Omosessualità, cambiare si può?

Ex-Gay Survivor ConferenceE’ possibile che una persona con tendenze omosessuali indesiderate, che vive con sofferenza la propria situazione non sentendola adeguata ai suoi valori interni, possa chiedere aiuto psicologico e/o spirituale per essere aiutata ad adeguare il proprio vissuto emozionale/sentimentale all’orientamento fisiologico e anatomico del suo corpo?

Questa domanda aleggia in molti in questi giorni, dato che una docente di religione dell’I.T.I.S. di Moncalieri è stata accusata coralmente dal mondo mediatico (sai che novità!) di omofobia, dopo che un suo studente l’ha pubblicamente denunciata a “Repubblica” di aver affermato che “i gay sono malati da curare”. L’insegnante, tuttavia, ha riferito (lo ha fatto anche oggi su “Avvenire”) di aver esposto il magistero della Chiesa cattolica, aggiungendo giustamente che l’omosessualità non è una malattia da cui “guarire” e le persone con queste tendenze sono da accogliere «con rispetto, compassione e delicatezza», come chiede il Catechismo cattolico. Dopo una domanda specifica ha anche spiegato che «chi vive con sofferenza la propria condizione e vuole cambiare, talora si è rivolto a terapisti che, con un accompagnamento psicologico e spirituale, possono venire incontro al suo desiderio», raccontando anche un episodio realmente avvenuto. Lo studente ha presentato denuncia presso il quotidiano “Repubblica”, avviando il coro di diffamazione.  I “Giuristi per la Vita”, a cui la docente di religione si è rivolta per essere tutelata dopo l’accanimento mediatico nei suoi confronti, hanno parlato giustamente di «consolidata tecnica della disnformatija sovietica, in un pesante clima da “caccia all’omofobo”, che ricorda sempre più l’aria angosciante e sinistra che si respirava nell’America degli anni cupi del maccartismo». A lei va tutta la nostra solidarietà.

La tesi Lgbt afferma che all’omosessualità si possa approdare dopo una vita trascorsa come eterosessuali (è quanto avvenuto ai militanti Lgbt Franco Grillini ed Alessando Cecchi Paone, prima convintamente etero) ma non si possa fare il percorso inverso, cioè dall’omosessualità all’eterosessualità. Una tesi ridicola e antifattuale, proprio recentemente è uscito il volume “Sexual Fluidity” scritto dalla psicologa femminista Lisa M. Diamond, professore associato presso l’University of Utah, dove espone la ricerca su 80 donne omosessuali in un periodo di 10 anni, durante i quali un numero significativo di esse ha cambiato il proprio orientamento sessuale. Esperienza già nota a tanti ricercatori, la cosa innovativa è che queste donne, prima del cambiamento, non erano “lesbiche infelici” ma davvero attratte dalla loro compagna. Il sociologo e sessuolo Pepper Schwartz dell’University of Washington, recensendo il libro, ha parlato della sua esperienza con “ex-omosessuali”, raccontando alcuni cambiamenti. Un esempio noto è la moglie del nuovo sindaco di New York, Bill de Blasio, che ha dichiarato la sua omosessualità nel 1979, in seguito ha sperimentato la reversibilità della sua situazione.

Sempre recentemente, la psicologa Brunella Gasperini sul quotidiano “Repubblica” ha spiegato che «non siamo sessualmente orientati in modo stabile e unico ma possono determinarsi dei cambiamenti. Ci sono persone che vivono anni da eterosessuali e poi sperimentano, in alcuni periodi, cambiamenti nell’attrazione sessuale, nelle fantasie e nel desiderio. Questa instabilità riguarda gli eterosessuali così come gli omosessuali». La psicologa ha anche scritto, tuttavia, che «non esistono evidenze scientifiche che l’orientamento sessuale possa essere modificato volontariamente. L’American Psychological Association ha escluso che sia possibile modificarlo utilizzando forme di terapia psicologiche o religiose. Non a caso, le cosiddette terapie riparative orientate agli omosessuali falliscono clamorosamente». Queste ultime affermazioni sono errate, la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel “Manuale diagnostico” ICD10 ha confermato che in caso di omosessualità ego-distonica, se l’individuo desidera che la sua preferenza sessuale sia differente «a causa di disordini psicologici e dei comportamenti associati, può cercare un trattamento per cambiarla». L’“American Psychological Association” (APA) non ha affatto escluso la possibilità di modificare l’orientamento sessuale, ma ha rilevato che non vi sono prove sufficienti per dimostrare se queste terapie sono efficaci o no. Effettivamente molti studi rilevano la loro inefficacia, altri ne rilevano l’efficacia e la non pericolosità: nel 2010, ad esempio, uno studio apparso sul “Journal of Human Sexuality” ha concluso: «Questi risultati non dimostrano che il cambiamento di orientamento sessuale è categoricamente possibile per tutti o per nessuno, ma piuttosto sostiene che sono possibili cambiamenti significativi, che diventano poi cambiamenti reali a lungo termine […]. I risultati non dimostrano che nessuno rimane danneggiato dal tentativo di cambiamento, ma piuttosto che il tentativo non sembra essere dannoso o intrinsecamente dannoso».

