«Voltaire? Un impostore, fu il più intollerante tra gli illuministi»

VoltaireIl celebre storico Pierre Chaunu, professore di Storia Moderna alla Sorbonne e membro dell’”Institut de France” ha spiegato che «il bilancio della Rivoluzione francese è largamente negativo», sempre che si vogliano guardare realmente i fatti. Il mondo senza i moti rivoluzionari sarebbe «molto migliore». Un tabù dirlo, ancora oggi.

Gli ideali (Liberté, Fraternitè, Egalité) erano nobili ma «non furono altro che principi giudeo-cristiani» maldestramente copiati dai giacobini francesi, valori che vennero comunque oscurati dai «massacri compiuti sotto la Rivoluzione. Se si sommano le perdite della guerra e le perdite anteriori, si arriva per un Paese di 27 milioni di abitanti qual’era allora la Francia ad un totale che è nell’ordine di milioni». Senza considerare il Regime del Terrore, la ghigliottina e la Legge del sospetto (per la quale si veniva incarcerati soltanto se si veniva sospettati di aver compiuto reati politici).

Il settimanale Tempi ha intervistato recentemente Marion Sigaut, storica e scrittrice, specializzatasi all’Università di Parigi VI e diventata un’esperta dell’Era dei Lumi e, sopratutto, di Voltaire. Il suo ultimo lavoro è proprio sull’autore del Trattato della tolleranza, e lo ha intitolato: “Voltaire. Une imposture au service des puissants” (KontreKulture 2014). Ovvero: “Voltaire. Un’impostura al servizio dei potenti”, perché Voltaire -ha spiegato- «fu il più intollerante tra i suoi contemporanei. Lottò tutta la vita per far chiudere alla Bastiglia coloro che non gradiva e per proibire gli scritti che gli facevano ombra. Ciò che definì la sua lotta per la tolleranza consistette, esclusivamente, nell’accusare falsamente i cattolici di intolleranza al fine di predicare la tolleranza a loro discapito. Il Trattato sulla tolleranza è un tessuto di menzogne. Una vergogna».

Parole durissime che però trovano conferma tra gli studiosi. «Non volevo lavorare su Voltaire, ma l’ho incrociato nel corso delle mie ricerche poiché è imprescindibile quando ci si interessa al Settecento», ha proseguito la storica francese. «Sono rimasta sbalordita nello scoprire il divario che separa ciò che si dice da ciò che fu. Incredibile. La menzogna è talmente enorme che la voglia di ripristinare il vero mi si è imposta. Bisognava dire la verità. L’infatuazione per Voltaire è la misura dell’enormità menzognera che il sistema proferisce sul nostro passato. Il pubblico ama un Voltaire che non è mai esistito. Ciò che realmente ammira è l’intelligenza, la generosità, il coraggio, l’impegno per delle buone cause, tutto ciò che gli si fa credere che Voltaire abbia difeso. La bugia è troppo grossa».

«Il sistema presente», ha proseguito la Sigau, «ci fa credere che i Lumi furono un movimento redentore del popolo, che la Rivoluzione Francese fu un’insurrezione popolare, che Voltaire difendeva la libertà di espressione, che i re erano tiranni e che la religione cattolica fu barbarica. La realtà è tutto il contrario. I Lumi furono un movimento elitario e pieno di disprezzo nei confronti del popolo, la Rivoluzione una serie di colpi di Stato sanguinari e barbari, Voltaire un mostro, i nostri re dei protettori e la religione cattolica il pilastro dei più bei valori della nostra civiltà. Criticare Voltaire significa riscoprire la libertà di pensiero».

Voltaire non era soltanto nemico del popolo (cattolico), ma combatteva gli stessi illuministi come accadde con Rousseau: «Voltaire frequentava soprattutto nobili e privilegiati e sdegnava la denuncia radicale delle ineguaglianze sociali da parte di Rousseau. Non si trattò solo di uno scontro intellettuale. Voltaire arrivò a denunciare Rousseau. Lo voleva in galera. E non esitò a toccare con brutalità anche la sfera della vita privata del suo rivale. Fu un confronto diseguale, che vide Rousseau emarginato e calunniato».

Purtroppo oggi emerge pubblicamente soltanto l’antisemitismo, il razzismo di Voltaire e la falsa attribuzione della frase “Non sono d’accordo con ciò che dite ma mi batterò fino alla morte perché abbiate il diritto di dirlo”. Ma c’è ben altro da sapere su di lui e sugli anni bui dell’Illuminismo.

La redazione

Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace

71 commenti a «Voltaire? Un impostore, fu il più intollerante tra gli illuministi»

« nascondi i commenti

  1. Leonardo ha detto

    …. mi vengono in mente le parole di Qualcuno che ha detto “Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Pertanto ciò che avrete detto nelle tenebre, sarà udito in piena luce; e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne, sarà annunziato sui tetti.” 🙂 Come sempre, semplicemente GRAZIE!!!

  2. Sophie ha detto

    Avete toccato l’idolo degli atei. Se poi fate un articolo simile pure su Giordano Bruno, allora volete proprio la guerra.

  3. Luca ha detto

    Dice: Gli ideali (Liberté, Fraternitè, Egalité) erano nobili ma «non furono altro che principi giudeo-cristiani» maldestramente copiati dai giacobini francesi, valori che vennero comunque oscurati dai «massacri compiuti sotto la Rivoluzione.
    Nessun dubbio su questo. Tuttavia credo occorra vedere anche l’altra faccia della medaglia e porsi qualche domanda.
    Erano principi giudeo-cristiani, giustissimo. Eppure 1400 anni di potere temporale della Chiesa (diciamo a partire da Teodosio) hanno prodotto il legittimismo ed il potere dinastico per diritto divino mentre la riproposizione di quegli ideali dal basso ed in termini laici – anche se purtroppo ha richiesto un bagno di sangue feroce e non giustificabile – ha storicamente imposto il codice civile ed alla fine dei conti la democrazia, in aperta opposizione alla Chiesa Cattolica. Come mai ?
    Forse le cose avrebbero potuto svolgersi in maniera diversa, ma così é stato, non si vede cosa possa servire il lagnarsene ed evidentemente non esiste prova possibile del contrario. Personalmente ritengo un gran vantaggio il non dovermi preoccupare dell’imprimatur della Chiesa sulle opere di filosfia della natura che per mestiere mi trovo a leggere. Se questo é iniziato con l’illuminismo, W l’illuminismo. Se l’illuminismo avesse per caso semplicemente accelerato un processo già in atto, viva l’illuminismo. Se l’illuminismo era solo un movimento elitario che si é lasciato prendere la mano, W l’illuminismo e W chi gli é sfuggito di mano.

    • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Luca

      L’autrice, tutta presa nel voler ristabilire la verità riguardo a Voltaire e all’epoca dei lumi in generale, si sbilancia troppo, arrivando a definire, nel virgolettato, “i nostri re dei protettori”. Così facendo ignora, o finge di ignorare, le cause di ciò che è successo, e finisce per fare solo ideologia.
      A questa posizione preferisco quella di un Manzoni il quale, avendo respirato in gioventù gli ideali della rivoluzione ed essendone poi deluso, non smise per questo di vedere la realtà storica per quello che è, una realtà dove le rivolte sono si cavalcate da violenti e approfittatori, ma sono originate dall’ingiustizia, ingiustizia spesso favorita, quando non propiziata, dai potenti di turno (siano essi nobili, chierici o delinquenti).
      Non si può demolire una favoletta raccontandone una altrettanto ingenua, di segno opposto.

      • Michele ha detto in risposta a Giulio Quaresima

        Credo che un Luigi XVI o qualunque sovrano dell’epoca fosse assai meno vessatorio dei Parlamenti attuali.
        Non che mancassero soprusi ovviamente, anzi si era già nell’epoca assolutistica dello Stato moderno, quindi con un accentramento dei poteri marcato nelle mani del Re. Permanevano però ancora le antiche consuetudini dello ius commune ed i corpi intermedi, cioè realtà dotate di propria autonomia giuridica e quindi garanti, sebbene indeboliti, dei diritti dei propri membri di fronte ad eventuali soprusi del Sovrano.
        Ora non è più così e noi accettiamo tutto ciò che il moderno Sovrano impone.

        • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Michele

          Quanto vorrei una macchina del tempo…

        • Luca ha detto in risposta a Michele

          In un certo modo hai ragione, perché stabilire una vessazione implica necessariamente stabilire la violazione di un diritto ma in uno stato totalitario come quello di Luigi XVI i diritti della persona non erano nemmeno definibili poiché reggeva uno stato feudale. C’é voluta appunto la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, imposta dalla rivoluzione e sulla quale ancora il nostro diritto civile si basa, per stabilirli. Dunque hai forse ragione sul piano formale ma hai un torto macroscopico ed imbarazzante su quello sostanziale e storico.

          • Michele ha detto in risposta a Luca

            Non sono d’accordo, anzi credo che il torto macroscopico non stia affatto dalla mia parte. Mi spiego.
            Anzitutto definire totalitario uno stato come quello di Luigi XVI è un anacronismo: il totalitarismo si afferma nel Novecento e non prima. Su questo ogni storico è concorde.
            Ma il tuo errore è soprattutto concettuale: l’essenza del totalitarismo sta nella nota affermazione mussoliniana “tutto nello stato, niente al di fuori dello stato, nulla contro lo stato”; affermazione che è impossibile attribuire all’Ancien Regime, nel quale benché già esistessero tendenze centralizzatrici, lo stato era ancora uno degli attori nella scena sociale e politica: infatti, all’interno dei confini di un regno, esistevano enti e corpi intermedi che avevano una propria autonomia giuridica secondo il principio di sussidiarietà, cosa che lo stato moderno, dalla Rivoluzione in poi, ha sistematicamente negato, attribuendo a se stesso e solo a se stesso il potere di creare diritto (il monopolio legale della forza di weberiana memoria).
            Tant’è che se nella definizione sopra sostituissimo “stato” con “costituzione” troveremmo sottoscrizione entusiaste da parte dei laudatori della “costituzione più bella del mondo”… Riprova questa che lo stato moderno è intrinsecamente totalitario.
            Perciò un’affermazione come quella che violare un diritto soggettivo sarebbe stato impossibile per Luigi XVI perché i diritti non esistevano è semplicemente falsa: esistevano eccome, ed erano i diritti reali delle associazioni e dei corpi dove i sudditi svolgevano la propria vita sociale.
            Veniamo ora ai diritti dell’uomo e del cittadino: la Rivoluzione fa propria una concezione individualistica dei diritti. Basti leggere la definizione di libertà che dà l’art.4 della Dichiarazione del ’89: “la libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri”; col che viene chiaramente affermato che la libertà è pura determinazione della volontà soggettiva, senza alcun contenuto di valore. E per evitare l’ovvio rischio della guerra di tutti contro tutti, a stabilire i confini della libertà individuale è chiamato lo stato.
            E qui sta la contraddizione radicale: le dichiarazioni dei diritti, da quella statunitense del 1776 in poi, nascono per ritagliare una sfera privata, dove l’uomo è padrone assoluto, da quella pubblica dove il medesimo soggetto si trasforma radicalmente in cittadino ovvero nel ricettore passivo di norme stabilite dal sovrano. Ed in questa schizofrenia sta la prima contraddizione.
            L’altra è che le dichiarazioni nascono per difendere, tramite il ritaglio della sfera privata, l’uomo dal potere dello stato; parimenti attribuiscono il compito di difendere l’ingerenza nella sfera privata allo…. stato!
            Insomma il potenziale violatore è al contempo protettore dei diritti dell’uomo e del cittadino! Un’aporia insolubile.
            Di conseguenza le dichiarazioni dei diritti (o le costituzioni) non sono affatto argini al potere dello stato, perché è lo stato che stabilisce modalità ed esercizio di questi diritti (pena la discesa nell’anarchia individuale), trasformando l’autodeterminazione tanto invocata in eterodeterminazione, ed i diritti così solennemente proclamati in concessioni del sovrano, sia esso un re, un’assemblea o il popolo.
            Basti l’esempio del prelievo fiscale: gli stati contemporanei, dopo aver pomposamente dichiarato la proprietà è diritto fondamentale, inalienabile, imprescrittibile, bla bla bla, impongono norme fiscali la cui natura vessatoria è virtualmente illimitata (nel senso che legalmente possono imporre una tassazione elevatissima), limitando de facto, e forse anche de iure, l’esercizio del diritto di proprietà solennemente dichiarato. Evidente caso in cui la libertà viene proclamata, ma l’uomo è libero della libertà che gli concede lo stato (e questo tornando a quanto sopra è totalitarismo).
            Pertanto, caro Luca, non sono io ad aver torto, ma lo sono le “conquiste” della Rivoluzione, il cui esito coerente è il totalitarismo. “Conquiste” peraltro sempre più messe in discussione: la globalizzazione ha inferto colpi durissimi allo stato nazionale ed al principio di sovranità, che è il punto archimedeo dello stato moderno; l’integrazione europea ha fatto riscoprire la sussidiarietà, e quindi la pluralità degli ordinamenti giuridici all’interno di uno stesso stato contro il monopolio legale dello stato nato con la rivoluzione; la presenza sullo stesso territorio di popolazioni con culture differenti mostra sempre più come la concezione illuministica non sia affatto espressione di valori eterni, ma sia debitrice ad una particolare concezione del mondo e dell’uomo.
            Se vuoi approfondire quanto sopra puoi leggere le opere di Paolo Grossi, uno dei migliori storici del diritto viventi, oppure dello storico della filosofia politica Giuseppe Duso, oppure due dei più vivaci filosofi del diritto italiani, Francesco Gentile e Danilo Castellano, e senz’altro scoprirai che esiste un altro modo di pensare al diritto e alla politica.

