Il lato oscuro e violento del buddhismo

Ratzinger Dalai lamaLe religioni non cristiane, afferma la Chiesa cattolica «non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini». In particolare, si valorizza l’esperienza buddhista in quanto «secondo le sue varie scuole, viene riconosciuta la radicale insufficienza di questo mondo mutevole» e si insegna a cercare una via davvero soddisfacente al cuore umano. Tuttavia, la Chiesa annuncia che Cristo è questa risposta cercata, è «”via, verità e vita”, in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con se stesso tutte le cose»

Purtroppo molti occidentali hanno una visione distorta del buddhismo. Non a caso il video dei monaci buddisti thailandesi con occhiali alla moda, borse di lusso e costosi gadget tecnologici in viaggio a bordo di un jet privato ha scosso moltissime convinzioni, evidenziando le contraddizioni tra la tradizionale immagine del buddhismo e le strumentalizzazioni operate dall’Occidente e dai vip convertiti al New age. Il Buddhismo è concepito come la religione della pace, della meditazione, della rigenerazione, della tolleranza e gli anticattolici occidentali, come Marco Politi de “Il Fatto”, hanno l’interesse a presentarlo così.

Molti parlano di “moda spirituale”: se uno invita l’arcivescovo Scola al consiglio comunale di Milano è un reazionario, se invece viene invitato il Dalai Lama è rispetto multiculturale. Tuttavia ci sono notevoli aspetti positivi e stimabili anche nel buddhismo, ma occorre guardare la realtà nella sua complessità, andando oltre i luoghi comuni e senza mai dimenticare la parole di Giovanni Paolo II: «Venerabili amici, rappresentanti del Buddhismo e dello Shintoismo in Giappone, […] La Chiesa Cattolica esprime la sua stima per le vostre religioni e per i vostri alti valori spirituali, come la purezza, l’ascetismo, l’amore per la bellezza della natura, e la benevolenza e la compassione per tutto ciò che vive».

E’ doloroso tuttavia leggere storie di cristiani perseguitati, impossibilitati a dare ai morti una sepoltura cristiana nel regno di Buddha, mentre lo stesso è pienamente concesso ai buddisti in terra cristiana. Non era la religione del rispetto? In Sri Lanka, in quattro mesi gli estremisti buddisti hanno attaccato trenta chiese. Accade mai il contrario? «La Chiesa in Sri Lanka continua a crescere», ha spiegato padre Amos della Mission Network News, «e i buddisti cominciano a sentirsi minacciati. Molti credenti non lasciano più offerte ai templi buddisti, che fanno fatica a sopravvivere, per questo hanno cominciato ad attaccare le chiese». Sempre in Sri Lanka, una folla di circa mille persone nel dicembre 2012, fra cui numerosi monaci buddisti, ha preso d’assalto una chiesa cristiana e ferito il pastore Pradeeep. La folla ha devastato la chiesa, distruggendo arredi sacri, attrezzature, auto parcheggiate. Il giorno prima dell’incidente, un gruppo di buddisti e di monaci aveva visitato il Pastore, intimandogli che, senza il permesso del clero buddista, non poteva condurre culto cristiano, pena la distruzione della chiesa. Dopo il rifiuto del Pastore, che ha invocato i diritti costituzionali, è giunto l’attacco. Accade mai il contrario? Nel 2012 le comunità cristiane in Sri Lanka, di diverse confessioni, hanno registrato circa 50 casi di attacchi da parte buddista. E’ stato colpito da una sassaiola anche il vescovo cattolico di Mannar, Mons. Rayyappu Jospeh.

Esiste anche il monaco birmano, Wirathu, che incita all’odio contro gli islamici, soprannominato il “Bin Laden buddista”. E’ ritenuto l’ispiratore del raid di ottobre 2012 contro i musulmani nello Stato di Rakhine: 200 morti ammazzati e 100 mila sfollati. La guerra tra buddisti e islamici in Birmania è violentissima, nel maggio scorso a Oakkan una donna ha urtato un monaco facendogli cadere la ciotola dell’elemosina, è stata la scintilla che ha fatto scoppiare i tumulti e 300 persone hanno distrutto la moschea della città. E’ recente la notizia che due pastori cristiani sono stati arrestati nel piccolo regno buddhista del Bhutan, nazione che non riconosce la minoranza cristiana, che si è sviluppata in modo sotterraneo.

Sul buddhismo è uscito un volume di Roberto Dal Bosco, profondo conoscitore della religione orientale il quale ha raccontato che «quando ci fu lo tsunami, i missionari cristiani erano in prima linea negli aiuti, lo stesso non credo si possa dire dei buddisti. Possiamo parlare di “legge del non intervento” come ne parla la scrittrice belga, ma cresciuta in Giappone, Amélie Nothomb. Il tuo male è il tuo karma, te lo sei meritato, lo devi esperire interamente tu, al massimo il buddha può darti qualche consiglio… siamo millenni lontani dalla bontà materiale del cristianesimo, dall’atto stesso di Dio che si sacrifica con la carne e il sangue per i suoi figli».

La professoressa Jae-Suk Lee, che insegna alla facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense, ha spiegato: «Il successo delle religioni orientali in Occidente deriva da un vuoto spirituale che il cristianesimo, a un certo punto, ha smesso di riempire. Gli aspetti del buddhismo relativi alla meditazione al rilassamento, all’’introspezione hanno riempito questo vuoto».

Ogni religione porta dentro una traccia di verità, bisogna valorizzarla e favorire con tutti un dialogo di confronto. L’importante, come abbiamo voluto fare con questo articolo, è conoscere davvero le religioni non cristiane, non strumentalizzarle in chiave anti-cattolica e non usare mai una religione contro l’altra.

La redazione

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73 commenti a Il lato oscuro e violento del buddhismo

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  1. Mattia ha detto

    Il bello è che ci sono certi “studiosi” delle religioni che affermano che è il monoteismo che porta con sè i segni dell’intolleranza…

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  2. Alèudin - preghierecorte ha detto

    prima che qualche ateista venga a dire che tutte le guerre sono causa delle religioni:

    “Religion has been the primary cause of war and oppression throughout the history of mankind.”

    The Truth: In their comprehensive Encyclopedia of Wars, Phillips and Axelrod document the recorded history of warfare.
    Of the 1,763 wars presented, a mere 7% involved a religious cause. When Islam is subtracted from the equation, that number drops to 3.2%.

    In terms of casualties, religious wars account for only 2% of all people killed by warfare.

    This pales in comparison to the number of people who have been killed by secular dictators in the 20th century alone.

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    • J.B. ha detto in risposta a Alèudin - preghierecorte

      Rimarrà deluso, fino a prova contraria le ideologie che hanno visto lo Stato al centro della vita dei cittadini sono state le più sanguinarie. Sapete quanti sono gli esseri umani che nel corso del 900 sono stati uccisi dagli Stati, ma non in tempo di guerra, notate bene, in tempo di pace? attraverso gulag, lagher, stermini, genocidi e varie pulizie etniche? 170 milioni; e pensare che”Hobbsianamente” parlando, lo Stato era quello che si giustificava a partire dall’esigenza di protezione dei suoi consociati, e poi uccide 170 milioni di persone? c’è qualcosa che non va.

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    • gladio ha detto in risposta a Alèudin - preghierecorte

      Infatti è noto e storico che sotto il governo anticrelicale del laicissimo Napoleone Bonaparte l’ Europa intera ha potuto godere di un lungo periodo di pace e di prosperità.

      Anche il nostro Giuseppe Garibaldi, mangiapreti fin nel midollo , è conoscito come un fervente pacifista.

