La Rivoluzione francese, il primo violento tentativo di scristianizzare la società

ghigliottina franceseNon c’è nessun avvenimento storico che non abbia avuto il suo “cuore di tenebra”, anche quanto tentava di promuovere dei nobili ideali. L’esempio più eclatante riguarda forse quello della Rivoluzione Francese che registrò fenomeni come il Terrore o il massacro dei cittadini vandeani; nonostante la proclamazione della Carta dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino.

E’ paradossale il fatto che, sebbene la Dichiarazione affermasse che «nessuno deve essere molestato per le sue opinioni, anche religiose», i rivoluzionari attueranno una feroce persecuzione contro il cattolicesimo: prima intromettendosi negli affari ecclesiastici imponendo la Costituzione civile del clero che venne di fatto a creare una Chiesa scismatica da Roma, e in seguito, incarcerando o uccidendo i preti refrattari che si rifiutarono di giurare su questo documento. Anche il clero costituzionale iniziò, tuttavia, ad essere presto colpito perché sospettato di essere vicino alla Monarchia e ai Girondini, e del resto, molti rivoluzionari non vedevano alcuna differenza tra le due Chiese.

Già nell’estate del 1793 si registrarono degli incidenti che lasciarono intravedere la volontà scristianizzatrice di alcuni militanti come gli avvenimenti verificatisi col pretesto della ricerca dei metalli preziosi all’interno delle chiese o nella fusione delle campane necessaria all’industria di guerra. Il cosiddetto fenomeno della “scristianizzazione” si affermò inizialmente nei diversi dipartimenti a causa dell’azione intrapresa da alcuni rappresentanti in missione: il 26 settembre 1793 Fouché dichiarò alla società popolare di Moulins di voler sostituire «ai culti superstiziosi e ipocriti» quello della Repubblica e della morale naturale, e il 10 ottobre vietò ogni cerimonia religiosa al di fuori delle chiese e laicizzò i cimiteri facendo trascrivere al loro ingresso «la morte è un sonno eterno»; a Rochefort, Lequinio trasformò la chiesa in un tempio della Verità; nella Somme, Dumont fece sequestrare a Maubeuge gli oggetti preziosi usati per il culto (definiti «ornamenti del fanatismo e dell’ignoranza»); e altri rappresentanti incoraggiarono il matrimonio dei sacerdoti. Questo movimento si estenderà successivamente anche a Parigi: il 7 novembre il vescovo della città, Gobel, fu costretto a dimettersi pubblicamente insieme ai suoi vicari; mentre il 10 si festeggiò una “Festa della Libertà” all’interno della chiesa di Notre-Dame, che venne successivamente consacrata alla Ragione. La scristianizzazione non passò tuttavia solo attraverso la violenza, ma anche introducendo delle innovazioni come il calendario rivoluzionario costituito dalle decadi al posto delle settimane, e l’istituzione dell’era repubblicana (fatta iniziare il 22 settembre 1792). Inoltre, parallelamente alla scristianizzazione, si affermò anche il culto dei martiri della libertà (individuati in figure come Marat o Chapelier), le cui effigi si sostituirono nelle chiese, divenute templi della Ragione, a quelle dei santi cattolici (cfr. A. Sobul, La rivoluzione francese, Roma 1998 pp. 272-276).

Questa politica trovò tuttavia lo sfavore della maggior parte dei membri del Comitato di Salute Pubblica, ivi compreso quello dello stesso Robespierre. L'”Incorruttibile” era contrario alla scristianizzazione sia per motivi “filosofici” (pur detestando il cattolicesimo, era ugualmente contrario all’ateismo da lui considerato come aristocratico ed estraneo al popolo), sia sopratutto per motivi politici in quanto era cosciente che simile politica avrebbe rischiato di inimicarsi la maggior parte del popolo francese (che era rimasto attaccato al culto tradizionale), oltre all’opinione pubblica dei paesi rimasti neutrali (cfr. F. Furet-D. Richet, La rivoluzione francese, Bari 1974 p. 288).

