L’alfabetizzazione nel primo secolo e la scrittura dei Vangeli

papiriAlcuni critici negano la tradizionale paternità dei vangeli sostenendo che difficilmente possono essere stati scritti da qualcuno vicino a Gesù, poiché l’analfabetismo sarebbe stato molto diffuso nell’antico Israele.

E’ allora importante segnalare la recente scoperta realizzata da ricercatori della Tel Aviv University e pubblicata negli atti della National Academy of Sciences, secondo cui l’alfabetizzazione in quell’area era molto più diffusa di quanto si pensi già dal 600 a.C., cioè verso la fine del primo tempio di Gerusalemme, quindi prima del periodo secondo il quale molti studiosi ritengono sia stata composta la maggior parte dei testi biblici, tra cui il Pentateuco, rifacendosi proprio ai livelli di alfabetizzazione della popolazione all’epoca. Ed invece, il team di ricerca di Tel Aviv ha suggerito che nel regno di Giuda vi potevano essere almeno 100.000 persone alfabetizzate e questo «implica la presenza di una infrastruttura educativa che potrebbe sostenere che la composizione dei testi biblici esisteva già prima della distruzione del primo Tempio».

Si potrebbe quindi estendere queste interessanti conclusioni dei ricercatori israeliani anche per quanto riguarda la composizione dei Vangeli. Se l’alfabetizzazione ebraica in quella zona era già diffusa e prolifica prima del 600 a.C., certamente lo sarà stato ancora di più nel 30 d.C. Ciò significa che le persone attorno a Gesù erano in grado di creare i loro appunti con i detti e le azioni di Gesù già durante la sua vita pubblica, ai quali hanno potuto far riferimento gli autori dei vangeli. Già oggi gran parte degli studiosi sostengono l’esistenza di fonti scritte, non soltanto orali, presinottiche chiamate fonte Q (a cui hanno fatto riferimento gli evangelisti Matteo e Luca), fonte L (a cui ha fatto riferimento il solo Luca), una fonte indipendente per Matteo, Marco e una per Giovanni. Documenti molto antichi, tanto che San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi, datata tra il 54 e il 57 d.C., riferisce di scritti esistenti prima della sua conversione, avvenuta nel 35 d.C. (ad esempio in 2 Cor 8,18-19), che la scuola esegetica di Madrid ritiene essere «gli originali semitici delle fonti di Luca, scritte nel primo decennio dopo la morte di Gesù, tra l’anno 30 e il 40» (J.M. Garcia, Los orígenes históricos del cristianismo, Ediciones Encuentro 2008, p.59).

Lo studioso agnostico Bart D. Ehrman è forse il più importante portavoce di questa critica ai vangeli, nel suo libro Did Jesus Exist? (HarperCollins Publishers 2012) infatti scrive: «è stato dimostrato quanto fosse scarso il livello di alfabetizzazione nel mondo antico», sostenendo questa affermazione attraverso due studi. Il primo è quello di William Harris, secondo il quale «nei periodi migliori solo il 10% della popolazione del mondo antico sapeva leggere e forse copiare qualche parola scritta», il secondo è di Catherine Heszer, la quale «dimostra come all’epoca di Gesù forse solo il 3% degli ebrei palestinese fosse in grado di leggere e scrivere» (p. 49). Mentre lo studio di Harris è un’analisi comparativa che sembra essere stata smentita dallo studio dell’Università di Tel Aviv citato in precedenza, sulla “dimostrazione” della Heszer bisogna rilevare una bugia da parte di Ehrman.

Infatti, il noto studioso cita il titolo dello studio della ricercatrice della London University, ma senza far riferimento alla pagina o al capitolo in cui essa dimostrerebbe quello che Ehrman le vuole far sostenere. Questo perché, se ci si reca a leggere il lavoro della Heszer –come ha fatto Jimmy Akin-, si legge: «il tasso esatto di alfabetizzazione tra gli antichi ebrei non può essere determinato». Facendo a sua volta riferimento ad un altro autore, cioè alle affermazioni del rabbino ortodosso Meir Bar-Ilan, la studiosa afferma: «se il tasso medio di alfabetizzazione tra gli ebrei palestinesi era solo il 3 per cento, come sostiene Bar-Ilan, o leggermente superiore, deve in ultima analisi rimanere senza risposta» (C. Heszer, Jewish Literacy in Roman Palestine, Mohr Siebeck 2001, p.496).

