Pio XII e la Shoah: quali silenzi? «Ecco cosa ho scoperto»

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L’intervista di UCCR allo storico Pier Luigi Guiducci (Pontificia Università Lateranense) sull’ultimo libro: “Pio XII e la shoah. Quali silenzi?” (EduCatt 2025)


 

Quali “silenzi“?

E’ questo il titolo dell’ultimo, imperdibile, volume di Pier Luigi Guiducci, già segnalato nella nostra rubrica delle migliori recenti pubblicazioni.

Il prof. Guiducci è un noto giurista e storico italiano, insegna Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Lateranense e la Università Pontificia Salesiana, ed è anche docente di Diritto della sicurezza sociale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Ma è anche uno dei massimi esperti internazionali del rapporto tra Pio XII e la Shoah avendo contributo a smontare la penosa leggenda nera creata attorno a Papa Pacelli.

Segnaliamo, tra gli altri, il volume: Oltre la leggenda nera. Il Vaticano e la fuga dei criminali nazisti (Mursia 2015).

In occasione dell’uscita del suo libro, UCCR gli ha rivolto qualche domanda.

 


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L’intervista allo storico Pier Luigi Guiducci

DOMANDA – Professore, può descrivere alcuni dei documenti più significativi scoperti durante la sua ricerca?

RISPOSTA – Le iniziative segrete vaticane trovano origine negli anni in cui Pacelli era Nunzio.

La rete si crea attraverso sacerdoti e laici. Oggi abbiamo negli archivi delle diocesi tedesche diversi documenti che attestano una comunicazione di resistenza alle idee del nazismo e di indicazione umanitaria. Nel periodo bellico la rete di collegamenti arrivò anche all’interno dei servizi di intelligence.

Il problema di base rimase sempre uno: come agire in un contesto ove era pure presente un consenso a Hitler? E come attuare operazioni umanitarie senza essere colpiti da forze dell’ordine e da collaborazionisti?

In tale contesto la ricerca storica sugli organismi assistenziali ha mosso vari passi avanti grazie anche alle ricerche storiche attuate nei processi di canonizzazione e nei procedimenti per il titolo di “Giusto tra le Nazioni” (vari archivi).

In Germania si possono ricordare, ad esempio, le figure di Gertrud Luckner: arrestata, riuscì a sopravvivere nel campo di Ravensbrück. E quella di Margarete Sommer, collaboratrice del Beato mons. Bernardo Lichtenberg.

 

La disinformazione di Radio Mosca

DOMANDA – Nel suo libro accenna a processi di disinformazione legati alle operazioni naziste e staliniane. Di cosa si tratta?

RISPOSTA – Soprattutto dall’inizio dell’invasione della Polonia tutta la politica del III Reich fu orientata a “tagliare” ogni collegamento con la Chiesa cattolica.

Da qui una serie di divieti e di imposizioni di cui si è riusciti a conservare copia presso l’Istituto Storico di Varsavia e altre località. Occorreva però trovare un modo per “isolare” maggiormente i cattolici, presenti in alta percentuale.

Per questo motivo si costruirono messaggi ove la figura del Papa era descritta come quella di un’autorità morale che aveva rinunciato a ogni ruolo umanitario. Il Pontefice quindi aveva “abbandonato” i fedeli.

Anche la politica staliniana non fu da meno. Per Mosca era urgente eliminare la Chiesa Cattolica in Ucraina e rafforzare al contrario quella ortodossa legata a Stalin.

Per giustificare tale manovra si scelse di trasmettere messaggi ove il Papa era presentato come una figura debole, inerte, paurosa. A Radio Mosca venne affidato il compito di trasmettere i citati messaggi. Di tale operazione esistono le registrazioni.

 

DOMANDA – Questo ha influenzato la percezione storica del pontificato di Pio XII?

RISPOSTA – Sì, queste leggende nere sono riuscite in tempi successivi a creare un clima di sospetto, di sfiducia, di avversione, verso Pio XII.

Solo in tempi recenti è stato possibile dimostrare le diverse operazioni politiche attivate per reagire a posizioni vaticane: la condanna di Pio XII del materialismo ateo da una parte; e il sostegno del Pontefice a uno status internazionale di Gerusalemme e a una divisione della Palestina in due Stati.

