San Paolo: le donne tacciano in assemblea. Lo disse davvero?
- Ultimissime
- 31 Mar 2026

La studiosa Robin Walsh e tre soluzioni alle parole di Paolo: “Le donne tacciano nelle assemblee”. Frase che contrasta con l’insegnamento paolino.
Più volte ci siamo occupati della famosa esortazione di San Paolo: «Le donne tacciano nelle assemblee, perché non è loro permesso parlare».
E’ uno dei testi più dibattuti e difficili del Nuovo Testamento, contenuto nella Prima Lettera ai Corinzi (cap. 14,34-36).
Gli studiosi non si capacitano di fronte a queste parole perché sembrano contrastare direttamente altri insegnamenti paolini e le evidenze stesse della vita della Chiesa primitiva.
Nella stessa Lettera, Paolo riconosce ad esempio che le donne pregano e profetizzano in chiesa (1 Corinzi 11,5), il che renderebbe incoerente l’interpretazione più rigida del silenzio totale.
La studiosa scettica si occupa di San Paolo
L’ultima ad essersi occupata della questione è la studiosa Robin Walsh, associata di Nuovo Testamento presso l’Università di Miami.
Di lei abbiamo già parlato in passato, sottolineando il fatto che pur avendo un approccio scettico verso le fonti cristiane dimostra ottime doti divulgative.
Walsh si dimostra dubbiosa sul fatto che Paolo abbia davvero pronunciato quelle parole perché «presenta una visione più egualitaria ed è generalmente inclusivo nei confronti delle donne, le menziona come aventi ruoli nella chiesa. Sembra strano che improvvisamente dica che devono tacere».
Allora come spiegare il passo? La studiosa propone tre soluzioni.
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1) Un ammonimento legittimo?
Innanzitutto, Walsh osserva che il capitolo in cui è contenuto il passo controverso di Paolo di Tarso verso le donne si focalizza sulla gestione dell’ordine nella liturgia. L’apostolo discute di doni spirituali come la profezia e le lingue, e insiste affinché ogni cosa avvenga in modo decente e ordinato.
Se ricordiamo che nella cultura greco-romana l’assemblea come luogo vocale e pubblico era dominata da uomini, la studiosa spiega che non dovremmo sorprenderci che le donne potessero farsi immediatamente notare interrompendo o parlando fuori turno e Paolo avrebbe potuto reagire proprio a quel problema di ordine, non a una dottrina permanente sulla loro presenza.
«Forse», afferma Robin Walsh, «Paolo sta dicendo che, in questa specifica situazione, se alcune donne stavano cercando uno status attraverso il parlare in lingue, avrebbero dovuto semplicemente calmarsi, nel senso di ridimensionare quell’attività frenetica».
2) Il brano non è autentico?
La seconda soluzione è quella abbracciata da molti altri studiosi e di cui abbiamo già parlato in un altro articolo.
Il passo probabilmente non è autentico e si tratterebbe di un’interpolazione da parte dei copisti.
«Qualcuno, in un contesto successivo (ad esempio nel II secolo)», afferma la studiosa americana, «avrebbe inserito queste righe nelle lettere di Paolo per affrontare una situazione nella propria comunità, magari con l’intento di ridimensionare l’autorità delle donne». Si sarebbe usata l’autorità di San Paolo attribuendogli un comando che non era suo.
Sul piano testuale, molti studiosi osservano che alcuni manoscritti antichi spostano questi versetti alla fine del capitolo, segno tipico di glossature o interpolazioni.
3) Un passaggio spostato o mal compreso?
La terza soluzione è che alcune parti del testo potrebbero essere autentiche, ma altre mal comprese o spostate nel testo.
In conclusione Robin Walsh opta per la prima soluzione, pur non negando la possibilità che «il testo abbia subito modifiche o spostamenti».
In definitiva, la questione resta oggetto di dibattito accademico e teologico.
Alcuni vedono in 1 Corinzi 14,34-36 un riflesso delle norme culturali del tempo, altri una soluzione pragmatica a un problema locale, altri ancora ritengono che il testo, o parte di esso, possa non essere originale di Paolo.