      Giusappe Stalin ed Adolf Hitler, pure loro atei, si sono distinti , nel periodo 1940-1945 per i loro sforzi prodigati in operazioni di”Peace- keeping” quà e là per l’ Europa,dove la pace era insidiata dalle macchinazioni Vaticane.

      Pol Pot in Cambogia si è prodigato talmente per i poveretti del suo Paese tanto da essere identificato come il ” Madre Tereso ” Cambogiano.

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    • Kosmo ha detto in risposta a Alèudin - preghierecorte

      Posso sapere che periodo è stato preso per questa statistica?
      Io sapevo, avevo letto da qualche parte, che le guerre fino ad ora, cioè all’epoca dell’articolo, erano state circa 6000.

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  3. Sophie ha detto

    Chissà che delusione per i “cristiani buddisti”….

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  4. athèos=a-éthos ha detto

    Redazione ha scritto: “L’importante […] è conoscere davvero le religioni non cristiane,non strumentalizzarle in chiave anti-cattolica e non usare mai una religione contro l’altra”.

    Il filo logico del discorso sarebbe forse che gli unici mali che derivano dalla pratica di religioni diverse dal Cattolicesimo, sono causati da “strumentalizzazioni”?

    Eppure proprio un libro come quello di Roberto Dal Bosco mi pare teso a dimostrare che è l’essenza stessa di certe religioni ad essere profondamente malvagia… Altro che “raggi e tracce di verità” (se per questo tracce di verità e di bene si trovano in ogni male, dati i discorsi filosofici appena fatti a proposito della definizione del male come privazione di bene). Cito uno stralcio della quarta di copertina, riportata al link di IBS da voi stessi indicato nell’articolo:

    Ma oltre alle cronache, odierne o antiche che siano, è la radice filosofica – profondamente nichilista e maligna – su cui si basa l’intera dottrina buddista a portare l’umanità verso un desolante panorama di distruzione.

    Mi dispiace, ma questo non è un articolo intellettualmente onesto.

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    • Daniele ha detto in risposta a athèos=a-éthos

      Hai ragione.
      L’unica e vera Fede è quella in Gesù Cristo, trasmessa a noi dalla Chiesa Cattolica.
      È con questo spirito che il cattolico è chiamato ad evangelizzare sia gli atei, sia i credenti in altre religioni, sia i cristiani di altre confessioni (cioè Ortodossi e Protestanti).
      L’Ecumenismo tra Cattolici, Ortodossi e Protestanti, va bene, ma solo a patto che abbia come scopo quello di ricondurre Ortodossi e Protestanti sotto il Soglio Petrino: questo non per “volontà di dominio”, ma poiché Gesù ha designato Pietro, ed i suoi Successori, come “capo terreno” della Chiesa.

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      • Daniele ha detto in risposta a Daniele

        Del resto Gesù mica ha detto “Ognuno si tenga la propria reigione” (se avesse detto così, la Chiesa sarebbe finita nel 33 d. C.), ma ha detto “Andate in tutto il mondo e battezzate ognuno nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”: se il Signore ci comanda di fare questo, vuol dire allora che solo in Cristo c’è il Bene, quello Vero, quello a cui ogni uomo aspira. Ciò significa che le altre religioni sono fallaci, erronee… ed è perciò compito di noi cristiani convertire a Cristo gli atei così come i credenti in altre religioni. Prendiamo l’esempio di Asia Bibi, che è in carcere da più di 4 anni per testimoniare al Pakistan ed al mondo intero che solo nella Chiesa Cattolica c’è la Verità.

        1+
      • athèos=a-éthos ha detto in risposta a Daniele

        Eppure, purtroppo, su queste questioni si fa sempre tanta retorica con spreco di liguaggio “orwelliano”, quasi sempre senza concedere dignità di interlocutore a chi pone semplici questioni di logica in senso opposto…

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    • Paolo Viti ha detto in risposta a athèos=a-éthos

      Sapevo che athèos=a-éthos si sarebbe scandalizzato, d’altra parte guerreggiare gli altri per dimostrare di essere la strada giusta è l’antitesi del messaggio cristiano.

      Le religioni non cristiane, come il buddhismo, riflettono “un raggio della verità”, lo dice la Chiesa, non la redazione: http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651028_nostra-aetate_it.html

      E’ possibile essere cristiani senza vivere nel rancore, evitiamo però di prendere come esempio athèos=a-éthos.

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      • athèos=a-éthos ha detto in risposta a Paolo Viti

        Mi pare che dimostrazione di rancorosità per eccellenza sia condurre sempre, come fai tu anche in questo caso, attacchi denigratori sul piano personale, cercando di screditare ciò che dico sul piano argomentativo generale, in base a qualcosa che assomiglia a vera e propria calunnia. Ti pregherei veramente di smetterla di fare illazioni su cosa mi spinge o non mi spinge ad affermare ciò che affermo.

        In altra recente occasione sei giunto persino a “consigliarmi” l’apostasia e per me cose di questo tipo dimostrano un vero fanatismo ideologico da parte tua. E’ ora veramente che tu la smetta.

        Basterebbe, invece, rispondere alla mia obiezione:
        L’articolo è contraddittorio, perché da un lato riporta alcune affermazioni di “Nostra Aetate” e dall’altro basa l’articolo stesso su quanto detto da Roberto Dal Bosco, che ha scritto il proprio volume per dimostrare che il buddismo è per essenza una religione malvagia.

        Saresti semplicemente pregato di illuminarci, su come in ciò non vi sia evidente contraddizione.

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        • Paolo Viti ha detto in risposta a athèos=a-éthos

          Caro Alessandro, ogni giorno sei contro alla Chiesa (oggi ad esempio critichi le parole della “Nostra Aetate”), ti ho solo invitato alla coerenza, al contrario contribuisci a rendere confuse le persone che ti leggono.

          Papa Francesco sta facendo dei passi e tu rimani indietro, l’approccio è sbagliato: combattere il male sperando che gli altri si correggano rende rancorosi e delusi, valorizzare il bene e cercare l’incontro è la strada cristiana.

          Rispetto all’articolo: esso si basa sulla Nostra Aetate, invitando però a conoscere meglio cosa sia il buddhismo chiedendo di non strumentalizzare questa religione in chiave anticlericale. Dal Bosco (il titolo del suo libro è orrendo!!) viene citato con lo scopo di evidenziare alcune differenze di approccio tra cristiani e buddhisti.

          Contraddizioni? Non ne vedo, magari ci sono. O forse sei solo infastidito perché non hai trovato un articolo di guerra al buddhismo, come forse avresti sperato.

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          • athèos=a-éthos ha detto in risposta a Paolo Viti

            Avere chiamato in causa il libro di Roberto Dal Bosco, implica un’evidente contraddizione, perché il libro esprime una visione delle cose diametralmente opposta a quella, che con evidenza, si vorrebbe fare passare attraverso la citazione di quegli stralci di Nostra Aetate. Il che dimostra o grandissima superficialità o grandissima tendenziosità ideologica.

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            • Paolo Viti ha detto in risposta a athèos=a-éthos

              “o grandissima superficialità o grandissima tendenziosità ideologica”.
              Non sono certo l’avvocato del redattore di questo articolo, ma permettimi di dirti che è impossibile confrontarsi con te, i tuoi giudizi-condanne sono talmente crudi e rancorosi che cercare di spiegare le proprie ragioni è in partenza una perdita di tempo.

              Personalmente non vedo alcuna contraddizione, per ora noto una tua forte critica (indiretta) alla Nostra Aetate. E questo potrebbe già dire tutto.

