Il tollerante illuminismo e il genocidio vandeano

VandeaCiascuna nazione pare avere un argomento storico riguardante il proprio passato del quale è più o meno tacitamente scomodo parlare. Se in Italia hanno causato un acceso dibattito i libri che trattavano dei crimini compiuti nel dopoguerra da alcuni partigiani, in Francia invece l’argomento tabù sembra essere la Vandea.

Fino a pochi anni fa, la Vandea era vista in maniera profondamente negativa come sinonimo di cattolico reazionario, di servo dei nobili e nemico della rivoluzione, ma la cosiddetta “scuola revisionista” ha permesso di squarciare quel velo di silenzio che la storiografia ufficiale ha lungo tramandato sui sacrifici subiti da quel popolo.

La loro storia è ormai nota: nel marzo 1793 la regione dell’ovest si sollevò quasi simultaneamente e i ribelli riuscirono ad occupare gran parte del territorio grazie anche alla pessima organizzazione delle truppe rivoluzionarie. I contadini che si ribellarono al governo di Parigi non erano certamente fautori dell’ancien regime e la loro ostilità verso la repubblica nacque a causa del malcontento provocato dall’aggravarsi della pressione fiscale, dall’ostilità verso la borghesia cittadina (unica beneficiaria delle terre nazionalizzate), dalla persecuzione del clero refrattario considerata particolarmente odiosa da una popolazione profondamente religiosa e dalla coscrizione obbligatoria di 300.000 uomini. Una particolarità di questa insurrezione è che essa non venne programmata dai nobili, che anzi ne furono presi alla sprovvista e la giudicarono persino prematura, ma fu marcatamente popolare. In un secondo momento alcuni nobili si metteranno a capo delle bande degli insorti, ma altri capi rimasero d’estrazione “plebea” come il guardiacaccia Stofflet o il venditore ambulante Chatelineu.

In una prima fase la guerra andò a vantaggio dei vandeani che costituirono un’enorme minaccia per i repubblicani anche perché erano riforniti dagli emigrati e dagli inglesi, tuttavia a svantaggio degli insorti andarono le divisioni interne (alcuni volevano marciare sulla Bretagna, mentre altri su Parigi) e la difficoltà di costruire un esercito permanente ( i contadini si riunivano per combattere gli “azzurri”, ma si disperdevano dopo la fine della battaglia), così la guerra nei mesi seguenti si stabilizzò fino alla vittoria dei rivoluzionari nel novembre 1793. Vi erano ancora delle bande che scorrazzavano nella regione, ma come dissero già all’epoca alcuni deputati, la guerra di Vandea era “politicamente finita”. I rivoluzionari però non erano intenzionati ad attuare una politica di pacificazione, ma al contrario volevano trasformare la Vandea, secondo le parole di Robespierre, in un “cimitero nazionale”.

Secondo lo storico Reynald Secher, il piano di sterminio si articolò in tre fasi: nella legge del 1 agosto quando la Convenzione decretò di fare terra bruciata del territorio vandeano ; il 1 ottobre quando si decise l’eliminazione fisica degli abitanti del territorio insorti, in particolare di donne in quanto “solchi riproduttori” e di bambini perché “futuri briganti” e infine la legge del 7 novembre che toglieva il nome alla Vandea con quello di “Dipartimento Vendicato”. A causa di questi provvedimenti nei mesi successivi perirono all’incirca 117.000 persone su una popolazione di circa 800.000 abitanti e furono distrutti circa diecimila casolari su cinquantamila (Dal genocidio vandeano al memoricidio).

Le uccisioni avvennero in maniera brutale con tutti i modi: ad Anger si ricorsero alle fucilazioni sommarie, a Nantes invece agli annegamenti notturni, mentre in altre zone si fecero dei falò nella quale si buttarono le persone ancora vive. Questi massacri avvennero in maniera indiscriminata praticamente in tutte le regioni che avevano osato insorgere: il famoso scrittore Aleksandr Solzenicyn ha ricordato il massacro avvenuto a Luc-sur-Boulogne una piccola località dove il generale Cordelier fece uccidere in soli 4 giorni 564 abitanti tra cui 110 bambini al di sotto dei sette anni. Nonostante ciò la Vandea non venne domata e anzi i massacri indiscriminati operati dalle “colonne infernali” del maresciallo Turreau avevano ingrossato le fila dei ribelli (più di venticinquemila contadini si erano uniti alle bande degli insorti in seguito alle devastazioni operate), così il Comitato di Salute Pubblica in seguito all’avvento dei termidoriani decise di ricorrere alla politica di pacificazione nella quale promettevano ai ribelli di rispettare i loro beni e la loro fede.