La posizione dell’APA comunque andrebbe presa con molta cautela, e non soltanto perché nel 1998 ha sostenuto, tramite uno studio scientifico, che gli abusi sessuali sui bambini non sarebbero dannosi se vengono da essi “consentiti”. Ma, sopratutto, perché diversi suoi ex-presidenti l’hanno accusata di aver assunto posizioni politicizzate sugli argomenti sensibili: ad esempio l’ex presidente APA Nicholas Cummings, professore emerito di Psicologia presso l’Università del Nevada, ha affermato: «Relegando l’attrazione dello stesso sesso come immutabile si distorce la realtà. Far passare il tentativo di rendere “immorale” la terapia del riorientamento sessuale viola la scelta del paziente e rende l’APA il determinante de facto degli obiettivi terapeutici. L’APA ha permesso che la correttezza politica trionfasse sulla scienza, sulla conoscenza clinica e sull’integrità professionale. Al momento la governance dell’APA è investita da un gruppo elitario di 200 psicologi che si alternano in una sorta di “gioco delle sedie” in tutti i vari uffici, consigli, comitati, e Consiglio dei Rappresentanti. La stragrande maggioranza dei 100.000 membri sono fondamentalmente privi di diritti». Le stesse accuse sono arrivate da numerosi membri ed ex-presidenti dell’associazione scientifica (la cui posizione determina e ha determinato quella di tutte le altre, a livello internazionale).

Non esiste una terapia di riorientamento sessuale riconosciuta come valida, ci sono diversi approcci che possono avere lo scopo di cambiare l’orientamento sessuale, cambiare il comportamento sessuale o aiutare un paziente a sentirsi più a suo agio con il suo orientamento e comportamento sessuale. Nell’affermare tali terapie si punta sull’autodeterminazione del paziente, come ha spiegato il dott. Mark Yarhouse della Regent University: «Gli psicologi hanno una responsabilità etica nel consentire ai singoli di perseguire un trattamento volto a contenere l’esperienza di attrazione per lo stesso sesso o la modifica dei comportamenti omosessuali, non solo perché affermano i diritti dei clienti alla dignità e l’autonomia come persone in grado di scegliere liberamente tra modalità e comportamenti di trattamento, ma anche perché dimostrano rispetto della diversità». Il dott. A. Dean Byrd, docente presso il Department of Psychiatry all’University of Utah School of Medicine e presso l’University of Utah, che pratica da anni questo tipo di terapie, ha spiegato: «La premessa di base è che le variabili sociali ed emotive influenzano l’identità di genere che, a sua volta, determina l’orientamento sessuale. Il lavoro del terapeuta è quello di aiutare le persone a capire il loro sviluppo di genere, successivamente, tali individui sono in grado di fare delle scelte che siano coerenti con il loro sistema di valori. L’obiettivo della terapia è quello di aiutare i pazienti a sviluppare pienamente la loro identità maschile o femminile».

Il dott. Byrd è anche membro di NARTH (“National Association for Research & Therapy of Homosexuality”), un’organizzazione scientifica di oltre 1500 psicologi che sostiene e pratica le terapie di riorientamento sessuale. Ad essa fanno e hanno fatto parte anche parte diversi ex-presidenti dell’American Psychological Association, come ad esempio il dott. Robert Perloff, professore emerito di Psicologia presso la Purdue University e l’University of Pittsburgh. Nel 2004 ha aderito a NARTH affermando: «sono felice di aderire alla posizione di NARTH: essa rispetta la dignità di ogni cliente, l’autonomia e il libero arbitrio. Ogni individuo ha il diritto di rivendicare un’identità gay o di sviluppare il suo potenziale eterosessuale. Il diritto di cercare una terapia per cambiare il proprio adattamento sessuale è considerato ovvio e inalienabile. Condivido pienamente la posizione della NARTH».