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          • athèos=a-éthos ha detto in risposta a Paolo Viti

            Paolo Viti ha scritto: “ogni giorno sei contro alla Chiesa”.

            Parole che non significano nulla, sia perché quell'”ogni giorno” è pura invenzione retorica (condita con il solito metodo del discredito personale), sia perché evidentemente hai una concezione errata di Chiesa, se avere perplessità sui metodi pastorali in voga da dopo il CVII, significasse essere “contro la Chiesa”. A furia di inneggiare alla necessità di minimizzare le questioni dottrinali, finisci per commettere gravi errori d’ignoranza dottrinale.

            Paolo Viti ha scritto: “oggi ad esempio critichi le parole della “Nostra Aetate””.

            Come ho già spiegato più volte (non sembri però averne preso atto) le parole citate sono di una tale vaghezza e generalità, che non c’è motivo di essere contro di esse se non proprio per la loro stessa vaghezza e generalità, poiché è proprio per questo motivo, che poi vengono indebitamente interpretate come fai tu.

            In particolare ti ho fatto notare che: 1) è ovvio che vi sia qualche traccia di verità anche in altre religioni, ma che da questo non è lecito trarre la conclusione che queste religioni, nella loro essenza e nel loro complesso, non possano dirsi gravemente errate ed anche estremamente pericolose per la salvezza dell’anima; 2) che queste mie conclusioni sono dimostrate, non solo dalle dottrine fondamentali stesse di queste religioni (solo due esempi: le chiare tendenze atee del buddismo e la concezione del nirvana come annullamento dell’individualità personale), ma anche dal fatto non casuale che sia Ratzinger che Giovanni Paolo II hanno chiaramente affermato la grande pericolosità del buddismo e la sua assoluta incompatibilità con l’unica vera fede.

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            • Paolo Viti ha detto in risposta a athèos=a-éthos

              1) Più che perplessità i tuoi sono veri attacchi quotidiani (o settimanali, se preferisci), che rendono confusi i tuoi lettori. Oggi te la sei preso con la Nostra Aetate, anche se non c’è il coraggio di dirlo apertamente.

              Quale alternativa proponi ai metodi pastorali in voga da dopo il CVII? Forse il tuo rancore è un’alternativa? L’accanirsi contro chi incappa in “gravi errori d’ignoranza dottrinale” ha portato qualche frutto negli ultimi dieci anni? Oppure hai polarizzato soltanto le posizioni con i tuoi interlocutori?

              2) Le parole citate fanno parte della “Nostra Aetate” e dovresti avere il coraggio di criticare direttamente tale documento, non criticare chi lo cita.

              Il tuo terrore che cercare un approccio diverso alla condanna senza se e senza ma di tutti quelli che non condividono la tua strada significhi legittimare il loro percorso è un errore talmente instillato nella mente di tanti cattolici d’assalto che Papa Francesco ha impostato il suo pontificato sul debellare tale equivoco. Non a caso ti senti a disagio nei suoi confronti.

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              • athèos=a-éthos ha detto in risposta a Paolo Viti

                Paolo Viti ha scritto: “Quale alternativa proponi ai metodi pastorali in voga da dopo il CVII?”.

                Questa è veramente l’unica domanda che merita risposta, anche se dovrebbe risultare più che ovvia da tutto ciò che dico da sempre su questo sito. L’alternativa è quella di mantenere tanta carità, pur parlando chiaro e ragionando correttamente. E le due cose non stanno per nulla in contraddizione. Tu invece proponi di evitare qualsiasi chiara e precisa affermazione di principio.

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                • Paolo Viti ha detto in risposta a athèos=a-éthos

                  Ti ringrazio per aver valorizzato la mia domanda. A me sembra però che il tuo parlare chiaro sia di una crudezza talmente estrema che a nessuno importa se parli chiaro o non chiaro, tanto il risultato è lo stesso: lo scontro.

                  Confondi la testimonianza con le parole (oltretutto dure e crude, disumane), con i ragionamenti (dottrinali, rigidi). I risultati si vedono, purtroppo.

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        • Paolo Viti ha detto in risposta a athèos=a-éthos

          Comunque ti chiedo scusa se sono stato offensivo o sembra che ti stia attaccando sul piano personale. Cercherò di essere più attento.

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        • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a athèos=a-éthos

          Paolo Viti ha scritto: “combattere il male sperando che gli altri si correggano rende rancorosi e delusi, valorizzare il bene e cercare l’incontro è la strada cristiana”.

          Il problema è quello di non scambiare il male con il bene (per errore o consapevolmente), cosa che di fatto oggi avviene con molta frequenza proprio a causa dell’atteggiamento psicologico indotto da un dialogo a tutti i costi.

          Le cose bisogna considerarle e conoscerle veramente: il Concilio Vaticano II, che rinunciò esplicitamente a dare definizioni dogmatiche, in favore di un atteggiamento totalmente “pastorale” di incontro con il mondo moderno (proprio a causa della stessa mentalità che esprimi tu, pregiudizialmente contraria ad affermazioni nette e a condanne), fu poi quello che non disse nulla contro il comunismo, a causa di accordi intercorsi con i rappresentanti ortodossi di allora (lacché dei comunisti e probabilmente pure agenti del KGB), che posero la condizione del silenzio, per accettare l’invito a presenziare al concilio. Non si disse nulla su uno dei drammi che stavano al cuore della modernità contemporanea, da parte di un concilio che intendeva guardare alla modernità! E intanto i veri martiri del comunismo come il grandissimo ungherese Cardinal Mindzenty, venivano privati della loro autorità (fu destituito da Primate di Ungheria, sempre per ragioni di Ost Politik).

          Questo solo per darti uno degli esempi più eclatanti di cosa sia il dialogo e la mancanza di condanne che tu invochi come strada nuova (e che ovviamente non è tale) e che ammanti come unica soluzione coerente al Vangelo e che invece, nella migliore delle ipotesi, è solo una delle strategie.

          Detto in altre parole, il tuo gravissimo errore di fondo, che ti rende, come ho già detto, veramente fanatico (e questa non è un’accusa, ma l’evidenza che deriva dal tuo “consiglio” di cui sopra), è il concepire la strategia attuale (detto con termine diverso: atteggiamento pastorale) come l’unica possibile, come se la Chiesa potesse esaurirsi nelle scelte PASTORALI (NON DOGMATICHE) di un unico papa (cosa che, per altro, come ho mostrato con l’esempio precedente, non è vera, poiché l’atteggiamento dialogante non è nuovo, ma viene da una precisa matrice teologica).

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          • Paolo Viti ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

            Non esiste un “dialogo a tutti i costi”, esiste evitare un’aggressione a tutti i costi.

            Gesù non ha mai scambiato il bene con il male quando si è invitato a casa di Zaccheo o quando ha perdonato pubblicamente l’adultera. Smettiamola di cadere in questo equivoco, l’unica soluzione è questa, non è “la mia soluzione”.

            Il problema è di metodo non di contenuto. Non c’è bisogno di ossessionarsi con le affermazioni nette, che sono scritte nei documenti della Chiesa e sono scritte nei nostri cuori, è invece opportuno fare come San Paolo in visita agli ateniesi: valorizzare i loro tentativi di dedicare un omaggio a tutti gli dei possibili, compreso il dio ignoto. Non condannarli come superstizione. Per poi testimoniare delicatamente che quel che stavano cercando “io ve lo annunzio”.

            Il cristianesimo è una proposta, non un giudizio sugli uomini che non lo hanno incontrato. Va proposto, rispettando il tentativo degli uomini di cercare a modo loro una senso alla vita, invitandogli a vagliare Cristo come risposta.

