L’universo è finemente calibrato: lo dice la maggioranza dei fisici

universo calibrato

L’universo è perfettamente calibrato per permettere la vita: emerge da un sondaggio tra fisici. Ma ciò non richiederebbe spiegazioni.


«Questo è un universo che doveva già sapere che saremmo arrivati».

Così ha scritto1O. Gingerich, “Cercando Dio nell’Universo”, Lindau 2007, pp. 23-24 il celebre astronomo di Harvard, Owen Gingerich.

Pur senza giustamente presentarla come una prova dell’esistenza di Dio, Gingerich riconobbe che l’evidenza di un universo straordinariamente congeniale alla comparsa della vita intelligente era perfettamente coerente con la sua visione teistica.

La maggior parte dei fisici in un recente sondaggio ha riconosciuto questo fenomeno come innegabile, pur rifiutandosi di interpretarlo.

 


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Universo calibrato, cosa vuol dire?

Ma cosa si intende esattamente per “calibrazione fine” dell’Universo (o “sintonizzazione fine”)?

Con questa espressione si indica una scoperta della fisica moderna: numerose costanti fondamentali della natura – come l’intensità della forza gravitazionale, delle interazioni nucleari o il valore della costante cosmologica – sembrano collocarsi all’interno di intervalli estremamente ristretti.

Se tali valori fossero stati anche solo leggermente diversi, l’Universo non avrebbe potuto sviluppare stelle stabili, elementi chimici complessi, pianeti e, in ultima analisi, forme di vita cosciente.

Questa incredibile calibrazione non è ciò che ci si aspetta dalla materia bruta e apre inevitabilmente il dibattito se sia il prodotto di una mente intelligente.

 


Le costanti fisiche e la precisa calibrazione a favore della vita
(03/07/2025)


 

Il dibattito sul fine-tuning

Di recente il tema è stato al centro di un lungo confronto (quasi tre ore) nel podcast “Unbelievable?” tra il filosofo della scienza Stephen C. Meyer e il divulgatore scientifico Phil Halper.

Meyer è uno dei principali esponenti del controverso movimento statunitense del Disegno Intelligente, mentre Halper è noto per il suo approccio scettico nei confronti delle interpretazioni finalistiche della natura.

Nel corso della discussione, il moderatore Justin Brierley ha chiesto a Halper quale fosse, a suo giudizio, la spiegazione più convincente della sorprendente sintonizzazione delle costanti cosmiche.

Per rispondere, il divulgatore ha richiamato i risultati di un’importante indagine.

Ha dichiarato di aver ricevuto «circa 1.700 risposte sulle possibili spiegazioni della sintonizzazione fine dell’universo» e la più votata è stata che «le costanti della natura sono fatti innegabili che non necessitano di ulteriori spiegazioni».

La maggior parte dei fisici intervistati si è quindi rifiutata di fornire una spiegazione. Ma questa non è una risposta.

L’interlocutore, S.C. Meyer ha prontamente replicato: «Se una sezione di un software dovesse essere calibrata con estrema precisione per produrre un determinato output», ha osservato, «diremmo che tale configurazione è semplicemente una caratteristica intrinseca del sistema oppure tenderemmo ad attribuirla al programmatore?».

 


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Universo calibrato: parola ai fisici

Il sondaggio è stato condotto durante una conferenza internazionale organizzata dal Niels Bohr Institute di Copenaghen e dall’American Physical Society.

Certifica che la maggior parte dei più importanti fisici riconosce come dato di fatto innegabile che l’universo sia finemente calibrato.

Lo studio è stato pubblicato nel 2025 e la domanda era: «Quale spiegazione rende conto dei valori delle costanti fondamentali della natura e delle coincidenze antropiche.

Le risposte sono state: il multiverso (24%), una selezione darwiniana cosmologica (10%), la necessità fisica (9%), la spiegazione di un progetto intelligente (3%).

La maggior parte delle preferenze (33%) è stata che i valori delle costanti fondamentali sono semplicemente dei fatti ultimi della realtà che non richiedono ulteriori spiegazioni.

Nessuna illusione, nessun problema mal posto: la calibrazione fine è un dato di fatto.