Questo provvedimento consentirà anche la riapertura delle chiese in tutta la Francia e la libertà di culto per i preti refrattari e costituzionali seppur soggette a molte discriminazioni (le chiese rimanevano proprietà dei comuni che potevano utilizzare per le cerimonie decanenarie o per le adunanze elettorali, vi era il divieto di esporre simboli religiosi per strada come quello di fare processioni, indossare l’abito talare, chiamare i fedeli con il suo suono delle campane, ecc.). Come affermò anche uno storico filorivoluzionario come Albert Mathiez: «[I cattolici] non ottenevano una vera libertà; la tolleranza veniva gettata loro come un’elemosina». La pace però durerà pochi mesi e la Vandea continuò ad essere per la Rivoluzione una vera e propria spina nel fianco (delle armate terranno impegnato Napoleone durante la battaglia di Waterloo).

La Vandea è stata oggetto di molte dispute in parecchi campi, ivi compreso quello della Chiesa: mentre Padre Giuseppe della Rosa afferma che non bisogna fare della Vandea “il simbolo dell’intero cristianesimo”, l’arcivescovo di Bologna, Giacomo Biffi vede invece nelle stragi operate in quel secolo “la premessa e le stragi che hanno insanguinato il XX secolo”. Lo stesso Giovanni Paolo II beatificò 164 martiri vandeani, ma trascurò il senso politico dell’insurrezione e condannò i massacri di cui i vandeani furono responsabili.

Per gli storici invece la disputa riguarda il termine di genocidio: mentre alcuni come Reynald Secher o Pierre Channu non esitano ad attribuire questo termine ai massacri che sono stati operati in Vandea; altri invece come Alain Gerard o Jean-Clément Martin lo rifiutano sottolineando il fatto che i vandeani non furono uccisi in quanto tali, ma perché i rivoluzionari non potevano tollerare che qualcuno si potesse ribellare al loro governo. (Giulio Meotti, Il massacro dei lumi). Nessuno però nega che quello subito in Vandea fu un massacro di proporzioni immani che sta a dimostrare come anche nel nome della libertà si possono commettere i crimini più atroci.

Mattia Ferrari

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21 commenti a Il tollerante illuminismo e il genocidio vandeano

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  1. manuzzo ha detto

    dopo “cristadores”, un altro nome con cui potrebbe farsi chiamare un’eventuale resistenza partigiana alla prossima imposizione dell’ateismo di stato (da non confondere con quella antifascista: non c’entra nulla se non per la dittatorialità dell’ateismo estremo). Spero che ciò non accada (ma se deve accadere, allora è inevitabile) e ringrazio il sito per avermi insegnato anche quest’altra cosa

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    • andrea ha detto in risposta a manuzzo

      Mi auguro sia giunto il momento (come per i Cristeros de Mexico)
      per la produzione di un film sull’orrendo massacro
      vandeano, francesi a massacrare francesi
      “colpevoli” di non capire che il nuovo
      regime si accingeva a realizzare il paradiso
      in terra (tipo la naja obbligatoria).
      I prodi illuministi tentarono anche lo sterminio
      con le camere a gas, ma i mezzi tecnici di allora
      non consentirono ciò che riuscirà più tardi ai
      nazi.
      Molto istruttivo questo articolo dal sito mariadinazareth:
      http://www.mariadinazareth.it/Martiri/martiri%20in%20vandea.htm
      Un grande ringraziamento a Mattia Ferrari
      e alla redazione tutta.

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  2. Alèudin ha detto

    Ne ha uccisi più l’illuminismo in una settimana che l’inquisizione in 100 anni.

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  3. Giacomot ha detto

    . Illuminismo = Massoneria = Satanismo .

