Studiose cattoliche: «la Chiesa ha valorizzato la donna prima della società laica»

Un libro scritto da donne cattoliche per altre donne, col messaggio di offrire la verità su questioni importanti, è stato lanciato lo scorso 16 ottobre presso il National Press Club di Washington. «Mi piacerebbe molto mostrare al pubblico che vi è libertà nel contenuto di ciò che noi rappresentiamo in primo luogo», ha asseritof Helen Alvar, professore di diritto presso la George Mason Law e co-autrice del libro.

Breaking Through: Catholic Women Speak for Themselves è il titolo del lavoro che narra le storie personali di nove donne cattoliche alle prese con le esigenze della loro fede e della libertà che ritrovano poi negli insegnamenti della Chiesa. Il concepimento del discusso testo è partito in concomitanza al dibattito sorto tra i funzionari del governo federale circa l’insegnamento cattolico giudicato inospitale per la libertà delle donne. 

«La mia esperienza nella Chiesa è stata molto diversa da ciò che è stato presentato dai media», ha detto invece Mary Hallan-FioRito, assistente esecutivo del card. Francis George di Chicago. Ha poi aggiunto di trovare «particolarmente preoccupante» che nel dibattito politico attuale «tanto di ciò che la Chiesa fa per le donne viene sminuito o ignorato del tutto». Nel corso della storia, la Chiesa cattolica è stata «una voce coerente per la dignità e l’uguaglianza di tutte le donne», ha proseguito, aprendo molti ruoli di «autorità e influenza» per le donne molto prima che fossero aperte alle donne nella società laica, come presidenti di ospedali e università, ha detto. E in molti paesi, la Chiesa è ancora «l’educatore principale delle donne». Nella sua vita professionale, ha aggiunto, «la Chiesa comprende che la mia vocazione di madre è tanto importante quanto la mia vocazione come lavoratrice della Chiesa».

La dottoressa Marie Anderson, direttore medico del Centro Famiglia Tepeyac a Fairfax, in Virginia, ha spiegato che vi è la necessità di interpretare diversamente «la definizione della cultura della libertà», oggi considerata come licenza di fare ciò che si vuole. Nella sua pratica, Anderson ha visto le «conseguenze non intenzionali» ad esempio di una mentalità contraccettiva che «prende l’attività sessuale come un dato, sia dentro che fuori del matrimonio». Malattie, oltre all’infertilità, sessualmente trasmesse, hanno contribuito a relazioni rotte e cuori infranti. «Le donne per sentirsi libere stavano rompendo i loro cuori, i sogni, i valori», ha detto la studiosa, in riferimento ad una cultura che protendeva ad un a sessualità “libera”.

Quando la presa di coscienza relativa alla contraccezione non ha conseguito risultati di appagamento, le donne hanno fatto un passo indietro come è spiegato nel testo ed hanno ri-abbracciato la fede cattolica, da cui si erano allontanate. Nella fede e nei suoi insegnamenti hanno riconosciuto la vera libertà inseguita e trovato la pace.

Livia Carandente

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