            Il fanatismo è usare il cristianesimo come clava, questo rende ossessivamente rancorosi, non ci rende testimoni di nulla ma solo vecchi dentro con una smorfia sulla bocca. Chi ha orecchie per intendere intenda.

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            • athèos=a-éthos ha detto in risposta a Paolo Viti

              Guarda, mi limito a farti notare il punto fondamentale in riferimento ad uno dei tuoi stessi esempi. L’adultera è stata perdonata con un “vai e non peccare più”, te ne sei dimenticato? Tu avresti detto semplicemente: “vai”…

              La differenza mi pare estremamente rilevante, perché nello stesso passo Nostro Signore afferma esplicitamente di non avere condannato l’adultera:

              Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. 10 Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. 11 Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più” (San Giovanni 8, 10-11).

              Il che significa che condannare l’errore (“non peccare più”), chiamandolo con assoluta chiarezza per quello che è, non va confuso con la condanna per il peccatore, che evidentemente tu confondi invece sistematicamente, aggiungendovi la solita tiritera del “rancore”, ecc. ecc.

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              • Paolo Viti ha detto in risposta a athèos=a-éthos

                Ancora sei incastrato nell’equivoco che chi non si scandalizza per gli errori, ma abbraccia il peccatore e condivide con lui un pezzo di strada testimoniandoli personalmente un modo nuovo di vivere, debba legittimare i suoi errori.

                Prima o poi ti accorgerai che nessun’adultera si è mai convertita ascoltando le tue condanne o i tuoi giudizi con “assoluta chiarezza” e magari quel giorno sarà l’occasione per un esame di coscienza su quante persone hai fatto scappare dalla Chiesa ancora più arrabbiate.

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  5. Marco ha detto

    E se il problema fosse la presenza di un clero organizzato (quello buddhista, in questo caso, che detta le sue regole, ma altrettanto spesso quello cattolico colla sua influenza)?

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    • Mattia ha detto in risposta a Marco

      Ehm… veramente nell’islam non c’è un “clero organizzato” e si vedono i risultati…

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    • athèos=a-éthos ha detto in risposta a Marco

      Appunto, il problema non è quello che indichi tu, ma proprio il fatto che è l’essenza di questa religione ad essere profondamente errata.

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      • Paolo Viti ha detto in risposta a athèos=a-éthos

        Non credi che la strada migliore sia valorizzare invece quel che c’è di bene al posto di indicare sempre quel che è male?

        Ancora non hai capito il messaggio di Papa Francesco?

        I documenti ufficiali della Chiesa sono contrari ed opposti al tuo spirito di guerra: http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651028_nostra-aetate_it.html

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        • athèos=a-éthos ha detto in risposta a Paolo Viti

          Come ho già detto, ma tu ti limiti ad attacchi personali: anche in una qualsiasi azione, affermazione o fatto malvagio c’è del vero e del bene, proprio perché il male è privazione di bene e senza attaccarsi ad esso non esisterebbe. Dunque E’ OVVIO che vi siano cose vere in ogni religione, perché se qualcuno affermasse ESCLUSIVAMENTE cose evidentemente false, sarebbe ritenuto semplicemente un folle.

          Vai a rileggerti come Virglio descrive la “Fama” nell’Eneide…

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          • Paolo Viti ha detto in risposta a athèos=a-éthos

            Confondi i concetti di verità: la Chiesa parla di verità ontologica presente nel buddhismo (anzi “raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini”), tu parli banalmente di verità come derivante da affermazioni coerenti e logiche.

            Dovresti avere il coraggio di criticare direttamente la “Nostra Aetate” e non arrivarci per via indiretta.

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            • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Paolo Viti

              1) Scusami, ma qui proprio non sai di cosa stai parlando. “Verità ontologica” è un’espressione che non ha il minimo senso in relazione a cose del tutto umane come il buddismo. In filosofia si può parlare di “verità ontologica” solo in riferimento a quello che è Dio, poiché, essendo Egli Atto Infinito e dunque assolutamente semplice, un suo pensiero equivale al suo stesso atto creativo, cioè in Lui vi è coincidenza tra pensiero e essere.
              Le verità, di qualsiasi tipo, che invece riguardano l’uomo, implicano sempre la distinzione tra mente e realtà e per questo si parla di “adaequatio rei et intellectus”, poiché, appunto, la verità si realizza nel momento in cui ciò che è pensato dalla mente umana corrisponde a ciò che è nella realtà extra-mentale.
              Il tuo discorso non ha dunque il minimo senso.

              2) Come ho già detto è ovvio che in ogni religione vi siano alcune verità (anche un orologio fermo ha ragione due volte al giorno) e dunque nell’affermare questa banale ovvietà Nostra Aetate non erra. Il problema è quello che poi si vuole dedurre da questa banalità, perché, appunto, il fatto che vi siano alcune verità non vuol dire che nel proprio complesso e nella propria essenza più intima una religione come il buddismo non sia profondamente erronea. Cosa che, infatti, sia Ratzinger che Giovanni Paolo II, anche se ovviamente a te non sta bene (ma come ti permetti in base al tuo atteggiamento di totale passività ad ogni affermazione di alti prelati e papi!), hanno affermato.

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              • Paolo Viti ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                Permane il terrore che qualcuno stia legittimando come autenticamente vero il percorso buddhista.

                Esattamente come i farisei che si scandalizzarono quando Gesù mangiava con i pubblicani e i peccatori. Invece loro avrebbero voluto condanne nette, accuse.

                Gesù risponde: “Non hanno bisogno del medico i sani, ma i malati. Andate, imparate ciò che significa: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”.

                Dov’è la tua misericordia Alessandro? Andare incontro agli altri significa condividere la vita con loro, senza il terrore di stare confondendo bene e male. Solo così faranno esperienza del cristianesimo e capiranno da soli qual è il bene e il male. Le condanne fanno scappare e incattivire gli animi.

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  6. EquesFidus ha detto

    Come disse Joseph Ratzinger quando era ancora cardinale il buddhismo appare essere “una forma di autoerotismo spirituale” e la reincarnazione è una “crudeltà infernale”. E non posso dargli torto, proprio per i motivi esposti nell’articolo*; analizziamo i perché.
    1)”Autoerotismo spirituale”: il buddhismo è una filosofia che ben si presta a sincretismi e miscele di varia forma e natura. In buona sostanza, il buddhismo “alla occidentale” (cioè per lo più scarsamente organizzato e disciplinato) si presenta come una vaga forma di spiritualità, che ben si presta ad essere plasmato ed adattato persino ad altre religioni (vedasi lo scempio dei “cristiani buddhisti”, sincretici e blasfemi), che richiede poco impegno e che va di moda, quindi è chiaro che faccia presa sulla massa secolarizzata e laicista (ma credulona), dato che non è scomodo e non porta l’uomo a riflettere e a migliorarsi; anzi, lo asseconda nei vizi a suo danno, portandolo in breve tempo ad un vero e proprio “autoerotismo spirituale” relativista ed ignorante, in cui la scarsa conoscenza del buddhismo (in special modo di quello tibetano e dello stregone tibetano noto come Dalai Lama, tanto caro all’Occidente anticristiano) e l’assente voglia di impegnarsi in alcunché di spirituale porta a fondare culti “fai-da-te” fondati non sulla ricerca della verità ma sul trovare conferma dei propri pregiudizi e su un vago “star bene” spiritualmente (che poi in realtà certe cose non facciano bene all’anima, anzi tutto il contrario, è tutta un’altra questione pr lor signori).
    2) La reincarnazione coem vera e propria crudeltà infernale: qui credo ci sia poco da dire, se ci sono infinite vite possibili prima di giungere al Nirvana perché dovrei preoccuparmi di far del bene oggi, in vista di una difficilissima (anzi, quasi impossibile) da raggiungere illuminazione? Oggi godo, domani si vedrà; al limite mi rincarnerò in un mollusco, ma dal momento che mi auto-assolvo prima o poi, vita dopo vita, finirò di scontare la mia pena e raggiungerò il Nirvana. Questo ovviamente distoglie dal giudizio di Dio e dalla verità che la vita è una sola, destinata all’eternità certo (la morte del corpo non uccide l’anima) ma sempre una sola. Inoltre, come dice l’articolo, il concetto di karma prevede in sostanza che se qualcosa di negativo mi accade è in fondo sempre colpa mia, che l’unico modo di espiare questa colpa (magari anche capitata qualche incarnazione fa) è che patisca solo io e che non devo essere aiutato da nessuno. La compassione buddhista non è come intendiamo noi cristiani un “patire insieme” (cum patior), bensì semplicemente una forma di distacco dalla sofferenza e di sopportazione verso colui che soffre; al limite lo si può consigliare su come uscire da una simile situazione, ma non aiutarlo caritatevolmente.