Come abbiamo già ribadito diverse volte, noi non siamo a favore di una specifica terapia a sostegno delle persone con tendenza omosessuale che ne desiderano fare ricorso, ma siamo a favore della loro libertà di voler chiedere aiuto per una condizione che non sentono moralmente adeguata ai loro valori. Come ha spiegato Luca Di Tolve, ex “Mister Gay” ed ex membro dell’Arcigay, intervenuto in questi giorni: «coloro che pur avendo una tendenza omosessuale vogliono esplorare altre modalità, perché – come è accaduto a me – si trovano a disagio nella loro condizione, devono avere questa possibilità. E invece si vuole negare alle persone che lo desiderano la possibilità di intraprendere un percorso psicologico diverso, che le porti a riscoprire l’eterosessualità. Se qualcuno a un certo punto della sua vita “scopre” la propria omosessualità diventa una celebrità, un eroe popolare; se invece, come è accaduto al sottoscritto, si vuole fare il percorso inverso allora vieni bollato come un pericoloso omofobo. La realtà è che ormai sono tantissimi i casi di ex omosessuali che hanno recuperato la loro identità eterosessuale, si sono sposati, vivono relazioni stabili e hanno figli. Negli Stati Uniti c’è una casistica che va indietro almeno trent’anni. E anche in Italia nella nostra associazione, che ha appena sei anni, ci sono almeno una quindicina di persone che già si sono sposate ed hanno figli. Quest’anno abbiamo anche fatto una festa della famiglia, per testimoniare la bellezza di questo cammino che viviamo. Non sono forse dati scientifici questi? Non sono dati inoppugnabili? Non siamo forse persone che vivono un reale cambiamento? Eppure ci negano il diritto di esistere».

La redazione

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29 commenti a Omosessualità, cambiare si può?

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  1. Menelik ha detto

    Ammettiamo che ad alcuni funzioni ad altri no questa terapia di supporto psicanalitico.
    Ma devono averne tanta paura quelli per fare tutto quanto è nelle loro facoltà per arrivare a bandirle, anche se non sono vietate per legge.
    Penso che quelle terapie facciano vacillare tanti dogmi della teoria del gender, e le temono.
    Io non le commento, non ne ho gli strumenti per farlo, dal momento che l’omosessualità è totalmente estranea al mio sentire.
    Giudico una indebita presa di posizione, però, il fatto che le vogliano cancellare, e non lasciare gli omosessuali che lo vogliano, liberi di scegliere e provare.
    Qui non si tratta di libertà di scelta in tema di droghe, dove ci resti intrappolato dentro e la legge giustamente cerca di impedirtelo in considerazione del fatto che per lo più ci danno adolescenti che non sono in grado di valutarne le conseguenze, in questo caso se le terapie non funzionano, semplicemente resti omosessuale e tiri avanti come prima.
    A meno che non dicono che ne escono fuori ammattiti, il che è palesemente falso !

  2. Potclean ha detto

    Ogni terapia ha una percentuale di successo, una di insuccesso ed un’altra di successo parziale. Quindi nessuno scandalo se per molti le terapie riparative non funzionano o funzionano solo in parte. Il problema è un altro: si può dire che l’omosessualità è un disordine psico affettivo? È possibile dire che i disturbi di orientamento sessuale e di genere sono, appunto, disturbi? No perché l’alternativa è affermare che invece sono perfettamente normali, una ‘variante normale della sessualità’, come dice l’OMS. Ormai non siamo liberi di affermare l’ovvio, anche i preti si stanno inchinando ai linguaggi dei presunti esperti americani dell’ala, l’ONU, l’OMS.

  3. Potclean ha detto

    *APA invece che ala

  4. Hugo ha detto

    Osservo soddisfatto che quando la tematica va oltre il “gay sono malati” da una parte, e “l’amore gay è più puro” dall’altra, i contestatori fissi non si fanno più vedere.

