Il naturalismo porta all’uso improprio della scienza

Dna umano
 
di Giorgio Masiero*
*fisico

 

Il 28 febbraio 1953, Francis Crick e James Watson convocarono all’Eagle pub di Cambridge i giornalisti e un gruppo di amici, cui annunciarono di “aver scoperto il segreto della vita” nella doppia elica del DNA. Si brindò a birra e whisky, come richiedeva l’evento. Nel 1976, Crick alzò il tiro e proclamò: “Lo scopo ultimo della biologia moderna è spiegare la coscienza in termini di chimica e fisica”, un risultato “raggiungibile in una generazione”. Sappiamo com’è andata la storia: lungi dall’aver trovato i segreti della vita e della coscienza, la biologia non sa ancora come funziona il DNA, e manco come si piega una proteina. Crick cercò poi conforto nella panspermia.

L’euforia le sparò grosse. Ma il Guiness fu toccato nel 1983, quando Stephen Hawking fece il saltino di passare dal calcolo della funzione d’onda dell’atomo d’idrogeno a quella del mondo intero. In meccanica quantistica, appena siano coinvolte una decina di particelle (quindi già a partire dagli atomi più leggeri), non si può risolvere l’equazione di campo, nemmeno approssimativamente al computer, perché la memoria richiesta dal calcolo supera la massa-energia di tutto l’Universo. Le particelle del mondo sono dell’ordine di ~1082 e si comprende che per la sua impresa titanica Hawking dovette ricorrere ad una serie di congetture arbitrarie. Inoltre, il sistema quantistico che il cosmologo di Cambridge pretese di osservare è per definizione inseparabile dal cervello del suo osservatore e ciò crea qualche problema sul significato della funzione d’onda e dei suoi autovalori. Imperterrito, da modelli matematici che avrebbe rimasticato per 29 anni fino alla pensione, il nostro eroe arrivò alla conclusione che l’Universo emerse un bel dì “per caso, dal niente”, per la produzione improvvisa di materia (positiva) consentita da un debito di altrettanta energia (negativa) gravitazionale. Insomma, in Principio fu un Derivato finanziario confezionato, come i prodotti attuali più sofisticati della City (40 minuti di treno da Cambridge), in un formulario matematico compreso solo dagli addetti…, o non piuttosto lo strafalcione metafisico di confondere il “niente” con il vettore corrispondente all’autovalore minimo d’un’equazione? Oggi, si è perso il conto degli articoli e dei libri di “divulgazione scientifica” che hanno annunciato la soluzione della questione filosofica per eccellenza – perché c’è qualcosa piuttosto che niente – e la superfluità d’un Creatore anche nel caso d’un Universo contingente: il solo Hawking ne ha ricavato 8 best seller, l’ultimo dei quali è stato da me commentato da me commentato qui.

Se tralasciamo le megalomanie (scusabili in menti geniali focalizzate per un’intera vita su un obiettivo), ogni giorno ci vengono annunciate “scoperte” minori riguardanti pillole della felicità e geni dell’onestà, intervallate dallo scoop canonico sulle “tracce di vita” aliena. A spiegazione della gragnuola di speculazioni (quando non vere e proprie fole, tipo: “È stato trovato un nuovo numero primo, e non uno qualsiasi, ma il più grande!” sul Corriere di qualche settimana fa) spacciate per scienza, ho proposto in passato due cause: la ricerca di visibilità da parte di strutture tecno-scientifiche in affanno e l’incapacità di molti ad ammettere i limiti statutari, o anche solo l’ignoranza attuale, delle scienze naturali su alcune questioni. Il valore della visibilità per un settore, come la ricerca, fortemente dipendente dagli stanziamenti pubblici si spiega da sé: in una competizione inferocita dalla crisi economica in Occidente, la tendenza a vendere la fantasia per scienza non è più l’eccezione da noi di qualche ramo deviato, ma una pandemia diffusa dal corto circuito coi media. Ma cosa c’è dietro l’altro fronte, quello dell’onniscienza conclamata?

