La famiglia Orlandi riconosce il flauto consegnato da Marco Accetti
- Ultimissime
- 19 Set 2026

Si riaprono le indagini sul flauto di Emanuela Orlandi. Per Natalina Orlandi “era il suo”, ma ancora non crede a Marco Accetti.
E’ una notizia passata sottotraccia.
Avviene puntualmente da decenni nel caso di Emanuela Orlandi quando emergono elementi sfavorevoli all’opinione (ancora) dominante, cioè quella che vorrebbe una responsabilità del Vaticano.
In questo caso si tratta della conferma che la famiglia, tramite Natalina Orlandi, ha ammesso di aver riconosciuto come autentico il flauto che Marco Accetti consegnò agli inquirenti nel 2013, autodenunciandosi per la scomparsa della cittadina vaticana nel 1983.
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Marco Accetti nuovamente indagato
Da tempo ci occupiamo della sparizione della giovane cittadina vaticana e, quasi in solitaria, indichiamo la responsabilità principale nel fotografo e regista Marco Fassoni Accetti.
Fu lui a uscire dall’ombra nel 2013 autoaccusandosi di aver orchestrato un allontanamento consenziente (pur sotto inganno) di Emanuela e di Mirella Gregori con l’obbiettivo di operare pressioni e ricatti all’indirizzo del Vaticano e per ottenere la liberazione di Alì Agca, attentatore di Papa Wojtyla.
Accetti si presentò dagli inquirenti consegnando un flauto che riferì essere quello di Emanuela. Gli accertamenti scientifici però non permisero di trovare tracce genetiche riconducibili a lei.
L’uomo fu indagato, ma nel 2015 il procedimento venne archiviato per l’intervento dell’allora procuratore capo Giuseppe Pignatone, nonostante il parere contrario del titolare dell’inchiesta, Giancarlo Capaldo. A fronte di diversi elementi investigativi che lo riguardavano, Accetti venne liquidato come un mitomane.
Da allora sono però emersi numerosi altri indizi che lo riguardano e di cui abbiamo parlato recentemente.
E’ per questo che nel giugno 2026 la Procura di Roma è tornata su di lui, indagandolo questa volta per sequestro di persona, riaprendo il fascicolo e disponendo nuovi accertamenti.

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Gli Orlandi e il flauto di Accetti
E’ di pochi giorni fa la notizia di una nuova indagine scientifica proprio sul flauto consegnato dal fotografo romano.
Ospite del programma Ignoto X, su LA7, Natalina Orlandi ha ribadito una circostanza significativa: «Per me era il flauto di Emanuela».
La sorella della ragazza scomparsa ha ricordato che, quando lo vide nel 2013, si emozionò e lo riconobbe come quello utilizzato da Emanuela.
Sarebbe anche interessante conoscere l’opinione di Federica Orlandi, la sorella minore di Emanuela, colei che conosceva meglio di tutti il flauto essendone addetta alla pulizia. Finora pare abbia mantenuto il silenzio su questo.
Il terzo fratello invece, Pietro Orlandi, ha a sua volta confermato che il modello era un Rampone & Cazzani, proprio quello consegnato da Accetti.

Qualcosa che non torna
Interrogata sul ruolo di Accetti, Natalina ha però mantenuto la medesima posizione che la famiglia ha sempre adottato in questi anni: «Si è approfittato di noi, non posso dire quel che penso altrimenti ricevo una querela».
Qualcosa non torna: come possono coesistere il riconoscimento del flauto e il respingimento di colui che l’ha consegnato?
Certe domande sono inevitabili: se Accetti fosse soltanto un millantatore e un approfittatore, perché sarebbe comparso dopo oltre trent’anni di silenzio con un flauto autenticato dalla famiglia? Di modelli e di versioni dello strumento ce ne sono innumerevoli.
Come se ne sarebbe impossessato dato che nessun investigatore l’ha mai trovato prima?
Perché la famiglia Orlandi, piuttosto che focalizzarsi su Accetti, ha preferito inseguire per anni decine di piste alternative, come quella di Londra, fondate su documenti falsificati, testimonianze anonime e millantatori chiaramente estranei al caso?

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Accetti e la madre di José Garramon
Questa vicenda è comunque costellata di situazioni paradossali.
La più recente è la vicenda di Maria Laura Bulanti Garramon, mamma del piccolo José che nel 1983 fu investito e ucciso proprio da Marco Accetti in un incidente stradale.
Pochi giorni fa la donna ha dichiarato alla Commissione parlamentare d’inchiesta di aver riconosciuto in Accetti l’uomo che, poco prima dell’incidente, si sarebbe presentato a casa sua per due volte travestito in modo diverso (una volta come fotografo e un’altra come prete).
Il 16 settembre scorso i legali di Accetti hanno querelato la donna per diffamazione, contestando questa ricostruzione.
Hanno infatti sottolineato che la madre di José non riconobbe Accetti durante il processo celebrato all’epoca dei fatti, quando le furono mostrate fotografie dell’uomo sia dai Carabinieri che dal giudice istruttore. L’avrebbe invece incredibilmente riconosciuto dopo 30 anni guardando la trasmissione “Chi l’ha visto?”.