Quel che è certo è che, il corpus paolino, come ricordò il celebre studioso Romano Penna, nel suo insieme non presenta affatto una negazione della partecipazione femminile alla vita ecclesiale.


















15 commenti a San Paolo: le donne tacciano in assemblea. Lo disse davvero?
Stimati redattori di UCCR,
Ho sempre apprezzato i vostri contenuti per la loro qualità ed esattezza. Questo mio apprezzamento mi conduce a scrivere un commento a questo articolo.
Iniziamo dal passo in questione. Si tratta di un passo autentico (onestamente, non mi piace che se ne metta in dubbio l’autenticità) e non deve essere interpretato come espressione di un dato culturale (come, del resto, i versetti sulla sottomissione muliebre [1]). A dirlo è la stessa Chiesa:
“Nondimeno, il divieto fatto da Paolo alle donne di « parlare » nell’assemblea (cfr. 1 Cor 14, 34-35; 1 Tm 2, 12) è di natura differente. E gli esegeti ne precisano il senso così: l’Apostolo non s’oppone per nulla al diritto, che riconosce peraltro alle donne, di profetizzare nell’assemblea (cfr. 1 Cor 11, 5); la proibizione riguarda unicamente la funzione ufficiale d’insegnare nell’assemblea cristiana. Una tale prescrizione, per San Paolo, è legata al piano divino della creazione (cfr. 1 Cor 11, 7; Gen 2, 18-24); difficilmente vi si potrebbe vedere l’espressione di un dato culturale.” (DICHIARAZIONE CIRCA LA QUESTIONE DELL’AMMISSIONE DELLE DONNE AL SACERDOZIO MINISTERIALE).
Inoltre, mi permetto di mettere in dubbio la seguente proposizione della docente: “San Paolo offre una visione più egualitaria.” Se per “egualitarismo” s’intende dire che sia il maschio, sia la femmina, essendo entrambi uomo (“homo”), creati ad immagine e somiglianza di Dio, sono dotati di uguale dignità, la quale proviene dalla loro natura razionale, allora non ci sono problemi. Questo, oltre ad essere ribadito dal Magistero posteriore al Concilio Ecumenico Vaticano Secondo [2], è insegnato anche dai precedenti pontefici (e.g. Pio XII e Pio XI), i Dottori della Chiesa (e.g. san Tommaso d’Aquino), i Padri della Chiesa (e.g. san Giovanni Crisostomo) e le stesse Sacre Scritture (Gal 3:28).
Se, invece, “egualitarismo” significa che uomo e donna sono uguali non solo nella dignità, ma anche nei ruoli, allora la proposizione è problematica.
Detto questo, auguro Loro una serena Settimana Santa.
Il Signore dia Loro pace,
Theophilus Italicus
Note: [1] Che il verso “[m]ulieres viris suis subditae sint, sicut Domino” non sia il frutto di un’espressione culturale lo ribadisce, oltre la Tradizione della Chiesa, anche un “recente” intervento di Papa Pio XII (https://www.catholicculture.org/commentary/orthodox-reading-mutual-subjection-in-marriage/).
[2] Uso il Concilio Ecumenico Vaticano Secondo come punto di riferimento per dimostrare che la Chiesa non è cambiata dopo tale evento.
Grazie per il commento molto interessante ma credo che l’ipotesi della non autenticità sia solo una che gli studiosi avanzano, mentre altri cercano di interpretare il passo per capire meglio perché si discosta tanto dagli altri insegnamenti di Paolo, che poi è quello che fa anche l’ex Sant’Uffizio nel brano da te citato.
Sul mettere in dubbio dei passi evangelici può anche non piacere ma è ciò che fanno da secoli i più grandi studiosi cattolici. I Vangeli non sono il Corano, non è un testo dettato direttamente da Dio e chiunque sa perfettamente che contengono materiale storico e autentico e materiale redazionale, gli studiosi lo sanno perfettamente e sanno anche scindere tra brani autentici e brani aggiunti secondariamente. Non vedo qual è il problema onestamente
Egregio signore o gentile signora,
La ringrazio per il Suo elogio e la Sua risposta, la quale genera diversi interrogativi.
