Quell’asino di Odifreddi

Il “matematico incontinente”, come ormai è stato simpaticamente etichettato il blogger italiano Piergiorgio Odifreddi, ha scritto un articolo sul suo portale (in cui esalta abbastanza patologicamente il “vivere senza senso”) intitolato: “Quel coccodrillo del Papa”. Sperando di essere ironico ha sostenuto che Benedetto XVI sia «partito per il Messico e Cuba, per una missione di fondamentale importanza: riportare “a casa” un cucciolo di coccodrillo di una specie in via di estinzione, sequestrato dal Corpo Forestale dello Stato a un privato che lo teneva illegalmente in casa, affidato alle cure del Bioparco di Roma, e infine donato al Papa».

Lo scopo dell’intervento di Odifreddi è quello di sensibilizzare i suoi fedeli contro il fatto che il Pontefice utilizzi un aereo dell’Alitalia per i suoi viaggi. Dovendo in qualche modo introdurre la notizia del viaggio in Messico e a Cuba ha scelto di parlare del coccodrillo, evitandosi così il fastidioso (per lui) accenno sulla vera missione del Papa, cioè parlare di democrazia in due Stati fortemente laicisti. Il Messico, dopo un susseguirsi di tutta una serie di governi di ispirazione massonico-laicista, non ha ancora una legge in discussione sulla libertà religiosa il riconoscimento di quel ruolo pubblico che qui finora non ha mai avuto. Cuba è stata invece dominata fino agli anni ’90 da un ferocissimo ateismo di Stato. Di questo Odifreddi non può ovviamente parlare, preferendo l’omertà sorniona e l’ironia.

Tornando ai motivi dell’articolo del noto blogger in pensione, il cuore della sua accusa è questa: dato che il premier Monti ha proibito di usare aerei e voli di stato per i ministri che non siano in missione ministeriale, «la coerenza non vorrebbe dunque che si cominciasse anche a far dimostrativamente pagare al Papa i costi dei suoi numerosi viaggi all’estero?». Innanzitutto, come ha scritto Sergio Romano su “Il Corriere della Sera”, citando il vaticanista Accattoli, «i voli papali non sono a “titolo gratuito”, ma pagati dal Vaticano e dai giornalisti che ne usufruiscono ai prezzi di mercato dei “voli speciali”, calcolati secondo i parametri della Iata: “International Air Transport Association” […]. Tra le compagnie aeree c’è una forte gara ad aggiudicarsi i voli papali per il forte ritorno di immagine: portare il Papa vuol dire apparire con l’aereo e il logo per più giorni in decine di telegiornali di ogni paese del mondo. Una visibilità pubblicitaria equivalente costerebbe un patrimonio». Dunque il Vaticano paga il volo, come tutti gli altri.

Confermando le parole di Accattoli, occorre ricordare che sono gli stessi responsabili della compagnia aerea a proporsi entusiasticamente di accompagnare il Papa, come ha spiegato Rocco Sabelli, amministratore delegato di Alitalia, il quale oltretutto ha spiegato nel libro: “Compagni di Viaggio. Interviste al volo con Giovanni Paolo II” (Lev 2011): «Nella vicenda di Alitalia del 2008 la scelta del Papa di continuare a volare con noi è stata fondamentale per la nostra immagine». Un fortissimo ritorno di immagine, dunque oltre al biglietto pagato c’è anche un vantaggio economico per tutti. Rocco Sabelli ha anche ricordato che i Papi hanno sempre volato con Alitalia, e questo è un motivo di vanto per la compagnia: «Considerando la nazionalità dell’attuale pontefice, si era fatta avanti la maggiore compagnia tedesca (Lufthansa) per offrire di portare il Papa nei suoi viaggi. Ma il Papa ha voluto proseguire a volare con noi di Alitalia ed ora lo accompagneremo in Messico, a Cuba e a settembre a Beirut». L’ AD di Alitalia ha raccontato come nella preparazione dell’ aereo papale il personale sia emotivamente coinvolto «anche se si è in un ambiente molto laico, essere scelti per far volare il Papa è un motivo di grande orgoglio e responsabilità».

Odifreddi dovrebbe stare attento a ironizzare sugli animali….si diverte con il coccodrillo del Papa, ma chissà se avrà fatto il simpatico anche con il suo Asino d’Oro. Quell’asino che Odifreddi vince, occorre dire, solo quando parla di scienza (l’unico divulgatore ad averne vinti due fino ad esso, 2007 e 2009 per i peggiori articoli scientifici), ma che meriterebbe sicuramente anche per questa sua ennesima odifreddura.

 

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