            • Luca ha detto in risposta a Michele

              Sullo stato totalitario hai ragione. Se tuttavia sede di diritto non sono gli individui ma le associazioni allora sarà uno stato oligarchico o élitario comunque uno stato che non riconosce i diritti dell’individuo.
              Le difficoltà che tu vedi mi pare risiedano essenzialmente in un concetto di stato astratto ed impersonale. La democrazia tende a risolvere questa difficoltà affermando “lo stato siamo noi”. Perciò alla fine non ho capito come la vedi davvero: l’individuo é oppure no sede di diritti ?
              Se la risposta é positiva allora la dobbiamo al secolo dei lumi.
              Se é negativa questo ti configura come intollerante, ed é il rimprovero che qui si muove a Voltaire.

    • LG ha detto in risposta a Luca

      Luca mi sembra come quelli che elogiano Hitler perché ha realizzato strade importanti ed espresso un ingegneria civile all’avanguardia rispetto all’epoca. Per questo w Hitler? Avere un senso globale della storia non farebbe male ragazzi, ve lo dico io che ho 20 anni e potrei essere vostro figlio.

    • LG ha detto in risposta a Luca

      Senza considerare che le basi della democrazia nacquero nel Medioevo, proprio nei monasteri della Chiesa che Luca odia, riproponendo la solita sciocchezza della civiltà nata in opposizione alla Chiesa oscurantista. W le favole Luca, saranno sempre più facili da raccontare della verità!

      http://www.uccronline.it/2012/11/21/la-democrazia-nasce-nei-monasteri-medievali/

      • Luca ha detto in risposta a LG

        Caro LG, quando qualcuno mi attribuisce cose che non ho scritto, questo mi offende.
        Proviamo tuttavia a fare un ragionamento in sintonia con la sua provocazione, giusto in omaggio al senso globale della storia.
        1) Robespierre, Napoleone e Hitler sono stati tre macellai che come tali meritano il nostro disprezzo e sin qui siamo daccordo credo;
        2) Voltaire era una “povera” persona e anche qui siamo dacordo;
        3) Eppure Voltaire é stato un grande pensatore. Non importa se sia stato lui o qualcun altro a dire Non sono d’accordo con ciò che dite ma mi batterò fino alla morte perché abbiate il diritto di dirlo. Importa che questo sia il manifesto riconosciuto dell’illuminismo Importa infine che attraverso l’illuminismo (a sua volta figlio di precursori della scolastica, che a quanto pare non erano bastati) l’epistemologia ha abbandonato il principio di autorità per abbracciare la ragione. Qui cominciamo credo a divergere.

        Ora il punto é molto semplice e se lei crede può stare tutto dentro ad un giustificazionismo di marca conservatrice. Per nostra fortuna Hitler la guerra l’ha persa mentre l’illuminismo l’ha vinta. Questo ci consente di ridere allegramente (più che allegramente con sollievo) dell’ eredità mancata di Hitler mentre ci obbliga a riconoscere l’eredità storica lasciataci dall’illuminismo, in modo indipendente dalla moralità di chi l’ha propugnato. Questa eredità si scrive con una parola semplice e condivisa: tolleranza. Non é colpa mia se il nostro Diritto porta ancora i segni (spesso anche il nome) di un macellaio schifoso figlio della rivoluzione e nipote dell’illuminismo. Difendo il Diritto, non la persona di Napoleone ma appunto ci vuole un minimo di senso della storia almeno rispetto a giudizi sommari che suggeriscono equazioni assurde tipo Voltaire era una persona immorale > l’illuminismo é immorale.

        • LG ha detto in risposta a Luca

          3) Questo NON FU il manifesto dell’Illuminismo! Il manifesto dell’Illuminismo fu la ghigliottina, fu la morte di Lavoisier, fu il genocidio vandeano, fu schiacciare l’infame (cioè i Gesuiti).

          La “tolleranza” sarebbe il lascito della Regime del Terrore? https://it.wikipedia.org/wiki/Regime_del_Terrore
          La parola tolleranza, per gli amici e per i nemici, nasce nel Vangelo nel I° secolo dopo Cristo, i principi teorici dell’Illumnismo sono principi cristiani che i vittoriosi (l’Illuminismo ha vinto, scrivi) hanno attribuito ai giacobini. Esattamente come l’attenzione verso i poveri è stata attribuita ai comunisti. Ma è sempre il Vangelo l’ispiratore.

          • Luca ha detto in risposta a LG

            Caro LG
            Per “manifesto” (3) si intende (copio e incollo da wikipedia): <em il documento programmatico di un movimento o di una corrente politica, artistica o religiosa, che ne espone regole e princìpi e le sottopone al giudizio pubblico; o in altre parole quel che un movimento dice di sé stesso, non quel che ne dicono gli altri sulla base dei risultati storici.

            Che la tolleranza sia il lascito del terrore lo dice lei, non io.
            Mi permetta: dovrebbe provare ad ascoltare un poco quel che dicono gli altri se le interessa interloquire altrimenti esprime solo un avvitamento su sé stesso

          • Luca ha detto in risposta a LG

            Quello che trovo insopportabile nei suoi commenti é che lei mi atrtribuisca in modo del tutto gratuito odio nei confronti della Chiesa.
            Tuttavia la pace sia con lei.

            • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

              Se posso permettermi, Luca, spesso pare che tu ti diverta a fare il bastian contrario.
              Mi ricordo in un vecchio articolo che tu difendevi Mancuso, il quale nega quattro dogmi di Fede della nostra Chiesa, e come ben saprai i dogmi non sono passibili di revisione in quanto Verità certe.
              E lo difendevi non nel senso che “è giusto che dica ciò che pensa” ma elogiandolo nel suo pensiero e dicendo che uno può dirsi cattolico pur negando dei dogmi.

              Secondo me, su alcune questioni, dovresti schiarirti un po’ le idee.

