sostituzione del “non indurci in tentazione” con il “non abbandonarci alla tentazione).
Articolo: “La svolta arrivò quando compresi che Cristo non aveva lasciato un libro, ma aveva fondato una Chiesa.
Fu nella comunità apostolica che il Nuovo Testamento nacque, venne custodito e riconosciuto, e fu la Chiesa a discernere progressivamente il canone di tutte le Scritture.
Iniziai così a vedere il Cattolicesimo non come un’aggiunta al Vangelo, ma come la realtà storica in continuità con la Chiesa apostolica, i Padri e i concili antichi.”
Deriva protestante: viene messo in dubbio che i Vangeli siano stai redatti mettendo per iscritto quello che Gesù effettivamente fece e disse, e se ne attribuisce la redazione di interi passi all’ideologia degli stessi evangelisti (un esempio per tutti è la nota 2,2 nel capitolo 2 del Vangelo di Matteo in cui si legge che “Si è tentato di spiegare la stella con uno dei fenomeni noti dell’astronomia, ma all’epoca di Gesù si interpretava già in senso messianico la “stella” di cui si parla in Nm 24,17″: si insinua pertanto il dubbio che Matteo non utilizzi la profezia dell’AT per indicare che un fatto reale l’ha compiuta, ma che inventi un fatto per far sembrare che quella determinata profezie dell’AT si sia compiuta).
Non è proprio così. La Masoretica è in ebraico, la Settanta è in greco.
Gli evangelisti e gli apostoli usarono la Settanta perché, scrivendo il Nuovo Testamento in greco, era più naturale citare dal testo greco che era già disponibile e che tutti conoscevano, piuttosto che ritradurre dall’ebraico.
Invece, per tradurre l’Antico Testamento in italiano, è meglio tradurre direttamente dall’ebraico che fare la traduzione di una traduzione. Anche San Girolamo per scrivere la Vulgata usò principalmente il testo ebraico.
Peraltro i rotoli del Mar Morto hanno dimostrato che la Masoretica è molto fedele al testo originario.
La versione italiana va periodicamente rivista non per essere “al passo coi tempi” ma perché è la lingua italiana che cambia, oggi non si parla più come 50 anni fa. Ciò detto alcune scelte dell’ultima traduzione CEI mi lasciano perplesso, per esempio leggere la distanza da Gerusalemme ad Emmaus espressa in chilometri, o la capacità delle giare di Cana in litri, sarà più comprensibile per il lettore moderno, ma lo trovo un anacronismo, mancano solo i trenta denari di Giuda convertiti in euro. Sul Padre Nostro non mi pronuncio.
Sul mettere in dubbio che gli evangelisti abbiano riportato fedelmente quello che Gesù fece e disse, sono d’accordo con te, ma non mi sembra che si possa definire una deriva “protestante”, semmai razionalista. I protestanti tendono piuttosto a fare il contrario, cioè a insistere sulla verità letterale di ogni singola parola. Non a caso è tra di loro che trovi i creazionisti.