Secondo Ludwig Wittgensteinla filosofia limita il campo disputabile della scienza naturale”, talché se s’ignora che questa ha una frontiera si possono confondere le fantasie con la realtà. Ma dove sta la frontiera della scienza naturale? Attingo alla fonte purissima del suo inventore: Galileo Galilei. Nella lettera del 1 dicembre 1612 a Mark Welser, Galileo scrive che l’approccio scientifico rifugge da speculazioni filosofiche sull’essenza delle cose, limitandosi ai dati misurabili e cercando relazioni numeriche (in linguaggio moderno: le “teorie”) secondo le regole della matematica. “Perché, o noi vogliamo specolando tentar di penetrar l’essenza vera ed intrinseca delle sustanze naturali; o noi vogliamo contentarci di venir in notizia d’alcune loro affezioni. Il tentar l’essenza, l’ho per impresa non meno impossibile e per fatica non meno vana nelle prossime sustanze elementari che nelle remotissime e celesti. […] Ma se vorremo fermarci nell’apprensione di alcune affezioni, non mi par che sia da desperar di poter conseguirle anco nei corpi lontanissimi da noi, non meno che ne i prossimi”.

L’essenza vera ed intrinseca” delle cose che la scienza deve rinunciare ad indagare è ciò che sta sotto, nascosto ai sensi e anche agli strumenti; ciò per cui una cosa è quella che è e non un’altra: compreso, il fine, o il senso della cosa. “Affezioni” invece, sono gli aspetti visibili con i sensi e codificabili in numeri, e così uguali per tutti. Il baratto tra essenze ed affezioni comporta vantaggi e svantaggi. La matematizzazione della Natura operata dall’auto-restrizione ai soli dati misurabili diventa in fisica il calcolo dei rapporti delle forze e degli scambi delle energie in gioco nelle trasformazioni osservate. L’esattezza del numero fornisce una descrizione dell’ordine naturale che abilita il ricercatore a fare predizioni e, collocando le fasi della trasformazione osservata in una successione logica e ottimale riguardo ai consumi di energia e di tempo, lo abilita a dominare le forze della Natura, replicando il fenomeno in applicazioni tecnologiche. Però la descrizione scientifica paga il prezzo di rinunciare alla ricerca di scopo (o finalità o intenzione) che, a partire dall’esperienza che ognuno di noi vive dalla nascita, impronta ogni azione umana e senza cui non si dà una completa conoscenza di ciò che accade. Insomma, la rivoluzione scientifica galileiana consiste nell’applicazione alle modalità cognitive umane di un filtro matematico che spreme dalle “sustanze” le “affezioni”, così sostituendo alle parole i numeri e rinunciando ad indagare finalità e senso. “Intorno ad altre più controverse condizioni delle sustanze naturali” provvederà la filosofia, liquida Galileo la questione.

4 secoli dopo la lettera di Galileo a Welser c’è ancora chi fa confusione tra filosofia e scienza. Telmo Pievani nella sua lettera aperta del 12 gennaio u.s. ad Enzo Pennetta scrive: “Il ‘non senso’ dell’evoluzione, cioè la sua mancanza di una direzione finalistica, appare a mio avviso limpidamente dalle conoscenze scientifiche attuali”. Pievani non è un tecnico, come Crick e Hawking portati per inerzia ad estrapolare le loro ricerche specialistiche a speculazioni sull’intero Universo; è un “filosofo della biologia”, con cattedra all’università dove Galileo trascorse “li diciotto anni migliori di tutta la mia età”. Egli dovrebbe per mestiere vigilare sui confini tra scienza e filosofia stabiliti dal fisico pisano e ribaditi dal logico austriaco, ad impedire scorribande da una parte all’altra. E invece che fa? Confonde la prima, che per suo metodo non si occupa di senso, con la seconda, che è la sola sede legittimata a porre le domande che lo riguardano; mischia la teleonomia, che è il piano di ricerca delle cause efficienti appartenente alla biologia, con la teleologia che è lo spazio di speculazione delle cause finali proprio della filosofia. Pievani pretende che siano “le conoscenze scientifiche attuali” a mostrare l’evidenza del “non senso dell’evoluzione”, come chi si stupisse di non vedere l’intero spettro luminoso attraverso lenti filtranti! Io invece ho la “limpida apparizione” opposta: riscontro nell’evoluzione dell’Universo culminata nella specie umana – “la sola specie nell’universo capace di utilizzare un sistema logico di comunicazione simbolica” (Jacques Monod) – una biogenesi coestensiva alla cosmogenesi fin dai primi istanti del Big Bang, rappresentata da una geometrica freccia di senso, con coda a 14 miliardi di anni fa e punta a 140.000… Ma non dirò che questa intuizione mi deriva dalle “conoscenze scientifiche”. Ammetto senz’altro che si tratta di un’interpretazione della mia Weltanschauung.