In primo luogo, Lei afferma che un gruppo di studiosi dubiterebbe dell’autenticità di questo verso: la Chiesa approva o censura tale dubbio?
Secondariamente, si menziona un secondo gruppo di studiosi che cercherebbe di comprendere perché tale verso insegni una dottrina che si discosterebbe dagli altri insegnamenti di san Paolo.
Tuttavia, tale affermazione si basa su di una premessa fallace: una cosa è l’uguaglianza nella dignità, la quale si basa sulla stessa natura razionale dell’uomo, creato maschio e femmina a immagine e somiglianza di Dio; un’altra cosa è l’uguaglianza nei ruoli, la quale è un errore rigettato dalle Sacre Scritture, dalla Tradizione della Chiesa e dal suo Magistero, sia “Pre-” sia “Post-” Concilio Ecumenico Vaticano Secondo, come testimonia, tra gli innumerevoli documenti, l’esortazione apostolica “Familiaris Consortio”).
Infine, Lei dichiara che da secoli i più grandi studiosi di fede cattolica che metterebbero in dubbio l’autenticità. In questo caso, ci si pone la stessa domanda del primo punto: la Chiesa ha approvato o censurato tale dubbio?
In attesa di una Sua risposta, rinnovo i miei auguri.
Cordiali saluti,
Theophilus Italicus
Ma la “Chiesa” non è un’entità a se stante. A chi ti riferisci? Chi si occupa delle fonti cristiane sono gli studiosi non “la Chiesa”.
La Chiesa come organismo e comunità prende poi atto del responso degli esperti su tematiche tecniche come la storicità delle fonti cristiane, così come prende atto della legge di gravità, del cambiamento climatico ecc.
A me da molto fastidio perchè falso e illogico, il fatto che questi “nuovi studiosi” tornino a ribadire robe vecchie di secoli, col vantaggio della facilità divulgativa data dai social, oggi si appropriano di dubbi sollevati praticamente da sempre…
Data la facilità odierna di studiare mediante il web, sarebbe necessario almeno che i divulgatori o studiosi mettano bocca in una controversia solo quando possono offrire una soluzione che almeno loro stessi sottoscrivono, a costo della loro “fama”. Troppo facile continuare a buttare dubbi (vecchissimi) facendosi passare per chissà quale studioso, ma poi non avere coraggio di trarre delle conclusioni. è un comportamento molto furbo e vigliacco, volto in fin dei conti solo a farsi appunto una fama. Andate a prendervi uno dei migliaia di libri si esegeti biblica disponibile ovunque e vedrete quante possibili ipotesi di interpolazioni gli studiosi hanno posto da anni e anni…
Non ho questa tua lettura…la cultura va divulgata sempre usando i mezzi disponibili in una data epoca, non è che non si può più interpretare un testo solo perché e è già stata data un’interpretazione 100 anni fa. E non sempre è facile dare delle conclusioni, piuttosto si lavora per ipotesi e si confrontano tra loro. Non è furbo o vigliacco è il lavoro dello studioso
Caro mio, non hai capito nulla di quello che ho scritto. 🙂
Il mio commento è in linea con la scienza, con lo studio, con la deontologia; esistendo già fior di studiosi che hanno pubblicato da anni e anni e i libri sono a disposizione di tutti, dubbi o letture diverse sul dato passo, è FURBO, SBAGLIATO, DEONTOLOGICAMENTE SCORRETTO, fare passare per proprie delle idee, e questo lo si fa non citando chi prima di te ha sviluppato o avanzato tali ipotesi, e questo vale anche per l’articolo del giornale che fa passare questa tipa per chissà che. Se hai pazienza guarda che faccio, ti incollo due domande fatte alla chatgpt: copio e incollo le due domande fatte alla ai e le sue risposte.
– la frase di S. Palo a proposito delle donne che devono tacere in assemblea è mai stata oggetto di studi e qualcuno l’ha mai messa in discussione?
Sì — moltissimo. Quella frase di Paolo di Tarso (“le donne tacciano nelle assemblee”, 1 Corinzi 14,34-35) è uno dei testi più discussi di tutta la Bibbia.