              • Luca ha detto in risposta a Vincent Vega

                Il punto é caro Vincent che i miei interventi in questo blog intendono essere critici in modo aperto e costruttivo. E’ vero tuttavia che la distanza tra il mio modo di sentire é sovente così distante da chi scrive e dalla maggioranza dei commentatori da ingenerare fraintendimenti ed é vero ch che il risolvere tali fraintendimenti diventa talora opera impossibile a compiersi nello spazio di un blog. L’unica possibilità di dialogo é quella di fidarsi di quanto uno scrive e commentare le parole di ciascuno senza dover continuamente arrampicarsi su questioni trasversali.
                Ma faccio volentieri un’eccezione rispetto a Voltaire visto che a quanto pare te e LG volete mettere in discussione – se capisco bene – la mia buona fede nel dichiararmi credente.
                Dunque la questione che lei pone é quel che avrei cercato di sostenere in altra sede a proposito di Mancuso
                Vanno fatte tre premesse molto importanti
                1) se vogliamo parlare di Mancuso e lo vogliamo fare con un minimo di pulizia bisogna leggerlo tutto e cercare di capirne le vere intenzioni. Capire cioé il contesto delle sue affermazioni.
                2) io non sono Mancuso. Mi pare tuttavia di aver le idee sufficientemente chiare perché Mancuso l’ho letto e pure (scandalo) con profitto personale.
                3) I dogmi sono affermazioni che noi siamo disposti a fare per fede, senza pertanto una relazione diretta con la ragione. In questo campo vale il credo quia absurdum che così spesso mi é stato rimproverato e che la ragione laica non può accettare.
                Ora il punto é che Mancuso si propone di dialogare con la ragione Laica e per far questo discute la razionalità dei dogmi. In un certo modo si propone come una sorta di divulgatore verso l’esterno. Ora non é che ricordi bene le quattro questioni dogmatiche cui lei si riferisce. Ricordo milto bene tuttavia la questione del peccato originale perché Mancuso a quanto pare ci tiene molto ed il dibattito suscitato é stato molto ampio. Mancuso su questo punto osserva la contraddizione tra l’idea di una colpa ereditaria, e la dottrina sulla responsabilità individuale. Mi pare che il problema sia reale e che valga la pena dibatterlo ed approfondirlo.
                In conclusione, io non sono sicuro che se Mancuso discute la razionalità di quattro dogmi voglia di per sè dire che non é disposto ad accettarli per fede. Mi limito ad osservare che se lui si definisce cattolico, in assenza di un pronunciamento da parte di chi lo potrebbe smentire noi abbiamo l’obbligo di assumerne la buona fede, possibilmente rispettarla, possibilmente (ed é il mio caso) apprezzarne le qualità intellettuali.
                Detto questo io non ho mai detto o scritto né tantomeno pensato che ci si possa dire cattolici negando i dogmi: é una tua invenzione. Più che altro le questioni dogmatiche non mi appasionano granché.

                • Paolo Viti ha detto in risposta a Luca

                  Apprezzo il tuo impegno a chiarire il tuo punto di vista, prendi atto però che su questo blog arriva chiunque, qualunque cattolico e non c’è nessuna selezione sui commentatori. Il fatto che tu sia costantemente distante da tutti i cattolici che commentano su questo sito dovrebbe farti venire il dubbio che la tua distanza è dal cattolicesimo in sé, per questo comprendo quelli (sempre diversi) che ogni volta (ogni santo giorno) ti scambiano per un ateo.

                  • Vincent Vega ha detto in risposta a Paolo Viti

                    Esatto Paolo, era ciò che intendevo dire anche io.

                  • Luca ha detto in risposta a Paolo Viti

                    La mia distanza é dal cattolicesimo in sé (…? …)
                    Seconda ipotesi: quelli che scrivono questo blog e la quasi totalità di chi commenta parte dal presupposto vagamente megalomane che questo blog sia la Chiesa.
                    In realtà penso che chiunque abbia anche una minima esperienza di blog sappia bene come questo strumento potenzialmente potentissimo si riduca quasi sempre per naturali e forse inevitabili dinamiche interne ad uno strumento intimamente conservatore dove la ripetizione ad libitum della stessa tesi genera la convinzione o la certezza di una Verità acquisita ed inattaccabile, letteralmente indiscutibile.
                    Si da il caso che la mia esperienza di Chiesa sia piuttosto ampia e che da più di quarant’anni, diciamo da quando sono cresimato, la Chiesa che mi ha cresciuto mi abbia insegnato a concepire la sua grandezza come varietà e vastità dei carismi individuali puttosto che come uniformità piatta ed incolore dei pareri. Per dirla con una battuta celebre e certamente tutta dentro la Chiesa (spero non sia frainresa): l’obbedienza non é più una virtù
                    Perciò
                    1) apprezzo quel che leggo qui e penso che leggerlo mi arricchisca
                    2) penso o mi illudo che sforzarmi di mostrare qualche briciola o scintilla delle possibilità alternative che i credenti possono pensare o ritenere sia potenzialmente un arricchimento anche per gli altri
                    3) scopro spesso che questa percezione non é molto condivisa. Purtroppo questa constatazione rischia di eccitare le mie provocazioni.
                    Ognuno ha i propri limiti: mi sa che può essere solo così o niente. Va bene anche niente, sta un pò a voi che avete avuto la pazienza di interloquire forse più e meglio di altri (e vi ringrazio dell’arricchimento).

                    • Luca ha detto in risposta a Luca

                      Spero di non essere frainteso, perciò aggiungo: la battuta é di Don Milani, del quale tutto si può dire ma occorre sicuramente ricordare come abbia saputo dare esempi grandissimi di cosa significhi totale indipendenza di giudizio eppure obbedienza totale alla Chiesa, anche a costo del sacrificio personale.

                    • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

                      E te pareva che non tiravi fuori Don Milani. Chissà perché i “cattolici” come te tirano sempre fuori lui e mai Santi come Padre Pio, Don Bosco, San Francesco eccetera.
                      http://www.papalepapale.com/develop/quel-borghese-che-per-primo-sfratto-il-crocifisso-dalla-aule-don-milani/

                    • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

                      Leggete qua cosa hanno portato gli insegnamenti di Don Milani, altroché obbedienza alla Chiesa! http://www.papalepapale.com/develop/forteto-il-gulag-omosessuale-cattocomunista-orrore-dietro-le-icone-buoniste-dei-progressisti/

                    • Luca ha detto in risposta a Luca

                      Non so se c’é un perché carissimo, di sicuro di personalità, pensatori, martiri cattolici, santi ne conosco ancora molti come di sicuro ne conosci te. Questo é il bello della Chiesa e forse sarebbe bene riconoscerlo anziché dividersi a seconda del modo di pensare. Non é mica che ti cito Don Milani per opporlo o metterlo davanti a padre Pio, Don Bosco o San Francesco (figurarsi, più facile il contrario …). Mi offriva solo la chiusa giusta al concetto e di quello sarebbe meglio occuparsi. La pace sia con te. Comunque lo riconosco: San Francesco tra gli altri é un esempio tanto di indipendenza che di obbedienza suprema ben maggiore. Potevo pensarci prima, diciamo solo che forse era meno “funzionale” al contesto e richiedeva discorsi molto più lunghi e complessi.
                      PS Mi spieghi perché i “cattolici” come te tra virgolette ?

                    • Luca ha detto in risposta a Luca

                      In ogni caso ed ancora una volta: io mi sforzo al meglio delle mie possibilità di interloquire in modo sostanziale sugli argomenti proposti. Io non ho introdotto una discussione su Don Milani perciò a queste porcherie e di queste porcherie non ho voglia né possibilità di rispondere. Appartengono solo a chi le scrive o riporta nei blog. Scusa lo sfogo amaro ma in questo modo denunci solo l’assenza di argomenti e pertanto la povertà del tuo essere cattolico senza virgolette.

                    • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

                      Hai tirato fuori Don Milani e ti ho mostrato che lo si può prendere in ogni modo ma non certo come un esempio. Leggi l’articolo così ti renderai conto di chi hai portato in palmo di mano.
                      Con cattolici tra virgolette intendevo quelli che, pur essendo cattolici, si trovano curiosamente ad essere molto spesso d’accordo con chi della Chiesa vorrebbe che rimanesse solo un cumulo di macerie.

