Le prove archeologiche dei Vangeli: il libro stravince le classifiche

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Un libro pieno di iscrizioni, ossari e frammenti di manoscritti è in cima ai bestseller del “New York Times”. Il caso delle prove archeologiche dei Vangeli.


 

Siamo una società secolarizzata.

Va bene, ce lo ripetiamo sempre. Spesso però emergono elementi che instillano qualche dubbio.

E’ il caso della prestigiosa classifica dei libri più letti stilata dal “New York Times”, la più importante al mondo.

In poche settimane il libro “The Jesus Discoveries” (Bethany House Publishers 2026) non ha solo guadagnato il marchio di “New York Times Bestseller” entrando nella top 10, ma è arrivato direttamente al primo posto.

Eppure non parla di politica, di gossip e non è l’autobiografia di qualche celebrità. Sostiene semplicemente che l’uomo al centro della storia dell’umanità era esattamente colui che i Vangeli descrivono.

 

Le prove archeologiche dei Vangeli

L’autore è lo studioso evangelico Jeremiah Johnston, docente di Nuovo Testamento presso la Dallas Baptist University, di cui abbiamo già parlato per una sua precedente opera.

Il volume si occupa di un tema apparentemente controcorrente: l’attendibilità storica dei Vangeli testimoniata dalle prove archeologiche.

Vengono infatti analizzate dettagliatamente dieci scoperte dell’archeologia che rafforzano la credibilità storica del racconto evangelico.

Vediamone alcune tra quelle trattate nel libro.

 

L’iscrizione di Ponzio Pilato

Gli scettici del XIX e del XX secolo erano convinti che Ponzio Pilato fosse una figura frutto di fervida immaginazione, un governatore romano inventato dai cristiani per dare maggiore credibilità alla loro storia.

Poi nel 1961 arrivò la scoperta archeologica a Cesarea Marittima di un blocco di calcare con inciso il suo nome e il suo titolo: prefetto della Giudea.

L’uomo che i Vangeli collocano come protagonista del processo di Gesù veniva così attestato nella pietra dallo stesso Impero che ne decretò la crocifissione.


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L’ossario di Caifa e Giacomo

Gli stessi critici accusavano i cristiani di aver anche inventato il sommo sacerdote Caifa, colui che presiedette la condanna.

Poi, nel 1990, alcuni operai edili a sud di Gerusalemme scoprirono una camera sepolcrale con all’interno un ossario in pietra calcarea, molto decorato. Sopra c’era inciso il cognome di Caifa. Nel 2011 è stato rinvenuto anche l’ossario della nipote del sommo sacerdote.

Le ossa dell’uomo che consegnò Gesù a Pilato sono così diventate testimonianza storica.

E lo stesso per l’ossario di Giacomo, accompagnato da un’iscrizione che nomina Gesù: il più antico riferimento archeologico al Nazareno al di fuori delle testimonianze bibliche ed extra bibliche.

 

Il Papiro di Magdala

L’autore cita anche il Papiro di Magdala (P64), uno dei più antichi frammenti conosciuti del Nuovo Testamento, relativi al Vangelo di Matteo. Sono oggi conservati presso il Magdalen College dell’Università di Oxford, da cui prendono il nome.

I frammenti contengono alcuni versetti del capitolo 26 di Matteo, cioè il racconto degli ultimi giorni di Gesù: l’unzione a Betania, il tradimento di Giuda e l’Ultima Cena. Furono acquistati a Luxor, in Egitto, nel 1901 dal reverendo Charles Huleatt, che li donò poi al college di Oxford.

La loro fama è legata soprattutto alla datazione. Per decenni la maggior parte degli studiosi li ha collocati tra la fine del II e l’inizio del III secolo ma negli anni ’90 il papirologo tedesco Carsten Peter Thiede propose una data molto più antica: tra il 37 e il 70 d.C., cioè potenzialmente entro la generazione contemporanea agli apostoli.

Qui dobbiamo dissentire dall’autore del libro, precisando che la tesi di Thiede non trova tuttora consenso nella comunità scientifica.

Altri studiosi hanno infatti proposto date più comunemente accettate: Philip Comfort e David Barrett, ad esempio, datano il papiro al 150–175 d.C.1The Text of the Earliest New Testament Greek Manuscripts, 2001, mentre Colin Roberts, Harold Bell, Theodore Cressy Skeat ed Eric Gardner Turner optarono per la fine del II secolo.