Una Weltanschauungè qualcosa di totale e universale a un tempo, […] consiste di idee, manifestazioni supreme ed espressioni totali dell’uomo, […] delle posizioni ultime che l’anima occupa, […] delle forze che la muovono” (Karl Jaspers). Tutti hanno diritto ad una propria Weltanschauung. E a tutti i docenti universitari, darwinisti e no, può accadere di confondere la propria concezione del mondo con un fatto o una teoria scientifica: perché, diciamo la verità, la tecno-scienza è bella per chi ne legge, ammaliante per chi la pratica, utile a tutti; ma la concezione di vita è molto di più: solo questa ci scalda l’anima… e nei risultati scientifici ci trascina a trovare un conforto alle nostre scelte esistenziali. C’è però una differenza, almeno di stile, tra Weltanschauung e ideologia militante. Quando la confusione tra metodi e domini disciplinari impronta intere pagine della cosiddetta divulgazione scientifica (vedi, sulla scia ritardata dei new atheist loro maestri, “Creazione senza Dio” di T. Pievani, o “La scienza non ha bisogno di Dio” di E. Boncinelli), gli autori usano impropriamente risultati scientifici per propagandare la loro visione naturalistica. Una concezione uguale e contraria a quella creazionistica d’Oltreoceano da essi tanto criticata: entrambe usano infatti un assunto (l’esistenza o assenza di Disegno nella biosfera) per proporre una teoria dell’evoluzione (il creazionismo o il darwinismo) fuori dal canone galileiano.

Lobby e pregiudizi, questi due parassiti della scienza moderna furono segnalati 50 anni fa da Imre Lakatos. Mostrando maggiore realismo rispetto al suo maestro, Lakatos corresse l’“ingenuità” popperiana d’un progresso scientifico guidato solo dalla competizione epistemica tra teorie, con la dimostrazione che la scienza avanza anche tramite lo scontro 1) di gruppi e programmi, legati a interessi economici e 2) di contrapposte Weltanschauung, che fanno da scenario concettuale generale alle teorie più vicine allo Zeitgeist di ogni epoca.

Da una quarantina d’anni, un numero crescente di scienziati – biologi, fisici, matematici, medici, chimici, computer scientist, epistemologi,… –, nelle scuole medie attratti dalla semplicioneria darwiniana, se ne sono gradualmente emancipati dopo la laurea. Da S. Kauffman a C. Woese, da G. Dover a L. Kruglyak, da L. Margulis a S. Newman, da J. Fodor a M. Piattelli Palmarini a E. Jablonka a E. Koonin a T. Nagel, essi hanno toccato sul campo l’inadeguatezza esplicativa d’un paradigma bidimensionale, recintato da caso e selezione naturale. Superando i “dogmi” della Sintesi cosiddetta moderna – basati su una fisica antica, quella contemporanea a Darwin, secondo cui le ultime particelle hanno proprietà esclusivamente meccaniche – stanno ricercando ulteriori dimensioni, basate sulla complessità e l’elettrodinamica quantistica, ed anche su nuovi principi. Divertito davanti ai tentativi con cui i darwinisti del XX secolo insistevano a cercare i “segreti della vita” nella fisica del XIX, David Bohm scriveva nel 1969: “Proprio quando la fisica si allontana dal meccanicismo, la biologia e la psicologia vi si avvicinano. Se questo trend continua, accadrà che la biologia guarderà agli esseri viventi ed intelligenti come a meccani, mentre la fisica considererà la materia inanimata troppo complessa e sottile da cadere nelle categorie limitate del meccanicismo”.

Perché insistono anche nel XXI secolo? Perché, lakatosianamente, hanno una visione naturalistica del mondo da difendere contro ogni coerenza e da diffondere contro ogni resistenza; e per questo ideale supremo ogni mezzo è buono, compreso l’uso improprio della scienza.

