Scalfarotto #staisereno, la tua non è famiglia: lo dice anche Rodotà (e la Costituzione)

Ognuno può affermare ciò che vuole: “la nostra è una famiglia”, diranno i gruppi poligamici, le coppie omosessuali, la nonna con il nipote, i single con il loro gatto e quattro amici del cuore. Ma a livello giuridico, è la Costituzione italiana che va presa come riferimento.

Dovrebbe saperlo Ivan Scalfarotto, sottosegretario del Ministero dello Sviluppo Economico, che inviato un sms al suo amico Maurizio Crozza (ha collaborato a tre edizioni di “Crozza Italia”) dopo che il comico ha affermato in televisione che nulla resta dei tre anni del governo Renzi. «Caro Maurizio: in primavera mi sposo», gli ha risposto Scalfarotto. «A quel punto la mia famiglia e la tua saranno finalmente uguali in diritti, dignità e libertà. E lo saremo quindi anche io e te». Scalfarotto ha poi pubblicato il suo messaggio sulla pagina Facebook.

Davvero l’attivista Lgbt ritiene che, grazie alle unioni civili, il suo rapporto di coppia possa essere equiparato alla famiglia di Crozza? L’articolo 29 della Costituzione è chiaro: la famiglia è «una società naturale fondata sul matrimonio». Scalfarotto può accedere al matrimonio? No, quindi la sua non può essere ritenuta “famiglia”. Con l’art. 30 la Costituzione chiede inoltre di disciplinare la condizione dei cosiddetti figli naturali, mentre nell’art. 31 «misure economiche ed altre provvidenze» che agevolino la «formazione della famiglia» e «l’adempimento dei compiti ad essa relativi, in primis la protezione della maternità». Nella coppia Scalfarotto non esisteranno mai la maternità e i “figli naturali” di entrambi i componenti: questo rende oggettivamente diseguale la loro unione con quella delle coppie formate da uomo e donna (e la sterilità o infertilità, come già spiegato, non è obiezione valida).

A chiarire che questo sia l’orientamento della Costituzione ci ha pensato nel 2010 la Corte Costituzionale chiarendo che «l’istituto del matrimonio civile, come previsto nel vigente ordinamento italiano, si riferisce soltanto all’unione stabile tra un uomo e una donna». A chi volesse tacciare di discriminazione chi osa ricordare tutto questo all’onorevole Scalfarotto, ricordiamo che è sempre tale sentenza a ribadire che «la normativa medesima non dà luogo ad una irragionevole discriminazione, in quanto le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio». Nel 2015 la Cassazione ha ribadito «che la mancata estensione del modello matrimoniale alle unioni tra persone dello stesso sesso non determina una lesione dei parametri integrati della dignità umana e dell’uguaglianza». Sempre nel 2105, il Consiglio di Stato ha a sua volta chiarito che «il matrimonio omosessuale deve intendersi incapace, nel vigente sistema di regole, di costituire tra le parti lo status giuridico proprio delle persone coniugate (con i diritti e gli obblighi connessi) proprio in quanto privo dell’indefettibile condizione della diversità di sesso dei nubendi, che il nostro ordinamento configura quale connotazione ontologica essenziale dell’atto di matrimonio».

A ribadire l’incostituzionalità di una “famiglia” omosessuale è stato Bruno Ferraro, presidente Aggiunto Onorario Corte di Cassazione: «la pretesa di porre sullo stesso piano l’unione tra uomo e donna e l’unione tra due soggetti dello stesso sesso è giuridicamente sbagliata e costituzionalmente insostenibile». Il giudice emerito della Corte Costituzionale, Sabino Cassese ha confermato: «Le linee costituzionali sono chiarissime: le unioni omosessuali vanno garantite e riconosciute, ma non come famiglia bensì come formazioni sociali», la coppia coniugata e quella omosessuale non sono equiparabili. Perfino il giurista Stefano Rodotà lo ha dovuto amaramente ammettere: «i giudici della Corte Costituzionale si piegano al codice che parla soltanto di matrimoni tra uomini e donne». Per i padri costituenti «il modello matrimoniale consegnato alle regole giuridiche è un dato di realtà irriformabile. Non si rendevano conto che stavano cambiando le regole del gioco. Il riferimento alla tradizione millenaria della famiglia, pronunciato dalla nostra Corte costituzionale, non compare in nessun’altra giurisprudenza». E si potrebbe continuare citando il giurista Giovanni Verde e l’ex presidente della Corte Costituzionale, Gaetano Silvestri, intervenuti a chiarire l’inesistenza giuridica di una “famiglia” omosessuale.

La legge sulle unioni civili, come abbiamo già sottolineato, permette solamente alle coppie dello stesso sesso di definirsi “specifiche formazioni sociali”, non certo “coniugi” o “famiglia”. Ricordarlo a Scalfarotto è un atto di giustizia e di verità, non di offesa. Non se la prenda! Anzi, ora Maurizio Crozza saprà cosa scrivere nel suo sms di risposta.

La redazione

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