Non solo è stata studiata: è stata reinterpretata, contestualizzata e anche messa in dubbio da molti studiosi. Ti riassumo le principali posizioni
1. Il problema: sembra contraddire Paolo stesso
Nella stessa lettera Paolo dice che:
le donne pregano e profetizzano in assemblea (1 Cor 11,5)
Quindi:
da una parte parlano
dall’altra devono tacere
Questa tensione è riconosciuta anche da documenti ufficiali della Chiesa: il passo “solleva difficoltà” e va interpretato nel contesto
2. Interpretazione più diffusa oggi: contesto locale
Molti biblisti pensano che:
Paolo non stia dando una regola universale
ma risponda a problemi concreti nella comunità di Corinto
Ad esempio:
disordine nelle assemblee
interventi caotici (uomini e donne)
domande o interruzioni inappropriate
In questo senso:
“tacciano” = “non interrompano / non creino disordine”
vale anche per altri gruppi, non solo per le donne
⚖️ 3. Interpretazione liturgica specifica
Secondo un’altra linea (anche cattolica ufficiale):
Paolo non vieta alle donne di parlare in generale
ma di svolgere una funzione precisa (es. giudicare le profezie in assemblea)
Quindi:
non è silenzio assoluto
ma limitazione di ruolo in quel contesto
4. Ipotesi radicale: non è di Paolo
Alcuni studiosi hanno proposto che:
questi versetti siano una aggiunta successiva (glossa)
Motivo:
si inseriscono male nel testo
interrompono il discorso
Questa ipotesi esiste davvero nella ricerca, anche se:
non è la posizione dominante
5. Letture moderne (teologia contemporanea)
Molti studiosi oggi sottolineano che:
Paolo altrove collabora con donne leader (Febe, Prisca, ecc.)
riconosce loro ruoli attivi nelle comunità
Quindi il versetto:
non può essere letto come divieto universale e permanente
ma va interpretato storicamente e culturalmente
Conclusione
✔️ Sì, quel passo:
è stato ampiamente studiato
è molto discusso
non è interpretato in modo letterale da molti studiosi moderni
Le principali letture oggi sono:
contesto locale (la più diffusa)
limitazione funzionale, non assoluta
possibile aggiunta successiva (minoritaria)
Se vuoi, posso anche spiegarti come è stato usato nella storia (Medioevo, Chiesa moderna, ecc.) o cosa ne pensano oggi diverse confessioni cristiane
da che anni è stata messa in dubbio l’autenticità, o almeno ci sono stati studiosi che l’hanno fatto?
Sì, l’autenticità di 1 Corinzi 14,34-35 (il passo “le donne tacciano nelle assemblee”) è stata messa in dubbio da diversi studiosi — e questo non è un fenomeno recentissimo, ma risale già al XIX secolo.
️ Quando nasce il dubbio
Le prime vere discussioni critiche compaiono tra fine ’800 e inizio ’900, nel contesto degli studi storico-critici sul Nuovo Testamento.
Studiosi dell’area tedesca e anglosassone iniziano a notare:
tensioni interne nel testo
problemi di coerenza con altri passi di Paolo di Tarso
Quindi: già oltre 100 anni fa si ipotizza che il passo possa non essere originale.
Sviluppo nel XX secolo
Nel Novecento la questione diventa molto più esplicita.
Tra gli studiosi più citati:
Gordon D. Fee (anni ’70–’80)
Uno dei più influenti sostenitori dell’idea che il passo sia un’interpolazione (cioè aggiunto dopo)
Philip B. Payne (fine ’900 – oggi)
Ha sviluppato ulteriormente questa tesi con analisi testuali e manoscritti
Perché è stato messo in dubbio
Gli studiosi notano soprattutto:
1. Problemi nel flusso del testo
Se togli quei versetti:
il discorso di Paolo fila meglio e senza interruzioni
2. Varianti nei manoscritti
In alcuni antichi manoscritti:
i versetti compaiono in posizioni diverse
Questo è un segnale tipico di possibile aggiunta successiva.
