Datazione dei Vangeli, quali ragioni per retrodatare la loro nascita?

retrodatare i vangeli, quando sono stati scrittiQuando sono stati scritti i Vangeli? Esiste una datazione tradizionale, ma anche motivazioni per retrodatare i Vangeli, così come sostenuto da molti studiosi. Ecco alcune tra le principali argomentazioni a favore di una datazione anticipata..

 

La maggioranza degli studiosi sembra aver trovato un accordo secondo cui l’evangelista Marco sia stato il primo a mettere per iscritto il racconto della vita di Gesù di Nazareth, componendo il suo testo attorno al 70 d.C. Luca e Matteo, invece, avrebbero completato il loro vangelo tra il 70 e l’85 d.C., mentre l’evangelista Giovanni, il più tardivo, avrebbe scritto -secondo gran parte degli specialisti- tra il 90 e il 95 d.C.

E’ una datazione piuttosto condivisa nel mondo accademico e non crea alcun problema per chi argomenta a favore la storicità dei Vangeli partendo dalla vicinanza ai fatti descritti, infatti nella peggiore delle ipotesi la prima fonte completa sulla vita di Gesù Cristo è stata terminata 40 anni dopo la sua morte. Un caso piuttosto eccezionale per personaggi così antichi se consideriamo che gran parte delle informazioni su Alessandro Magno, ad esempio, provengono da un’unica fonte (Plutarco), composta 260 anni dopo la sua morte. La prima menzione di Erodoto, invece, arriva dopo 100 anni dalla morte (Aristotele), lo stesso per quanto riguarda il grande imperatore Cesare Augusto (107 anni, da parte di Svetonio).

 

Vi sono tuttavia almeno 5 importanti argomenti che potrebbero sfidare la datazione classica dei quattro vangeli.

1) DISACCORDO TRA STUDIOSI. La datazione “classica” è condivisa da molti, ma non da tutti. Numerosi storici e specialisti di primo piano non sono affatto d’accordo e ritengono che i testi (o almeno alcuni) fossero già redatti prima del ’70 d.C. Tra essi: J.A.T. Robinson, Martin Hengel, Heidelberg Klaus Berger, Gunther Zuntz, Alexander Mittelstaedt, I. Howard Marshall ecc. Le ragioni sono numerose e tuttora dibattute nella comunità scientifica: la questione non è dunque definitivamente risolta e bisognerebbe utilizzare maggior prudenza prima di dare per accertata la datazione tradizionale.

2) DISTRUZIONE DI GERUSALEMMEUno degli argomenti principalmente utilizzati a supporto della “datazione tardiva” (70-95 d.C.) è controverso. Si sostiene infatti che il Vangelo di Marco sia una delle fonti di Matteo e Luca (seppur tutti concordano sull’indipendenza generale di ogni evangelista dall’altro), ne consegue che se Marco è scritto intorno al 70 d.C, allora gli altri Vangeli devono essere stati scritti più tardi. Nel discorso pronunciato sul monte degli Ulivi (Mc 13), Gesù descrive la distruzione di Gerusalemme da parte dei suoi nemici, per questo si sostiene che la narrazione dell’evangelista Marco risalirebbe al tempo di questo evento, accaduto nel 70 d.C. Eppure, diversi studiosi hanno fatto notare che i tratti distintivi dell’assedio romano alla città di Gerusalemme -ben descritti da Giuseppe Flavio-, sono assenti nel discorso di Gesù, le cui predizioni sembrano invece ricordare la distruzione della città da parte dei babilonesi (586 a.C.), così come descritta nell’Antico Testamento. Ciò non dovrebbe stupire, molte volte Gesù si inspirò agli scritti della Bibbia e come profeta avrebbe naturalmente potuto attingere all’Antico Testamento per la sua profezia circa le sorti di Gerusalemme. Così, risulta compromesso uno degli argomenti centrali a sostegno della datazione tradizionale.

3) FONTI PRE-SINOTTICHE. Il terzo argomento che proponiamo non sfida la “datazione tardiva”, ma in qualche modo la rende superflua ed è sostenuta anche dagli studiosi più restii ad anticipare la datazione dei vangeli. Infatti, è noto che gli evangelisti hanno utilizzato fonti orali e scritte a loro precedenti, risalenti a pochissimi anni dopo la crocifissione di Gesù ed addirittura, «alcuni discepoli di Gesù possono aver cominciato a raccogliere e sistemare detti di Gesù anche prima della sua morte» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, Volume 1, Queriniana 2006, p. 156). Tali fonti pre-evangeliche (o pre-sinottiche), ha spiegato lo studioso agnostico B.D. Ehrman, «iniziarono come minimo al principio degli anni Trenta, un anno o due dopo la presunta morte di Gesù, ma è quasi certo che cominciarono a diffondersi anche prima» (B.D. Ehrman, Did Jesus Exist?, HarperCollins Publishers 2012, p. 210). Quasi certamente, infatti, la fonte usata da Matteo è stata redatta quando Gesù ancora in vita, in quanto non c’è alcun accenno alla passione di Cristo. La prova regina di tutto ciò è l’indiscutibile substrato semitico dei Vangeli (aramaico, probabilmente, anche se Jean Carmignac ritenne fosse ebraico): esso dimostra che le fonti pre-sinottiche vennero scritte in lingua semitica, prima che il cristianesimo primitivo si espandesse nelle regioni mediterranee in cui si parlava greco. Lo stesso dicasi per il testo di Giovanni (considerato il più tardivo): il biblista J.P. Meier ha sottolineato: «Giovanni mostra familiarità con la topografia di Gerusalemme prima del 70 d.C. e- dato ancor più importante- dà per scontata tale situazione topografica» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, Volume 2, Queriniana 2003, p. 837). Per esempio, il quarto evangelista invita a visitare la piscina di Siloe, distrutta però nel 70 d.C., e non cita la distruzione del Tempio e di Gerusalemme avvenuta anch’essa, come già detto, nel 70 d.C.

