I fisici dell’ENEA su Raitre: «l’immagine della Sindone non è oggi riproducibile»

Torniamo a parlare di Sindone, dopo che il Centro Ricerche ENEA, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha pubblicato un resoconto ufficiale degli studi effettuati con la più avanzata tecnologia disponibile per tentare di riprodurre l’immagine. Il dott. Paolo Di Lazzaro, fisico e primo ricercatore presso il Centro di Frascati, aveva pubblicato proprio su questo sito una sintesi di quello che da pochi giorni è divenuto un vero e proprio documento scientifico. Lo scienziato, assieme a due suoi collaboratori, Daniele Murra e Antonino Santoni, sono stati ospiti due giorni fa della trasmissione televisiva Geo Scienza condotta da Marco Castellazzi su Raitre per presentare il loro lavoro. Il dott. Di Lazzaro ha ripetuto le sue conclusioni: oggi la scienza non è in grado di replicare l’immagine sindonica, tuttavia attraverso un irraggiamento di un tessuto di lino tramite impulsi laser eccimero, al Centro ENEA ci si è significativamente avvicinati. Ma essa rimane comunque un mistero.

 

Qui sotto il video della trasmissione, pubblicato anche sul nostro canale Youtube

 

DATAZIONE AL RADIOCARBONIO. Come si vede, il dott. Di Lazzaro -nonostante l’ENEA non si sia occupata di questo- ha anche risposto ad una domanda sulla datazione al radiocarbonio, sostenendo giustamente che si tratta di un metodo generalmente affidabile anche se nel caso della Sindone i risultati possono essere stati inquinati da diverse contaminazioni. Questo fatto è stato riconosciuto Willard Frank Libby, l’inventore della tecnica della datazione al radiocarbonio, il quale ha definito la sacra Sindone un reperto poco adatto al modo di datazione da lui inventato. Harry Gove, il principale portavoce e coordinatore degli scienziati per la datazione della Sindone, ha mostrato in uno studio scientifico seri dubbi sulla datazione medioevale della Sindone, all’inizio sostenuta da lui con convinzione. E infatti il chimico Raymond N. Rogers, considerato uno dei maggiori esperti a livello internazionale in analisi termica, ha individuato proprio nella zona in cui è stato prelevato il campione per la datazione del 1988, delle inserzioni di rammendo invisibile con filo di cotone, probabilmente di origine medioevale. Ha quindi affermato: «La data emersa dall’esame al radiocarbonio non è da considerarsi valida per determinare la vera età della Sindone».  Anche il responsabile di uno dei laboratori in cui è stata realizzata la datazione, Christopher Ramsey di Oxford, ha affermato in un comunicato ufficiale del 2008 che «Ci sono un sacco di altre prove che suggerisce a molti che la Sindone è più vecchia della data rilevata al radiocarbonio».

Per quello che può valere, la inattendibilità della datazione è stata perfino riconosciuta dal leader dell’ateismo scientifico, Richard Dawkins, ma l’ultima parola in ordine cronologico è toccata alla Società Italiana di Statistica, i cui ricercatori hanno confermato le conclusioni di alcuni studiosi della “Sapienza” di Roma (Livia De Giovanni e Pierluigi Conti), rilevando errori di calcolo e la modificazione di alcuni dati per arrivare al livello di attendibilità dall’1 al 5%, ovvero la soglia minima per poter presentare l’esame scientificamente. Hanno così concluso: «le datazioni che sono state prodotte dai 3 laboratori non possono essere considerate come provenienti da un’unica ignota grandezza ed è quindi probabile la presenza di una contaminazione ambientale nel pezzetto di stoffa analizzato che ha agito in modo non uniforme, ma in modo lineare, aggiungendo un effetto sistematico non trascurabile. Se l’effetto sistematico evidenziato dalle datazioni dei tre laboratori si trasferisse direttamente sulla Sindone per tutta la sua lunghezza si potrebbe, per una lunghezza di circa 4 metri, ipotizzare una variazione di due decine di millenni nel futuro, partendo da una data del bordo risalente al primo millennio d.C.». A starnazzare sulla validità della datazione è quindi rimasto soltanto il povero Antonio Lombatti, ma si sa che l’ideologia è dura a morire.

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