  5. Umpalumpa ha detto

    Qualcosa si muove cmq…
    Dopo regione Lombardia e Veneto, anche alcuni comuni stanno proponendo mozioni a favore della famiglia.

    http://notizie.bassanonet.it/attualita/18006.html#comments

    • Dario* ha detto in risposta a Umpalumpa

      “Fires will be kindled to testify that two and two make four. Swords will be drawn to prove that leaves are green in summer. We shall be left defending, not only the incredible virtues and sanities of human life, but something more incredible still, this huge impossible universe which stares us in the face. We shall fight for visible prodigies as if they were invisible.”
      Gilbert Keith Chesterton (1874 – 1936)

      Traduzione:
      Fuochi verranno accesi a testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Saremo lasciati a difendere non solo le incredibili virtù e le ragioni della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo enorme universo impossibile che ci fissa in faccia. Combatteremo per prodigi visibili come se fossero invisibili.

      Io lo trovo profetico, voi?

      • Max ha detto in risposta a Dario*

        Sembra proprio di si’.

        E’ una cosa folle, pensare che c’e’ gente condannata oggi perché pensa che il matrimonio sia una cosa tra uomini e donne.

        • Marco S. ha detto in risposta a Max

          E’ piu’ che folle, che ci sia gente condannata perché pensa che il matrimonio sia tra uomo e donna.

          E’ liberticida.
          E di fronte alla Tirannia, non ci sono che due strade.

  6. Danilo ha detto

    Se l’omosessualita e un comportamento,se qualunque comportamento e’ reversibile allora anche l’omosessualita’ e’ reversibile.

  7. Danilo ha detto

    Per prrcisazione:sto sfidando chiunque a dedurre qualunque comportamento umano come irreversibile.

  8. Li ha detto

    E dopo i cristiani, le persone con problemi psichici e gli obesi chi sono i più perseguitati? Gli ex-gay. E’ proprio vero. Prima i loro comilitoni sono pappa e ciccia, poi li minacciano di morte. Non vi ricorda tanto quello che accade ad un musulmano quando si converte al cristianesimo?

    E va detto che i gay che scelgono la terapia riparativa lo fanno per una loro scelta. Vi siete chiesti perchè lo facciano? Forse sentono un vuoto che neppure l’avere un partner dello stesso sesso può colmare. Non ditemi che è il sentirsi diversi perchè stanno sdoganando la gaytà e ormai vedere un carrozzone del gaypride desta meno effetti di…non lo so decidete voi.

    Negli ultimi giorni molti hanno espresso il loro parere sui gay, i quali prendono tutto con palese vittimismo o lo rigirano per i loro scopi.

    Chissà quanti ce n’erano in giro l’altro ieri per le strade di Milano mentre festeggiavano l’ashura con punizioni corporali forti.

    • Danilo ha detto in risposta a Li

      “poi li minacciano di morte”

      E infatti solo i sassi o i morti o gli cio che è inanimato avrebbero un comportamento irreversibile,gli omosessuali non sono sassi non sono morti sono vivi quindi il loro comportamento,se vogliono, sarà sempre reversibile come per qualunque altro essere umano.
      Il paradosso e che si offendono se litratto come qualunque altro essere umano del pianeta terra.Che c’è da offendersi?

      Tanto sono basi ideologiche politiche le pretese che solo l’omossesulità sia un comportamento irreversibile.

  9. Dario* ha detto

    Mi sono imbattuto per caso in questo: Parlano (tra loro) i ragazzi del Pininfarina ma non sono riuscito a leggerlo interamente, sono rimasto agghiacciato… Spero tanto che questo non sia quello che gira per la testa dell’adolescente medio perché se fosse così temerei per il futuro dell’umanità…

    • Max ha detto in risposta a Dario*

      Dato uno sguardo anche io, Dario, e trovo anche io che sia preoccupante. D’altra parte, e’ la stessa dinamica che vedi nei commenti in molti siti internet di giornali ed organi di (mala )informazione. I soliti “troll” che devono “convertire” tutti al loro “credo” laicista. A prenderli alla lettera, sembrerebbe che la Rivoluzione sia imminente. Ma la realta’, almeno in Italia, per fortuna e’ ancora un po’ diversa. 2/3 degli Italiani ed il 50% dei giovani e’ ancora contrario a matrimonio tra persone dello stesso sesso.