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    • Giacomot ha detto in risposta a Giacomot

      E così si passa dalla finta sapienza che illumina tutte le menti di quegli anni ,come la mia vecchia prof mi aveva giustamente insegnato (i libri di testo sono quelli) ,alla vera ragione e lo scopo ultimo della Massoneria ,per poi arrivare all’odio e alla blasfemia (anch’essa mascherata come cosa buona) <>

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      • Giacomot ha detto in risposta a Giacomot

        Ho mancato un pezzetto alla fine al posto di : ”Più Totale!! [cit.Benson]”

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        • Giacomot ha detto in risposta a Giacomot

          ._.” non sò perchè non mi scrive due caratteri comunque volevo scrivere al posto dell’ultima cosa che avevo scritto nel secondo commento . Spero di non fare più errori perchè sto ‘uscendo pazzo’ :S …

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    • edoardo ha detto in risposta a Giacomot

      …anche qui concordo totalmente!

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  4. Umberto P. ha detto

    Tollerante? La Rivoluzione? Chi è il pazzo che lo sostiene?

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  5. Emanuele ha detto

    Vi consiglio la lettura di “Il sangue del Sud” di Giordano Bruno Guerri (che non é certo un filoclericale…).

    Vedrete che le stesse azioni sono state compiute anche in Italia, forse ancora con più metodicità e cinismo… Ovviamente sui manuali di scuola non se ne accenna…

    In particolare mi hanno toccato le stragi di Pontelandolfo e Casalduni, ad opera del Gen. Cialdini, uno degli “eroi” del risorgimento.

    “i due paesi soffrano un tremendo destinino che sia d’esempio alle altre popolazioni del sud” (A. Iacobelli, comandante guardie nazionali)

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    • edoardo ha detto in risposta a Emanuele

      Però era diverso, lì non c’era l’elemento religioso, era solo una rappresaglia per i 45 morti con la ratio dell’uno a dieci, più o meno come quello delle Fosse Ardeatine.
      In Vandea, invece, la popolazione TOTALE venne perseguitata ed uccisa (questo credo rientri nella definizione giuridica di genocidio, o pulizia etnica) perché fedele alle tradizioni, non necessariamente rappresentate dall’ancien regime, e cattolica, fu uccisa da soldataglie rappresentanti di quella borghesia massonico-illuminista e fortemente anti-clericale che aveva scatenato la rivoluzione.
      A Pontelandolfo Cialdini stesso dette l’ordine di salvare le donne e i bambini, non si voleva lo sterminio della popolazione, ma una rappresaglia molto eclatante che fungesse da deterrente per altre rivolte analoghe.
      Anche nel mio paese avvenne uno scontro tra i papalini ed i garibaldini, e la popolazione fornì supporto ai papalini. I garibaldini ebbero la peggio perché non conoscevano il territorio (lo scontro avvenne su un vulcano coperto da bosco, se non sai dove mettere i piedi ti fai massacrare, lì più che armi da fuoco moderne, gli avrebbero giovato degli scout conoscitori della zona, che è molto impervia).

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      • Kosmo ha detto in risposta a edoardo
      • Emanuele ha detto in risposta a edoardo

        Non sono d’accordo… La Pellicciari sostiene (a ragione) che il risorgimento fu caratterizzato da una violenta repressione cattolica… Basta ad esempio ricordare le leggi Siccardi, il divieto di pubblicazione di alcune encicliche, l’impostazione liberal-massonica della scuola, etc.

        Anche Guerri nel suo libro sostiene che il collante di molti “briganti” era la religione, oltre la fedeltà al re.

        Il mio accostamento con l’ecidio francese era riferito comunque al totale disprezzo verso i meridioali ad opera dei Savoia e degli intelletuali del riorgimento (a scanso di equivoci non sono meridionale né ho parenti lì). Questo lascia molto da dire sulla presunta liberazione dei popoli oppressi da Papa e Borbone.