Quindi, al contrario di quanto scrive Ehrman, la Heszer non dimostra nulla, ma semplicemente si rifà ad una affermazione del rabbino Bar-Ilan e allo studio di William Harris. Entrambi, però, hanno ricevuto buona risposta dal recente studio israeliano, secondo il quale l’alfabetizzazione ebraica era già ampiamente diffusa prima del 600 a.C. e quindi, per deduzione, ancor di più nel primo secolo d.C.. Tanto che Alan Ralph Millard, professore emerito di Ebraico e di Lingue semitiche presso la School of Archaeology, Classics and Egyptology dell’Università di Liverpool, ha scritto (per leggere l’intera pubblicazione bisogna essere registrati alla rivista scientifica): «le prove che dimostrano che la lettura e la scrittura erano ampiamente praticate nell’era di Gesù cresce alla scoperta di ogni nuova iscrizione, abbiamo diverse testimonianze che ci conducono a ritenere in quel luogo e in quel tempo un maggior livello di alfabetizzazione di quanto a volte si suppone, e molte persone comuni, non soltanto l’élite, sapevano leggere e probabilmente anche scrivere». Per questo, ha concluso, «non c’è motivo di dubitare dell’esistenza di fonti e testimoni oculari di ciò che ha detto e fatto Gesù di Nazareth».

La redazione
(articolo inserito nell’archivio tematico dedicato all’Antico Testamento)

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9 commenti a L’alfabetizzazione nel primo secolo e la scrittura dei Vangeli

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  1. Max ha detto

    Va be’, non e’ necessariamente vero che se l’alfabetizzazione era diffusa nel 600 a.C. allora lo sarebbe stata anche 600 anni dopo. Cio’ premesso, anche studiosi agnostici ed atei riconoscono che nella Palestina di Gesu’ vi fosse un tasso relativamente elevato (rispetto al resto del mondo antico) di persone che sapevano leggere e scrivere. Soprattutto, c’era un tasso elevato di persone che sapevano leggere. Ai tempi, scrivere era considerato un mestiere un po’ da servitori, mentre a leggere erano capaci un buon numero di persone.

    • Zac ha detto in risposta a Max

      Non capisco però perché non dovrebbe essere necessariamente più vero…l’alfabetizzazione segue un moto lineare, o no?

      • Max ha detto in risposta a Zac

        Non necessariamente. Puo’ succedere, come non puo’ succedere… dipende dall’evoluzione della situazione sociale, politica, economica…

      • camillo ha detto in risposta a Zac

        Ben poco nella storia e’ lineare… e se l’alfabetizzazione segue qualche variabile, immagino sia piuttosto il PIL. Dopo una guerra persa, per esempio, mi aspetterei che scenda: pensa alla caduta dell’Impero Romano, per fare un esempio in grande. Per secoli gli altomedievali sono stati tanto impegnati dalla pura sopravvivenza che le testimonianze scritte sono calate quasi a zero…

        • Arciduca Carlo di Assia ha detto in risposta a camillo

          Fortuna che c’erano gli amanuensi

        • Zac ha detto in risposta a camillo

          Ma scusate: 600 anni fa eravamo più o meno alfabetizzati di oggi? E’ una crescita lineare a me pare, no? A prescindere da guerre e pestilenze…

          • camillo ha detto in risposta a Zac

            C’è più differenza fra 600 anni fa e oggi che tra gli antichi egizi e 600 anni fa, stai partendo proprio dal punto sbagliato per fare proiezioni sull’antichità.

  2. Licurgo ha detto

    Che siano lineari o che possano avere avuto regressi (ma certamente non sostanziali visto che non penso che la dominazione romana rispetto a quella ellenistica sia andata prima della rivolta del ’66 a distruggere l’alfabetizzazione per come si ponevano i romani di solito, e comunque la Palestina aveva già anche due secoli di greco koine alle spalle), nel seguito abbastanza largo che aveva Gesù gente che sapeva scrivere c’era (già il solo Matteo che era un esattore delle tasse) e magari anche in greco; poi allora non esisteva il titolo di rabbi come risultato di un corso di studio ufficiale ma lo si dava a chi era alfabetizzato ed erano in tanti, e si leggeva il rotolo del Tanak (come il vangelo dice abbia fatto anche Gesù), per cui nei vari villaggi penso ci fosse stato sempre qualcuno che sapeva leggere, e quando si sa leggere si riesce anche a scrivere, magari brevemente e frammentariamente e male ma ci si riesce.

    • Licurgo ha detto in risposta a Licurgo

      In tanti, intendo, ad essere chiamati Rabbi a quei tempi, a quanto sembra dal Talmud per quel poco che ho visto e per quel molto che mi hanno raccontato

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