    • Marco S. ha detto in risposta a Dario*

      Come diceva Papa Ratzinger, nella Chiesa di oggi sono necessari piu’ che mai apologeti anche se, nel caso portato alla nostra attenzione, non si trattava di difesa razionale della Fede, ma di semplice difesa razionale della Ragione 🙂

      Infatti, ammesso e non concesso che il dibattito si sia svolto come riportato (su questo non ho alcun elemento per dare una risposta), mi pare che l’insegnante si sia fatta un po’ irretire negli schemi preconcetti del “politically correct”, anziché armarsi di cacciavite e smontare tutto.

      In questi casi credo sia opportuno dare meno risposte e fare invece piu’ domande…

      • Max ha detto in risposta a Marco S.

        C’e’ il link anche nell’articolo di UCCR. Comunque:

        http://www.avvenire.it/Lettere/Pagine/in-classe-un-bel-dialogo-poi-la-bufera-omofobia.aspx

        Se le cose sono andate come ha detto l’insegnante, non mi pare ci sia stata violenza od omofobia.

        • Marco S. ha detto in risposta a Max

          Grazie Max della precisazione visto che mi era sfuggito il link.

          Dalla lettura della lettera dell’insegnante parrebbe addirittura che si sia trattato di due dibattiti differenti ! 🙂
          Il che porterebbe a tante considerazioni in merito alla potenza dei nuovi media, al modo con cui vengono usati, la diffusione e la credibilita’ che ottengono, anche se magari si tratta di minori, quindi non responsabili delle affermazioni che fanno.
          Lasciamo perdere.

          Quello che invece rilevo e’ il fatto che anche tu, di fronte alla versione data nei social, poni la questione in termini di possibilita’ o meno che vi sia stata “violenza” e/o “omofobia”.

          La mia generazione considera ancora la parola “violenza” come una parola grossa, sia che s’intenda in termini fisici che in termini morali, una cosa che richiama botte, insulti o aggressioni verbali molto forti.
          Non dovrebbe pertanto nemmeno essere in discussione la presenza di “violenza”, di fronte ad una libera e pacata espressione della propria opinione, anche prendendo per buona la versione dei social.

          Non parliamo poi del concetto di “omofobia”, la cui stessa formulazione come nuova e necessaria fattispecie illecita, e’ da molti contestata, come ben si riporta anche in questo blog (vedi la Sentinelle in piedi”).

          Mi pare pertanto che, accettare di esaminare questo dibattito sulla base del fatto che vi siano state, o meno, “violenza” ed “omofobia”, mi pare significhi gia’ accettare il confronto sul terreno scelto dall’interlocutore.
          Proprio per questo motivo ritengo che, in questo tipo di dibattito, sia prima di tutto indispensabile “smontare” le premesse dell’interlocutore, per evitare di trovarsi a controbatterle da una posizione fatalmente “difensiva”, sul terreno di dibattito da esso imposto.

          Purtroppo un male di questa epoca mi pare sia il continuo tentativo di criminalizzare le opinioni sgradite, attraverso l’introduzione di nuove fattispecie di illecito o attraverso dilatazione a dismisura del campo d’azione delle fattispecie gia’ esistenti.

          • Dario* ha detto in risposta a Marco S.

            Rispondo sia a Max che a Marco. Il documento in difesa della professoressa è stato scritto dai suoi avvocati difensori. Ovviamente ciò che è riportato è la visione della realtà il più possibile ripulita da tutto ciò che le si poteva rivolgere contro. Leggendo tra le righe io sono propenso a pensare che i fatti si siano svolti in una sorta di via di mezzo. Ricordiamoci che la giustizia terrena è spesso solo una gran farsa (mica per niente accade che il complice di un omicidio si sconti la pena in carcere mentre l’omicida sia libero). L’insegnante merita tutta la solidarietà e la miglior difesa possibile ma io dubito che il suo comportamento sia stato esemplare come riportato negli atti ufficiali. Non di meno resta il fatto lei sia l’unica vittima di questa vicenda, poco importa che i “carnefici” fossero dei semplici adolescenti plagiati

            • Marco S. ha detto in risposta a Dario*

              Mi auguro anch’io che sia cosi’, perché non posso nemmeno lontanamente pensare che i ragazzi oggi siano davvero cosi’ amorali da perdere ogni riferimento con la verita’ e la giustizia, strumentalizzando tutto.