Le “prove” di Accetti
Tornando al flauto consegnato da Accetti, abbiamo già elencato tutti i motivi per cui lo strumento è con tutta probabilità quello appartenuto a Emanuela Orlandi.
Attendiamo comunque il responso da parte degli inquirenti, pronti a essere smentiti.
Nel dossier realizzato da UCCR abbiamo raccolto tutte le “prove” per cui sosteniamo la responsabilità di Accetti nel caso Orlandi-Gregori.
Ecco le principali:
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L‘intercettazione telefonica del 1997 (in tempi non sospetti) in cui l’ex compagna lo minacciò di parlare dell’Orlandi;
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La vicinanza delle sue abitazioni ai luoghi legati alle scomparse di cui si è attribuito la responsabilità (Mirella Gregori e Alessia Rosati) e il laboratorio fotografico nei pressi di via dei Coronari, vicino a Sant’Apollinare, dove Emanuela frequentava la scuola di musica;
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La frequentazione documentata nel 1983 di Accetti delle stesse strade percorse da Emanuela e Mirella, per avvicinare giovani con a cui proporre qualcosa, come fotografie e provini: la stessa dinamica che Emanuela riferì al telefono con la sorella il giorno della scomparsa (l’uomo dell’Avon). La giovane Caterina Gillespie, ad esempio, fu fermata nel dicembre 1983 nella stessa via in cui abitava Mirella Gregoria (via Nomentana). Il procuratore Giancarlo Capaldo ha dichiarato: «Io riterrei estremamente probabile che Accetti abbia conosciuto Emanuela Orlandi perché gravitava su piazza Navona e piazza delle Cinque Lune, che era la zona in cui gravitava lo stesso Accetti» e «fermava tutte le ragazze»;
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L’ammissione della ex moglie di trovarsi a Boston nel periodo in cui da lì vennero inviati dei comunicati collegati al telefonista principale, l’Amerikano;
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L’ammissione di Gabriella B. di aver accettato di essere coinvolta con la sua voce da Accetti nel 1983 in alcuni dei comunicati dell’Amerikano (ha precisato però di aver pensato ad uno scherzo), collegando di fatto lo stesso Accetti al principale telefonista, da sempre è stato considerato il vero responsabile;
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L’alta compatibilità rilevata tra la voce di Accetti e quella dei telefonisti “Mario” e “l’Amerikano”;
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La conoscenza di dettagli, notizie e collegamenti inediti (a partire dalla sparizione della bara di Katy Skerl);
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La testimonianza di Antonella Fini, che (pur non nominandolo) ha confermato le circostanze fornite da Accetti agli inquirenti su come avesse tentato di avvicinare la giovane tre anni prima di Mirella ed Emanuela, seguendo un modus operandi simile a quello verificatosi con le due giovani poi effettivamente scomparse (ne abbiamo parlato qui);
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La mancata firma del procuratore Giancarlo Capaldo sulla richiesta di archiviazione, accompagnata dalla richiesta di ulteriori approfondimenti;
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Il riconoscimento di Accetti da parte di Stefano Coccia come l’uomo che lo avvicinò nei mesi successivi alla scomparsa di Emanuela Orlandi insieme a una giovane ragazza bionda (che avrebbe riconosciuto in Katy Skerl), evento che avvenne in Corso Vittorio Emanuele II, strada percorsa da Emanuela per recarsi e tornare dalla scuola di musica;
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La conferma del barista Giuseppe Calì, impiegato nel bar della migliore amica di Mirella, del fatto che Accetti frequentasse il locale (l’ultimo luogo in cui fu vista);
Si può non credere ad una sola parola detta da Marco Fassoni Accetti.
Ma quante persone al mondo possono presentare dati biografici (cioè oggettivi) così coincidenti con il caso Orlandi-Gregori?

















2 commenti a La famiglia Orlandi riconosce il flauto consegnato da Marco Accetti
Ma Accetti ha mai detto che fine hanno fatto le due ragazze?
No anche per lui rimane un mistero. Ha detto che il suo gruppo si è sfaldato lentamente e lui nel dicembre 1983 è finito in carcere per l’omicidio di Garramon e ha perso la responsabilità delle ragazze. Non sa dove sono finite ,sospetta siano state trasferite all’estero ma non crede siano state uccise perché non hanno assistito a nulla di così terribile da doverle farle fuori