    *L’articolo tende ad essere fin troppo politicamente corretto per i miei gusti, credo sia la prima volta che mi capita di pensare ciò riguardo ad un testo su questo sito, con i continui rimandi a “quanto c’è di buono”, “premesso che Giovanni Paolo II” (che, detto fra noi, cappellò alla grande con il summit di Assisi dato che quell’evento fu più portatore di confusione che altro, visto che pareva mettere sullo stesso piano le altre religioni col cattolicesimo) ecc… Guarda caso, il discorso di Joseph Ratzinger quando ancora cardinale non viene citato nell’articolo.

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    • athèos=a-éthos ha detto in risposta a EquesFidus

      Infatti, è per questo che sono giunto a parlare di “disonestà intellettuale”, che è ciò che accade sempre quando ci si mette nell’ordine d’idee di una difesa ideologica, cosa che su questioni attinenti la libertà religiosa e l’ecumenismo è la regola, oltre che una necessità, dato che si devono tenere insieme affermazioni che di per sé confliggono (a livello logico).

      L’articolo è ampiamente contraddittorio, perché usare un liguaggio ambiguo e totalmente indefinito per la propria generalità (parlare di “raggi e tracce di verità” non vuol dire assolutamente nulla), porta a tali conseguenze. Per di più qui ci si è tirati da soli la zappa sul piede, citando il libro di Roberto Dal Bosco, che ho conosciuto personalmente e con cui ho potuto parlare con agio per qualche ora (mentre eravamo in treno), proprio quando, circa un paio di anni fa, era in procinto di pubblicare quel libro.

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    • Paolo Viti ha detto in risposta a EquesFidus

      Non c’è da stupirsi se sia EquesFidus che athèos=a-éthos per sostenere le loro tesi devono arrivare ad incolpare i Pontefici di aver sbagliato nel loro approccio alle altre religioni.

      Le opinioni lasciano il tempo che trovano, impariamo dalla Chiesa e non insegniamo alla Chiesa.

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      • EquesFidus ha detto in risposta a Paolo Viti

        Faccio notare che Giovanni Paolo II stesso, nel libro-intervista di Messori, “Varcare le soglie della speranza”, indica la soterologia buddhista come sostanzialmente incompatibile con quella cristiana, proprio a causa di una visione cosmologcia radicalmente diversa ed inconciliabile. Io non ho alcuna pretesa di insegnare come essere cristiano ad un Papa (tantomeno ad un beato), ma è un fatto che, nonostante le buone intenzioni (la collaborazione tra le varie fedi contro l’ateismo ed il laicismo e per la pace tra i popoli per esempio), quell’evento abbia adito ad interpretazioni sbagliate (quali per esempio che la Chiesa cattolica riconosce di essere solo una delle tante religioni e non la Vera Fede per elezione divina); esattamente come, per esempio, il Concilio Vaticano II ha prodotto molte cose buone ma che sono state male interpretate (più o meno malignamente).
        Io trovo invece che la Nostra Aetate, se letta correttamente ed alla luce del Magistero (tutto il Magistero, non solo quello che fa comodo ai dialoghisti ed agli ecumenisti) dica né più né meno quello che sostiene la Chiesa da sempre, ovverosia che sì, anche le altre religioni avranno qualche punto in comune con la Chiesa e sì, questo non può che essere un bene; tuttavia, tutto ciò che differisce dalla Santa Dottrina è falsità (e non ci vuole molto per capirlo, vedasi il principio di non contraddizione) e anzi ostacola l’uomo al raggiungimento della Verità e quindi alla salvezza (come diceva Jean Daniélou, che certamente non può essere definito uno zelota fanatico) e proprio per questo motivo la Chiesa non può rinunciare alla sua missione evangelica di annunciare il Vangelo a tutte le genti e di battezzarle nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; o forse ci siamo dimenticati anche che la Chiesa è il Corpo Mistico del Cristo e che al difuori da esso ci si salva nonostante l’appartenenza ad altre religioni, non grazie ad essa ed in maniera straordinaria (e non ordinaria come tramite i sacramenti)? Il Vangelo non dice mai “pazienza, loro hanno la propria religione, cercate i punti in comune e se non vorranno ascoltarvi non fa niente”, anzi quella parte mi sembra una delle più terribili e vere poiché asserisce che chi non sarà battezzato e non crederà sarà condannato.
        Infine, ci tengo a precisare che quelle parole messe nell’articolo non mi sono piaciute perché pronunciate nella Nostra Aetate o dal beato Giovanni Paolo II (che anzi ricordo come uno dei più grandi papi di sempre, che si prese la sua dose di ingiuste calunnie tra l’altro), bensì perché mi sembrano la classica premessa buonista; è come chi dice “premesso che ho amici gay” o “pemesso che non ho nulla contro gli omosessuali” prima di iniziare a parlare contro il “matrimonio” o le adozioni gay; a me è sempre parsa una cosa piuttosto ipocrita, perché è ovvio che si condanna sempre la filosofia (o lo stile di vita, o il peccato) ma non l’uomo, su cui siamo chiamati anzi chiamati a giudicare rettamente e senza ambiguità, ben consci che il giudizio di salvezza o dannazione spetta a Dio e non a noi.

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        • EquesFidus ha detto in risposta a EquesFidus

          Più “vere” nel senso di urgenti, di pressanti ovviamente; poi che il Vangelo sia un resoconto vero e fedele e che rende ragione della Verità incarnata, dalla Sua morte e risurrezione credo che sia un’ovvietà, ma è sempre bene ribadirlo.

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        • Paolo Viti ha detto in risposta a EquesFidus

          Nel tuo commento leggo la paura che l’apertura (apertura è quel che tu chiami “buonismo ipocrita”) agli altri (alle altre religioni) sia sinonimo di giustificazione dei loro errori.

          Questo equivoco è letale, Papa Francesco sta impostando il suo pontificato cercando di smontare questo errore colossale. E i frutti li ho sperimentati sulla mia pelle…l’approccio di Francesco è vincente e non ha mai giustificato alcun comportamento o alcuna “filosofia”.