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57 commenti a Il naturalismo porta all’uso improprio della scienza

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  1. Alèudin ha detto

    rispondendo all’ultimo paragrafo:

    perchè invece di ottenere deduzioni DA cosa scoprono cercano di scoprire cosa vorrebbero che fosse, vogliono che l’infinito si accordi a loro invece che accordarsi loro all’infinito.

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  2. Controinformato ha detto

    manco come funziona il DNA?
    ma siete andati a scuola?

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    • Alèudin ha detto in risposta a Controinformato

      ti accontenti di poco o ti illudi, vedi tu.

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    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Controinformato

      Lei forse, Controinformato, è fermo agli annunci trionfalistici di Crick & Watson di 60 anni fa. Mezzo secolo dopo, è partito il programma di scansione del genoma umano. Scopo? La cura delle malattie, intervenendo prospettivamente a “riparare” il DNA, e finanche la costruzione di “vita artificiale”. Il progetto si è chiuso da tempo, abbiamo oggi una fenomenologia chimica completa del DNA umano e (anche di tante altre specie), ma non abbiamo trovato di che curare una sola malattia…, per non parlare della riproduzione artificiale della vita. Perché? Se non si fida di me, Controinformato, ascolti uno dei massimi conoscitori della situazione, Evelyn F. Keller: “Per quasi 50 anni ci siamo illusi che la scoperta delle basi molecolari dell’informazione genetica avrebbe svelato il segreto della vita, che bastasse decrittare il messaggio nella sequenza dei nucleotidi del DNA per capire il programma che fa di un organismo ciò che è. Ci stupiva che la risposta fosse così semplice. […] Ora che cominciamo a misurarne l’ampiezza, ci stupisce non la semplicità dei segreti della vita ma la loro complessità”.
      La maggioranza del DNA è “spazzatura”: ma sarà proprio vero, o non sappiamo a cosa serva? Una volta Alessandro Giuliani ha spiegato che abbiamo oltre il 98% di geni in comune con lo scimpanzé, il 95% con i topi, abbiamo meno geni delle fragole (si rende conto?!), per l’80% il nostro DNA è uguale a quello di un verme di 1 mm (Caenorhabditis elegans) e per il 50% è condiviso con quello delle banane. Abbiamo lo stesso numero di geni d’una gallina e la nostra composizione atomica non è differente da un ficus. Le pare, Controinformato, che l’uomo si spieghi col DNA ed i suoi “geni”? Che poi non si sa nemmeno che cosa sono, se e dove sono localizzati, se sono piuttosto “distribuiti”, o sono “funzionali”, ecc., ecc.
      Se i Suoi canali di controinformazione dicono altro, perché non ce lo dice?
      Posso io chiederLe: che scuola ha fatto di genetica?

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      • Controinformato ha detto in risposta a Giorgio Masiero

        temo che ci sia stato un leggero fraintendimento

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      • Penultimo ha detto in risposta a Giorgio Masiero

        Una domanda:

        “congetture arbitrarie.”

        1)Per congetture arbitarie si intende fatti mai osservati con i 5 sensi o comunque con nessuno strumento inerente al potenziamento osservativo degli stessi?Perchè se c’è una cosa che accomuna Newton e Galilei è proprio questo,non puoi fare nemmeno ipotesi se non hai osservato nulla di corrispetivo sul piano sensibile osservativo,opure le ipotesi “sono sogni.”Infatti deve essereci una distizione tra ipotesi possibili e ipotesi fantsatiche.
        Perchè a questo punto la cosa è più disastrosa significa che non c’è distinzione tra empirico naturale e opera d’arte.Infatti io posso “imporre” a un andamento geometrico alla natura tanto quanto lo si fà a un’opera d’arte,ma pare palese che un modello geometrico artistico non generi nulla di predittivo sul piano corrispetivo naturale.Io elaboro un modello per dare una descrizone di cio che vedo o ho visto e che mi aspetto (conferma) di vedere,oppure elaboro un modello prima ancora di avere osservato qualche cosa su quello “non ho visto” proprio?