3. ⚖️ Contraddizione interna
Come già detto:
in 1 Cor 11 Paolo ammette che le donne parlano
in 14 sembra vietarlo
Questo ha spinto alcuni a pensare:
non può essere la stessa mano
⚠️ Ma attenzione (punto importante)
Questa teoria:
esiste ed è rispettata
ma non è maggioritaria
La maggior parte degli studiosi oggi pensa che:
il testo sia autentico
ma vada interpretato nel contesto storico e locale
In sintesi
Primi dubbi: fine XIX secolo
Sviluppo forte: XX secolo
Studiosi chiave: Fee, Payne
⚖️ Stato attuale:
ipotesi dell’interpolazione → minoritaria ma seria
interpretazione contestuale → più diffusa
Paolo dice che le donne pregano e profetizzano in assemblea, non sta dicendo che le donne possono pregare e profetizzare in assemblea, si limita a registrare un dato di fatto della comunità cristiana del tempo, così come quando diceva che i Romani si sodomizzavano tra loro non stava dicendo che potessero sodomizzarsi 😀
Ed infatti aliunde condanna questo brutto andazzo e dice che le donne devono smettere di farlo e starsene zitte 😀
Il tuo commeno non c’entra nulla con quanto ho detto, io qui non sto discutendo in merito alla questione ma della storia degli studi sul testo… signori ma cercate di capire bene prima di rispondere… Io stesso faccio molti errori di battitura ma quello è un conto, fraintendere completamente l’argomento e il senso di un commento e altro. Lo dico con rispetto e con il sorriso. 🙂
Veramente non l’hai detto tu ma la AI e io facevo solo rispettosamente notare che non c’è alcuna contraddizione nel prender atto da una parte che una cosa accade e nell’adoperarsi dall’altra che questa cosa non accada più 😀
Non essere così permaloso suvvia 😀
è evidentemente questo il livello di chi legge questo giornalo/blog. ed è anche un campione del cristiano medio suppongo…
Ciao
Non ho mai capito perchè è così difficile capire che il sacerdozio solo maschile nono solo non è discriminatorio ma è addirittura riparativo. Oltre che per innumerevoli altre ragioni l’uomo, in questo caso umano di sesso maschile ha un problema naturale invincibile, non potrà mai generare la vita materiale e a me sembra piuttosto logico che Dio compensi questa mancanza con la possibilità dell’uomo di dare la vita spirituale o quanto meno “gestarla” in un certo senso. Il potere delle donne nella società, ancor più quella attuale, è enorme avendo diritto di vita e di morte sul nascituro e l’uomo, il maschio invece?
Non è una questione di rivendicazioni sia chiaro ma è una visione abbastanza semplice, alle donne il ruolo di generare il nascituro agli uomini (in tal senso maschili) il compito, il ruolo di esempio (che è un ruolo pesante) e di guida (sebbene la pedagogia morale e dottrinale è stata forgiata anche con il contributo femminile come quelle di Teresa d’Avila, Caterina da Siena, Teresa di Lisieux e Ildegarda di Bingen dottoresse della Chiesa oltre che dalle numerosissime Sante). Dalle mie parti si dice che il setaccio deve fare avanti ed indietro per funzionare e non si possono chiedere ruoli paritari senza tenere conto anche delle che pur ci sono…
Peraltro manifestazioni per l’accesso delle donne alla professione di muratori non ne vedo in giro e non perchè una donna non potrebbe tirare su un muro ma perchè li entra in gioco anche il piano fisico (checchè ne dicano certe federazioni sportive).
La donna non è solo madre (tu partorirai…), certamente ma nemmeno l’uomo è solo lavoro (tu lavorerai…). Uguale dignità, bene l’eguaglianza anche nei posti apicali della società ma la famiglia assegna al madre un ruolo preminente e nella chiesa è stato assegnato al maschio. Amen
Sono d’accordo con te sul sacerdozio esclusivamente maschile ma non capisco cosa c’entri con il passo paolino di cui parla l’articolo 🙂
Esatto, ruolo preminente che da per qualche millennio è consistito nel sottostare alla patria potestà del marito 😀
Quel brano sembra quasi scritto oggi per mettere combattere i tentativi di minare le fondamenta della Chiesa stessa introducendo il diaconato ed il sacerdozio femminile.