4) LETTERE DI PAOLO E ATTI DEGLI APOSTOLI. Il quarto punto prende in esame gli altri testi del Nuovo Testamento, in particolare le lettere di Paolo e gli Atti degli Apostoli. Questi ultimi vengono datati attorno agli anni 80 d.C., scritti dallo stesso autore che già ha redatto il Vangelo di Luca (il quale viene esplicitamente citato). Si riferiscono alle missioni di Pietro e Paolo ma incredibilmente si interrompono bruscamente prima del processo a Paolo, non parlano della persecuzione di Nerone, dell’assedio di Gerusalemme, né del martirio di Giacomo e Pietro (64-66 d.C.). L’omissione di tali fatti ha portato molti studiosi a retrodatare il testo al 60 o 63 d.C., con conseguente retrodatazione del Vangelo di Luca (e, dunque, di Marco che precede Luca): tra essi lo storico razionalista tedesco Adolf von Harnack, convintosi proprio da questa interruzione del racconto alla prigionia di Paolo (A. Harnack, Die Apostelgeschichte, Hinrichs 1908, p. 72). Per quanto riguarda le lettere paoline, la prima risale al 49 d.C. (circa 20 anni dopo la morte di Gesù) e l’ultima al 65 d.C.: già contengono tutti i dati principali della vita di Gesù, confermando anticipatamente i contenuti dei Vangeli: ciò, ancora una volta, rende in qualche modo “superflua” la datazione ufficiale dei testi evangelici.

5) QUMRAN E 7Q5L’ultimo argomento di cui vogliamo parlare è il più controverso e riguarda la “scandalosa” interpretazione del 7q5, uno dei manoscritti rinvenuti a Qumran ed identificato nel 1972 dal papirologo José O’ Callaghan come frammento del Vangelo di Marco: ciò retrodaterebbe –per diversi motivi– la redazione di questo vangelo al 50 d.C. Nonostante una vasta schiera di specialisti a sostegno di O’ Callaghan, è ancora oggi un argomento  tabù, piuttosto ignorato o liquidato frettolosamente come falso da chi si occupa ai massimi livelli di cristianesimo delle origini.

 

Abbiamo visto alcune ragioni a sostegno della retrodatazione dei Vangeli, altre invece si limitano a considerare l’esistenza di fonti precedenti che ne confermano comunque i contenuti. Ne abbiamo accennate solo alcune, sintetizzandole per poterle esporre in un breve articolo divulgativo. In ogni caso, lo ripetiamo, non c’è alcuna obiezione ad accettare la “datazione tradizionale” (dal 70 al 95 d.C.), anche perché risulta essere sufficientemente in grado di avvalorare dal punto di vista storicistico le testimonianze sulla vita di Gesù Cristo.

Il celebre biblista americano J.P. Meier ha sintetizzato bene tutto ciò:

«Dai 20 ai 30 anni dalla morte di Gesù, noi abbiamo le lettere di Paolo, che riferiscono» diversi dati sulla vita, morte e resurrezione di Gesù,«e un gran numero di dati sugli sforzi missionari compiuti dai suoi discepoli nei decenni successivi e sulla fede in lui da essi propagata. Una quarantina d’anni dopo la morte di Gesù c’è un vangelo completo su di lui (Marco) e probabilmente una raccolta piuttosto ampia dei suoi detti (fonte Q) e circolano inoltre tradizioni orali che si stanno sviluppando e che troveranno una loro sistemazione nei vangeli secondo Matteo, Luca e Giovanni, nella generazione successiva o nelle due generazioni successive. Così, nel giro di poco più di una generazione dopo la morte di Gesù, tutti i dati e gli insegnamenti più importanti della sua vita erano fissati per iscritto e verso la fine della seconda o terza generazione cristiana quasi tutto quello che sappiamo su Gesù era stato steso in documenti scritti»(J.P. Meier, Un ebreo marginale, Volume 2, Queriniana 2003, p. 677).

La redazione

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