        2)Non capisco nè mai capiro perchè l’espressione selezione naturale assuma una connotazione diversa dal dire “genoma di altri organismi” o (inclusivo) di condizioni fisiche ambientali (es temperatura).Chi è che seleziona?La natura?Cosa intendono loro per “natura”.No perchè detta cosi,”selezione naturale”,sembra una sorta di “creatura con volontà propria” che non tiene conto dei fatti empirici,che seleziona chi vive e chi muore.Per esmpio i neodarwinisti risposero a Gould rispondendo alla teoria degli equilibri punteggiati includendola cosi “l’evoluzione è graduale a velocità non costante”,non è una obiezione che li muovo contro il concetto evolutivo,palesemente avallato da numerosi fatti empirici ma di questo concetto analogico,un punto che contemporaneamente si muove di moto retilineo uniforme con velocità non costante in modulo?Mi viene un po difficle da pensare,ma io ho nozioni terra terra di fisica.Cosa intendono per “graduale a velocità non costante”.Perchè proprio per graduale intendo con “variazioni costanti.”

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        • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Penultimo

          Non ho capito qual è la domanda.

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          • Penultimo ha detto in risposta a Giorgio Masiero

            Se Hawking “ha osservat”o oppure ha letteralmente “inventato l’osservazione.”

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            • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Penultimo

              Nessuno può “osservare” un Universo che nasce per caso miliardi di anni fa. Hawking pretende di dedurre da un’equazione matematica (ricavata su alcune assunzioni) quella predizione. Più o meno allo stesso modo in cui, dalla dimostrazione del teorema di Pitagora, noi “sappiamo” che tutti i triangoli rettangoli – anche quelli mai osservati – hanno la proprietà che il quadrato dell’ipotenusa ecc. La geometria euclidea però è una scienza ipotetico-deduttiva, che dagli assiomi deriva i teoremi: la verità di questi si fonda sull’evidenza dei primi. La fisica invece è una scienza sperimentale, che dalle sue assunzioni deriva le sue predizioni, e solo la controllabilità delle sue predizioni ci permette di corroborare le sue assunzioni. Come possiamo sapere se le assunzioni da cui Hawking è partito per ricavare la sua equazione (da cui poi ha tratto la sua predizione sull’origine dell’Universo), sono vere e in quale regione spazio-temporale, se non c’è la possibilità di controllare sperimentalmente questa predizione?
              Ecco, l’errore (o meglio la pretesa) di Hawking è di tipo epistemologico, prima ancora che scientifico. Come ho spiegato in altri articoli, l’origine dell’Universo (se sia eterno o sia stato creato da un’Agenzia trascendente eterna) non è un problema scientifico, ma filosofico.

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              • Penultimo ha detto in risposta a Giorgio Masiero

                Nessuno può “osservare” un universo che nasce

                se non pensando allo 0 matematico,che nemmeno i matematici sanno spiegare esattamente cosa sia.Per me 0 è un termine già metafisico come lo è questa espressione “infinito”.

                Dunque è proprio impossibile sapere qualunque cosa di scientifico sulla sua origine se non per fede generando una credenza (penso valga per chiunque si ponga la domanda indipendentemente dallo scienziato).Perchè in matematica gli assunti non si osservano si inventano dandoli la formulazione di un problema,ma non sono inerenti al campo empirico.

                “Come possiamo sapere se le assunzioni da cui Hawking è partito per ricavare la sua equazione (da cui poi ha tratto la sua predizione sull’origine dell’Universo), sono vere e in quale regione spazio-temporale, se non c’è la possibilità di controllare sperimentalmente questa predizione?”

                Mi viene in mente la filosofia socratica,non sempre sapere qualcosa equivale alla certezza di spiegarla,ma semplicemente alla certezza di non saperla e questo è certo.Mentre in tali casi dire di saperla significa proprio non saperla mantenedo l’illusione di saperla.

                La ringrazio.

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  3. Alèudin ha detto

    oppure eri ironico e io non l’ho capito.

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    • Controinformato ha detto in risposta a Alèudin

      caro Alèudin se fossi stato ironico avrei tirato in ballo la mia fida marmotta che confeziona la cioccolata

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  4. Controinformato ha detto

    ho una domanda da fare (un po’ OT): come mai vi da fastidio così tanto la panspermia?

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    • Leonardo ha detto in risposta a Controinformato

      Perchè non risolve nulla.
      E’ una non risposta, sposta il problema dell’origine della vita altrove. Ma in quell’altrove, dovunque esso sia, la vita, come è iniziata?