 

Il rotolo di Isaia

Forse tra le prove più interessanti citate da Jeremiah Johnston c’è il Grande Rotolo di Isaia, uno dei manoscritti biblici più importanti mai scoperti. Fu rinvenuto nel 1947 nelle grotte di Qumran, vicino al Mar Morto.

Il rotolo è datato tra il II e il I secolo a.C., circa mille anni più antico dei principali manoscritti ebraici completi dell’Antico Testamento. Se confrontato con il testo ebraico medievale di Isaia emerge che il contenuto è straordinariamente stabile, al netto di varianti, aggiunte minori e differenze ortografiche.

Ciò significa che il messaggio generale è stato trasmesso con enorme fedeltà attraverso i secoli, smentendo l’idea che il contenuto originale dei testi biblici si sarebbe corrotto nel tempo.

Per quanto riguarda il Nuovo Testamento, il libro di Isaia contiene numerosi passi interpretati da molti studiosi cristiani come profezie messianiche riferite a Gesù, soprattutto il celebre “Servo sofferente” (Isaia, 53).

Il fatto che tali testi esistessero in forma identica almeno un secolo prima della nascita di Cristo può essere usata come prova del fatto che i riferimenti messianici non furono aggiunti successivamente dai cristiani per farli “coincidere” con Gesù.

 

La Sindone

Infine l’autore si occupa della Sindone di Torino, citando decine di studi recenti e argomentando criticamente sul responso della datazione al radiocarbonio del 1988.

Su UCCR ci occupiamo stabilmente dell’argomento attraverso il blog di uno dei principali specialisti in Italia.

 

Chi era quell’Uomo?

Il caso editoriale di “The Jesus Discoveries” è particolare: un libro pieno di iscrizioni, ossari e frammenti di manoscritti è in cima alle classifiche di vendita.

Chi era quell’Uomo di cui l’archeologia continua a parlare e che affascina così tanto il mondo secolarizzato, più di 2000 anni dopo la Sua esistenza?

Evidentemente i contemporanei non hanno ancora chiuso i conti con Gesù.

 


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Autore

La Redazione

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8 commenti a Le prove archeologiche dei Vangeli: il libro stravince le classifiche

  • Roberto Colatesta ha detto:

    Un esempio di come i vangeli siano stati ampiamente smentiti e rifiutati come storici dalla storiografia moderna:

    Sull’attendibilità storica delle due fonti evangeliche riguardanti la Natività, molti studiosi, anche cristiani, reputano che i resoconti dei vangeli di Matteo e Luca, oltre a vari problemi di inconciliabilità, abbiano carattere non storico ma teologico e siano stati probabilmente aggiunti successivamente. »

    « l’evidenza archeologica delle origini in gran parte indigene di Israele in Canaan, non in Egitto, è *schiacciante* e non lascia spazio ad un esodo dall’Egitto o ad un pellegrinaggio di 40 anni attraverso il deserto del Sinai e molti archeologi hanno abbandonato l’indagine archeologica di Mosè e dell’Esodo, reputandola una ricerca inutile. » . capito? Ricerca INUTILE!

    John Dominic Crossan, tra i cofondatori del Jesus Seminar, ritiene – analogamente, tra gli altri, agli esegeti della Bibbia di Gerusalemme[32], al teologo cristiano Rudolf Bultmann[33], agli studiosi del “Nuovo Grande Commentario Biblico”[34] e al biblista Bart Ehrman[35] – che le narrazioni di Matteo e Luca, “caratterizzate *da una tale libertà compositiva* ” (cioè sono inventate!), non abbiano carattere storico ma rispondano alle necessità teologiche degli evangelisti

    « L’Iscariota è una figura chiave, tuttavia le fonti che riportano tali eventi sono in contraddizione e non riconosciute come storicamente valide »

    Su barabba ad esempio, i vangeli si contraddicono: secondo i vangeli sinottici la liberazione di un detenuto a Pasqua sarebbe stata consuetudine del prefetto romano , mentre secondo il Vangelo di Giovanni sarebbe stata una consuetudine ebraica.

    In sostanza i vangeli non sono ritenuti attendibili per incoerenza, inaccuratezza e incompatibilità.

    E’ bello poterne discutere in un dialogo franco e sincero, senza preconcetti. Grazie!

    • Katy ha risposto a Roberto Colatesta:

      Non stai discutendo, stai copiando e incollando del testo da Wikipedia e in particolare dalla pagina “Genealogia di Gesù”.

      Stai quindi cercando di ingannare chi legge in quanto il testo che hai copiato, violando il copyright, si riferisce solamente ai racconti della nascita di Gesù e al paragrafo di Wikipedia intitolato “Attendibilità storica dei vangeli su Natività e genealogia di Gesù”.

