L’astuzia dei lefebvriani: lo scisma era pianificato da mesi
- Ultimissime
- 01 Lug 2026

La pomposità dell’evento dimostra un’organizzazione preparata da mesi. Le consacrazioni illecite dei lefebvriani erano irreversibili: uno scisma organizzato.
• E’ presente un aggiornamento delle ore 12:00 in fondo all’articolo.
Non hanno mai avuto la minima intenzione di ripensarci.
Per mesi la Fraternità San Pio X ha detto di voler dialogare con Roma, ha inviato lettere, chiesto incontri e lasciato intendere che una soluzione fosse ancora possibile.
Ma la realtà racconta una storia diversa: aveva deciso da tempo di procedere con le consacrazioni episcopali illecite di oggi a Écône, indipendentemente da tutto.
Lo suggerisce la pomposità dell’evento stesso, alla cui organizzazione sono stati dedicati mesi di pianificazione.
Un evento irreversibile da mesi
Si tratta di una manifestazione di orgoglio, una vera Woodstock dei tradizionalisti.
Sul sito ufficiale della Fraternità erano già disponibili registrazioni obbligatorie, programmi, dirette streaming, codici QR code, servizi logistici impeccabili, ristoranti, alberghi («Godetevi una calda accoglienza a due passi dal seminario») e un’organizzazione pensata per accogliere circa 15.000 fedeli e oltre 1.300 sacerdoti e religiosi provenienti da tutto il mondo.
A Écône, sede del seminario svizzero, non è stato pianificato soltanto il rito delle consacrazioni.
Attorno all’evento è stata costruita una vera e propria macchina organizzativa: punti ristoro, vendita di libri e oggetti religiosi, materiale commemorativo e persino souvenir di ricordo ed un set di vini griffati celebrativi dedicati all’occasione.
La confezione regalo “Cuvee des Sacres” (Pinot nero, Syrah, Petit Arvine e Fendant) da 75 franchi svizzeri è disponibile per il ritiro in loco.
Tutto lascia intendere che l’appuntamento fosse considerato irreversibile già molto prima delle interlocuzioni con il Vaticano di questi ultimi mesi.
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Lefebvriani: il doppio gioco con il Papa
Le richieste di udienza a Papa Leone XIV non erano un autentico tentativo di evitare la rottura. Non è mai esistito alcun margine reale per un possibile ripensamento.
Probabilmente lo aveva compreso anche il Pontefice. Per questo non ha accettato di prestarsi a una trattativa destinata, con ogni probabilità, a non modificare l’esito finale.
Soltanto ieri, alla vigilia delle consacrazioni, Leone XIV ha rivolto un ultimo appello personale alla Fraternità, chiedendo di rinunciare a quello che ha definito un «atto scismatico» e un «peccato di estrema gravità» contro l’unità della Chiesa.
Il Papa ha inviato una lettera al superiore generale della Fraternità, don Davide Pagliarani, ricordando che «lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità».
Il presule ha ribattuto a stretto giro sostenendo che sarebbe invece la FSSPX colei che sta facendo «tutto il possibile per ricucire la veste di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con un autentico spirito cattolico».

Gli amici di Ratzinger criticano «l’arroganza spirituale» della FSSPX
(25/06/2026)
«Arroganza spirituale»
Ritorna il paradosso di una piccola comunità che si concepisce più autentica e cattolica della Chiesa stessa, chiamata dalla Provvidenza a correggere la storia.
Un atteggiamento che il card. Gerhard Ludwig Müller ha definito «arroganza spirituale».
Già negli scorsi mesi il presule ratzingeriano aveva detto: «L’affermazione che i lefebvriani siano l’ultimo baluardo della vera cattolicità deve finire una volta per tutte».
Da anni punto di riferimento del mondo tradizionalista, nei giorni scorsi anche il card. Raymond Leo Burke ha dichiarato che non sussiste alcuno “stato di necessità” che giustifichi consacrazioni episcopali senza mandato pontificio.
Ma gli insegnamenti di anarchia tramandati dal padre spirituale della Fraternità, l’arcivescovo scomunicato Marcel Lefebevre, sono geneticamente troppo impressi perché i lefebrviani possano mai aver considerato uno solo di questi richiami.