                      Che sia un caso questo? Non so. Posso chiederti cosa auspichi per il ddl cirinnà? Giusto per farmi un’idea più completa.

                    • Luca ha detto in risposta a Luca

                      Conosco TUTTI gli scritti di Don Milani. A casa ho la prima edizione di esperienze pastorali, comperata dalla mia grandissima nonna prima che venisse ritirata.
                      Ho visitato Barbiana e conosco interi corsi di laurea in pedagogia costruiti attorno alle idee del priore di Barbiana. Perciò ti ringrazio ma non ho bisogno di formarmi un’idea sui materiali indecenti che mi proponi.

                    • Luca ha detto in risposta a Luca

                      Non ho “tirato fuori Don Milani”. Invece ho cercato di rispondere alle vostre difficoltà nei miei confronti provando a delineare un quadro di riferimento accettabile per tutti. Rispetto a questo Don Milani forniva appena una battuta che speravo significativa e di complemento ed invece ha svelato l’ennesimo nervo scoperto pregiudiziale. Eppure la questione dell’utilità di un dialogo resta inevasa, una volta di più soffocata dai pregiudizi. Non si potrebbe provare a stare sugli argomenti ?

    • Michele ha detto in risposta a Luca

      Credo che manchi la consapevolezza che l’illuminismo è fondamentalmente ateo. Non si trattava di reagire ad ingiustizie, vere o false che fossero: essenzialmente l’illuminismo fu un movimento nato all’interno della borghesia (non del popolo!) che allora era la classe emergente. Questa borghesia, di stampo capitalistico e quindi insofferente verso i rimasugli feudali dell’Ancien Regime in quanto non sufficientemente capitalistici, aveva bisogno della Rivoluzione per affermare il proprio principio individualistico (e non per sanare ingiustizie). La “democrazia” funzionava a quello scopo, perché stabiliva una testa = un voto. Libertà era quindi la volontà sciolta da ogni limite e la condizione per l’accumulo capitalistico, l’uguaglianza era identità indifferenziata (all’interno della classe borghese), la fraternità erano i legami massonici. Ora, come tutto ciò sia di derivazione cristiana, faccio fatica a capirlo.
      Il carattere antipopolare della Rivoluzione si palesò sin dalla promulgazione della legge Le Chapelier, che, coerentemente con le premesse individualistiche dell’illuminismo, aboliva i corpi intermedi, come le corporazioni o le associazioni operaie: con ciò era compiuta la sopraffazione della borghesia sulle classi inferiori (altro che uguaglianza!).

      • Luca ha detto in risposta a Michele

        Sono perfettamente consapevole dell’ateismo degli illuministi. Io sono credente eppure questo non può costituire un pre-giudizio. In base al principio che “il desiderio di Dio é inscritto nel cuore dell’uomo” (CCC 27) anche quando l’uomo non ne fosse consapevole.

        • Michele ha detto in risposta a Luca

          Va benissimo il paolino “vagliate tutto e trattenete ciò che è buono”, già applicato a Platone e Aristotele, ma il punto è capire quali sono le conseguenze e gli sviluppi di un pensiero che si pone come volutamente antireligioso.
          L’illuminismo razionalistico che vuole cancellare ciò che è venuto prima, in quanto non “razionale”, che ritiene la libertà come potere di fare ciò che si vuole senza criterio, l’uguaglianza come astratta identità, che pone la ragione come fondamento della conoscenza e della realtà (non come strumento per conoscere la realtà!), e che finisce inevitabilmente nell’ateismo come hanno visto tutti i filosofi da Hegel in poi, può essere accettato da un cristiano? A mio avviso la risposta è un NO tondo.

          • Vincent Vega ha detto in risposta a Michele

            Appunto, è esattamente ciò che sto cercando di spiegare a Luca.

          • Luca ha detto in risposta a Michele

            Vagliate tutto e trattenete ciò che é buono applicato a Platone e Aristotele implica appunto la necessità di giudicare le cose in sé, non pre-giudicandole in base alle credenze o alla moralità di chi le compie. Questo tra l’altro era come ricordi in S Paolo eppure ha avuto bisogno di essere ri.scoperto proprio dall’illuminismo rispetto all’imperante filosofia provvidenzialista e giustificazionista che tra l’altro come ci ricorda Ratzinger stava immiserendo la Chiesa (cfr commento qui sopra).

  4. Dan ha detto

    Come tutte le rivoluzioni esse sono lo sfruttamento del popolo definito da Voltaire

    “Quanto alle persone del volgo, che non pensano, esse sono abbastanza simili a quei pesci che vengon fatti passare da un fiume in un vivaio: non sospettano di trovarsi là soltanto per esser mangiati in quaresima.”

    Tali ideali sono soltanto equivalenti al becero slogan,per eliminare classe dominante a opera di una classe media,borghese emergente,che doveva servirsi di un popolo per eliminare la vecchia classe dominante.

    I soldi fanno le rivoluzioni non gli ideali,gli ideali sono un modo come un altro per giustificarle.

    Nessun essere umano a mai tolto le ingiustizie,nessuno nemmeno il filosofo,e mai le toglierà.

    Ho visto e letto di una pleteora di persone che persa la testa,solo per aggiungere ingiustizie a ingiustizie,fino a sfociare sempre nei totalitarismi e nello sterminio del genere umano,nelle impicaggioni in nome della giustizia,a volte su questione religiose molto di più dal novecento in più per questioni politico ideologiche:con la ragione non hanno mai c’entrato nulla con l’intelleto ancor di meno.

    L’eliminatore di ingiustizia?Chi si fa tale o mente o mente,nessuno ha mai eliminato l’ingiustizia con l’ingiustizia,nessuno quello che invece ha provocato è solo una marea di cadaveri giusti

    E la colpa sai di chi è?Di Dio non delle emozioni umane,che non solo non si fanno condurre dalla Ragione ma pretendono che un “emozione sia ragione”.

    C’è uguaglianza solo tra i morti,chi va a uccidere non ha mai fraternizzato con chi doveva uccidere,l’unico modo di trovare la libertà è stata quella di uccidere.

    A seguire i nazismi,a seguire i fascismi,a seguire i comunismi:prendetevi le vostre rivoluzioni da mecellai e tenetevele per voi,per quello che mi riguarda.

  5. Gigino ha detto

    Un impostore che ci regalò la democrazia.

    • Katy ha detto in risposta a Gigino

      Già, peccato che sulla pagina della democrazia dell’Enciclopedia Treccani non solo Voltaire non è mai citato, ma nemmeno l’Illuminismo. La parola Medioevo invece abbonda: http://www.treccani.it/enciclopedia/democrazia/

      • Gigino ha detto in risposta a Katy

        Abbonda? “Medioevo” appare due volte, una volta in questa frase: “per buona parte del Medioevo, la democrazia come parola scompare” e l’altra quando si parla di “sovranità dello Stato”, niente a che vedere quindi con il Medioevo.
        Immagino ora che le 5 persone che ti hanno messo il like sono ben informate come te…

        • Albertus ha detto in risposta a Gigino

          “…mentre la stessa esperienza della politica si diluisce in una configurazione più vasta, universalistica, assumendo i contenuti tipici del diritto”

          Un po’ di elasticità mentale avrebbe permesso di digitare nella funzione “trova” del browser perlomeno la chiave “mediev”. Avresti trovato:

          “Lo svolgimento della storia medievale e rinascimentale, dal 13° al 16° sec., ripropone al pensiero politico, piuttosto che il tema della tripartizione aristotelica delle forme di governo, il tema della contrapposizione fra regno e repubblica o tra repubblica e principato”.