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          • EquesFidus ha detto in risposta a Paolo Viti

            Paura? Niente affatto: coerenza. E’ la coerenza ciò che scarseggia nelle file della Chiesa oggi, è la paura della Santa Dottrina ripudiata con sdegno rahneriano come motivo di diviso, è il terrore di guardare la luna e non il dito, cioè che chi salva è il Cristo e che questo avviene tramite la Sua Chiesa. Inoltre, spiegami cosa significhi apertura: di cosa si sta parlando? Di verità rivelata o di tranci di branzino al supermercato? Perché io so che molto spesso coloro che parlano di apertura, di “aprirsi” (alla modernità, a questo o a quel partito, a questo o a quello ecc…) spesso vogliono che la Chiesa, oltre alle braccia, apra anche le gambe. E’ brutto a dirsi ma è così. Io parlo di amore per il prossimo e per la Verità, di “aperture” vere o presunte (magari della Chiesa, che deve “aggiornarsi”, magari dottrinalmente s’intende) non so che farmene.
            Lasciamo poi stare il pontefice regnante, Papa che sta impostando il proprio pontificato nella maniera più catechetica possibile e da cui la cristianità esce con una figura veramente cacina: non per colpa sua, è chiaro, ma perché è costretto ad usare metodi e terminologie che si usano coi bambini per farsi capire da adulti che, formalmente, sono cattolici. Anzi, credo che se si possa trarre una lezione dal suo pontificato è la crassa ignoranza dottrinale e l’eresia che serpeggia tra il popolo di Dio.
            Infine, ci tengo a farti notare che non leggi neppure il mio commento: l’ipocrisia è questo continuo fare premesse e distinguo anziché parlar chiaro (cioè che sì, condanno il peccato ma non il peccatore, però lo condanno eccome e se ti senti offeso forse è perché hai la coda di paglia), non il contrario, ed il buonismo è pensare di far del bene al prossimo senza parlare chiaro per la sua salvezza. Ma di queste cose ci verrà chiesto conto, ed è una colpa che tra le tante che ho non ho intenzione di accollarmi, mi dispiace.

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            • Paolo Viti ha detto in risposta a EquesFidus

              Caro amico, perdonami ma continuo a notare questo enorme equivoco. Per apertura intendo andare a prendere l’umanità lì dov’è, abbracciando il buddhista, diventandogli amico, condividendo la strada con lui. Non c’è bisogno di elencargli tutti i motivi per cui il buddhismo non è la strada che risponde al cuore umano (questa è la chiusura, letteralmente), ma magari invitandolo assieme ai miei amici, alla mia famiglia. A sperimentare cosa mi rende felice.

              Quel che cambia l’uomo è l’esperienza di un’umanità diversa, non la “Santa Dottrina”. Il cristianesimo (leggiti i libri di R. Stark) si è diffuso nel mondo per l’invidia, cioè gli uomini invidiavano così tanto la felicità dei cristiani che hanno voluto sperimentare in prima persona. Nessuno è stato convinto da un discorso o dall’elenco della dottrina o perché gli si è detto che Cristo è la strada giusta.

              La questione è di metodo non di contenuto. Basterebbe guardare come Gesù ha trattato Zaccheo o la Samaritana…ci verrà chiesto conto se con le nostre rigidità sulla “Santa Dottrina” (Francesco parla addirittura di “ossessione”, “ossessionarsi”) continueremo ad allontanare ancora tante persone, polarizzando le posizioni. Questo si, questa è una colpa.

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              • EquesFidus ha detto in risposta a Paolo Viti

                Anzitutto, la Santa Dottrina è tale e non “Santa Dottrina” perché ci indica come andare in Cielo, dato che è Scriptura, Magisterium e Traditio. Questo continuo volerla accantonare come una cosa secondaria è avvilente, non fosse altro perché è fondamentale per dirsi cattolici. Ecco, credo che prima di cominciare di evangelizzazione bisogna cominciare a chiedersi chi siamo. Non è una questione di ossessioni, è una questione di cosa crediamo oppure no. Anzi, ti dirò di più, buona parte dei problemi (oserei dire tutti i problemi) della Chiesa negli ultimi sessant’anni sono derivati proprio dall’assenza di un substrato culturale e dottrinale condiviso, con la Dottrina spesso ridotta a “Dottrina” o addirittura a (dottrina).
                Poi, che il cristianesimo sia la religione dello “sperimentare” credo sia stata una cosa anche condannata in passato (da san Pio X, se non ricordo male), non perché di suo sia una cosa negativa il vivere il cristianesimo e da cristiani e coinvolgere gli altri in questo bensì perché non si può ridurre il cattolicesimo ad un’esperienza di vita sentimentalistica e soggettivistica. Anzi, il cattolicesimo si fonda su un’oggettività ed una razionalità struggenti, un canto di amore razionale (sembra paradossale ma è così, d’altronde l’universo è dovuto ad un atto di amore razionale ed intelleggibile) per ciascun uomo, e questo perché ogni uomo è una persona razionale; ritenere che soltanto tramite una esperienza di vita (più o meno sentimentalistica) si sia diffuso il cristianesimo del mondo credo sia piuttosto avvilente: il cristianesimo si è diffuso perché c’era una forte coesione interna (anche dottrinale, soprattutto dottrinale) che portava a scelte di vita radicali e condivise. Non c’era paura di evangelizzare o di scandalizzare il prossimo: voglio dire, San Paolo nel discorso all’Areopago non esita a scagliarsi contro gli dei di altre religioni definendoli come idoli e subendo così l’ira e la derisione degli ateniesi, eppure riesce ad ottenere anche lì dei risultati straordinari. E questo perché il Cristo non si accontenta delle mezze misure, il Cristo vuole tutto.
                Infine, al di là della retorica non è una questione di andare dal buddhista a dirgli “stai sbagliando” (anche se bisognerà farglielo capire, non certo si può lasciarlo cuocere nel suo brodo), ma è una questione di capire perché lo facciamo e da dove scaturisce questa urgenza. Se (come vuole una certa vulgata modernista) anche al difuori della Chiesa c’è salvezza, se basta comportarsi bene (anche se poi bisogna vedere se questo effettivamente accade) per essere salvati (e allora sono io che mi salvo da solo, il Cristo al più è un accessorio) allora cosa stiamo a fare? Perché dobbiamo impegnarci, per un ateistico “far star meglio” la gente? Intento buono, chiariamoci, ma maligno se questo diventa l’unico obiettivo e non portare la gente al Cristo Re.

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                • athèos=a-éthos ha detto in risposta a EquesFidus

                  Straquoto, in particolare il passaggio dove metti in luce che ritenere atteggiamento valido il nascondere la dottrina per paura di urtare il prossimo da convertire, è un atteggiamento che nasconde il più grande equivoco intorno al fatto che Dio è intelligenza per essenza e dunque disprezzare in qualsiasi modo l’uso apologetico dell’intelligenza, che conduce alla migliore comprensione della Verità e di conseguenza alla sistematizzazione della Dottrina, implica in realtà (nolenti o volenti) un disprezzo per la nostra stessa intelligenza (e di conseguenz per l’Intelligenza in quanto tale).

                  Inoltre c’è anche lo stereotipo del fatto che l’uso il più rigoroso possibile dell’intelligenza sia “freddo” o mancante di calore, cosa falsa, per il fatto stesso che poi, incoerentemente, chi esprime invece passione ardente per la verità, viene regolarmente accusato (come fa Paolo Viti) di essere “rancoroso” o di “avere paura”; terminologia veramente offensiva (e non si dica che non se ne ha l’intenzione), perché tendente a fare passare l’interlocutore come un “minus habens” dal punto di vista etico o psicologico.

                  E dopo tutto ciò si ha ancora il coraggio di affermare di essere sempre dalla parte di chi “comprende” e mai “offende”. Dovresti veramente incominciare a renderti conto di questo cose, Paolo.