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    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Controinformato

      La panspermia, come possibile arrivo di forme di vita dallo spazio, non mi dà fastidio. E’ solo una congettura tra le tante, …, come quelle sugli ufo.
      Ciò che mi dà fastidio è che qualcuno (per es. Crick o Dawkins), di fronte all’impossibilità di spiegare con l’azione del caso l’abiogenesi sulla Terra (in 10^9 anni, con 10^50 atomi, soltanto) si rifugi in un’abiogenesi nello spazio (10^10 anni, 10^80 particelle), non capendo che non ha in questo modo nemmeno scalfito l’improbabilità, perché i numeri restano sempre infinitesimi rispetto alle necessità.

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  5. capitan ovvio ha detto

    Io Masiero ho appena superato l’esame di genetica con più che buoni voti, ovviamente non è l’unico esame che prendeva in considerazione il DNA che ho sostenuto, lei signor fisico quanti esami di Genetica ha sostenuto?
    Suvvia lasci perdere queste ridicole domande.

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    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a capitan ovvio

      Io, capitan ovvio, non ho sostenuto nessun esame di genetica nella mia laurea in fisica, ovviamente; però, prima di scrivere l’articolo, 1) ho studiato l’argomento e 2) ho studiato le posizioni dei maggiori genetisti mondiali in questo momento. E, prima di pubblicare l’articolo, l’ho fatto leggere a 3 miei colleghi docenti-scienziati, che sono esperti di DNA, chiedendo loro di correggere eventuali errori.
      Perché ho fatto quella domanda, “ridicola” secondo Lei, a Controinformato? Se Lei avesse letto i commenti che l’hanno preceduta lo saprebbe: è stato Controinformato nel suo primo commento a chiedere polemicamente “se fossi andato a scuola”, prima di dire fesserie sul DNA… Dopo la mia domanda “ridicola” a Controinformato, questi si è scusato. Lei che c’entra con la Sua osservazione OT?

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  6. Luca ha detto

    Le Scienze Naturali non sono la Fisica. Ad esempio usano una mole di dati ripetibili, riproducibili, universalizzabili spesso non numerici. La filosofia della scienza ha vissuto pienamente i cinque secoli che ci separano da Galileo, non si é fermata lì. Anche le scienze naturali usano lo stesso ciclo inferenziale di Galileo, solamente il punto di partenza logico e le domande sottese sono diverse (deduzione-induzione piuttosto che induzione-deduzione). Le scienze naturali hanno enormi vantaggi sulla fisica nel campo della logica: le loro teorie si basano sulla convergenza di un gran numero di linee di evidenza, non solo sulla logica matematica e quasi mai su di un’unica disciplina. La Fisica é una scienza predittiva, le Scienze naturali una scienza interpretativa. Per questa e molte altre ragioni nella ricerca scientifica in ambito naturalistico si vive una percezione MOLTO diversa di cosa siano dati e teorie rispetto a quanto accade in Fisica. Devo dire con molto dispiacere che trovo terribile e pericoloso l’uso ideologico e parziale che in questo modo fate della Scienza (osservazione purtroppo per me non nuova).

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    • Wil ha detto in risposta a Luca

      Mi dici un solo dato osservato, Luca, di una sola scienza naturale (magari la tua, la geologia, dove sei più preparato), “ripetibile, riproducibile, universalizzabile”, che non sia codificabile in un numero?! Aspetto con ansia…

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    • Luca ha detto in risposta a Luca

