Omosessualità, cambiare si può?

Ex-Gay Survivor ConferenceE’ possibile che una persona con tendenze omosessuali indesiderate, che vive con sofferenza la propria situazione non sentendola adeguata ai suoi valori interni, possa chiedere aiuto psicologico e/o spirituale per essere aiutata ad adeguare il proprio vissuto emozionale/sentimentale all’orientamento fisiologico e anatomico del suo corpo?

Questa domanda aleggia in molti in questi giorni, dato che una docente di religione dell’I.T.I.S. di Moncalieri è stata accusata coralmente dal mondo mediatico (sai che novità!) di omofobia, dopo che un suo studente l’ha pubblicamente denunciata a “Repubblica” di aver affermato che “i gay sono malati da curare”. L’insegnante, tuttavia, ha riferito (lo ha fatto anche oggi su “Avvenire”) di aver esposto il magistero della Chiesa cattolica, aggiungendo giustamente che l’omosessualità non è una malattia da cui “guarire” e le persone con queste tendenze sono da accogliere «con rispetto, compassione e delicatezza», come chiede il Catechismo cattolico. Dopo una domanda specifica ha anche spiegato che «chi vive con sofferenza la propria condizione e vuole cambiare, talora si è rivolto a terapisti che, con un accompagnamento psicologico e spirituale, possono venire incontro al suo desiderio», raccontando anche un episodio realmente avvenuto. Lo studente ha presentato denuncia presso il quotidiano “Repubblica”, avviando il coro di diffamazione.  I “Giuristi per la Vita”, a cui la docente di religione si è rivolta per essere tutelata dopo l’accanimento mediatico nei suoi confronti, hanno parlato giustamente di «consolidata tecnica della disnformatija sovietica, in un pesante clima da “caccia all’omofobo”, che ricorda sempre più l’aria angosciante e sinistra che si respirava nell’America degli anni cupi del maccartismo». A lei va tutta la nostra solidarietà.

La tesi Lgbt afferma che all’omosessualità si possa approdare dopo una vita trascorsa come eterosessuali (è quanto avvenuto ai militanti Lgbt Franco Grillini ed Alessando Cecchi Paone, prima convintamente etero) ma non si possa fare il percorso inverso, cioè dall’omosessualità all’eterosessualità. Una tesi ridicola e antifattuale, proprio recentemente è uscito il volume “Sexual Fluidity” scritto dalla psicologa femminista Lisa M. Diamond, professore associato presso l’University of Utah, dove espone la ricerca su 80 donne omosessuali in un periodo di 10 anni, durante i quali un numero significativo di esse ha cambiato il proprio orientamento sessuale. Esperienza già nota a tanti ricercatori, la cosa innovativa è che queste donne, prima del cambiamento, non erano “lesbiche infelici” ma davvero attratte dalla loro compagna. Il sociologo e sessuolo Pepper Schwartz dell’University of Washington, recensendo il libro, ha parlato della sua esperienza con “ex-omosessuali”, raccontando alcuni cambiamenti. Un esempio noto è la moglie del nuovo sindaco di New York, Bill de Blasio, che ha dichiarato la sua omosessualità nel 1979, in seguito ha sperimentato la reversibilità della sua situazione.

Sempre recentemente, la psicologa Brunella Gasperini sul quotidiano “Repubblica” ha spiegato che «non siamo sessualmente orientati in modo stabile e unico ma possono determinarsi dei cambiamenti. Ci sono persone che vivono anni da eterosessuali e poi sperimentano, in alcuni periodi, cambiamenti nell’attrazione sessuale, nelle fantasie e nel desiderio. Questa instabilità riguarda gli eterosessuali così come gli omosessuali». La psicologa ha anche scritto, tuttavia, che «non esistono evidenze scientifiche che l’orientamento sessuale possa essere modificato volontariamente. L’American Psychological Association ha escluso che sia possibile modificarlo utilizzando forme di terapia psicologiche o religiose. Non a caso, le cosiddette terapie riparative orientate agli omosessuali falliscono clamorosamente». Queste ultime affermazioni sono errate, la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel “Manuale diagnostico” ICD10 ha confermato che in caso di omosessualità ego-distonica, se l’individuo desidera che la sua preferenza sessuale sia differente «a causa di disordini psicologici e dei comportamenti associati, può cercare un trattamento per cambiarla». L’“American Psychological Association” (APA) non ha affatto escluso la possibilità di modificare l’orientamento sessuale, ma ha rilevato che non vi sono prove sufficienti per dimostrare se queste terapie sono efficaci o no. Effettivamente molti studi rilevano la loro inefficacia, altri ne rilevano l’efficacia e la non pericolosità: nel 2010, ad esempio, uno studio apparso sul “Journal of Human Sexuality” ha concluso: «Questi risultati non dimostrano che il cambiamento di orientamento sessuale è categoricamente possibile per tutti o per nessuno, ma piuttosto sostiene che sono possibili cambiamenti significativi, che diventano poi cambiamenti reali a lungo termine […]. I risultati non dimostrano che nessuno rimane danneggiato dal tentativo di cambiamento, ma piuttosto che il tentativo non sembra essere dannoso o intrinsecamente dannoso».