          Anche se questa pagina Treccani sembra comunque figlia di una certa sudditanza culturale, il nome del personaggio a cui hai attribuito nientemeno che paternità della democrazia non compare. Anche una volta sarebbe infinitamente più grande di nessuna!

        • Katy ha detto in risposta a Gigino

          Gigino se avessi riportato tutta la frase ti saresti contraddetto, per questo ti sei limitato a citarla solo a metà. Sei furbo, ma meno di quanto pensi: Scrive la Treccani: “Per tutta l’epoca romana, e per buona parte del Medioevo, la democrazia come parola scompare, mentre la stessa esperienza della politica si diluisce in una configurazione più vasta, universalistica, assumendo i contenuti tipici del diritto. La res publica romana esprime l’idea di una «cosa di tutti», che è altra cosa di quel «potere del popolo» di cui parlava la lingua greca. Il concetto di sovranità popolare diventa dunque il fulcro attorno al quale ruotano le riflessioni politiche del periodo romano-medievale, e apre la strada alla distinzione, rivelatasi fondamentale per le concezioni moderne della democrazia, fra titolarità ed esercizio del potere”.

          Metto il focus sulla frase che hai voluto nascondere: “Il concetto di sovranità popolare diventa dunque il fulcro attorno al quale ruotano le riflessioni politiche del periodo romano-medievale, e apre la strada alla distinzione, rivelatasi fondamentale per le concezioni moderne della democrazia, fra titolarità ed esercizio del potere”. Ovvero? Il Medioevo apre la strada alla democrazia moderna.

          Grazie per aver suggerito una ennesima fonte che ricorda l’origina medioevale della democrazia, peccato sia esattamente l’opposto di quanto sei convinto tu.

          • Luca ha detto in risposta a Katy

            Brava Katy. La questione tuttavia é un pò più complicata e forse qualche ragione ce l’ha anche gigino. Alla voce dempocrazie si legge infatti (Treccani):
            democrazia Forma di governo che si basa sulla sovranità popolare e garantisce a ogni cittadino la partecipazione in piena uguaglianza all’esercizio del potere pubblico.
            A questo punto però sempre la treccani così definisce la sovranità popolare:
            Nell’ambito del costituzionalismo moderno, la teoria della sovranità popolare è strettamente collegata al suffragio universale e alla sua progressiva affermazione (Democrazia; Diritto di voto). Questo forte collegamento emerge, in particolare, nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino francese del 1793 (…)
            Questo evidentemente non nega che il concetto si sia formato nel tempo attraverso lente acquisizioni successive, come quelle che ricordi. Eppure lo scarto tra la dottrina prettamente medievale del diritto divino dei re e l’accezione moderna di sovranità popolare é stato tale da richiedere appunto una rivoluzione nel secolo dei lumi.

        • Vincent Vega ha detto in risposta a Gigino

          Epic fail, caro Gigino. 🙂

  6. Albertus ha detto

    Quando frequentavo il liceo scientifico, a Voltaire venne attribuita quella falsa citazione in almeno due esposizioni curate dagli studenti, riguardanti le forme di stato e la Costituzione. Purtroppo né la preside né i professori presenti corressero l’errore. Non è che in quasi tutti i licei vengano somministrate queste “agiografie” un po’ massonico-repubblicane alla bersagliera?

    • Luca ha detto in risposta a Albertus

      Non alla bersagliera. Voltaire é l’autore del “trattato sulla tolleranza”, una vera pietra miliare sull’argomento. La frase (non saprei esattamente chi ne sia l’autore) riassume molto bene il concetto perciò l’attribuzione a Voltaire é perlomeno legittima. Se poi l’uomo é stato intollerante (andrebbe perlomeno visto il contesto storico) questo é tutto un altro paio di maniche. La polemica serve solo a creare polveroni capaci di oscurare i concetti.

      • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

        Voltaire era uno schiavista, ma sei ovviamente libero di difenderlo. Sarai anche un cattolico dal giudizio “indipendente”, Luca, non mi permetto di mettere in dubbio la tua fede, ma quando ci si trova costantemente più vicino a posizioni simili a quelle di Odifreddi piuttosto che del Papa io qualche domandina me la farei.
        Ad ogni modo il tuo Voltaire era un sostenitore della schiavitù, al contrario della Chiesa che l’ha sempre contrastata http://www.uccronline.it/2011/07/11/il-movimento-abolizionista-della-schiavitu-nacque-solo-dalla-chiesa-cattolica/

        • Luca ha detto in risposta a Vincent Vega

          E’ così difficile parlare di quel che Voltaire ha scritto e di quello che le sue tesi hanno generato come elaborazione culturale ? Non vi pare possibile distinguere, difendere alcuni aspetti pur riprovando gli altri ? Cosa c’entra Odifreddi ? Se state giocando una gara a farmi saltare i nervi accomodatevi. Tuttavia i nervi non mi salteranno e con questo argomentare assurdo ed irrazionale voi ci fate una ben magra figura. Viva i cattolici razionali (almeno questa lasciatemela scappare).

          • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

            Cosa vuoi che ti dica, a me non pare che un mondo dove impera il relativismo più bieco sia una bella eredità.
            Ad ogni modo dovrei apprezzare il pensiero di un uomo che scriveva cose come “occorre mentire come un demonio, non in maniera timida e nemmeno per qualche tempo, ma arditamente e sempre”.
            Oppure ” il cristianesimo è la belva feroce che ha succhiato il sangue dei miei simili” E «i preti che ho odiato, odio e odierò fino al giorno del giudizio». Continuava: «Sono stanco di sentir ripetere che dodici uomini sono stati sufficienti per imporre il cristianesimo; ho voglia di dimostrare che uno solo basta per distruggerlo». http://www.uccronline.it/2012/01/23/lettere-inedite-confermano-la-viscidita-ingannatrice-di-voltaire/

            Sarebbe questo l’uomo del quale si dovrebbe apprezzare il pensiero?

            Si è visto oggi in che situazione siamo.

            • Luca ha detto in risposta a Vincent Vega

              Penso di no ma forse come Cattolico Razionale potresti apprezzare il ruolo che anche grazie a Voltaire la ragione ha assunto. E’ così nei fatti e nella storia, indipoendentemente dall’uso che Voltaire ne ha fatto o dal ruolo che voleva fargli assumere.
              Non saranno le vostre tesi un pochino troppo manichee ?

