Perché l’enciclica del Papa segnerà la nostra epoca: 3 motivi

enciclica papa

Cosa c’entra l’IA con la Chiesa? L’enciclica del Papa, “Magnifica humanitas”, vuole orientare il futuro frenando l’utilitarismo e ricalibrando l’intelligenza artificiale.


 

Cosa c’entra l’intelligenza artificiale con i valori della Chiesa?

Pur essendo già prevedibile da tempo, l’oggetto dell’enciclica “Magnifica Humanitas” che Papa Leone XIV presenterà personalmente il prossimo 25 maggio può lasciare qualche interrogativo.

Quale pericolo etico potrà mai arrivare da Chat GPT? Perché parlare di un tema di cui già parlano tutti? Cosa c’entra l’AI con la missione della Chiesa?

Proviamo a rispondere spiegando perché il rapporto tra intelligenza artificiale e dignità umana è la risposta della Chiesa a una trasformazione epocale paragonabile alla rivoluzione industriale affrontata dalla “Rerum Novarum” di Papa Leone XIII nel 1891.

Ecco di seguito 3 motivi per cui l’enciclica viene giustamente già definita la più importante per il nostro momento storico.

 

1) Che cosa fonda la dignità umana

Il primo grande merito dell’enciclica del Papa è affrontare domande radicali: cosa rende l’uomo degno? Su cosa si fonda la dignità umana?

Le aziende tecnologiche parlano oggi di “human dignity” (“dignità umana”), ma spesso è un concetto fragile e indefinito.

In una società governata dagli algoritmi, il rischio è che il valore della persona venga misurato in termini di efficienza.

La tradizione cattolica, invece, fonda la dignità sull’Imago Dei: ogni essere umano possiede valore grazie alla somiglianza di Dio che porta in sé, indipendentemente dalle capacità, dalla produttività o dall’utilità sociale.

È una questione tutt’altro che teorica. L’IA oggi decide assunzioni, filtra informazioni e orienta opinioni pubbliche. Per questo il Papa teme che l’uomo possa essere ridotto a un dato da elaborare.

Il mondo si sta assimilando al pensiero utilitarista di Peter Singer, bioeticista di Princeton. Negando Dio, nega la dignità intrinseca degli esseri umani e fonda il loro valore solo sulla loro utilità.

Per questo, Singer ha elaborato la giustificazione dello stupro sui disabili perché «tanto non comprendono» quindi c’è solo piacere di chi agisce e nessun danno per chi subisce.

Promuove l’infanticidio dei neonati sani in quanto “non tanto più utili” dei bambini non ancora nati e chiede di selezionare l’accesso alle cure mediche a favore delle persone fisicamente abili e dei giovani, “più utili” alla società rispetto a disabili e anziani.

Una volta abbandonato il fondamento teologico della dignità umana, si finisce per individuare la dignità in capacità che gli esseri umani possiedono in modo diseguale.

Se gli algoritmi iniziano a determinare chi è più utile, più performante o più “degno” di attenzione sociale, il passo verso una società disumanizzata diventa breve. L’IA, infatti, non crea da sola questi criteri: li apprende dalla cultura dominante (quella di Peter Singer) e li amplifica su scala globale.

Quale idea di uomo verrà incorporata dentro i sistemi che governeranno economia, informazione, medicina e persino relazioni umane? Si userà un criterio utilitaristico o umanistico-teologico?

 


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2) Le armi automatiche e la coscienza

Il secondo motivo dell’importanza di “Magnifica Humanitas” riguarda la guerra, scenario a cui ci stiamo purtroppo abituando.

La Chiesa è particolarmente preoccupata dei sistemi d’arma autonomi, comandati dall’AI perché capaci di colpire senza un reale controllo da parte della coscienza e della pietà umana.

Delegare a una macchina la decisione sulla vita o sulla morte rappresenta una violazione strutturale della teoria della “guerra giusta”.

 

3) Difende le relazioni umane

Un terzo tema è quello del rischio che l’intelligenza artificiale svuoti le esperienze umane autentiche.

Il filosofo Alasdair MacIntyre parla dei «beni interni alle pratiche umane», cioè quei valori che nascono solo da relazioni realmente umane: un insegnante che forma uno studente, un medico che cura con empatia, un artista che comunica presenza reale.

L’AI, al contrario, altera la qualità stessa dell’esperienza umana simulando quei valori che emergono realmente solo dentro relazioni autentiche.

Il rischio non è tanto la “sostituzione tecnica”, quanto la progressiva assuefazione culturale a relazioni prive di reciprocità reale.

In questa prospettiva, la Chiesa intuisce che il problema sarà quando gli esseri umani inizieranno a preferire l’interazione con sistemi che imitano l’umano, ma non lo sono.

La comodità, la disponibilità illimitata e l’assenza di conflitto tipiche delle macchine possono rendere meno attraenti le relazioni reali, che sono invece faticose, imprevedibili e profondamente situate. Ma che restituiscono la realtà dell’altro, con la sua libertà e la sua irriducibilità.

 

La Chiesa cerca di orientare il futuro

Oggi la Chiesa sta entrando da protagonista anche nel cuore della rivoluzione digitale.

Non vuole frenare il progresso, tant’è che il Papa presenterà lui stesso l’enciclica “portandosi” al suo fianco Christopher Olah, cofondatore (non credente) di Anthropic, una delle aziende più influenti nel settore dell’IA.

Sta invece cercando di orientare il futuro e rivoluzionare il fondamento dell’intelligenza artificiale perché resti intatto il significato di umano che la cristianità ci ha insegnato nel corso dei secoli.

Dovremmo esserne davvero grati.

Autore

La Redazione

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1 commenti a Perché l’enciclica del Papa segnerà la nostra epoca: 3 motivi

  • Paolo ha detto:

    La sfida sollevata da Magnifica Humanitas si rivela come eminentemente gnoseologica e antropologica, svelando il drammatico divorzio agostiniano tra sapientia e scientia. L’Intelligenza Artificiale opera un collasso dell’agire etico (praxis) nel puro fare tecnico (poiesis), pretendendo che l’arte — che è ‘nipote di Dio’ — si sostituisca alla natura generatrice. Come ricorda San Tommaso, l’imago Trinitatis nell’uomo si attua nell’emergere del verbum interius dalla notitia per prorompere nell’amor. L’algoritmo, al contrario, degrada questo atto trinitario a mero artefatto privo di origine e di fine, incarnando quel technites che cosifica la conoscenza e rifiuta la struttura relazionale e ricettiva dell’essere.