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                  • athèos=a-éthos ha detto in risposta a athèos=a-éthos

                    Il colmo è che per non offendere i buddisti (o chi per loro), tu usi un linguaggio che, al di là delle tue intenzioni, esprime questo evidente tentativo di denigrazione dei tuoi stessi correligionari (“rancorosi” o psicoanaliticamente “paurosi”). E non si tratta di un caso.

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              • athèos=a-éthos ha detto in risposta a Paolo Viti

                Paolo Viti ha scritto: “Nessuno è stato convinto da un discorso o dall’elenco della dottrina o perché gli si è detto che Cristo è la strada giusta”.

                Già infatti Nostro Signore non ha mai fatto discorsi, né ha affermato di essere la “strada giusta”… Né il Cristianesimo in quanto tale si è costruito e ha convertito il resto del mondo ANCHE attraverso il ruole centrale ed essenziale di altissime, dottissime, variegatissime e intessissime discussioni dottrinali. Perdonami, ma si tratta di una visione che oggettivamente esprime un’ignoranza dei fatti spaventosa, che, sono sicuro, tu stesso non puoi avere. Per questo la tua alla fine diventa una posizione puramente ideologica.

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      • unafides ha detto in risposta a Paolo Viti

        Storicamente sono di più i Pontefici che ti stai trovando a smentire tu. È vero che dobbiamo andare indietro nei secoli, ma sono stati numerosi i successori di Pietro che hanno benedetto anche un ragionevole uso della forza pur di difendere la Fede e i suoi luoghi. Giusto per dirne alcuni si possono citare Urbano II, Giulio II, Pio V.

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        • Paolo Viti ha detto in risposta a unafides

          Credo che spostarci tanto indietro significhi rivoluzionare il contesto, ovvero decontestualizzare.

          Non c’è alcuna gara a chi contraddice più pontefici anche perché non si sono mai contraddetti tra loro.

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          • athèos=a-éthos ha detto in risposta a Paolo Viti

            Allora deve metterti d’accordo con te stesso: non stai sostenendo a spada tratta che finalmente abbiamo un Pontefice che ha adottato uno stile pastorale (metodologico) innovativo, tanto che quelli come me “sono rimasti indietro” (difficile utilizzare, spero inconsapevolmente, un linguaggio più modernista di questo)?
            E se è innovativo non sarà, per ciò stesso, diverso dallo stile pastorale adottato da tanti predecessori?

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      • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Paolo Viti

        Proprio perché le opinioni lasciano il tempo che trovano (peggio ancora le denigrazioni gratuite, direi), vorresti farmi l’onore di entrare nel merito e spiegarmi dove sarebbe il mio errore nel ritenere questo articolo contraddittorio e tendenzialmente espressione ideologica?

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        • Paolo Viti ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

          Spero di averlo espresso sopra, voglio assicurarti che non ho nulla contro di te ma contro l’atteggiamento rancoroso e aggressivo di molti cattolici che ha sempre portato acqua al mulino opposto, polarizzando semplicemente le posizioni (ne abbiamo già parlato, ricordi quando hai ridicolizzato la mia amica perché commossa da suor Cristina? Chi si è mai commosso per le tue perfette congetture filosofiche? Forse tanti si sono semplicemente arrabbiati ancora di più).

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          • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Paolo Viti

            Non ho per nulla ridicolizzato la tua amica, ho espresso semplicemente la verità di buon senso riguardante il fatto che una commozione derivante dall’ascolto di una suora canterina, è EVIDENTEMENTE una questione di emozioni facili e superficiali; a meno che tu pretenda di sostenere che emozioni di quel tipo possano costituire il cuore di una fede seria e matura.

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            • Paolo Viti ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

              Già, l’emozione facile…quale scandalo, quale superficialità. Quella commozione dopo la testimonianza di Suor Cristina è riuscita a sciogliere molti pregiudizi della mia amica (Cristina, è il nome) contro la Chiesa e probabilmente ha avuto la forza per convincerla a chiedere il battesimo per suo figlio (lei è atea). EVIDENTEMENTE una vera schifezza questo mondo, vero Alessandro?

              Eppure…quale abisso di umanità tra la donnetta tutta lacrima che si lascia commuovere per così poco e il filosofo della Santa Dottrina dal cuore di pietra, che allontana dalla Chiesa più persone possibili disgustate dalla sua arroganza.

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        • Paolo Viti ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

          Se ti ho denigrato gratuitamente ti chiedo scusa.

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    • Paolo Viti ha detto in risposta a EquesFidus

      Le parole del card. Ratzinger non sono magistero della Chiesa, ma risposte ad un’intervista al settimanale francese L’Express. Risposte molto dure, che Ratzinger non diede più anche perché incrinarono moltissimo i rapporti ecumenici e crearono polarizzazioni e allontanamenti reciproci.

      Da Papa, Benedetto XVI, ha invece cambiato posizione valorizzando la tensione alla pace del buddhismo e manifestando stima nei loro confronti e in particolare nei confronti dei monasteri buddisti per il “contributo che danno alla vita sociale e culturale del popolo thailandese”.

      http://magisterobenedettoxvi.blogspot.it/2012/08/messaggio-del-santo-padre-benedetto-xvi.html
      http://www.zenit.org/it/articles/benedetto-xvi-incoraggia-la-cooperazione-tra-cattolici-e-buddisti

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      • EquesFidus ha detto in risposta a Paolo Viti

        Faccio notare che l’ecumenismo è possibile solo con altri cristiani per ricondurli nella Santa Chiesa cattolica, con le altre religioni si parla di evangelizzazione (o almeno si dovrebbe, il famoso dialogo dovrebbe essere teso a ciò e non ad altro, come ben ricorda la “Nosta Aetate”).
        Detto questo è ovvio che il Papa sia benevolo verso i membri delle altre religioni (o filosofie, o quel che vuoi tu) durante gli incontri ufficiali ed incoraggi alla cooperazione, mi sembra chiaro che nessuno voglia guerre di religione e simili scempiaggini (anche perché c’è il rischio che le feroci persecuzioni verso i cattolici sotto dette teocrazie aumentino, come ben riporta l’articolo, e certamente è responsabilità papale proteggere i cristiani in corpo ed in spirito). Tuttavia, mai i papi hanno giustificato il buddhismo o altre religioni come vie di salvezza, anzi ci si salva anche in quelle fedi (se ci si salva) tramite gli elementi di verità presenti in esse, non certo per quelli di falsità e sempre a causa del Nazareno, che è la Verità.

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        • Paolo Viti ha detto in risposta a EquesFidus

          L’evangelizzazione, caro Eques, non è il proselitismo. Il proselitismo è una sciocchezza, evangelizzare vuol dire semplicemente testimoniare un modo diverso di vivere le solite cose, testimoniare che la risposta a cui tendono gli uomini è presente qui e ora. Se la tua testimonianza ha frutto o no è nelle mani di Dio, non è una tua capacità.

          Partendo da questo punto di vista, è inutile scagliarci contro gli errori dei buddhisti, è utile invece capire i loro errori e proporgli con delicatezza una strada che a nostro avviso sembra essere risolutiva. Questo è evangelizzare, non individuare gli errori degli altri e puntare il dito (lo dico in generale, ovviamente).

          La benevolenza del Papa è da leggersi in questo contesto, non per motivi di retroscena. La benevolenza non è mai una giustificazione, ma l’occasione perché l’altro non abbia pregiudizi verso di te.