        • Luca ha detto in risposta a Vincent Vega

          l’illuminismo è di origine cristiana ed è nato non a caso proprio ed esclusivamente nell’ambito della fede cristiana. Laddove il cristianesimo, contro la sua natura, era purtroppo diventato tradizione e religione di Stato (…) È stato merito dell’illuminismo aver riproposto questi valori originali del cristianesimo e aver ridato alla ragione la sua propria voce. Il Concilio Vaticano II, nella costituzione della Chiesa nel mondo contemporaneo, ha nuovamente evidenziato la corrispondenza tra cristianesimo e illuminismo, cercando di arrivare ad una vera riconciliazione tra Chiesa e modernità
          Cardinale J Ratzinger, 2005
          Cutazione desunta dal libro di Massimo Borghesi «Senza legami. Fede e politica nel mondo liquido: gli anni di Benedetto XVI» (edizioni Studium)

          • Luca ha detto in risposta a Luca

            Il Cardinale (non ancora papa): evidentemente un “cattolico” con le virgolette.

          • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

            È evidente che una citazione dell’ex Papa decontestualizzata non renda giustizia al suo pensiero. Anche perché ne ho trovata un’altra di segno opposto http://www.hwupgrade.it/forum/archive/index.php/t-1932932.html

            Benedetto XVI: “Illuminismo e ateismo portano a libertinismo”

            http://img18.imageshack.us/img18/2841/ratzingerentlightenment.png (http://img18.imageshack.us/my.php?image=ratzingerentlightenment.png)

            Durante la catechesi in occasione della visita presso il Seminario Romano Maggiore di ieri, Benedetto XVI si è espresso contro la cultura moderna. Secondo il papa, la libertà – “grande sogno dell’umanità” – è degradata dopo la Riforma protestante e soprattutto con l’illuminismo e il marxismo nel “libertinismo”, che “non è libertà ma fallimento di libertà”.

            La cultura illuminista e l’ateismo hanno dipinto Dio come una “dipendenza da cui liberarsi”.

            Riprendendo la Lettera ai Galati di Paolo, Benedetto XVI critica la libertà intesa come “vivere secondo la carne”, come “assolutizzazione dell’io, che vuole prendersi tutto per sè, quell’io assoluto dipendente da nessuno e da niente, che sembra essere la libertà” e che invece “è degradazione dell’uomo”. Solo la fede in Dio, sostiene il papa, permetterebbe l’apertura verso il prossimo: “Paradossalmente la libertà si realizza nel servire, nel diventare servi gli uni degli altri” e nel riconoscere che Dio non è “un tiranno”, ma “un creatore che ci ama”.

            La verità è che l’illuminismo è stato reso possibile e deve tutto al cristianesimo, ma come ideologia e visione del mondo non ha nulla a che fare con la nostra religione, anzi è sempre stato nostro mortale nemico.

            • Vincent Vega ha detto in risposta a Vincent Vega

              E giusto per chiarire ulteriormente la questione sul vero pensiero dell’ex Pontefice http://www.fidae.it/AreaLibera/AreeTematiche/Scienza%20e%20Fede/J.%20Ratzinger,%20Il%20vero%20illuminismo%20è%20il%20cristianesimo.pdf

              Come vedi lui intende illuminismo come unione di fides et ratio.
              Per Ratzinger il cristianesimo deve essere intrinsecamente illuminista in quanto religione del Logos, ovvero la ragione creatrice.

              Ma è oltremodo evidente che la sua visione di illuminismo sia anni luce distante dall’illuminismo arrogante, scientista e irriducibilmente anticristiano (si perché Voltaire ateo non era, ma anticristiano si, eccome) che abbiamo conosciuto.

              • Luca ha detto in risposta a Vincent Vega

                Bravo, giusto. Ratzinger sa contestualizzare e dare il giusto peso alla storia. Esattamente come sa capire e spiegare bene i limiti filosofici del razionalismo, così non ha problemi a riconoscere al di là dei limiti dell’illuminismo il ruolo positivo giocato (udire udite) rispetto all’evoluzione storica della Chiesa Cattolica.
                Quanto a Voltaire, per la sua vis polemica ed il fiero accanimento contro la religione mi pare chiaro come debba godere di cattiva fama presso i cristiani. Nondimeno non ci si può nascondere il suo contributo al superamento delle ricostruzioni storiche fondate sul disegno provvidenzialistico. Io credo in fin dei conti che chiunque creda sappia apprezzare la Ragione nella ricerca della Verità, persino se Cristiano qualcosa gli debba.

  7. Giulio Quaresima ha detto

    Alcuni qui rivendicano il merito dell’origine della democrazia al medioevo, sottointendendo, mi pare, che la democrazia sia un progresso, un miglioramento.
    Ma da più parti, nei commenti oltre che nell’articolo, striscia l’idea che monarchia e aristocrazia (o teocrazia!) siano forme di potere preferibili alla repubblica e alla democrazia, che molti tra l’altro associano di continuo al giacobinismo e alla massoneria.
    Mi piacerebbe leggere almeno qualcuno di questi commentatori affermare con chiarezza di preferire la monarchia alla repubblica, l’aristocrazia alla democrazia. Quindi, mi piacerebbe capire per quale motivo tali regimi dovrebbero essere considerati superiori da un punto di vista cristiano.

    • Vincent Vega ha detto in risposta a Giulio Quaresima

      La democrazia è dannosa quando diventa “dittatura della maggioranza”, non è dannosa di per se.
      Quando vengono a cadere i principi non negoziabili tutto diventa possibile, basta che ci siano abbastanza persone d’accordo.

      Questo è il principale difetto della democrazia, che per essere tamponato necessità quantomeno della presenza della Chiesa che dica la sua.
      Che poi fa sorridere il fatto che si parli tanto di democrazia ma poi quando un Papa o un Cardinale dice cose che non piacciono ai laicisti ci si inalbera parlando di “ingerenza”.

      Ma quale ingerenza? Se un Papa blocca determinate leggi è perché la gente gli da ascolto, e la gente non da forse ascolto a chi vuole, in democrazia?
      In questi casi vediamo come la democrazia vale, per certa gente, solo quando promuove valori in aperto contrasto con la Chiesa, perché se poi la gente da ascolto alla Chiesa si parla di ingerenza.

      • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Vincent Vega

        Grazie della risposta.

        La democrazia è dannosa quando diventa “dittatura della maggioranza”, non è dannosa di per se.

        Concordo, è per questo che una democrazia populista e plebiscitaria è sbagliata e pericolosa.

        Che poi fa sorridere il fatto che si parli tanto di democrazia ma poi quando un Papa o un Cardinale dice cose che non piacciono ai laicisti ci si inalbera parlando di “ingerenza”.

        Concordo anche su questo: non si capisce per quale motivo ai rappresentanti di una religione dovrebbe essere negato il diritto di dire la propria, quando questo diritto è giustamente concesso a qualsiasi rappresentante di qualsiasi altro gruppo sociale.

        • Albertus ha detto in risposta a Giulio Quaresima

          La cultura progressista (pedissequa seguace della linea editoriale de La Repubblica) si sente tutto tranne che populista o plebiscitaria. Il problema della democrazia è più profondo.

