Gli amici di Ratzinger criticano «l’arroganza spirituale» della FSSPX

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Durissimi interventi del card. Sarah e del card. Müller sulla Fraternità San Pio X (FSSPX): tra arroganza, soggettivismo ed emulazione di Lutero.


 

Si allarga il fronte critico verso la FSSPX.

Tra pochi giorni la Fraternità Sacerdotale San Pio X procederà per l’ennesima volta nella sua storia a consacrazioni episcopali senza mandato pontificio.

Penserà solo alla sua sopravvivenza e ignorerà il monito della Santa Sede sulla conseguente scomunica.

Un atto grave che, come abbiamo già osservato, viene giustificato con motivazioni non idonee.

 

I cardinali e la FSSPX

E’ interessante è le voci più autorevoli contro questa decisione provengono da coloro che sono sempre stati considerati -più a torto che a ragione- i “più vicini” alle istanze tradizionaliste.

Si tratta del card. Robert Sarah e del card. Gerhard Ludwig Müller (il quale dice però di «non essere un sostenitore della vecchia liturgia»).

Due porporati da sempre tra i più vicini a Benedetto XVI.

Sarah è stato creato cardinale da lui stesso ed è stato a lungo tra i collaboratori più fedeli presso la Curia romana.

Müller fu invece scelto direttamente da Ratzinger come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, lo stesso ufficio ricoperto prima di diventare papa.

 


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Sarah alla FSSPX: “No salvezza fuori da Chiesa”

Nel suo appello all’unità, il card. Robert Sarah ha espresso «grave preoccupazione» per il progetto della FSSPX.

Ma ha anche respinto l’argomento secondo cui la (presunta) salvezza delle anime potrebbe giustificare un atto di disobbedienza formale all’autorità della Chiesa.

Anzi, ha precisato, «non c’è salvezza al di fuori della Chiesa».

Dopo aver richiamato alcuni passaggi della costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II, si è detto sconcertato dall’ostinazione del voler «pretendere di condurre le anime alla salvezza per vie diverse da quelle che Dio stesso ci ha indicato».

Il porporato guineano ha confutato direttamente le motivazioni della FSSPX, presenti anche nella lettera in cui l’attuale superiore della Fraternità, don Davide Pagliarani, attribuiva alla Provvidenza la volontà di creare questo scisma.

«Ci viene detto che questo atto è inteso come difesa della Tradizione e dell’integrità del Deposito della Fede», scrive il card. Sarah.

Ma pur constatando i tradimenti di molti prelati alla Tradizione e la presenza di lupi travestiti da agnelli, ciò «non può mai portarci a rinunciare all’obbedienza alla Chiesa».

Rivolgendosi ai responsabili della FSSX, ha aggiunto: «Il bene delle anime non può mai essere servito dalla disobbedienza deliberata».

Vale sempre il richiamo di Sant’Agostino: «Se alcuni pastori o capi sono malvagi, non rifiutate la Chiesa, anche quando siamo feriti dagli scandali: è quella che Cristo ha fondato, e Lui non permetterà mai che perisca. È Cristo stesso che vuole che rimaniamo nell’unità».

 


Il card. Müller e la dura reprimenda ai critici del Concilio
(25/03/2026)


 

“Senza Pietro solo soggettivismo”

La Fraternità si giustifica sostenendo che avrebbe il dovere di fedeltà al Magistero precedente al Concilio, «ma chi può garantircelo se non il Successore di Pietro stesso?», ribatte Sarah.

«Chi ci garantirà che non abbiamo scambiato la nostra opinione per la verità? Chi ci proteggerà dal soggettivismo? Chi ci assicurerà che siamo ancora nutriti dall’unica Tradizione che ci viene da Cristo?».

Non si tratta di papolatria o di partigianeria, precisa il cardinale, ma di «una comprensione soprannaturale dell’obbedienza canonica, che garantisce il nostro legame con Cristo stesso».

«Questa», scrive, «è l’unica garanzia che la nostra lotta per la fede, la morale cattolica e la tradizione liturgica non sfoci nell’ideologia. La protezione più sicura contro l’errore e l’eresia rimane il nostro attaccamento soprannaturale e canonico al Successore di Pietro».

In conclusione, scrive Sarah: «Cristo non ci comanderà mai di rompere l’unità della Chiesa».

 

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Il card. Müller: “Anacronismo, no Tradizione”

Il card. Gerhard Ludwig Müller era invece già intervenuto in precedenza, contestando la FSSPX e i critici del Concilio.