Con l’aiuto di Danton, Robespierre trascinò i Giacobini contro gli scristianizzatori e la Convenzione emise il 6 febbraio un decreto che riconfermò la libertà di culto. In realtà, questo provvedimento ebbe risultati assai limitati in quanto la stessa Convenzione, due giorni dopo, stabilì che i decreti dei rappresentanti in missione relativi alla chiusura delle chiese restassero in vigore, e proclamò che i preti costituzionali potessero celebrare il loro culto solamente in forma privata. Mentre alcuni rappresentati si conformarono alle direttive, la maggioranza di essi ritenne invece che l’influsso dei preti costituzionali potesse essere pericoloso e maltrattarono o imprigionarono i sacerdoti che rifiutarono di dimettersi (cfr. G. Levebvre, La rivoluzione francese, Milano 1958 p. 408).

Robespierre tentò di instaurare un culto deista, il cui culmine fu raggiunto con la Festa dell’Essere Supremo svoltasi l’8 giugno 1794. Questo culto, però, cadde presto in disuso dopo la fine del politico francese, e i suoi successori continuarono la loro politica di ostilità verso la religione. Il deputato Cambon propose un decreto, approvato dalla Convenzione, in cui si affermava che la Repubblica non avrebbe più salariato alcun culto; mentre i rappresentati in missione continuarono a combattere il “fanatismo” (ossia il cattolicesimo): i rappresentanti Pelletier e Besson con un’ordinanza del 30 brumaio dell’anno III ordinarono l’arresto di tutti i preti che continuavano a professare il culto e la chiusura delle chiese ancora aperte; nell’Haute-Garonne e nel Tarn, i preti (ance se abdicatari) furono messi sotto sorveglianza; nell’Orne, il vescovo costituzionale, che aveva in precedenza abdicato, chiese l’autorizzazione per celebrare nuovamente gli uffici e venne arrestato per questa sola ragione. Né la persecuzione risparmiò le confessioni che erano state discriminate sotto l’Ancien Régime: i pastori luterani di Montbéliard abdicarono sotto la minaccia di arresto, mentre nel Besançon venne chiusa nell’ottobre 1794 la sinagoga. Nel frattempo, i Termidoriani cercarono di fare rivivere il culto repubblicano, espresso nelle feste civiche delle decadi e furono persino arrestate delle persone che si astenettero dal lavorare la domenica. Nonostante ciò, i tentativi per diffondere la fede patriottica non riuscirono ad attecchire tra il popolo in quanto essa non era una creazione dell’anima popolare; ma un’idea della classe borghese, il cui governo si rendeva sempre più impopolare e debole.

Crebbero difatti le proteste contro la politica antireligiosa anche all’interno della Convenzione. Il vescovo costituzione di Blois, Grégoire, denunciò infatti che: «La libertà di culto esiste in Turchia, ma non in Francia; il popolo vi è privato di un diritto di cui si gode negli stati despoti; persino sotto le reggenze del Marocco e di Algeri». Sebbene questo discorso cadde nel vuoto, si levarono sempre più numerose le voci contro la persecuzione della religione; e già in taluni dipartimenti, dei privati cittadini e degli ex preti costituzionali, con la complicità delle autorità locali, riaprivano le chiese; mentre nei dipartimenti di frontiera i preti refrattari iniziarono a tornare in patria. A rendere impossibile l’ulteriore prosecuzione dei provvedimenti anticlericali, fu la politica di amnistia che il Governo aveva adottato in Vandea: i rappresentanti in missione dell’Ovest erano difatti coscienti che non ci sarebbe stata nessuna pacificazione finché non fosse stata ripristinata la libertà di culto, e difatti provvidero ad abrogare tutti i provvedimenti di rigore antireligioso, ristabilendo la libertà sia per i preti refrattari che costituzionali.

La ritrovata libertà religiosa nei paesi dell’Ovest non poté quindi non estendersi anche al resto della Francia: il 21 febbraio 1975, un deputato della Pianura, Boissy d’Anglas, pur detestando il cattolicesimo, ripropose la libertà di culto con la motivazione che una religione clandestina poteva essere ben più pericolosa di una pubblica. Furono perciò riaperte le chiese, anche se vigevano ancora molte restrizioni in materia religiosa (vi era per i preti il divieto di indossare l’abito talare, fare processioni, suonare le campane…). Questo decreto contribuì alla ricostituzione del clero costituzionale, che domandò la restituzione delle loro patenti sacerdotali strappate con la forza; ma anche il clero refrattario rientrato in Francia prese a riorganizzare (con la contrarietà del governo parigino) il culto romano (sulla riapertura delle chiese cfr. A. Mathiez, La reazione termidoriana, pp. 179-201).