    • Dan ha detto in risposta a Giulio Quaresima

      C’è un problema micidiale,la democrazia come diceva Aristotele è il governo del popolo,infatti tuttavia alla fine si dirà la democrazia è buona e giusta,proprio perchè un popolo la maggioranza elegge un partito e lo manda al potere,e tuttavia si afferma la maggioranza ha sempre torto trasformandola in tirrannide,imponendo a un popolo le decisioni di minoranza,solo perchè sarebbero di minoranza,già,e chi ti ha detto che le minoranze invece hanno sempre ragione?

      Dunque di per se il discorso tra maggioranza e minoranza diventa indecidibile:non è necessario che una maggioranza abbia sempre ragione o che lo abbia minoranza.

      Si stanno imponendo leggi decretate da gruppi perfettamente minoritari per ideologia,spacciandoli pure per volonta di maggioranza.

      Tanto che la curva dei votanti è in picchiata verso il basso dagli anni 60,ma non gliene frega nessuno del perchè.Perchè la furbizia di voto caio,li dico solo una parte del mio programma presentandolo perfettamente distorto in campagna elettorale per poi colpevolizzare le maggioranza,e poi faccio quello di cui non si è mai discusso per ideologie a priori,tanto il popolo è boia,non è che ci si puo sempre apellare retoricamente all’antipopulismo,imponendo leggi di minoranza,perchè ovviamente cosi,rendi superfluo a niente a votare,ne tantomeno si ci puo apellare alla democrazia.

      ——–
      Adesso,posto che qua si miteggia di democrazia,oggi invece concretamente parlando si stà anadando verso l’oligarchia economica,ovvero il governo dei più ricchi.Se l’anarcocapitalismo e il super liberismo, e certi sistemi economici non vengono per esempio cambiati,potrai sempre avere una perfetta “illusoria democrazia” con uno stato li per rabbonire le apparenze.

  8. beppino ha detto

    Relegare la fede all’ambito individuale e pretendere che le conseguenze della corrispondente pratica siano a priori inaccettabili ed invarianti nella convivenza civile fu (ed é) uno dei tanti errori dell’illuminismo e dello stesso Voltaire. Allora (e adesso…) un postulato così incivile oltre che inapplicabile non può che essere fuoriero di intolleranza e spesso di violenza. Una possibile conseguenza é che la democrazia rischia di avere poco a che fare con l’illuminismo perché la democrazia non può che voler dire soprattutto “conta” e “confronto” e non imposizione e prevaricazione culturale. A parte quanto successe in Inghilterra e soprattutto in Francia (particolarmente contro le proprietà dei Gesuiti) come non ricordare cosa combinò (e depredò…) Napoleone nel nord d’Italia all’inizio del 1800. Alla fine i “potenti” sono sempre violenti e pravaricanti, particolarmente quando “escono” da un retroterra culturale frutto di una visione distorta soprattutto in riferimento a come dovrebbe essere la convivenza civile. Per non parlare di quel che combinò l’epigono per eccellenza di questa “visione” che fu lo stesso Stato Italiano dal 1870 fino alla prima guerra mondiale.

    • Dan ha detto in risposta a beppino

      Di tolleranza nè parla Erasmo da Rotterdam voltaire sa copiare pure male,tollerare è tollerare qualcosa che è considerato ingiusto,altrimenti pure il senso della parola nè perde il significato.Ed ecco la praticabilità reale della tolleranza:ogni civiltà ha un sistema di governo,ogni cultura ha un sistema di leggi,ogni legge punisce cio per cui lo si reputa ingiusto,dunque non è razionalmente conciliabile per una qualche civiltà tollerare e contemporaneamente avere una forma di giustizia,poichè la giustizia inevitabilmente puo non tollerare affatto.

      A oggi poi tollerare è “rabonire” ha perso il suo significato nel contesto cristiano.

      Per il cristianesmo tolleranza:perdonare è tollerare,un gesto di misericordia è un gesto anche di tolleranza,benche in essa non racchiudendole,almeno idealmente,ma alcuni sono riusciti a deviare pure quello per usarlo a proprio uso e consumo.

      Oggi poi la tolleranza è la più bella parola per imbonire tizio caio e sempronio a tollerare medesima ingiustizia.

      E se erasmo da rotterdam dice amano le guerre solo quelli che non le hanno mai fatte,per le rivoluzioni che ninet’altro sono che guerre civili,si potrebbe dire:amano le guerre civili solo quelli che non le hanno mai fatte.

      Trovo divertente infatti con la medesima ironia Voltaeriana:tollerare una testa che rotola giù da un patibolo,sentenziando di tolleranza da dietro una scrivania.

      “Ti perdono e ti tollero infatti….ma prima ti elimino.”

  9. Artemisia ha detto

    Oh mamma… cosa tocca leggere… Ma a voi lo studio della storia è una cosa proprio avversa.

    • Laura ha detto in risposta a Artemisia

      Oh mamma…cosa tocca leggere….uno che si scandalizza e che non è capace di argomentare i motivi del suo scandalo.

  10. Franz ha detto

    Peccato che Voltaire fosse Deista e non ateo, peccato che all’epoca scrivere presso i ricchi e i potenti era un mezzo di sostentamento, peccato che il razzismo di cui lo accusate fosse presente all’epoca anche tra i cattolici, infatti la francia paese cattolico, commerciava schiavi prima di voltaire e la Spagna cattolica sterminò gli autoctoni…

    • Ottavio ha detto in risposta a Franz

      Peccato che nessuno scrive che Voltaire fosse ateo, peccato che nessuno lo accusa di scrivere presso i potenti e i ricchi, peccato che non esiste alcun famoso intellettuale cattolico (come famoso fu Voltaire) ad essere razzista e peccato che gli Stati non sono cattolici perché cattoliche sono le persone, peccato che la Chiesa si oppose sempre fermamente sia alla schiavitù sia al colonialismo. Peccato, un altro commento inutile Franz.

      Studia perché lunedì prossimo ti interrogo:
      http://www.uccronline.it/2012/11/26/cristianesimo-chiesa-cattolica-e-la-schiavitu/
      http://www.uccronline.it/2010/09/07/chiesa-e-colonialismo/

      • Franz ha detto in risposta a Ottavio

        Peccato che al mio ”inutile” commento replichi con altri articoli poo utili di UCCR, peccato che quasi tutti i vostri articoli alla fine dimostrano la superiorità morale della chiesa nei secoli, peccato che siete poco obiettivi…un po’ invidio la vostra incrollabile fede in un Dio che chiamate, e che un tempo anche io consideravo, amore, ma che nei fatti si volta dinnazi al dolore dei sofferenti e degli innocenti, lo ha fatto nella storia (sin dai tempi di Voltaire) e continua a farlo ora…Voltaire questo lo aveva capito non negando l’esistenza ma le sue presunte qualità descritte dalle religioni…
        A gradire

    • Paxvobis ha detto in risposta a Franz

      Peccato che molte popolazioni autoctone preferirono l’uomo bianco pur di andate contro l’impero azteco…

« nascondi i commenti