 

Il “silenzio” degli alleati

DOMANDA – Che tipo di inerzia c’è stata da parte di vari governi davanti al nazionalsocialismo e quali comportamenti equivoci si sono verificati dopo la fine della guerra?

RISPOSTA – Il movimento nazionalsocialista tedesco poteva essere fermato all’inizio del suo nascere.

Alcuni governi europei ritennero però più utile una politica di “accomodamento” al fine di mantenere la pace. Tale scelta si rivelò fallimentare.

Inoltre, quando gli ebrei potevano ancora fuggire dalla Germania, molte nazioni non accolsero questi flussi migratori. Ci sono poi da aggiungere tutta una serie di politiche “equivoche” che riguardarono ad esempio USA, Svizzera e Argentina ove l’interazione con il nazismo ci fu ed è documentata.

Al termine del secondo conflitto mondiale si verificarono scandali inauditi. Il governo statunitense, ad esempio, accolse sul proprio territorio criminali nazisti per utilizzarli in operazioni di intelligence e nel campo della missilistica.

Furono inoltre gli USA a proteggere un noto criminale di guerra giapponese, responsabile di migliaia di morti avvenute per gli esperimenti di guerra batteriologica di cui era responsabile.

 

I non “silenzi” di Pio XII

DOMANDA – Come giudica oggi il peso di questi silenzi rispetto all’azione concreta del Papa?

RISPOSTA – Fin dal 1944, Pio XII accolse in Vaticano vari ebrei che provenivano dai campi di concentramento.

In tali occasioni gli vennero donate fotografie dei campi, e gli furono raccontate le personali storie di sofferenza. Non furono solo incontri di conoscenza, ma anche di condanna della Shoah.

Mentre il Papa parlava con gli ebrei, i vari Stati europei (ma non solo europei) scelsero la più totale politica di silenzio riguardo ai crimini di cui erano responsabili.

Solo in tempi recenti, e grazie a cause locali e a pressioni di varie Organizzazioni ebraiche, è stato possibile individuare responsabilità, guadagni e furti. In tale contesto, oggi segnato da varie dichiarazione di perdono da parte di più Stati, Pio XII venne lasciato solo perché a tutti faceva comodo il “risorgere” di leggende nere.

 

La leggenda nera sta crollando

DOMANDA – Oggi però le cose sono cambiate

RISPOSTA – E’ vero, grazie al lavoro pluriennale di un gruppo di storici (incluso il sottoscritto) è stato possibile dimostrare che il Pontefice non fu un soggetto inerte ma che attivò una politica di strade umanitarie.

Malgrado questo impegno scientifico, che vede oggi nuovi progetti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dell’Istituto Germanico di Roma e dell’École française de Rome, esistono ancora persone note che insistono a dire che durante la razzìa degli ebrei di Roma (ottobre 1943) Pio XII poteva mettersi davanti al treno dei deportati e fermare l’avvio del convoglio.

Proprio i miei studi hanno dimostrato che esisteva un piano tedesco per evitare questo. Furono bloccati gli accessi al Vaticano e si occuparono i locali della stazione Tiburtina spostando il personale ferroviario in altre sedi. Di ciò possediamo i documenti.

 


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Autore

La Redazione

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2 commenti a Pio XII e la Shoah: quali silenzi? «Ecco cosa ho scoperto»

  • Paolo ha detto:

    Questa intervista conferma quanto mio suocero ha sempre raccontato. Lui era a Roma in quel periodo, scampò alla tragedia delle Fosse Ardeatine ed era un comunista, anticlericale. Eppure, davanti alle accuse contro Pio XII, la sua onestà di testimone oculare prevaleva sull’ideologia: considerava ingrate le accuse di negligenza rivolte al Pontefice, di cui conosceva gli sforzi. Le leggende nere crollano proprio davanti alla memoria storica di chi c’era, anche di chi non era certo amico della Chiesa.

  • bastafesserie ha detto:

    L’azione sotterranea del pontefice era già ampiamente nota. La Chiesa è stato rifugio per molti antifascisti, anche comunisti.
    Ciò di cui potrebbe essere rimproverato – ma bisognerebbe “calarsi” in quel particolare e difficilissimo momento storico – è di non aver gridato la sua condanna. L’autorevolezza della Santa Sede, forse, avrebbe cambiato le cose. Forse, ma a quale prezzo?. È difficile giudicare a posteriori una scelta così terribile.