Qualcuno tolga Facebook a Vasco Rossi!

Riprendendo l’appello di Mattinonline, ci rivolgiamo ai responsabili dello staff di Vasco Rossi: toglietegli Facebook! Lo diciamo per il suo bene innanzitutto: da quando ha (purtroppo) annunciato di volersi ritirare dalla scena musicale ha troppo tempo libero, e lo utilizza principalmente lasciando indottrinamenti morali su Facebook, chiudendo in modo pessimo un’ottima e meritata carriera.

 

CONTRO L’USO DEL CASCO E LE SANZIONI PER CHI GUIDA UBRIACO. Nel giugno 2011 ha dichiarato: «State attenti, perché prima o poi la libertà ve la fottono, come con il casco obbligatorio, mentre per me lo Stato si deve occupare soprattutto di traffico e semafori e non di ciò che è giusto o sbagliato, morale o immorale». Con lo stesso assurdo e pericoloso principio radicale di autodeterminismo ha poi criticato: «le norme che prevedono sanzioni nei confronti di chi venga trovato ubriaco al volante». A ciò ha prontamente risposto Giordano Biserni, presidente dell’Asaps, con una lettera al cantante: «Caro Vasco Rossi, ti prego smentisci queste fregnacce che avresti detto. Fallo perché tanti giovani ti ascoltano. Tu sei un’icona: ora che le cose sulla strada vanno un po’ meglio vogliamo veramente tornare a stendere più spesso lenzuoli bianchi sull’asfalto per colpa di sbronzi alla guida?». Vasco Rossi incita alla libertà (sic!), peccato che il non utilizzo del casco aumenti del 40% il rischio di morte e del 70% il rischio di danni gravi alla testa. In Europa si calcola che il 25% (uno su quattro) degli incidenti stradali avviene per guida sotto l’effetto di alcool. La presunta libertà di alcuni diventa poi un peso per gli altri dato che per ogni incidente c’è un costo sanitario da sostenere ed esso verte obbligatoriamente (e non liberamente) anche su chi il casco se lo mette e non beve alcool.

 

CONTRO L’ESENZIONE FISCALE DELLA CHIESA. Nell’agosto 2011 ha invece voluto dire la sua sulla questione economica della Chiesa sollevata ideologicamente dal suo partito Radicale. Ha infatti concluso un suo sermone su Facebook dicendo: «Naturalmente aggiungo: tassate anche i beni della chiesa». Rossi non è però un ottimo pulpito (come non lo sono i radicali), dato che nel 2010 la Guardia di Finanza lo ha messo sotto torchio per il suo yacht, sul quale beneficia di una responsabilità limitata e del mancato pagamento dell’Iva. Tuttavia già nel 2008 era stato implicato in una vicenda simile avendo escogitato un originale modo per aggirare il fisco, una volta scoperto aveva dovuto pagare una cifra esorbitante per rimettersi in regola, almeno parzialmente. Le accuse alla Chiesa sono inoltre per la gran parte false e ideologiche come stiamo mostrando negli articoli che compaiono nell’apposta pagina di Facebook.

 

CONTRO LE POLITICHE ANTI-DROGA. Verso fine agosto ha accusato «chi sostiene il proibizionismo», che secondo lui significa sostenere «gli interessi della mafia e della malavita». Gli ha risposto il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, dicendo: «Vasco Rossi provato da una vita spericolata, anche in valutazioni sulla droga, dice sciocchezze e si erge a cattivo maestro. Gli interessi della mafia li fanno quanti incitano all’illegalità e all’uso di droga. Gli manderemo uno specchio». Il sottosegretario all’economia Antonio Gentile ricorda di aver chiesto a Vasco di diventare testimonial contro l’uso di tutte le droghe, specialmente la cannabis, senza ricevere risposta. Ieri ha invece attaccato uno spot televisivo contro la droga dichiarando: «Non è mai morto nessuno a causa di uso o abuso di “maria”!». Subito dopo ha difeso il partito radicale. Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, ha prontamente dichiarato: «Non vogliamo essere né bigotti, né censori ma Vasco Rossi non è certo un intoccabile, e diseducativa e pericolosa la sua dichiarazione, specie se si considera che il suo pubblico è composto in larga parte da giovanissimi». Prima di chiedere la chisura della sua pagina Facebook, ha detto: «un artista del suo calibro non può abbandonarsi ad affermazioni a favore della droga, perché così facendo lancia un messaggio sbagliato e pericoloso». Anche il Capo Dipartimento Politiche Antidroga, Giovanni Serpelloni, è intervenuto contro il messaggio del cantante, accusato di incitare al consumo di sostanze stupefacenti. E’ infine proprio di qualche mese fa la notizia che l’utilizzo di cannabis raddoppia l’insorgenza di sintomi psicotici nei giovani e negli adulti. D’altraparte gli stessi ricercatori, al contrario di Vasco Rossi e dei radicali, sono i primi ad opporsi alla liberalizzazione, chiedendo invece pene ancora più severe. Gli unici che hanno voluto difendere Vasco sono stati ovviamente i radicali, Mario Staderini e Rita Bernardini.

 

CONTRO LE CURE PER IL CANCRO. E’ di oggi la notizia della sua ultima sciocchezza: «Se avessi avuto un cancro non mi sarei curato. Antidolorifici ai Caraibi, ecco quello che avrei fatto. Perché non voglio soffrire, voglio morire allegro», ha dichiarato. Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di Oncologia del prestigioso Istituto Nazionale Tumori di Aviano, lo ha prontamente attaccato: «Le affermazioni di Vasco Rossi sono in forte contrasto con la realtà perché anche se questa potrebbe essere solo una sua considerazione personale, visto il personaggio pubblico, è un invito a molti pazienti a non essere trattati ed eventualmente guariti dalla loro malattia oncologica e senza, tra l’altro, rispetto e una parola di conforto per tutti coloro che oggi stanno affrontando questa terribile esperienza personalmente o con una persona cara e fra i quali ci sono sicuramente molti dei suoi fan». In Italia vi sono 2.200.000 persone che vivono con il cancro e, di queste, circa 1.285.000 sono lungo sopravviventi, possono cioè essere considerati guariti con una spettanza di vita identica a quella della popolazione generale senza cancro. Ha quindi concluso Tirelli: «Un cattivo maestro per quanto riguarda la droga e un pessimo maestro per quanto riguarda l’oncologia: questo è Vasco Rossi. Pur essendo un grande autore e un eccellente cantante. A ognuno però i propri ruoli: sconfinare dalle proprie conoscenze ed esperienze può essere dannoso per gli altri».

 

ATEO E A FAVORE DELL’EUTANASIA. Vasco Rossi è incasellato nell’elenco dell’UAAR degli “atei celebri” della storia. Inoltre, il suo pensiero pericolosamente autodeterminista (come per il casco, per la droga, per l’alcool, per la medicina ecc…) vale anche in campo bioetico. E in questo gli riconosciamo una certa coerenza. In una divertente video-intervista ha infatti espresso il suo (confuso) pensiero sull’eutansia e ha voluto spiegare le ragioni del suo essere ateo. Seppur non essendo in quel momento sotto l’effetto di allucinogeni, il radicale Vasco Rossi è riuscito nell’incredibile impresa di non portare a termine una sola frase di senso compiuto. Guardare per credere.

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