Caso Barilla: l’immaturità della comunità gay

Concia«I nemici più pericolosi dei gay italiani, spesso, sono i gay stessi. Non è la prima volta che si conferma questo assioma». A scriverlo il blogger Domenico Naso sul quotidiano gay-friendly “Il Fatto Quotidiano”.

Dopo la campagna per l’introduzione “genitore 1” e “2” al posto di “mamma” e “papà”, infatti, è arrivata quella contro l’opinione di Guido Barilla presidente della nota multinazionale, che in un’intervista radiofonica ha affermato: «Non faremo uno spot per le coppie omosessuali perché la nostra è una famiglia tradizionale. Non è per mancanza di rispetto agli omossessuali, che hanno diritto di fare quello che vogliono senza disturbare gli altri, ma perché non la penso come loro e penso che la famiglia a cui ci rivolgiamo noi è una famiglia classica».

La lobby LGBT si è scatenata sui social network, «con i leader tradizionali del movimento LGBT pronti a mettersi in prima fila (causa ricerca di visibilità narcisistica e tradizionalmente rainbow) e a fomentare gli istinti più bassi di gente che per 364 giorni l’anno se ne infischia della “causa” e dei diritti civili», si spiega su “Il Fatto”. La vendetta è stata il boicottaggio del marchio italiano, condito ovviamente da insulti e minacce di morte (vedi ad esempio quelle ricevute al consigliere comunale Gianluigi De Palo), fino alla ritrattazione da parte di Guido Barilla. E’ rimasta inspiegabile la vastità della campagna intimidatoria, almeno fino a quando uno dei leader italiani del lobbysmo LGBT, Franco Grillini, ha affermato di aver invitato Barilla al suo ufficio alla Regione Emilia-Romagna spiegando: «Gli chiederò quanto meno uno spot riparatore». Ecco dove volevano arrivare, avevano già programmato tutto.

Si è comunque verificato un importante moto di contro-reazione: tantissime persone, molte distanti dal dibattito sull’omosessualità e sulle unioni civili, hanno preso posizione a favore di Barilla e della libertà d’opinione, esauste di queste campagne intimidatorie. Molti parlano di “Gaystapo”, “omonazismo”, “omofascismo”, “omocrazia” chiunque può verificarlo leggendo i commenti a questa pagina Facebook (anche qui). D’altra parte proprio dall’inizio della rovente polemica, il numero di simpatizzanti della pagina ufficiale di Barilla su Facebook (ed altre ad essa collegate), anziché decrescere sono aumentati vertiginosamente. Anche negli USA pochi mesi fa la comunità omosessuale ha pensato di boicottare la catena di fast-food “Chick-fil-A perché il presidente, Dan Cathy, si è schierato contro le nozze gay, con il risultato però di aver fatto incrementare del 2,2%, rispetto al 2011, la quota di mercato. Qualcuno avrebbe dovuto dirlo al dott. Barilla, per lo meno si sarebbe evitato la misera figura della ritrattazione.

Oltre ai social network, numerosi commentatori sui quotidiani hanno preso posizione e vorremmo brevemente sintetizzare il loro punto di vista. Il laicissimo Sergio Romano sul “Corriere” ha scritto: «non credo che gli omosessuali abbiano il diritto di costringere al silenzio, soprattutto in Paesi dove il cristianesimo è fortemente radicato, coloro per cui soltanto il matrimonio fra uomo e donna ha l’autorità della tradizione e il crisma della moralità. Ho l’impressione che alcune associazioni e gruppi di pressione stiano chiedendo più di quanto necessario. Vi piacerebbe vivere in un Paese in cui chiunque osi dire in questa materia ciò che pensa è costretto a fare pubblica ammenda per le sue parole? A me no»Massimo Adinolfi su “Il Messaggero”, non condividendo le opinioni di Barilla, ha tuttavia commentato: «arrivano i guerrieri del nuovomillennio, le tribù degli hashtag che ti marchiano a fuoco, imprimendo sul tuo nome virtuale un cancelletto che ti espone in rete allo sberleffo, alla derisione, all’insulto, alla riprovazione universale». Si è arrivati a pretendere «che per ogni pubblicità imperniata su una famiglia di soli bianchi ve ne sia una di colore. Barilla, d’altra parte, non ha mica detto che nelle sue fabbriche non entrano gli omosessuali, o che nei suoi spot non possono recitare attori omosessuali. Eppure la reazione è stata così compatta, la ripulsa così unanime, da far venire qualche dubbio sugli spazi di dissenso che si possono coltivare, soprattutto in rete, e sulla tolleranza che viene riservata alle opinioni diverse. Non sono sicuro che questo sia un progresso»

Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari ha commentato: «Siamo alla prova generale di quello che succederà se verrà approvata la legge contro l’omofobia». Sempre sull’omofilo Fatto Quotidiano  Marcello Adriano Mazzola ha preso posizione: «La libertà di pensiero vacilla ed è oggetto di inaudite aggressioni, mistificatrici perché mimetizzate da rivendicazioni di pari opportunità». Ha sottolineato il tentativo di «instillare il pensiero unico. Evocato da un mainstream che avanza inesorabilmente, solo per chi ha gli occhi per vederlo. Un vero e proprio revanscismo che non perde occasione per strumentalizzare episodi come» quello di Barilla. Stiamo assistendo «a ondate di rivendicazioni di modelli che si vogliono imporre non a fianco del modello tradizionale ma in sostituzione del modello tradizionale». Queste campagne volte «a censurare la pubblicità dove la donna riveste ruoli domestici, a reprimere la libera opinione sul web, a sostenere la soppressione della diversità tra il sesso maschile e quello femminile (genitore 1 e genitore 2), tra il ruolo di padre e quello di madre, mi fanno orrore. Mi paiono esempi di inquietante ingegneria sociale. Se è anti conformista e rivoluzionario sostenere che bisogna difendere le diversità tra i sessi, nell’ottica però della piena tutela dei diritti tra gli stessi, concetti non certo antitetici, sono fiero di essere definito tale. La diversità – accompagnata dalla parità – è un bene prezioso che tutti noi dobbiamo salvaguardare. Chi pretende di trasformare la società in un esercito di esseri indistinguibili gli uni dagli altri mi preoccupa. Chi pretende di inculcarti il suo pensiero e di omologare il tuo mi preoccupa. Chi rivendica più diritti con lo scopo non di avere gli stessi diritti altrui ma di avere più diritti degli altri mi preoccupa. E temo che sia lo specchio dei nostri tempi».