              D’altra, in questa societa’ che criminalizza anche le opinioni espresse in maniera civile, capirei se l’insegnante pensasse a tutelarsi.

              Oramai la professionalita’ degli insegnanti e’ in mano a tutti: tribunali civili e penali, TAR, genitori, quasi mai dotati delle necessaria competenza educativa; e’ persino in pugno di ragazzini che, dall’alto di quell’abbozzo di esperienza di vita che hanno, parlano disinvoltamente di denunce e si permettono giudizi pubblici anche pesanti.

              L’unica figura che invece dovrebbe avere titolo di giudicare le capacita’ degli insegnanti, sarebbero i direttori ed i presidi, figure invece sempre piu’ depotenziate e frastagliate, mettendo loro in carico piu’ istituti e seppellendoli di adempimenti burocratici.

              • Dario* ha detto in risposta a Marco S.

                Ti dirò, riguardo ai dirigenti scolastici, il problema non è che siano depotenziati (anzi), il problema è come vengono scelti. Quando facevo le superiori avevo un preside che era giusto e benvoluto da tutti, io ne conservo tutt’ora un buon ricordo e così credo anche gran parte degli altri ex-studenti. Dei dirigenti con cui ho avuto a che fare negli ultimi anni invece se ne salveranno sì e no 2 e quello della scuola in questione non fa che avvalorare la mia tesi dato il suo comportamento che emerge dai fatti trattati…

                • Marco S. ha detto in risposta a Dario*

                  Non so se il problema dei presidi oggi sia che vengano privilegiate le qualita’ organizzative, mettendo in secondo piano quelle didattiche o se c’e’ altro.

                  Comunque, va anche tenuto conto del fatto che, se e’ vero che il valore di un’autorita’ dipende dalle capacita’ e dalla moralita’ delle persone chiamate ad interpretarla, mi pare ci sia anche un feed-back, perché il prestigio conferito ad essa, definisce uno status ed un modello a cui il soggetto si sforza di conformarsi.

                  Affinche’ un’organizzazione umana sia efficiente ed efficace, non credo basti che ci sia una guida dotata di poteri effettivi, ma bisogna che questa guida viva in prima persona i problemi quotidiani della comunita’ che dirige.

                  Solo cosi’, ritengo, questa autorita’ potra’ navigare verso la Scilla della leadership (cioe’ di un’autorita’ stimata e riconosciuta dai sottoposti) e non verso la Cariddi dell’autoritarismo (cioe’ un’autorita’ sopportata dai sottoposti, piu’ che stimata, come si sopportano le tasse e gli adempimenti burocratici necessari per pagarle).

                  • Dario* ha detto in risposta a Marco S.

                    Magari fosse questo il motivo, quando dicevo che se ne salvavano sì e no 2 avevo tenuto in conto anche le capacità organizzative. La mia personale opinione è che dirigenti finiscono solo gli immanicati, per lo meno nella mia regione. Ma temo che sia usanza piuttosto diffusa in tutto lo stivale, anzi in altre regioni sarà pure peggio…

                    Per il resto condivido il tuo post, non è per niente facile gestire un ruolo dirigenziale ed, essendo un posto di prestigio e molto ben retribuito, spesso accade i posti siano ricoperti dagli arrivisti piuttosto che dai capaci

                    • Marco S. ha detto in risposta a Dario*

                      Mi pare purtroppo inevitabile, non solo in Italia, ma in tutto il mondo, che i gradini piu’ alti delle carriere vengano occupati da persone che siano, in qualche modo, cooptate dal potere politico e burocratico.
                      Quindi che vengano occupati da persone selezionate non solo in base alle qualita’ personali e professionali dimostrate nel corso della loro carriera, ma anche in base ad altri criteri piu’ “politici”..

                      Di massima bisognerebbe osservare che qualunque potere non dovrebbe essere cosi’ stupido da selezionare la sua classe dirigente prescindendo dalle qualita’ professionali e favorendo cosi’ l'”arrivismo”, inteso come pura capacita’ “politica”.

                      A meno che si preferisca cosi’, perché magari si vuole un dirigente scolastico “politico”, capace di “dirigere bene il traffico” che si agita attorno alla scuola, tra i diversi istituti a lui affidati, tra i genitori, gli insegnanti gli allievi, la stampa, i tribunali, i TAR, il personale non docente, i sindacati, gli appaltatori, il ministero…

                      Mi sembra chiaro, infatti, che il naturale sviluppo della carriera di un insegnante che ami il suo mestiere, sia quello di diventare un punto di riferimento nel lavoro dei suoi colleghi e degli allievi, assumendo la guida della didattica e della educazione di un singolo istituto.