I prossimi passi
La scomunica scatterà automaticamente (“latae sententiae”) nel momento stesso in cui verranno consacrati i nuovi vescovi.
Sempre il card. Müller durante il Concistorio svoltosi in Vaticano lo scorso weekend ha proposto di creare una struttura di accoglienza per i fedeli e i sacerdoti che lasceranno la Fraternità a seguito dell’atto scismatico.
AGGIORNAMENTO ore 12:00
Durante la cerimonia di consacrazione di questa mattina a Ecône, i nuovi “vescovi” hanno aggirato la risposta alla formula liturgica: “Habetis mandatum apostolicum?”.
All’inizio dell’evento, è stato letto un breve comunicato di don Davide Pagliarani in cui si disconosce l’autorità della Chiesa: «Riteniamo che eventuali pene o censure contro questo atto non abbiano nessun valore».
E’ presente un articolo più recente su quanto accaduto oggi, dove si dimostrano gli abusi liturgici messi in atto dalla Fraternità San Pio X.


















9 commenti a L’astuzia dei lefebvriani: lo scisma era pianificato da mesi
Beh, che fosse preparata da mesi mi sembra di una ovvietà solare, una consacrazione episcopale (quantunque illecita) non è un evento qualsiasi. Non capisco dove stia la meraviglia, quando si vuole organizzare per bene qualcosa non ci si muove due giorni prima.
En passant, ci sarebbe da rilevare che – sempre per gli stessi mesi – il superiore della FSSPX si è visto negare un colloquio con il Papa.
Ingiustamente, a mio avviso: la presunzione di colpevolezza, motivazione alla quale questo articolo allude, non esiste da nessuna parte, e di colloqui il Papa ne ha avuto con altri personaggi ben più eretici e scismatici. La richiesta di Papa Leone XIV di fermarsi è canonicamente giusta, ma inevitabilmente tardiva. E inefficace, temo.
Sarà certamente una ferita per la Chiesa, come ce ne sono tante altre (dalla Germania alla Cina) alle quali però non viene riservata altrettanta severa attenzione. La qual cosa porta acqua al mulino dei sedevacantisti e dei tradizionalisti, dando l’impressione che si parli la lingua del rigore dottrinale e canonico solo con alcuni e non con tutti. Peccato.
Le ricordo che tempo fa, tramite il Card. Fernandez, da Roma è stato proposto alla Fraternità di sospendere le consacrazioni ed iniziare una serie di dialoghi per venirsi incontro, a cui il buon Rev. Pagliarani ha risposto sostanzialmente “non c’è nulla da discutere, le consacrazioni si terranno punto e basta”.
Inoltre le situazioni tedesca e cinese non sono paragonabili, in quanto la consacrazione illecita di vescovi fa scattare automaticamente la scomunica, ma prima di scomunicare attivamente qualcuno la Chiesa ci pensa mille volte. Tant’è che con le eresie propagate dalla FSSPX da decenni a questa parte (vedasi: rifiuto di un Concilio e del magistero di tutti i papi da S. Giovanni XXIII a Leone; dichiarazione di invalidità della Messa di S. Paolo VI e della Cresima con il nuovo rito… Devo continuare?), si arriva alla scomunica solo ora con le consacrazioni episcopali, per quanto ci fosse materiale per una scomunica già da prima.
Allora: il superiore della FSSPX aveva chiesto un incontro con il Papa, non con Tucho. Non mi pare la stessa cosa, tant’è che ora la lettera è del Papa e non sua. Se la situazione era di enorme gravità (e lo è davvero) non mi pare che un incontro, chiarificatore e aperto (anche al fine di scoperchiare le cosiddette “astuzie”) sarebbe stato più che auspicabile. Per esempio si sarebbe potuto obiettare, apertis verbis, sull’urgenza di dette ordinazioni.
Il card. Fernandez, nella sua lettera, non apriva proprio un bel nulla, visto che di fatto metteva come premessa l’accettazione del CVII.