Il quotidiano “Libero” ha pubblicato un editoriale firmato da Mattias Mainiero: «In Italia, per vivere tranquilli e non prenderla in quel posto lì, bisogna essere gay o almeno filo-gay. Non basta più neppure specificare: ognuno fa ciò che vuole, ognuno è libero di pensarla come crede, ma a me piace la famiglia tradizionale. Bisogna dire: non mi piace la famiglia tradizionale, mamma e papà non esistono più, al loro posto Genitore 1 e Genitore 2»Alberto Contri, presidente di Pubblicità Progresso e docente di Comunicazione sociale allo Iulm ha commentato l’attacco alla “famiglia da Mulino Bianco”: «La tanto vituperata famigliola sempre felice non descrive tutte le situazioni esistenti, ma lo stesso avviene per ogni spot, che per definizione ti deve far sognare. Certo per vendere la pasta non metti due coniugi che litigano separandosi. È rimasta memorabile la bimba che infilava una farfalla Barilla nella tasca del papà, lontano per lavoro: era la celebrazione di un momento di calore che tutti cerchiamo, quando torniamo a casa stanchi. Rappresentarlo è un peccato? Ci sarà pure un 90% di coppie fatte da un uomo e una donna? E allora possiamo crocifiggere Barilla che dice “a loro noi ci rivolgiamo?”».

Lo storico Mario Ajello su “Il Messaggero” si è stupito: «che Barilla possa essere crocifisso per non aver detto niente di male, e per il solo fatto di non aver ripetuto il bla bla politicamente corretto secondo cui la famiglia tradizionale è superata, reazionaria e non è trendy, dà la misura di quanto si sia perso il senso della misura. Tutti criticano Barilla ma Barilla ha detto quello che tutti pensano: e cioè che la famiglia “classica”, nè migliore nè peggiore rispetto alle altre che lui non biasima nè ghettizza, è quella che si riunisce all’ora dei pasti ed è composta da una madre, da un padre e da qualche bimbo come nella stragrande maggioranza dei casi. E dal punto industriale lui a questo target si è rivolto e lì vuole continuare legittimamente a puntare». Il boicottaggio per la scelta di un’immagine «è un esercizio di oscurantismo che non dovrebbe essere al passo con i tempi in cui viviamo». Marcello Veneziani su “Il Giornale” ha commentato: «nessun’offesa è stata pronunciata, neanche ironia verso i gay; solo una semplice, naturale (si può dire naturale o è contro la legge?) preferenza per la famiglia come è sempre stata. Non è in gioco uno spot che offende i gay o che contiene un’allusione omofoba, qui si processa un imprenditore che non vuol fare uno spot pubblicitario puntando su una coppia omosessuale. La feroce demenza dell’omocrazia scava ogni giorno fossati d’odio».

Sull’Huffington Post Antonio Tresca si è chiesto: «siamo davvero arrivati al punto in cui se non osanniamo e celebriamo l’omosessualità, senza per questo condannarla o giudicarla, veniamo considerati bigotti o omofobici? Dobbiamo, allora, omologarci tutti sulle stesse posizioni per non turbare il benpensante moderno? Di questo passo, secondo l’ipocrita logica dei pensanti moderni, arriveremo al punto in cui perfino dichiararsi eterosessuali verrà considerata come una discriminazione nei confronti degli omosessuali». Paola Ferrari De Benedetti, portavoce dell’associazione “Osservatorio nazionale bullismo e doping” ha detto: «Ogni giorno, ormai, le associazioni gay e settori della sinistra, come una goccia cinese, tentano di far passare l’assunto che manifestare posizioni o opinioni in contrasto con quelle da loro sostenute sia da condannare e sia un atteggiamento omofobo al contrario, ritengo che questo sia un comportamento discriminatorio e ingiustamente accusatorio».

Brutto gesto anche quello da parte della concorrenza: al posto di essere solidali con Barilla si è affrettata a mostrare quarti di nobiltà gay-friendly che manco sospettava di avere. Come se Buitoni o Misura, tra l’altro, avessero mai fatto uno spot gay. Anche Ikea è intervenuta, avendo in passato realizzato uno spot con una coppia omosessuale: ricordiamo che quel giorno nessuna associazione cattolica ha manifestato contro, ha diffamato i responsabili su Facebook o tanto meno lanciato un boicottaggio.

«La reazione isterica e incontrollata della comunità gay», ha concluso Naso su “Il Fatto Quotidiano”, «è uno sterile esercizio narcisistico di chi non riesce a incidere su altre cose e si getta a capofitto su battaglie di retroguardia che fanno sorridere amaramente (e con un pizzico di pena). Cari gay, è il momento di crescere».

La redazione

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