I gatti neri sterminati nel Medioevo: una fake news storica

Gatti e Medioevo, arriva da lì la superstizione? No, la bolla papale “Vox in Rama” di Gregorio IX (1233) parla sì di un gatto nero ma non autorizza alcuna persecuzione e tanto meno ciò è all’origine della Peste nera. Una bufala ripetuta da decenni priva di alcun riscontro, basta leggere il testo dell’enciclica.

 

«Il gatto, venerato dall’Islam e perseguitato dalla Chiesa». Così il titolo di una importante rivista di natura, in cui si legge: «L’origine della persecuzione dei gatti nel mondo cristiano ha una data ben precisa: nel 1233 Papa Gregorio IX emana la bolla “Vox in Rama”, con la quale si autorizzava lo sterminio dei gatti e in particolar modo di quelli neri, considerate creature diaboliche». A scriverlo tale Marta Frigerio, che dice di sé: «amo i gatti e mi nutro di letteratura». Ma anche di enormi bufale!

Gregorio IX non ha mai autorizzato alcuno sterminio di gatti neri, tanto meno lo ha mai fatto la Chiesa cattolica. Si tratta forse della fake news anticlericale più creduta, anche perché pochi si sono presi la briga di sfatarla. Qualche giorno fa è stata rilanciata da Maurizio Belpietro su La Verità (sic!), dove si legge che «papa Gregorio IX diede disposizione di sterminare tutti i gatti neri».

Ma quando mai?! Ad avventurarsi nel debunking della bufala è stato in particolare un agnostico/ateo americano, Tim O’Neill: «La storia secondo cui stupidi personaggi medievali, su istigazione del loro ancor più stupido clero, uccisero migliaia di gatti portando alla morte di un numero ancora maggiore di persone durante l’epidemia della peste nera del 1340, è popolare e diffusa. Ma il massacro medievale di gatti è contrassegnato da una totale mancanza di riferimenti. Perché? Perché non è mai successo». Infatti, chi sostiene che Gregorio IX autorizzò lo sterminio di gatti neri intende anche insinuare che tale “superstizione cattolica” sia all’origine della Peste Nera che imperversò in tutta Europa tra il 1347 e il 1352, uccidendo almeno un terzo della popolazione del continente.

Innanzitutto la bolla papale in questione, la “Vox in Rama”, risale al 1232 mentre l’epidemia iniziò un secolo più tardi, e nessuno spiega perché ci sia voluto così tanto tempo prima che tale supposto massacro di gatti neri causasse la peste. Ma, sopratutto, in tale bolla papale non esiste alcuna indicazione a sterminare i felini. In quell’occasione il Papa scrisse al re di Germania, Enrico (figlio dell’Imperatore Federico II), informandolo a proposito di un culto satanico che andava diffondendosi in Germania, da parte di un gruppo di “Luciferiani”.

Gregorio IX, nella Vox in Rama, riporta quanto gli è stato riferito da Corrado di Marburgo a riguardo di questa setta:

«Quando un neofita dev’essere iniziato ed introdotto dinanzi all’assemblea dei malvagi per la prima volta, gli appare in visione una specie di rana o, secondo gli altri, un rospo. Talvolta il rospo è di normali dimensioni, ma spesso è grosso quanto un’oca o una papera. Di solito è grande come l’apertura di un forno. Il novizio si fa avanti e si mette di fronte ad un uomo di un pallore spaventoso i cui occhi sono neri ed il cui corpo è così sottile ed emaciato che sembra non aver carne ma solo pelle ed ossa. Il novizio lo bacia e lo trova freddo come il ghiaccio. Dopo averlo baciato, ogni resto di fede cattolica che poteva ancora albergare nel cuore del neofita, lo abbandona. Poi, tutti si siedono per banchettare e, al termine, tutti si alzano. Da una specie di statua che di solito si trova in queste riunioni, emerge un gatto nero: è grande quanto un cane di buona taglia, ed entra camminando all’indietro con la coda sollevata. Per prima cosa il novizio gli bacia il posteriore, poi fa lo stesso il Maestro delle Cerimonie, ed infine vi partecipano tutti, a turno. O almeno, tutti quelli che meritano tanto onore. Il resto, cioè coloro che non ne sono ritenuti degni, baciano il Maestro delle Cerimonie. Ritornati ai loro posti, per un po’ restano in piedi in silenzio, con le teste girate verso il gatto. Quindi il Maestro esclama: “Perdonaci”. La persona dietro di lui ripete la formula ed una terza aggiunge: “Signore lo sappiamo”. Un quarto partecipante finisce la formula dicendo: “Obbediremo”. Quando questa cerimonia si è conclusa, le luci vengono spente ed i presenti si abbandonano alla più abominevole sensualità. Se ci sono più uomini che donne, questi soddisfano tra di loro i reciproci depravati appetiti. Le donne fanno lo stesso l’una con l’altra. Alla fine di tali orrori si riaccendono le lampade ed ognuno torna al suo posto. Quindi, da un angolo buio emerge la figura di un uomo. La parte superiore del suo corpo, dai fianchi in su, risplende come il sole ma, sotto, la sua pelle è grezza e coperta da una pelliccia, come un gatto. Il Maestro delle Cerimonie taglia un pezzo del vestito del novizio e dice a quella risplendente immagine: “Maestro, mi è stato dato questo ed io, a mia volta, lo passo a te”. Al che l’altro risponde: “Tu mi hai ben servito e meglio mi servirai ancora nel futuro. Metterò sul tuo conto ciò che mi hai dato”. E sparisce non appena pronunciate queste parole. Ogni anno, a pasqua, quando ricevono dal prete il corpo di Cristo, lo nascondono in bocca per poi sputarlo nelle immondizie in segno di spregio verso il loro Salvatore. Inoltre, questi uomini tra i più miserabili, bestemmiano contro il Signore dei Cieli, e nella loro follia dicono che il Signore ha fatto male a sprofondare Lucifero in un pozzo senza fondo. Questa gente disgraziata crede in Lucifero e lo ritiene il creatore dei corpi celesti che assurgerà a gloria dopo la caduta del Signore. Con lui, e attraverso lui, sperano di raggiungere la felicità eterna. Confessano di non credere che bisogna fare il volere di Dio ma, piuttosto, che bisogna dispiacerlo…».

Basterebbe leggere la bolla papale per veder scritto che sì, si parla di un gatto nero, ma in nessuna parte si autorizza alcun sterminio. Eppure, tale falsità viene ripetuta da anni, senza alcun controllo delle fonti. Ignorando, inoltre, che i gatti erano molto apprezzati nel Medioevo in quanto limitavano la riproduzione dei roditori. Molte raffigurazioni dell’epoca, infatti, riportano di gatti come animali domestici e i bestiari medievali, cioè i libri che descrivevano gli animali, sono pieni di elogi verso i felini. Era frequente che le famiglie possedessero un gatto e addirittura nella cosiddetta Regola delle anacorete (XIII secolo), un manuale monastico rivolto alle anacorete, si consiglia: «Non possederete nessuna bestia, mie care sorelle, eccetto solo un gatto».

La conclusione del blogger O’Neill è che «l’intero mito è il solito groviglio di pregiudizi sulla Chiesa medievale, idee popolari sbagliate sul Medioevo e la tendenza generale di accettare “per veri” racconti che perpetuano l’idea che i nostri antenati non erano intelligenti come noi. Aggiungiamo una pesante dose di pregiudizio anticristiano e possiamo capire perché» la bufala è ancora così diffusa.

La redazione

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