        P.s.
        Mi puoi mandare qualche riferimento ai fatti a cui accennavi, mi pare molto interessante…

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        • Mattia ha detto in risposta a Emanuele

          Ho diversi libri di Denis Mack Smith alcuni dei quali parlano del cosidetto “brigantaggio”. In esso spiega che vi furono certi casi in cui i “briganti” combatterono come reazione contro il comportamento prevaricatorio delle truppe sabaude nei confronti del clero, ma non credo si possa paragonare alla Vandea o alle insorgenze in quanto questi ultimi casi la relgione ha un aspetto prioritario e non secondario. La causa fondamentale del brigantaggio si deve ricercare, a mio parere, principalmente nelle politiche economiche sbagliate che non hanno fatto altro che peggiorare la situazione già misera dei contadini meridionali. Non si deve dimenticare infatti che molti di essi seguirono Garibaldi perché questi aveva promesso una più equa ridistribuzione delle terre e grande fu la loro delusione quando si accorsero che quest’ultimo non era intenzionato a mantenere la parola (vedi massacro di Bronte).

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        • edoardo ha detto in risposta a Emanuele

          Cerca Bagnoregio su Wikipedia, alla sezione storia ti dà delle informazioni scarne su quegli episodi che coinvolgono alcuni paesi del circondario.
          Successe nel 1867, penso verso la fine dell’estate del 1867, ma non ci sono molte informazioni al riguardo.
          Quel che si tramanda è che ci furono degli scontri tra pattuglie garibaldine e pontificie, il terreno era ed è tuttora impervio e coperto di boscaglia fitta, in cui sono molto facili azioni di guerriglia e trappole, e se non hai chi ti guida, scout locali, è difficile venirne fuori, anche perché ti trovi in terreni difficili con pochi attingimenti.
          Su Wiki alla pagina di Bagnoregio trovi dei nomi su cui avviare una ricerca storica.

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  6. Jacopo ha detto

    Mi permetto di riportare un interessante articolo sul tema:

    “La Vandea deve essere un cimitero nazionale”
    Testi tratti da Reynald Secher, Il genocidio vandeano, ed. Effedieffe, Milano 1988.
    «Per tutto il 1793 vi sono distruzioni e massacri, ma in generale avvengono durante i combattimenti. L’esercito di Magonza non è senza colpa; si fa precedere all’uscita da Nantes da carriaggi di zolfo e annienta diversi villaggi. Westennann non perde occasione per bruciare e per massacrare e il suo soprannome di “macellaio di Vandea” è anteriore alla battaglia di Savenay. Si possono menzionare diversi massacri, come quello di Noirmoutier, dal 3 al 6 gennaio, quando Haxo ha dato la sua parola che avrebbe lasciato la vita a tutti coloro che si fossero arresi. Non bisogna dimenticare l’incendio di Machecoul da parte degli uomini dell’aiutante generale Guillaume, il 17 o 18 dicembre 1793, a causa dell’”indisciplina della truppa”; la distruzione di Saint-Christophe-du-Ligneron il 7 gennaio e dei dintorni di Légé l’11 dello stesso mese. I rappresentanti Choudieu e Bellegarde confessano, in una lettera alla Convenzione del 15 ottobre, che l’esercito della Repubblica era ovunque preceduto dal terrore: “Il ferro e il fuoco sono le sole armi di cui facciamo uso”.
    Il progetto di distruzione totale infatti fu applicato soltanto con la proposta del piano di Turreau, nuovo generale in capo dell’armata dell’Ovest (211) . Fin dal suo arrivo in Vandea, all’indomani di Savenay, scrive al Comitato di Salute Pubblica perché venga deliberato il piano che conta di seguire e per sollecitare un documento che lo copra: “Vi chiedo un’espressa autorizzazione o un decreto per bruciare tutte le città, villaggi e frazioni della Vandea che non sono ormai più nell’alveo della Rivoluzione e che forniscono senza posa nuovo alimento al fanatismo e alla monarchia”.
    Nessuna risposta. Lo stesso Carrier, messo al corrente, si rifiuta di dargli la copertura con un ordine; il nuovo generale in capo aveva fatto una domanda simile il 28 dicembre (211). Non solo, i Rappresentanti in missione, Louis Turreau e Bourbotte, desiderando evitare ogni responsabilità e ogni compromissione, si fanno richiamare a Saumur con il pretesto di una malattia “derivante dalle fatiche della loro troppo lunga missione”.
    Il generale Turreau ritorna tuttavia alla carica il 17 gennaio: “La mia intenzione è proprio di incendiare tutto, preservando solo i punti atti a stabilire gli acquartieramenti necessari all’annientamento dei ribelli, ma questa importante risoluzione deve essere prescritta da voi. Io sono solo un agente passivo (…). Dovete pavimenti pronunciarvi in anticipo sulla sorte delle donne e dei bambini. Se bisogna passarli tutti a fil di spada, io non posso adottare una simile misura senza un ordine che metta al riparo la mia responsabilità“.
    Lo stesso giorno, dopo aver scritto di suo pugno in testa alla sua carta da lettere il motto: “Libertà, Fraternità, Eguaglianza o la Morte”, Turreau manda le seguenti istruzioni ai suoi luogotenenti: “Tutti i briganti che saranno trovati armi alla mano, o rei di averle prese, saranno passati a filo di baionetta. Si agirà allo stesso modo con le donne, le ragazze e i bambini (…). Neppure le persone semplicemente sospette dovranno essere risparmiate. Tutti i villaggi, i borghi, le macchie e tutto quanto può essere bruciato sarà dato alle fiamme”.
    Ciononostante, inquieto per il silenzio di Parigi, indirizza una nuova supplica al Comitato di Salute Pubblica: “La passeggiata militare che medito sarà finita il 4 o il 5 febbraio. Lo ripeto, considero indispensabile bruciare città, villaggi e poderi, altrimenti non potrò rispondere dell’annientamento di quest’orda di briganti, che sembrano trovare ogni giorno nuove risorse”.
    Da Cholet, nel Maine-et-Loire, il 31 gennaio, aveva informato “dello stato di perplessità in cui lo si lascia”.
    Soltanto l’8 febbraio 1794 il Comitato fa pervenire a Turreau il suo assenso tramite Carnot: “Ti lamenti, cittadino generale, di non aver ricevuto dal Comitato un’approvazione formale alle tue misure. Esse gli sembrano buone e pure, ma, lontano dal teatro delle operazioni, attende i risultati per pronunciarsi: stermina i briganti fino all’ultimo, ecco il tuo dovere (…)”.
    L’11 febbraio Turreau accusa ricevuta: “Ho ricevuto con piacere l’approvazione che avete dato alle misure che ho preso (…)” (149) , e il 15 febbraio confida al rappresentante Bourbotte: “Tu sai che, senza alcuna autorizzazione, ho preso e messo in esecuzione le più rigorose misure per porre fine a questa orribile guerra. Il Comitato di Salute Pubblica ha certo voluto darmi la sua sanzione, ma io ero tranquillo, mi appoggiavo, mi sia permesso dirlo, sulla purezza delle mie intenzioni”.
    Quello stesso giorno, il Comitato di Salute Pubblica scrive al Rappresentante Dembarère: “Uccidete i briganti invece di bruciare le fattorie, fate punire i fuggitivi e i vigliacchi e distruggete totalmente questa orribile Vandea (…). Concorda con il generale Turreau i mezzi più sicuri per sterminare tutto di questa razza di briganti (…)” (…).
    Dalla lettura di questo dichiarazione si può vedere fino a che punto la responsabilità sia interamente del Comitato di Salute Pubblica.
    Il 17 gennaio, il generale Grignon, capo della prima colonna, arringa i suoi soldati in questi termini: “Compagni, entriamo nel paese insorto. Vi dò l’ordine di dare alle fiamme tutto quanto sarà suscettibile di essere bruciato e di passare a filo di baionetta qualsiasi abitante incontrerete sul vostro passaggio. So che può esserci qualche patriota in questo paese; è lo stesso, dobbiamo sacrificare tutto” (251).
    Il 19 gennaio Cordelier redige, a uso dei suoi comandanti di corpo, istruzioni relative all’esecuzione degli ordini dati da Turreau. Il generale deve “occuparsi personalmente” della riva destra della Loira. “Sarà comandato giornalmente e a turno un picchetto di cinquanta uomini con i suoi ufficiali e sottufficiali, che sarà destinato a scortare i pionieri a fare il loro dovere. L’ufficiale comandante di questo picchetto prenderà tutti i giorni gli ordini dal generale prima della partenza e sarà responsabile di fronte a lui della loro esecuzione. A questo scopo, agirà militarmente nei confronti di quei pionieri che mostreranno di non eseguire ciò che comanderà e li passerà a filo di baionetta.
    “Tutti i briganti che saranno trovati con le armi in pugno o indiziati di averle prese per rivoltarsi contro la loro patria, saranno passati a filo di baionetta. Si agirà nello stesso modo con le fanciulle, le donne e i bambini. Neppure le persone solamente sospette dovranno essere risparmiate, ma nessuna esecuzione potrà essere fatta senza che il generale l’abbia preliminarmente ordinata.
    “Tutti i villaggi, i poderi, i boschi, le macchie e in genere tutto quanto può essere bruciato sarà dato alle fiamme, ma dopo che si saranno portate via dai luoghi, ove sarà possibile, tutte le derrate che vi saranno; ma, lo si ripete, queste esecuzioni potranno essere effettuate solo quando il generale lo avrà ordinato. Il generale designerà quegli oggetti che devono essere risparmiati” (212).