 

universo calibrato

 

L’opera del naturalismo metodologico

La maggioranza dei fisici ritiene però che il fenomeno non richieda alcuna spiegazione ulteriore.

Eppure la domanda stessa presuppone che vi sia qualcosa da spiegare nei valori delle costanti fondamentali.

Questo impasse è spiegabile se si ricorre al naturalismo metodologico, cioè l’esclusione a priori del finalismo come spiegazione. Per uno scienziato è metodologicamente l’approccio corretto ma questo genera inevitabilmente il paradosso di cui stiamo parlando: scienziati che si rifiutano di spiegare.

Qualche mese fa il filosofo della scienza Roberto Fumagalli (King’s College London) ha pubblicato uno studio dimostrando proprio che la “sintonizzazione fine” delle costanti fisiche richiede necessariamente una spiegazione.

Dopo aver analizzato le varie obiezioni -come il ricorso al multiverso o l’idea che le costanti siano semplicemente “brute facts”-, ha mostrato che queste posizioni non riescono a eliminare la questione della spiegazione, che resta un tema filosoficamente legittimo.

 


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Premi Nobel più coraggiosi

Eppure, illustri colleghi hanno avuto molte meno remore.

Se per il premio Nobel Arno Penzias «il delicato equilibrio necessario a fornire esattamente le condizioni richieste per la vita sembra suggerire un piano sottostante, si potrebbe dire soprannaturale»2citato in H. Margenau, R. Varghese, “Cosmos, Bios and Theos”, La Salle 1992, p. 83, per Charles Townes, anch’egli premio Nobel, «è necessaria una spiegazione di tipo religioso o metafisico»3citato in H.F. Schaeffer III, “Stephen Hawking, the Big Bang and God”, 1994.

Il celebre astronomo Fred Hoyle arrivò persino a sostenere che i dati della fisica davano l’impressione che «un superintelletto abbia manipolato la fisica».

 

Fino a che punto è metodologicamente soddisfacente arrestare la catena esplicativa proprio in corrispondenza di parametri così sorprendentemente calibrati, quasi fossero lì ad aspettarci?

La scelta di considerare le costanti come dati bruti è legittima sul piano operativo della scienza, ma non elimina la domanda filosofica circa il loro significato.

Autore

La Redazione

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2 commenti a L’universo è finemente calibrato: lo dice la maggioranza dei fisici

  • Sergio- ha detto:

    Il celebre astronomo Fred Hoyle arrivò persino a sostenere che i dati della fisica davano l’impressione che «un superintelletto abbia manipolato la fisica».

    Certo: la creazione, nella sua perfetta logica, nel suo logico òrdine, rimanda “ovviamente” a Dio, al Creatore. “Se”: se però non c’è di mezzo qualcosa di personale, che “costringe” a non credere.
    O meglio: ad affermare di non credere.
    Il problema dell’ateo, che si arrampica sugli specchi per negare quel che con la logica nessuno può negare, è che deve costruire una sorta di spiegazione “intellettuale”, mentre al di sotto c’è qualcosa di personale.
    L’impossibilità-incapacità di ammetterlo, lo porta alle assurdità ateistiche.
    Per dirne una: la buonanima della professoressa Hack era arrivata a sostenere che l’universo non nasce dal nulla, perchè all’interno del nulla ci sono “stringhe quantistiche” che si evolvono fino all’universo, fino all’uomo.
    Insomma: il nulla non è proprio “nulla”.
    Pace all’ànima sua.
    Prendo esempio da lì per dire che non è possibile interagire in alcun modo con l’ateismo di questo tipo: si presenta come razionale (!), per nascondere altro.

  • G.B. ha detto:

    Il multiverso non è verificabile sperimentalmente (se esistono altri universi sono totalmente separati dal nostro quindi non c’è modo di saperlo), quindi non è una teoria scientifica.
    La “selezione naturale cosmologica” è un concetto privo di senso. La selezione naturale avviene tra individui in competizione tra loro per la riproduzione, chi vince continua la specie, chi perde si estingue. Di universo ce n’è uno solo fino a prova contraria, e di certo non fa figli.
    E meno male che questi sono scienziati.