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          • EquesFidus ha detto in risposta a Paolo Viti

            Non è neppure un dire “va tutto bene”: l’evangelizzazione è un annuncio. Un annuncio che richiede un coraggio particolare: il coraggio del martire. E siccome la storia è piena di martiri che le hanno provate di tutte per portare questo messaggio di gioia e di verità agli altri uomini, ben consci che è vero che l’ultima parola spetta a Dio ma che se per nostre mancanze il messaggio non arriva è colpa nostra, allora mi permetto di dissentire. Anzitutto, basta con questa storia che ogni tentativo di annuncio o quasi sia proselitismo (che poi non ho mai neppure capito bene cosa si intenda con esso, se si intende “convertire alla propria religione” non vedo cosa ci sia di male). Qui non è una questione di puntare il dito, qui è questione di esser coerenti e di sapere dove si sta andando a parare, cioè che extra ecclesiam nulla salus-fuori dalla Chiesa non c’è salvezza, al massimo ci si salva per quel poco che c’è di vero, nonostante quello che sostiene un certo dialoghismo di moda. Il dovere (perché di dovere si tratta) dell’annunciare il Vangelo si risolve in questo: perché gli altri possano essere salvati, per il bene delle loro anime insomma. Fine. Il resto, le pastorali, le modalità, i mezzi sono un di più: il fine è il Cristo, che è Via, Verità e Vita.
            Certo che ci sono anche motivi di retroscena, ma vorrei ben vedere che ci siano! Ma cosa c’è da vergognarsi: basti vedere papa Pio XII, che si adoperò silenziosamente per salvare cristiani ed ebrei dalla persecuzione nazista, conscio che se avesse alzato troppo la voce ci sarebbero state ripercussioni. Ha agito male? Io so solo che ha salvato più di 700000 persone. Perché, caro mio, il Papa non è solo una figura spirituale (e meno male), il Papa è anche una figura politica con precisi doveri e responsabilità, una delle quali è assistere i fratelli sofferenti nelle persecuzioni e materialmente e spiritualmente. Perché, come ben sanno tutti coloro che patirono il martirio di sangue, si può scegliere la via della persecuzione per sé stessi, non per gli altri.

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            • Paolo Viti ha detto in risposta a EquesFidus

              E una volta che hai detto agli altri che “extra ecclesiam nulla salus?” Rimani solo con i tuoi discorsi e gli altri se ne vanno disgustati dall’arroganza.

              Il messaggio non arriva, come dici tu, perché tu stesso non hai interesse che arrivi, ma sei piuttosto interesso a dimostrare agli altri di essere sulla strada giusta (come se fosse merito tuo, poi).

              E’ ovvio, per noi, quale sia la verità ma non c’è bisogno di ripeterlo continuamente, bisogna piuttosto aiutare gli altri ad avvicinarsi, gradualmente, non con i discorsi ma giocandoci in prima persona, testimoniandoli con la nostra vita che c’è un altro modo di vivere.

              Gesù ha preferito giocarsi in prima persona, non ripetere che lui era Figlio di Dio. Anzi, agli apostoli lo ha detto soltanto alla fine della sua vita pubblica, oltretutto chiedendo loro di non rivelarlo a nessuno.

              La questione, lo ripeto, è di metodo non di contenuto. Il tuo metodo è perdente, non scalda il cuore di nessuno e spesso getti solo il sale nelle ferite umane degli uomini.

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              • athèos=a-éthos ha detto in risposta a Paolo Viti

                No, tu continui a confondere sistematicamente (direi quasi “dottrinalmente” 😉 ), il piano psicologico con quello veritativo! Il dovere di approcciare con carità il prossimo nella concreta individualità dell’incontro, non significa assolutamente essere obbligati a non testimoniare chiaramente, pubblicamente e per tutti la verità. Ci mancherebbe altro che un papa debba avere timore di parlare chiaro. Si può (anzi si deve) parlare chiaro sul piano veritativo generale, senza alcuna contraddizione con l’applicazione della carità nei casi concreti e proprio Pio XII ne è l’esempio, basterebbe conoscere la vicenda dell’ex rabbino capo di Roma, Eugenio Zolli (al secolo Israel Zoeller)…

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                • Paolo Viti ha detto in risposta a athèos=a-éthos

                  Perdonami Alessandro, ma qualcuno ha mai detto il contrario?

                  Quello che secondo me non riuscite a capire, (eppure Papa Francesco lo ha ripetuto tante volte!!!) è che già il fatto di approcciare con carità in un incontro umano testimonia chiaramente e pubblicamente la verità (per tutti non so, sicuramente per colui che viene incontrato).

                  La testimonianza non è a parole!! La testimonianza non è a condanne o motti dottrinali! La testimonianza è personale, attraverso la nostra umanità! Troppo facile fare i teologi da salotto che ripetono la teoria su cosa è vero e cosa è falso e intanto fanno scappare gli uomini da una chiesa vecchia e arcigna, arroccata nella sua verità.

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              • athèos=a-éthos ha detto in risposta a Paolo Viti

                E poi, Paolo, le questioni di metodo si giudicano in modo eminente per riferimento ai fatti che ne derivano. Da quando si sono adottate come “dogma” certe metodologie pastorali, la Chiesa ha incominciato ad attraversare una crisi spaventosa, sotto ogni punto di vista. Da subito dopo il CVII al 2005 (cito a memoria una statistica riportata nel volumone di Roberto de Mattei sul CVII) il numero di religiosi e religiose è calato di un terzo e il trend continua spaventosamente in quell direzione. Non c’è cattolico più ignorante e secolarizzato del cattolico medio attuale! Mi piacerebbe fare un esame di catechismo basico ai tanti che si dice siano “tornati nei confessionali” per merito dell’attuale Pontefice…

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                • Paolo Viti ha detto in risposta a athèos=a-éthos

                  E la risposta, secondo la mia opinione, è che la Chiesa non ha più voluto incontrare gli uomini ma si è rifugiata nella dottrina e nelle battaglie sulla verità.

                  Infatti la Chiesa cresce solo laddove ci sono i missionari che si coinvolgono in mezzo agli altri popoli, alle altre religioni e alle altre dottrine: Africa, Asia e America Latina. Testimoniano Cristo con la loro presenza, non con le loro definizioni del catechismo.

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  7. Potclean ha detto

    ma il bhuddismo non è una religione. Al massimo una filosofia

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    • Mattia ha detto in risposta a Potclean

      Beh però crede in divinità e nella vita dopo la morte perciò si può catalogare come religione

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      • Potclean ha detto in risposta a Mattia

        anche molte filosofie credono nell’immortalità dell’anima, quindi ciò non è un elemento valido per definirla ‘religione’. Riguardo le ‘divinità’ in cui crederebbe… il Budda non è una divinità, ma una sorta di ‘potenziale’ presente nell’universo, nell’uomo. quindi: no, non è una religione

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        • Mattia ha detto in risposta a Potclean

          Anche molte religioni contengono insegnamenti filosofici. I precetti di Budda si ponevano l’obiettivo di sfuggire al ciclo delle reincarnazioni per entrare nel Nirvana… Quanto alle divinità non mi riferivo al Budda ma al fatto che anche nel buddismo si crede all’esistenza di esseri superiori ma si afferma che essi sono soggetti al ciclo della reincarnazione e quindi il credervi o meno non influiva minimamente nella via per il Nirvana.

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  8. Nullapercaso ha detto

    Qui si vede chiaramente lo scontro di pensiero, uno dividerebbe il figlio a metà pur di non concedere nulla all'”altro”, nell’altro campo colui che cerca di capire e portare avanti un spirito di umana comprensione.
    Credo che se un dio dovesse veramente esistere, non avrei dubbi per quale fronte parteggerebbe.

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  9. nullapercaso ha detto

    Parlo della differenza di pensiero tra Paolo viti e a-éthos.

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