La laicizzazione e i tentativi di instaurare una nuova fede civica distaccò una parte dei francesi dalla tradizione cristiana, ma gli avvenimenti mostrarono che la maggior parte del popolo era rimasta attaccata al culto tradizionale. Motivo che spingerà Napoleone Bonaparte a stipulare nel 1801 un Concordato con la Chiesa Cattolica.

Mattia Ferrari

Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace

17 commenti a La Rivoluzione francese, il primo violento tentativo di scristianizzare la società

« nascondi i commenti

  1. Ha fatto più morti innocenti due settimane di rivoluzione francese che trecento anni di inquisizione cattolica.

  2. Giulio Quaresima ha detto

    Magari però farebbe bene chiedersi non solo che cosa fu la Rivoluzione Francese, ma anche perché ci fu, e perché si svolse e degenerò in questo modo.
    In particolare, sarebbe sano chiedersi per quale motivo la Chiesa Cattolica, e in particolare le sue istituzioni e i suoi rappresentanti di rango più elevato, siano stati più volte identificati, nella storia, come una forza conservatrice e difenditrice dello status quo, anche nei suoi aspetti più deteriori e – direi – poco “cristiani”.
    Se poi si vuole credere che l’Ancien Régime fosse un regime giusto, buono e senza contraddizioni, e che la Rivoluzione sia stata soltanto il frutto di un’impazzimento collettivo, si faccia pure.

    • Pino ha detto in risposta a Giulio Quaresima

      la rivoluzione non fu un impazzimento collettivo ma un impazzimento ideologico.
      La rivoluzione francese: Una storia intellettuale dai Diritti dell’uomo a Robespierre, Jonathan Israel, Einaudi, 2016.
      Nel suo prologo, una rigorosa posizione del criterio storiografico della sua opera, Israel conclude che la spiegazione dell’origine della Rivoluzione Francese comunemente accettata dalla storia scritta tra il 1788 e il 1820, in Francia e fuori dalla Francia, fu che questa fu innescata dalla “filosofia” e precisamente dall’Illuminismo di Jean Jacques Rousseau all’inizio e in seguito da quello radicale di Mirabeau, Danton, Marat. La domanda alla quale Israel vuole rispondere con la sua opera: è giusto l’assunto della motivazione filosofica illuminista corrente durante tutto il periodo della Rivoluzione? Nelle successive quasi mille pagine del libro Israel svolge la tesi con una documentazione dettagliata e di prima mano drammaticamente convincente. La vicenda della Rivoluzione venne condotta da una élite di filosofi (veri o finti), pubblicisti, agitatori, preti, monaci, nobili rinnegati, militari, ciarlatani, imbroglioni, demagoghi, organizzati in circoli, salotti, corti, gazzette, caffè. Il popolo manipolato e strumentalizzato, la Guardia Nazionale usata per imporre l’ordine o per fare pressione sulla Convenzione.
      La lettura del libro di Jonathan Israel sorprende per l’efficacia con la quale le masse popolari della Francia urbana e rurale del 1788 vennero controllate e usate da un gruppo relativamente ristretto di intellettuali, filosofi veri o soi disant, pubblicisti, agitatori, pamphlettisti e circoli gravitanti intorno ai caffè di Parigi. Se questo fu possibile in una società senza radio, senza televisione, senza grandi tirature di stampa quotidiana e senza internet e social media, ci si chiede cosa sia possibile oggi con la mostruosa potenza dei media attuali. Nel 1780 l’ignoranza delle masse era la ragione della loro facile manipolabilità da parte di agitatori e oratori appassionati e convincenti, più o meno onesti e illuminati. Oggi le masse sono sicuramente molto più informate di quanto non lo fossero nel 1780, ma è ragionevole chiedersi “come” sono informate e se la “qualità” della informazione attuale non sia un elemento di debolezza superiore all’ignoranza delle plebi rurali francesi del 1780.

      • Marco S. ha detto in risposta a Pino

        “Se questo fu possibile in una società senza radio, senza televisione, senza grandi tirature di stampa quotidiana e senza internet e social media, ci si chiede cosa sia possibile oggi con la mostruosa potenza dei media attuali”.