La posizione dell’APA comunque andrebbe presa con molta cautela, e non soltanto perché nel 1998 ha sostenuto, tramite uno studio scientifico, che gli abusi sessuali sui bambini non sarebbero dannosi se vengono da essi “consentiti”. Ma, sopratutto, perché diversi suoi ex-presidenti l’hanno accusata di aver assunto posizioni politicizzate sugli argomenti sensibili: ad esempio l’ex presidente APA Nicholas Cummings, professore emerito di Psicologia presso l’Università del Nevada, ha affermato: «Relegando l’attrazione dello stesso sesso come immutabile si distorce la realtà. Far passare il tentativo di rendere “immorale” la terapia del riorientamento sessuale viola la scelta del paziente e rende l’APA il determinante de facto degli obiettivi terapeutici. L’APA ha permesso che la correttezza politica trionfasse sulla scienza, sulla conoscenza clinica e sull’integrità professionale. Al momento la governance dell’APA è investita da un gruppo elitario di 200 psicologi che si alternano in una sorta di “gioco delle sedie” in tutti i vari uffici, consigli, comitati, e Consiglio dei Rappresentanti. La stragrande maggioranza dei 100.000 membri sono fondamentalmente privi di diritti». Le stesse accuse sono arrivate da numerosi membri ed ex-presidenti dell’associazione scientifica (la cui posizione determina e ha determinato quella di tutte le altre, a livello internazionale).

Non esiste una terapia di riorientamento sessuale riconosciuta come valida, ci sono diversi approcci che possono avere lo scopo di cambiare l’orientamento sessuale, cambiare il comportamento sessuale o aiutare un paziente a sentirsi più a suo agio con il suo orientamento e comportamento sessuale. Nell’affermare tali terapie si punta sull’autodeterminazione del paziente, come ha spiegato il dott. Mark Yarhouse della Regent University: «Gli psicologi hanno una responsabilità etica nel consentire ai singoli di perseguire un trattamento volto a contenere l’esperienza di attrazione per lo stesso sesso o la modifica dei comportamenti omosessuali, non solo perché affermano i diritti dei clienti alla dignità e l’autonomia come persone in grado di scegliere liberamente tra modalità e comportamenti di trattamento, ma anche perché dimostrano rispetto della diversità». Il dott. A. Dean Byrd, docente presso il Department of Psychiatry all’University of Utah School of Medicine e presso l’University of Utah, che pratica da anni questo tipo di terapie, ha spiegato: «La premessa di base è che le variabili sociali ed emotive influenzano l’identità di genere che, a sua volta, determina l’orientamento sessuale. Il lavoro del terapeuta è quello di aiutare le persone a capire il loro sviluppo di genere, successivamente, tali individui sono in grado di fare delle scelte che siano coerenti con il loro sistema di valori. L’obiettivo della terapia è quello di aiutare i pazienti a sviluppare pienamente la loro identità maschile o femminile».

Il dott. Byrd è anche membro di NARTH (“National Association for Research & Therapy of Homosexuality”), un’organizzazione scientifica di oltre 1500 psicologi che sostiene e pratica le terapie di riorientamento sessuale. Ad essa fanno e hanno fatto parte anche parte diversi ex-presidenti dell’American Psychological Association, come ad esempio il dott. Robert Perloff, professore emerito di Psicologia presso la Purdue University e l’University of Pittsburgh. Nel 2004 ha aderito a NARTH affermando: «sono felice di aderire alla posizione di NARTH: essa rispetta la dignità di ogni cliente, l’autonomia e il libero arbitrio. Ogni individuo ha il diritto di rivendicare un’identità gay o di sviluppare il suo potenziale eterosessuale. Il diritto di cercare una terapia per cambiare il proprio adattamento sessuale è considerato ovvio e inalienabile. Condivido pienamente la posizione della NARTH».

Come abbiamo già ribadito diverse volte, noi non siamo a favore di una specifica terapia a sostegno delle persone con tendenza omosessuale che ne desiderano fare ricorso, ma siamo a favore della loro libertà di voler chiedere aiuto per una condizione che non sentono moralmente adeguata ai loro valori. Come ha spiegato Luca Di Tolve, ex “Mister Gay” ed ex membro dell’Arcigay, intervenuto in questi giorni: «coloro che pur avendo una tendenza omosessuale vogliono esplorare altre modalità, perché – come è accaduto a me – si trovano a disagio nella loro condizione, devono avere questa possibilità. E invece si vuole negare alle persone che lo desiderano la possibilità di intraprendere un percorso psicologico diverso, che le porti a riscoprire l’eterosessualità. Se qualcuno a un certo punto della sua vita “scopre” la propria omosessualità diventa una celebrità, un eroe popolare; se invece, come è accaduto al sottoscritto, si vuole fare il percorso inverso allora vieni bollato come un pericoloso omofobo. La realtà è che ormai sono tantissimi i casi di ex omosessuali che hanno recuperato la loro identità eterosessuale, si sono sposati, vivono relazioni stabili e hanno figli. Negli Stati Uniti c’è una casistica che va indietro almeno trent’anni. E anche in Italia nella nostra associazione, che ha appena sei anni, ci sono almeno una quindicina di persone che già si sono sposate ed hanno figli. Quest’anno abbiamo anche fatto una festa della famiglia, per testimoniare la bellezza di questo cammino che viviamo. Non sono forse dati scientifici questi? Non sono dati inoppugnabili? Non siamo forse persone che vivono un reale cambiamento? Eppure ci negano il diritto di esistere».

La redazione

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