La situazione di Germania (con inviti aperti – e da anni – da parte di alti prelati a disobbedire a quanto scritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica, non mi pare pochino) e Cina (con vescovi, dell’associazione patriottica cinese, ovvero de facto nominati dal partito comunista, mi scusi ancora se è poco, e poi – solo poi – avallati dal vaticano) sono perfettamente sovrapponibili. Cos’altro si dovrebbe aspettare? Se vuole posso continuare anch’io, magari citando le congregazioni (ancora in piedi) di suore abortiste o altre squisitezze simili…
Sul Concilio Vaticano II, a sessant’anni dalla sua conclusione, ancora oggi si discute in maniera controversa sui suoi documenti (anche da parte di chi non è affatto sedevacantista o scismatico), si cita tanto lo “spirito del concilio” ma nessuno ha idea esatta di cosa sia (una specie di araba fenice), ed è singolare che un Concilio Ecumenico autodefinitosi “pastorale” (e non dogmatico) sia esso stesso diventato un surrogato del dogma (al punto che chi lo contesta, anche in parte, viene osservato con occhi sospetti). Traditionis Custodes non ha fatto altro che acuire le fratture, anziché risanarle, considerando di fatto illecita una liturgia (che peraltro io non ho nemmeno mai vista) in uso da secoli, e che ha fatto riavvicinare alla fede molti fedeli e molti seminaristi (cosa che peraltro la lettera del Papa riconosce). Non mi sembra cosa da prendere alla leggera, contando anche sullo sbertucciamento di costoro giusto perché “si adornano di pizzi e merletti” (quelli dei prelati che applaudiscono ai carrozzoni del gay pride, evidentemente sono più alla moda).
La scomunica latae sententiae non è di oggi, è del 1978 mi pare, e a quanto ne so non è mai stata pienamente revocata.
E prima che incominci a darmi del lefebreviano la informo che ritengo la scomunica un atto canonico inevitabile, arrivati a questo punto. Al Papa, per quanto indegno lo si possa ritenere, sulle questioni di fede si obbedisce e basta. E questa lo è: i vescovi li nomina/autorizza lui. Punto.
Obietto però, con la libertà dei figli di Dio, che a questo punto non si sarebbe dovuti arrivare, e certamente una lettera inviata due giorni prima della catastrofe è un palliativo pari all’aspirina davanti alla broncopolmonite. In tempi nei quali in Vaticano si riceveva chiunque (compresa, ultima ma non unica, la papessa omosessuale anglicana), non credo fosse abominevole ricevere anche questi e tentare un dialogo aperto e riconciliatore.
Non è un bel giorno per la Chiesa. Chi si rallegra per l’ordinazione dei vescovi, al pari di chi si rallegra per la scomunica incipiente, fa solo la parte dell’utile idiota del Grande Mentitore.
Sarah Mullally è sposata con Eamonn Mullally.
Già, e sta sul gozzo pure a parecchi anglicani, pensa un po’…
Sebastiano non hai capito l’articolo.
Hai ragione a dire che è evidente che le consacrazioni erano preparate da lunghi mesi, ma il punto è che che quindi la FSSPX ha sempre finto quando chiedeva dialogo e udienze con il Papa perché comunque non avrebbe mai cambiato il sui programma.
A maggior ragione, se il loro era un bluff, andava scoperto subito. L’aver temporeggiato così tanto (come peraltro sta accadendo in altri contesti) non ha fatto altro che incancrenire la situazione.
Il medico pietoso fa la piaga purulenta.
Cosa intendi con “andava scoperto subito”? Il Papa doveva annunciare in piazza san Pietro che Pagliarani stava bluffando? Cerca di restare realista per favore. Se capisci che non c’è niente da fare cerchi perlomeno di non prestarti al gioco sporco, tra l’altro la storia opaca della Fraternità San Pio X e di quel folle di Lefebvre parlano da sole. Hanno sempre creato problemi e sono sempre stati scomunicati, a parer mio la riconciliazione voluta da Ratzinger è stata un errore clamoroso perché li ha solo legittimati senza correggerli.
No, semplicemente doveva concedere loro di essere ascoltati e, di conseguenza, evidenziare pubblicamente i loro errori, ammonendoli altrettanto pubblicamente sulle conseguenze. Ma non due giorni prima. Da subito, quando già da mesi avevano annunciato le nuove “consacrazioni episcopali”.
Si sarebbe evitato, probabilmente, che la FSSPX assumesse l’aura di “resistenti perseguitati” e che tanta gente gli andasse dietro (anche in buonafede)