        Sotto questo aspetto, ritengo invece che la Rivoluzione Francese fu un episodio irripetibile, proprio perche’ le idee cosiddette “moderne”, si manifestarono in tutta la loro perniciosita’ in un contesto mediatico che era ancora praticamente medievale.

        Durante la rivoluzione, infatti, i rappresentanti della Francia nella varie assemblee legislative, stavano confinati a Parigi, isolati dai loro luoghi di origine, sotto la pressione di uno pseudo-popolo, agitato dai club e dalle logge, che rappresentava una vera e propria fiction a loro danno.
        Una rappresentazione che poco o nulla aveva a che fare con i sentimenti religiosi ed ancora abbastanza realisti di gran parte dei francesi della provincia.

        L’effetto dei provvedimenti decisi a Parigi, si constatava soltanto a scoppio ritardato, quando questi si cercavano di mettere ad effetto sul territorio.
        Ed erano quasi sempre causa di rivolte, di ribellioni e, talvolta, di vere e proprie guerre civili, come in Vandea.

        In questo 12 Ventoso dell’anno CCXXIV, filogiacobini del XXI secolo possono quindi cercare di indorarci la pillola finche’ vogliono sulla mitica Rivoluzione Francese.
        Ma alla fine furono i loro emuli ad affidarsi alla dittatura militare di Napoleone per non essere travolti da una controrivoluzione endemica, sorda e sempre piu’ vasta.

        Si legga D. Sutherland – Rivoluzione e Controrivoluzione – Il Mulino.

        https://www.mulino.it/isbn/9788815078452

        Ritengo che oggi non sarebbe invece possibile un tale scollamento tra i rappresentanti ed il paese.
        Le materie discusse in Parlamento sono note ai media in tempo reale e, se anche allora fosse stato cosi’, il popolo avrebbe probabilmente potuto far sentire il suo peso gia’ nel corso del dibattito in assemblea.

        Certo quest’epoca mi pare invece maestra di mistificazione nel linguaggio e quindi nella concettualizzazione: l’aborto diventa “interruzione di gravidanza” ed il presidente della prima potenza del mondo non sa dire niente di piu’ che una vuota ed infantile tautologia, per giustificare l’introduzione nel suo paese di un assurdo istituto, quale e’ il matrimonio esteso alle coppie omosessuali.
        Ed il matrimonio, da istituto giuridico, si muta in diritto civile.

        Sotto certi aspetti, quindi, oggi le classi dominanti si sentono piu’ sicure, rispetto ad un popolo che appare confuso e scollato, per effetto del graduale smantellamento di tutte le comunita’ intermedie, in ultimo la famiglia.

        • Pino ha detto in risposta a Marco S.

          secondo me internet è un potente mezzo di rimbecillimento di massa le cui nefaste conseguenze si misureranno nel tempo. Oggi più che mai la gente, rimbecillita dal web, dalla TV, dai giornaloni ormai concentrati in poche mani e sempre più laicisti e gender friendly (legge mai il Corriere.it?) porta il cervello all’ammasso.

          • Marco S. ha detto in risposta a Pino

            Per evitare equivoci, va fatto presente che le istanze che stavano all’avvio della Rivoluzione Francese erano valide.
            Sia il regime politico, sia la struttura dello stato francese, andavano riformate, per metterlo in condizioni di continuare ad essere all’altezza dei grandi cambiamenti che si stavano affacciando nella Storia.

            Per esempio, da decenni si stava profilando l’ingresso dell’energia meccanica e quindi della Rivoluzione Industriale: la macchina a vapore di Newcomen e poi di Watt, si era sviluppata nella prima meta’ del ‘700, ma il battello a vapore di Papin era addirittura del 1707.
            All’epoca della Rivoluzione doveva essere chiaro a tutti che fosse solo questione di tempo, prima che il perfezionarsi di queste tecnologie producesse un’inaudita rivoluzione dei trasporti e delle tecniche di produzione.
            Gia’ da anni, in numerose miniere britanniche, operavano macchine a vapore, come pompe di esaurimento delle infiltrazioni idriche.