    Fonte: http://www.culturanuova.net/storia/testi/2.rivfra_vandea.php

    e per Andrea, suggerisco questo link

    http://www.youtube.com/watch?v=Tk8ORQZUdqs

    il film è del 2011, in Italia non ne abbiamo sentito neanche l’eco!

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    • edoardo ha detto in risposta a Jacopo

      Certo, in Italia non ne abbiamo mai sentito parlare di quel film.
      Io ADESSO ne ho saputo l’esistenza dopo aver cliccato su quel link di You Tube.
      Cinque minuti fa non sapevo che esistesse.
      Cristiada so che esiste.
      L’ho scaricato sul mio HD.
      Ne ho saputo l’esistenza da questo sito, da cui sono arrivato ad un link da cui l’ho potuto scaricare.
      Ma, una volta, quando ero ragazzetto, mi ricordo che esistevano delle cose chiamate “cineforum parrocchiali”, piccoli cinema ricavati da locali della parrocchia, con le sedie normali da cucina.
      Voi ne avete mai sentito parlare?
      Quante ere sono passate da quegli anni?
      La chiesa veneziana adesso ha obbligato il professore di religione ad umiliarsi e chiedere perdono perché ha osato parlare dei matrimoni omosex in modo non conforme alla vulgata degli intellettuali.
      Ma Cristiada nelle sale parrocchiali, sottotitolato in italiano….ma il film della guerra della Vandea, sottotitolato in italiano….
      Tra le categorie umane c’è il coraggioso ed il codardo.
      Quest’ultimo vuole andare d’accordo con tutti, ed è attanagliato dal terrore di offendere perfino i suoi aguzzini.
      Beati i rozzi e gli ignoranti, che ti spiattellano le cose in faccia, anche se la verità fa male.
      E se un’ondata di alta marea si trascinasse via gli intellettuali, sarebbe una mano santa! Finalmente tornerebbe una sana ignoranza.
      Questo non solo in ambito di etica religiosa, anche a scuola: nei programmi di chimica sono stati pressoché tolti o ridotti all’osso accenni ai decadimenti radioattivi e le reazioni nucleari. Conoscenze troppo scomode per gli intellettuali tuttologi. Conoscenze che mettono in risalto l’incosistenza del loro intellettualismo sciapo, degni premi Nobel della mediocrità.

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    • EquesFidus ha detto in risposta a Jacopo

      Visto il trailer, e non mi ha convinto per niente (ma quanti anni ha l’attore più anziano? 16?). Purtroppo mi sembra l’ennesimo filmetto low budget, a differenza di “Christiada” (che aveva anche un cast discreto). Fintantoché non ci rimetteremo in carreggiata con film del calibro di (o superiori a) “Christiada” non solo saremo ostracizzati, ma ci saranno pure delle giustificazioni obiettive. In fondo, perché mandare nelle sale un film scadente (sì, lo so che le sale sono piene di film scadenti, ma il pubblico vuole seni nudi o belli effetti speciali, quindi…) e che nessuno vuole vedere, quando la gente vuole l’ultima scemenza di Vanzina? Come se poi i film storici avessero avuto particolari fortune negli ultimi trent’anni.

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