Mai però con la stessa risolutezza come in una recente intervista in tedesco.

Müller ha innanzitutto ribaltato le critiche dei lefebvriani alla libertà religiosa, all’ecumenismo e alla riforma liturgica presenti nel Concilio Vaticano II.

Senza risparmiare tocchi di ironica, il cardinale ha spiegato che si tratta di posizioni piuttosto «anacronistiche» e solo falsamente fedeli alla Tradizione.

Ha quindi ricordato che la FSSPX non ha mai raggiunto «la piena reintegrazione canonica» dopo la scomunica del fondatore, Marcel Lefebvre, «poiché la Fraternità si è aggrappata alle sue accuse contro il Concilio Vaticano II».

La revoca della scomunica di Benedetto XVI, ha spiegato il teologo tedesco, era motivata dalla speranza di conversione da parte della FSSPX, ma «non aveva previsto che alcuni avrebbero interpretato la sua grande concessione come un segno di debolezza».

 

L'”arroganza spirituale” della FSSPX

L’ex prefetto di Ratzinger arriva esplicitamente a criticare la FSSPX di «arroganza spirituale» nel voler imporre le sue condizioni al Papa.

Una comunità tradizionalista, dice, che intende rimanere a distanza «finché i milioni di cattolici che hanno ceduto al modernismo, insieme a migliaia di sacerdoti e vescovi e all’attuale Papa, non saranno tornati a quella Chiesa che la FSSPX, in quanto santo residuo dell’unica vera Chiesa cattolica, ha preservato».

Chiunque ragioni così, aggiunge, «non può essere un buon cattolico» in quanto sottopone «le affermazioni vincolanti del Magistero della Chiesa ai propri criteri soggettivi».

I lefebvriani non sono certo i primi ad opporsi a un concilio e ritenersi “più cattolici” degli altri.

La storia insegna che sono già stati preceduti dai monofisiti, che affermavano di essere fedeli al Concilio di Efeso (431) e all’insegnamento del Padre della Chiesa Cirillo di Alessandria mentre rigettavano l’insegnamento del Concilio di Calcedonia (451), che insegnava invece l’unità della natura divina e umana di Cristo nella persona divina del Figlio all’interno della Trinità.

 


La FSSPX e i nuovi vescovi: ritorna l’errore di Lutero
(10/03/2026)


 

“Che differenza c’è con Lutero?”

Esattamente come aveva osservato UCCR, anche il card. Müller riscontra l’ombra del padre della Riforma protestante nel modus operandi della Fraternità San Pio X.

«La FSSPX», afferma ad un certo punto, «dovrebbe spiegare la differenza tra la sua posizione e quella di Lutero durante la Disputa di Lipsia (1519), quando rompendo l’unità della Chiesa e minandone l’autorità disse: “Anche i concili possono errare!”».

Se i lefebvriani avessero ragione sarebbe un disastro, conclude il card. Muller.

Cioè, se davvero si riconoscesse un’ulteriore autorità basata su sentimenti e soggettivismo per determinare quali concili sono o meno validi, allora crollerebbe «l’intera ermeneutica della fede cattolica sviluppata già da Ireneo di Lione contro gli gnostici, ovvero i sapientoni di tutti i tempi».

E’ inconcepibile pensare che «singoli gruppi» tramite «ordinazioni episcopali illegali assicurino la sopravvivenza della Chiesa, promessa fatta da Gesù all’apostolo Pietro, che egli considera la roccia della sua Chiesa».

 

Le uniche soluzioni per la FSSPX

Così, l’unica soluzione per Müller è che:
1) La FSSPX «non rimanga confinata nella propria cerchia e non presuma di dettare al Papa le condizioni per la sua piena reintegrazione nella Chiesa cattolica»;
2) La FSSPX riconosca «l’insegnamento della Chiesa nella sua interezza, compresi i decreti del Concilio Vaticano II»;
3) La FSSPX, «in conformità con il Concilio Vaticano I, al quale si appella così prontamente, riconosca che non si può essere pienamente cattolici senza la piena comunione con Papa Leone XIV»;
4) La FSSPX smetta di considerarsi «una Chiesa locale che può rivendicare uno status speciale», riconoscendosi come «una semplice e libera associazione di sacerdoti e fedeli»;
5) La FSSPX smetta di considerarsi «un baluardo contro i presunti errori che, a loro avviso, vengono promossi o tollerati da Roma», anche perché «da un punto di vista teologico è difficile comprendere da dove derivino e rivendichino la loro funzione di supervisione sul Papa».

 

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Autore

La Redazione

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