Effetto Socci: demolizione della Chiesa dall’interno?

Antonio SocciAnche Antonio Socci ha commentato il referendum irlandese attraverso cui saranno legalizzate le unioni omosessuali. Alla disperata ricerca di un colpevole, prevedibilmente lo ha trovato in Papa Francesco, causa di tutti i mali del mondo secondo la corrente “cattolica” tradizionalista.

Poco importa se il suo vaticanista di riferimento, Sandro Magister (che ha già confutato l’accusa di Socci sulla presunta invalidità dell’elezione di Bergoglio facendo intervenire la canonista Geraldina Boni), abbia scritto che «lo stesso papa Francesco ha tuonato più volte contro le nozze gay, ma è come se parli al vento. “Non pervenuto”, si direbbe, a vedere come la grande stampa oscura ogni volta queste sue parole». Tutti gli interventi di Papa Bergoglio su questo argomento sono stati citati nel nostro apposito dossier. Il segretario di Stato Vaticano, mons. Pietro Parolin, ha affermato che il risultato del referendum irlandese «non è solo una sconfitta dei principi cristiani, ma di una sconfitta dell’umanità» (mons. Parolin ha preso posizione dopo l’incontro con Papa Francesco, il vaticanista progressista Luca Kocci ha scritto che Parolin è «uno dei prelati di Curia più vicini a Francesco, autorevole interprete del pensiero del papa»).

Nel suo ultimo articolo Socci resuscita il solito elenco della spesa di trite e ritrite accuse al Papa: Francesco avrebbe ridotto la Chiesa ad una «“agenzia religiosa” che sui grandi temi della vita si sottomette al diktat ideologico obamiano», quando invece tutti sanno quanto il Papa quotidianamente insista sulla bioetica della vita (avendo anche coniato il termine “cultura dello scarto” per indicare l’aborto, la ridefinizione del matrimonio e l’eutanasia), invitando addirittura le confessioni protestanti a non sottomettersi al pensiero comune, come ha fatto recentemente con l’arcivescovo luterano Antje Jackelen: «le tematiche attinenti alla famiglia, al matrimonio e alla sessualità non possono essere taciute o ignorate per timore di mettere a repentaglio il consenso ecumenico già raggiunto. Sarebbe un peccato se in queste importanti questioni si consolidassero nuove differenze confessionali», così come aveva detto nel dicembre scorso ricevendo una delegazione della chiesa luterana.

Francesco, secondo Socci, avrebbe «rinunciato al proselitismo e al “Dio cattolico” (“non esiste un Dio cattolico”, dice Bergoglio)». Ne sarà sicuramente contento Benedetto XVI dato che fu proprio lui ad avvertire: «La Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione». E infatti Bergoglio ha ripreso esattamente il pensiero del Papa emerito: «La Chiesa non cresce nel proselitismo; Benedetto XVI ce lo ha detto; ma cresce per attrazione, per la testimonianza, per la predicazione. Quando la Chiesa perde questo coraggio apostolico, diventa una Chiesa ferma. Ordinata, bella; tutto bello, ma senza fecondità, perché ha perso il coraggio di andare alle periferie, qui dove ci sono tante persone vittime dell’idolatria, della mondanità, del pensiero debole». Anche su questo abbiamo riflettuto nel nostro dossier, raccogliendo tutte le dichiarazioni in merito di Francesco. Per quanto riguarda il “non esiste un Dio cattolico”, è una frase che non compare in alcun pronunciamento ufficiale (tranne un’intervista, rifiutata dalla Santa Sede, a Scalfari, il quale oltretutto ha ammesso di averla manomessa facendo dire al Papa frasi che non aveva detto).

Il giornalista di Libero, come sempre, ha anche attaccato Francesco accusandolo di sincretismo religioso (questa volta ha tirato fuori addirittura «l’ecumenismo massonizzato di Bergoglio»!), quando invece proprio nell’Evangelii Gaudium il Pontefice ha messo in guardia dal «sincretismo conciliante», definito come una forma di «totalitarismo», ricordando che la vera “apertura” «implica il mantenersi fermi nelle proprie convinzioni più profonde, con un’identità chiara e gioiosa». Non stancandosi inoltre mai di ripetere, alla faccia del sincretismo, che Gesù lo si incontra solo «nella Chiesa, nella nostra Santa Madre Chiesa Gerarchica», che «non si può annunciare Cristo senza la Chiesa». Nel suo viaggio in Albania ha infine ricordato: «non si può dialogare se non si parte dalla propria identità. Ognuno di noi ha la propria identità religiosa, è fedele a quella. Ma il Signore sa come portare avanti la storia. Partiamo ciascuno dalla propria identità, non facendo finta di averne un’altra, perché non serve e non aiuta ed è relativismo».

L’elenco dei “peccati” del peccatore Bergoglio, condannati dal teologo Antonio Socci, si conclude con la denigrazione della prossima enciclica -nella qual Francesco invita a mettere al centro della società l’uomo e non il profitto-, riducendola a consigli sulla «spazzatura differenziata e pipponi assistenziali sui poveri». Nemmeno il peggior anticlericale si sarebbe ridotto ad un’accusa talmente insulsa.

Non può nemmeno mancare la solita  nostalgia dei bei tempi che furono, un classico del tradizionalismo conservatore: Socci rimpiange la messa in latino e la liturgia in voga prima del Concilio Vaticano II, la cui sostituzione con il novo ordo (il rito della Messa che tutti seguiamo oggi, in italiano) avrebbe fatto precipitare la Chiesa nel baratro. Un’enorme rivisitazione storica e sociologica condita, come sempre, con l’infinito elenco di citazioni prelevate senza contesto da frasi di innumerevoli santi e personaggi storici, il tutto per arrivare a teorizzare «un “papa emerito” autorecluso in Vaticano e “un vescovo vestito di bianco” che viene acclamato da tutti i nemici di sempre della fede cattolica». Certo, è chiaramente inusuale la presenza di Benedetto XVI in Vaticano, ma sappiamo bene che è stata una sua libera scelta, come ha ribadito anche recentemente criticando duramente chi teorizza complotti sulla sua abdicazione. Per quanto riguarda l’acclamazione di Francesco da parte di molti anticlericali, sappiamo invece che è una sorte che tocca da secoli, purtroppo, anche a Gesù: quanti anticattolici acclamano e hanno acclamato la sua figura contrapponendola a quella della Chiesa o quella di un Pontefice? E’ colpa dell’ambiguità di Gesù? O è una indebita strumentalizzazione? Oltretutto, anche Lui parlò spesso degli ultimi e degli emarginati, chissà se Socci ritiene anche quelli evangelici dei «pippotti assistenzialisti ai poveri».

Paolo VI denunciò “coloro che tentano di abbattere la Chiesa dal di dentro”. A noi sembra sempre più che il giornalista di Libero, sicuramente in modo inconsapevole, stia facendo lo stesso tanto convinto, com’è, che questo sciatto antipapismo verso il successore di Pietro sia un’opera valida per la verità e per la fede cattolica. Ben lontano dal riuscirci, tuttavia, non solo per il fatto che non ne azzecca una ma anche perché, guardando i commenti che girano sui social network, appare sempre più criticato e sempre meno apprezzato (oltre che completamente ignorato dalla Chiesa e dai cosiddetti “ratzingeriani”).

La redazione

Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace

71 commenti a Effetto Socci: demolizione della Chiesa dall’interno?