            La nobilta’, che godeva di privilegi, giustificati in passato dal suo farsi carico dell’amministrazione locale e della difesa, non poteva piu’ svolgere questi ruoli nello stato centralizzato moderno, che si era venuto organizzare gradualmente dopo il Rinascimento (e che le tecnologie emergenti avrebbero definitivamente consacrato).
            L’organizzazione centralistica dello Stato, che necessitava di una propria imposizione, gli eserciti e le marine sempre piu’ “reali” e sempre meno compagini raccogliticce, riunite e guidate all’occasione dai feudatari locali, confliggevano con il vecchio ordinamento medievale.

            Il conflitto tra il potere centrale dello Stato ed una nobilta’ (ma non solo) superata, ma attaccata ai privilegi, era gia’ stato in parte affrontato il secolo precedente, con parziale successo.
            Alludo alla Guerra della Fronda dove, nell’occasione, il Parlamento di Parigi rappresento’ la difesa degli antichi privilegi, contro lo stato moderno rappresentato dalla casa reale.

            Quindi, quando nel 1789, vennero convocati gli Stati Generali, storicamente avrebbe potuto essere un ulteriore delicato passaggio su questo percorso di modernizzazione dello stato francese, verso una monarchia parlamentare, senza arrivare all’azzeramento di una nazione millenaria, come invece accadde.
            Si trattava di ridurre ulteriormente i privilegi privi di giustificazione, promuovendo una maggiore equita’ fiscale, di lasciare piu’ spazio alle nuove classi produttive borghesi, senza dimenticare che anche il popolo aveva delle legittime aspirazioni (e pur sempre anch’esso la bocca sotto il naso).

            Luigi XVI era un uomo sensibile, era considerato un buon cattolico ed era nota la sua attenzione speciale per il popolo: sotto il profilo delle intenzioni, quindi, la Francia non avrebbe potuto avere miglior sovrano.

            Purtroppo ritengo fosse anche una persona assolutamente non altezza dei pur difficili tempi, che (come molti cattolici che si sono trovati in posizioni di responsabilita’), non riusciva a cogliere il confine tra la carita’ e la debolezza.

            Debolezza che non puo’ essere carita’, quando consegna gli agnelli alle fauci dei lupi.
            Quando consegna il popolo francese, inerme, nelle mani dei suoi piu’ feroci nemici, che odiano tutto di esso, in particolare l’essere cristiano, in particolare l’essere figlio prediletto di mamma Chiesa.

            In questo contesto, il re avrebbe dovuto prepararsi a respingere con ogni mezzo (vulgo, se necessario, anche i cannoni), sia la teppaglia sancullotta di Parigi, agitata segretamente dalle logge (che non era il “popolo francese”, come forse persino lui credeva !), sia le eventuali rivolte dei privilegiati, come avevano fatto un secolo prima i suoi predecessori, durante la Fronda.
            Non averlo fatto, anzi aver inscenato una patetica e poco dignitosa fuga, fermata a Varennes, squalifica totalmente la condotta di Luigi XVI, che permise a un evento, che indubbiamente era destinato ad essere drammatico, ma collocabile insieme ad altri nella storia millenaria dello stato francese, di cancellare questo stato e questa nazione, anzi, piu’ modernamente, direi di “formattarli”.

            Il re fini’ ignomignosamente sulla ghigliottina, come pessimo re e pessimo padre, che aveva permesso ai suoi nemici di mettere le mani anche su sua moglie e sui suoi figli, oltre che sulla Francia.
            La Francia fini’ in mano ad una manica di avventutieri, di avvocati da pollaio, di pennivendoli, di gran maestri, di lattanti pieni di ideologia e totalmente privi di esperienza di vita….una zattera della Medusa unita solo dal narcisismo e dall’odio per il cristianesimo.

            La millenaria nazione francese, quella patrocinata da S.Giovanna d’Arco, che ancora alla vigilia della Rivoluzione affrontava la Gran Bretagna ad armi pari, fini’ li’.
            Quello che nacque dopo fu qualcosa di totalmente nuovo, fondato sulla menzogna e sul rinnegamento della propria storia, uno stato totalmente declassato rispetto alla Gran Bretagna, malgrado la cortina fumogena delle sterili (ma demograficamente costosissime) vittorie napoleoniche.