                      Insomma il modello, mutatis mutandis, mi pare piu’ quello del capitano della nave, che non quello dell’armatore di una flotta 🙂
                      Una figura che si e’ iniziato a minare sin dal tempo dei famosi o famigerati “decreti delegati” negli anni ’70 e che le successive “riforme” della scuola non hanno fatto altro che completarne lo smantellamento.

                    • Dario* ha detto in risposta a Dario*

                      Sai Marco, il tuo post mi ha fatto riflettere ed hai perfettamente ragione: anche ai tempi del mio preside infatti i presidi venivano in qualche modo scelti dai poteri più forti come oggi. La differenza è che allora, oltre all’affinità di schieramento si badava un po’ di più anche alle capacità della persona. Inoltre in quegli anni le doti morali di una persona venivano, nella società in generale, tenute più in considerazione, oggi sono considerate quasi un deficit…

        • Li ha detto in risposta a Max

          Ma da quando esporre il proprio parere in modo differente dalla massa è diventato omofobia? Da quando Scalfarotto e chi prima di lui si è buttato in questa tresca. E allora se c’è l’omofobia c’è anche l’eterofobia. Il video che ho postato tempo fa della bambina etero in un mondo di gay la dice lunga. Ed era lei quella umiliata, derisa e picchiata.

          I politici ad alti livelli puntano anche a questo, ma badate gay e gayofili perchè non lo fanno certo per voi, ma per i loro scopi. Se pensate che sia così non siete diversi dai nativi quando europei distribuivano perline o wiskhy alle popolazioni dell’America. Vi fate proprio infinocchiare.

          E l’ho già detto: se un etero può diventare gay, un gay può tornare etero. Non esiste la cosa a senso unico.
          Ma tanto la politica farà il suo corso.

          Intanto l’OMS continua a lancare l’allarme aids in aumento tra i gay. Chi ha orecchie per intendere intenda.

          Il pastore afroamericano James David Manning invece dice che i gay portano l’ebola. Non potete diffamarlo perchè è nero, e se lo fate siete dei razzisti, fascisti e nazisti!

      • Dario* ha detto in risposta a Marco S.

        Concordo con te Marco, d’altra parte non è una novità che gli insegnanti di religione siano mediamente impreparati (io ricordo quelli che ho avuto io e che ho conosciuto poi e generalizzo, ovviamente non parlo per tutti). Purtroppo questi sono quelli che ci sono (puoi anche far loro corsi di aggiornamento fin che vuoi ma dubito che le cose migliorerebbero sensibilmente), per come vanno le cose in Italia onestamente non vedo umanamente spiragli per farle girare meglio…
        Siamo onesti, i cristiani in grado di ribattere con cognizione di causa su questi temi sono gran pochi, anche includendo i sacerdoti. Questo non per criticare nessuno beninteso, solo per fare il punto della situazione. Purtroppo quello che manca non è solo la conoscenza (nel caso di insegnanti di religione e catechisti questo comunque resta una grave lacuna della Chiesa) ma anche il coraggio apostolico che non faccia richiudere le persone sulla difensiva quando aggredite dal pensiero dominante…

        • Dario* ha detto in risposta a Dario*

          c.v.d. da questo articolo scritto di proprio pugno dalla professoressa in questione si può leggere in modo un po’ più chiaro come siano andati i fatti e tra l’altro si può notare anche come lei si sia pure espressa favorevolmente alle adozioni gay:
          Lettera della prof. al direttore di Avvenire

          Insomma, diciamoci le cose come stanno, la professoressa in questione sembra proprio la classica prof. di religione che ha le idee piuttosto confuse ed una fede annacquata (meglio di altri comunque). E’ ovvio che se gente così viene data in pasto ai ragazzi smaliziati di oggi ci faccia una pessima figura. Fin qui si rientra nella norma, la cosa che differenza questo caso è solo la rilevanza mediatica. Comunque guardiamo al bicchiere mezzo pieno, forse presa visione dell’inadeguatezza dei prof. di religione italiani forse almeno si proverà a metterci una pezza anche se umanamente la vedo molto dura

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