      Ma l’infanzia di Gesù è nota avere problematiche storiche in quanto è una ricostruzione indiretta degli evangelisti e non di testimoni oculari come invece la vita da adulto di Gesù.

      La sola frase iniziale “i vangeli siano stati ampiamente smentiti e rifiutati come storici dalla storiografia moderna” squalifica completamente il resto perché fa capire che chi scrive il commento non sa assolutamente nulla di nulla.

      Hai quindi cercato di far passare un giudizio di alcuni autori sull’infanzia di Gesù estendendolo a tutto il testo evangelico, pensando di cavartela senza che nessuno se ne accorgesse.

      Cerca almeno di copiare con cognizione di causa se vuoi discutere davvero.

      • Roberto Colatesta ha risposto a Katy:

        Non stai discutendo, stai copiando e incollando del testo da Wikipedia e in particolare dalla pagina “Genealogia di Gesù”.

        perché non posso discutere citando il testo della wikipedia, dov’è l’inganno? Il paragrafo di Wikipedia intitolato “Attendibilità storica dei vangeli” è esattamente quello di cui parla l’articolo.
        Le citazioni fatte non riguardano l’infanzia di Gesù quindi o hai letto male il mio commento o stai cercando di ingannare usando dei pretesti.

        Nella vita adulta di gesù non esistono testimoni oculari di episodi miracolosi al di fuori di fonti cristiane, cosa che rende nulla la credibilità dei vangeli.

        Quando dici che “chi scrive il commento non sa assolutamente nulla di nulla” è un tuo giudizio privato, irrispettoso e privo di argomentazioni, quindi non vale nulla ma io ti rispetto lo stesso, siamo qui per dialogare e confrontarci con la mente e la testa ben aperta.

        Attendo tua risposta.

        • Katy ha risposto a Roberto Colatesta:

          Stai ingannando perché hai copiato un intero capitolo di Wikipedia senza neppure citarlo e perché quel capitolo riguarda solo i Vangeli dell’infanzia di Gesù, notoriamente differenti a livello di credibilità rispetto ai brani sul Gesù adulto.

          Sugli episodi miracolosi di Gesù esistono prove extrabibliche (studiati cosa diceva l’ebreo Flavio Giuseppe su Gesù) e prove indirette in particolare sull’apparizione post-mortem.

          Ripeto: chi copia da Wikipedia spacciando un giudizio sull’infanzia e attribuendolo al Gesù adulto non sa nulla di ciò di cui parla, a maggior ragione Wikipedia non è una fonte attendibile perché quel paragrafo potrei averlo scritto io o tu senza problemi inserendo una fonte a caso che nessuno controllerà mai.

          • Roberto Colatesta ha risposto a Katy:

            Non esiste nessuna prova “extra-biblica” dei miracoli di gesu, NESSUNA (e neanche biblica, i vangeli non forniscono prove), quindi stai ingannando il pubblico. Non ha nessuna importanza se le prove le ho prese dalla wikipedia, non sto pubblicando un libro, inoltre le citazioni non hanno nulla a che fare con “l’infanzia di gesu” (ho parlato del popolo ebraico, di giuda, non dell’infanzia di gesu) continui a mentire in modo seriale, stai palesemente cercando scuse ridicole segno di disonestà, perché dovresti umilmente accettare le smentite che non sai confutare e non cercare delle scuse per diffondere bugie.

            Ti rendi ridicola agli occhi di chi legge, perché ti ostini senza argomentazioni. E’ bello confrontarsi a testa aperta, ma con cuore sincero, mentre tu hai il cuore avvelenato di chi non accetta la sconfitta. Mi auguro che tu ti ravveda e capisca.

        • roberto ha risposto a Roberto Colatesta:

          Buongiorno ROBERTO (OMONIMO). La “credibilità dei vangeli” non sta o cade con le prove dei miracoli. Tu sei mosso dal pregiudizio secondo cui sarebbero credibili soltanto testimoni extra-cristiani, e questo è un bel pregiudizio che inficia tutte le tue critiche, per altro erronee sotto altri aspetti e smentita da una notevole quantità di studiosi, sia cristiani che non. Per confermare ciò che dico, dovrei, qui, postare alcune immagini al cui interno sono riportate le citazioni (in inglese) dei più noti specialisti di varie discipline, dagli storici ai teologi agli esegeti, ma mi pare che qui non si possano postare… Poi, ove scrivi che “Non esiste nessuna prova “extra-biblica” dei miracoli di gesu, NESSUNA (e neanche biblica, i vangeli non forniscono prove)”, dimostri due cose: la prima, ignori che la pretesa di fornire PROVE dei miracoli è piuttosto ingenua, e comunque dovresti prima definire in che cosa consista una PROVA. Il cristiano non crede in base alle prove, bensì sulla forza della fede suscitata da quanto egli ha letto. Secondo aspetto; nei vangeli è continuamente riferito che le folle (quindi dei testimoni) seguivano Gesù a causa dei suoi miracoli. In Giovanni: “Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi”. Certo, ripeto, se sei pregiudizialmente avverso ai vangeli, queste frasi non ti smuoveranno dalla tua convinzione. Aggiungo ancora Giovanni 21,25: “Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere”. Detto ciò, a te l’onere di definire come/quale debbe costituirsi una prova nei riguardi di ciò che i vangeli affermano e che dovrebbero fornire… Naturalmente il discorso sarebbe lunghissimo, toccando molti aspetti, non ultimo il Jesus Seminar… Ma temo che qui sia arduo affrontare ogni tematica, per spazio e per (mio) tempo, anche perché, debbo ripeterlo, il fatto è che ognuno di noi, normalmente, ha già preso con se stesso una decisione a riguardo, e sarà ben difficile che la cambi dopo aver intavolato un dialogo. Ciao. Roberto Fiaschi

          • Roberto Colatesta ha risposto a roberto:

            E’ nell’interesse personale chiedere le prove per non essere vittima di un inganno, non capisco le tue osservazioni, stai cercando di fuorviarmi con la malizia?

            « Il cristiano non crede in base alle prove, bensì sulla forza della fede suscitata da quanto egli ha letto. » ma questa è solo suggestione che qualunque dottrina (o cialataneria) può suscitare, cosa c’entra la verità? Come vedi la tua affermazione è ridicola.
            L’appello all’emotività è proprio uno dei trucchi più meschini che vengono usati per estorcere il consenso. E’ proprio quello il limite mentale e morale del credente: non chiedere prove. E’ un limite morale perché nel momento in cui non chiedi le prove promuovi l’occasione per ingannare.

            Sono proprio le basi emotive che fondano il pre-giudizio, perché stai giudicando in modo irrazionale, senza avere le prove. Chiederle è una condizione necessaria proprio per evitare pregiudizi, è la cosa più ovvia possibile, le tue affermazioni sono una dichiarazione che oltre la semplice “l’ingenuità”.

            Chiedere cos’è una prova è già sintomo di malafede, è il tentativo meschino di ridefinire i termini comuni perché scomodi o perché smentiscono le proprie credenze. Detto questo una prova è un elemento oggettivo, verificabile da tutti e che dimostra un’affermazione. Ora mi dirai, che significa “oggettivo”, che significa “confermare”, “dimostrare” ecc. E’ un gioco sporco che denuncia il torto e la disonestà di chi lo fa, dimostra l’assenza di argomenti e quindi è già una smentita delle sue affermazioni, che se fossero vere avrebbe immediatamente portato le prove, ma siccome non le ha cerca di ingannare gli altri tentando di ridefinire le parole.

            E’ bello confrontarsi a testa aperta, ma con cuore sincero, in te vedo un’ombra di malizia o di estrema ingenuità, mi auguro che tu ti ravveda e capisca.

            Ciao. Roberto Colatesta.

          • Robirto Collatesta ha risposto a roberto:

            Certo che la “credibilità dei vangeli” sta nelle prove dei miracoli, in cos’altro sennò? Siete voi che affermate i miracoli! In ogni indagine della verità, matematica, giuridica, investigativa, servono prove, le affermazioni personali non hanno mai alcun valore.
            Data l’assurdità delle affermazioni fatte nei vangeli è necessario, doveroso e inderogabile che si debbano trovare fonti extra-cristiane, il silenzio delle fonti è una dimostrazione inequivocabile della falsità dei vangeli! Se 5 MILA persone assistono a un miracolo, se Gerusalemme viene invasa da morti viventi come afferma matteo, perfino davanti ai soldati romani è impossibile che nessuno scriva nulla o peggio ancora, che l’Impero Romano non ne sappia nulla!

            Inoltre è assurdo che gli ebrei abbiamo visto il loro dio incarnato e lo abbiano ucciso senza alcun problema e sopratutto senza provare alcuna paura!

            Solo per voi cristiani salta ogni regola.