            E’ lo sgorbio alle cui “imprese” continuiamo ad assistere anche nei nostri giorni.
            Che e’ pervicace nell’odiare e rifiutare Cristo, anche se, proprio per questo, sta andando in rovina.
            Quando l’odio prevale sulla Ragione….visto che siamo nell’anno CCXXIV della Nuova Era della Ragione…

    • Igloo ha detto in risposta a Giulio Quaresima

      Alla tua critica alla Chiesa ti ha risposto Benedetto Croce: «Il cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuta: così grande, così comprensiva e profonda, così feconda di conseguenze, così inaspettata e irresistibile nel suo attuarsi (…). Tutte le altre rivoluzioni, tutte le maggiori scoperte che segnano epoche nella storia umana, non sostengono il suo confronto, parendo rispetto a lei particolari e limitate». Altro che “forza conservatrice”!

    • andrea g ha detto in risposta a Giulio Quaresima

      Mah, siamo nel campo di ciò che succederà qualche decennio successivo in Russia:
      un regime corrotto, vanesio e dittatoriale, fatto di babbei che credevano di avere il
      sangue blu, viene sostituito da una cricca di potere che, massacrando milioni di russi
      (colpevoli di nulla) riesce perfino a farlo rimpiangere(!).

      • Andrea ha detto in risposta a andrea g

        Non hai mai sentito parlare della massoneria e della sua tendenza al genocidio, specialmente verso i cattolici?
        Forse dovresti informarti in modo più oggettivo, Giulio.
        Viva Cristo Re

        • Andrea VCR ha detto in risposta a Andrea

          Scusa Andrea, ho sbagliato nel cliccare, la risposta era per il sig. Quaresima! 🙁
          P.S. ho finalmente trovato il fiato per trovare un nick diverso dal nostro nome puro e semplice! 😉
          Viva Cristo Re

    • Michele ha detto in risposta a Giulio Quaresima

      Giusto chiedersi perché ci fu, ma proprio il tentativo di risposta a questa domanda ci porta ad analizzare le ragioni della Rivoluzione e ritenere che l’anticlericalismo o un generico progressismo in favore dei disagiati del tempo sia stato al più un derivato nella visione del mondo dei rivoluzionari.
      Anzitutto i rivoluzionari erano borghesi (quindi la classe emergente del tempo, non poveri e magari reazionari contadini) illuministi, imbevuti delle idee dell’Enciclopedie. Erano quindi anzitutto razionalisti, cioè seguaci di un movimento che pone la ragione (intesa come ragione deduttiva o calcolo) come fondamento della realtà: in sostanza si parte da alcuni assiomi, ritenuti autoevidenti (libertà come potere di fare ciò che si vuole, uguaglianza come astratta identità), e da essi si deducono tutte le conseguenze.
      Da ciò deriva che quello che non è contemplato nel sistema va rovesciato come irrazionale (come avvenne, ribaltando tutte le istituzione dell’Ancien Regime). Poste le premesse sopra citate (che facevano a meno della Trascendenza), diventava inevitabile che lo scontro sarebbe avvenuto anche con la Chiesa cattolica. Scontro però che ha le radici nella Weltanschauung illuminista dei rivoluzionari e di cui gli abusi del potere ecclesiastico del tempo possono al più risultare come pretesti ma non come la ragione profonda di esso.

    • Mattia ha detto in risposta a Giulio Quaresima

      Sulle cause dello scoppio della Rivoluzione consiglio di consultare il libro di Jacques Godechot, “Le rivoluzioni (1770-1799)” che spiega che i fattori che agirono furono molteplici (crisi economica, diffusione delle idee illuministe, lotta tra Monarchia e aristocrazia che cercarono di usare il Terzo Stato per le loro battaglie…). Detto questo, penso si debba rimarcare una cosa: vi è l’idea che le violenze antireligiose siano state solamente una sorta di reazione contro i soprusi effettuati dalla Chiesa. Un’idea però che pare dimenticare che la maggior parte del popolo francese rimase attaccata al culto tradizionale e in qualche caso (come in Vandea) insorse lottando per tenere aperte le loro chiese e che anche i culti discriminati sotto l’ancien regime come i protestanti o gli ebrei furono ugualmente colpiti come i cattolici.

  3. Pino ha detto

    scusate la domanda che potrà apparire ingenua. Come si fa a dare un voto positivo ad un commento? Ho provato con Mattia con il risultato che da verde è diventato rosso

    • Klaud. ha detto in risposta a Pino

      Mentre clicchi guarda il rettangolino e vedrai che il numero sale di uno. La mano rossa indica che non si può dare un altro voto.

« nascondi i commenti