      Una carta geologica é la più grande concentrazione di dati scientifici che un geologo si possa sognare e non c’é neanche un numero. Serve invece ad indirizzare la ricerca quantitativa, ma la ricerca di dati numerici la può raffinare, non smentirre. L’osservazione é ripetibile (posso tornare sul terreno quante volte voglio e ridisegnare sostanzialmente l’identica carta) riproducibile (chiunque altro lo può fare), universalizzabile (i criteri utilizzati possono essere applicati a qualsiasi successione di rocce dello stesso tipo nel mpndo). Questo dei numeri nella scienza lo vedo come un totem fastidioso e ignorante. La geologia non si fa senza numeri eppure non esiste una sola buona interpretazione che possa prescindere dai dati non numerici. Posso telefonare in Nuova Zelanda e spiegarmi con il collega sull’oggetto che uno dei due ha in mano in termini di colore, lucentezza, sfaldatura. Ciascuno di noi due sa bene che sostituire questi dati con misure di riflettanza, resistenza agli sforzi, analisi chimiche potrebbero divenire strumenti essenziali nella soluzione di un problema specifico ma non mi identificano in nessun modo la roccia di cui stiamo parlando. Poiché mi occupo anche di didattica delle scienze so fin troppo bene la percezione diffusa per le scienze naturali come racconto-leggenda a-scientifico. Ora contro questa SOLENNE IGNORANZA combatto ogni giorno, certo mi fa davvero male che venga perpetrata anche qui da Giorgio Masiero. Vuol dire che una disciplina scientifica si giudica dalla razionalità che sa offrire nei risultati non dalla quantità di formule. Continuo a trovare volgare ed ignorante questo squalificare dall’esterno una serie di discipline scientifiche che evidentemente non si conoscono ma soprattutto nemmeno si provano ad ascoltare seriamente.

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      • Wil ha detto in risposta a Luca

        Forse tu, Luca, hai preso la laurea in geologia sulla Luna.
        Una carta geologica è la rappresentazione grafica di una funzione matematica (hai fatto Analisi 1, Luca?), dove le variabili indipendenti x e y (2 numeri) sono le coordinate del terreno nel dominio considerato e la variabile dipendente z è un vettore le cui coordinate sono: i diversi tipi di rocce (classificati chimicamente attraverso le loro formule chimiche, contenenti una serie di numeri: le rocce infatti si distinguono prima di tutto in base alla loro composizione chimica e questa richiede tutta una serie di numeri, come sanno i chimici), la loro età (un altro numero), lucentezza (un altro numero), densità (un altro numero), durezza (un altro numero), friabilità (un altro numero), lo spessore (un altro numero), ecc., ecc.
        Forse Luca ha studiato sulla Luna che le carte geologiche cadono dal cielo, come la manna a Mosè nel deserto. Invece per realizzare una carta geologica è necessario un “rilevamento geologico”, che coincide con la costruzione di un immenso database (= matrice di numeri) di misurazioni. Per le carte geologiche Usa, puoi studiarti il database qui: http://ngmdb.usgs.gov/ngmdb/ngmdb_home.html
        La costruzione di un database geologico richiede tutta una serie di strumenti che producono – come ogni strumento del mondo, Luca! – tutta una serie di numeri! Durante il rilevamento, tramite la bussola geologica (numeri!) viene così determinato l’assetto strutturale (altri numeri) delle rocce misurandone l’inclinazione (un numero) e l’orientamento della direzione (un altro numero) di immersione degli strati (numerati). Ecc., ecc.
        Non esiste nessuna scienza naturale senza numeri. Sveglia, Luca!

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        • Luca ha detto in risposta a Wil

          Tu magari hai fatto ingegneria ma non sai cosa siano né una carta geologica né un dato scientifico. Ho fatto analisi 1, il problema é che non c’entra un fico secco. Se fai una carta geologica DEVI georeferenziare e digitalizzare i tuoi dati ma i tuoi dati non saranno mai riducibili alla georefenziazione. Soprattutto non è attraverso numeri che potrai determinare significati, correlazioni, interpretazioni. E’ così difficile da capire ? Puoi formalizzare con la tua analisi matematica cosa sia una discordanza angolare ? Puoi capire quanta informazione e significato un’osservazione di questo tipo (FORMALE eppure non numerica) ti consente ? Come tutti gli altri concetti geologici Angular unconformity definisce una relazione tra successioni di rocce, formalmente codificata e riconosciuta in tutto il mondo eppure irriducibile ad una formula o ad un numero (non é definibile in astratto da un rapporto geometrico).

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          • Wil ha detto in risposta a Luca

            Adesso cambi discorso, Luca. Prima avevi scritto: “Le scienze naturali … usano una mole di dati ripetibili, riproducibili, universalizzabili spesso non numerici”. Ti ripeto non esistono dati non numerici, e quando hai citato come esempio la carta geologica hai preso una topica, perché una carta geologica è una rappresentazione grafica (quindi dell’analisi matematica) di tutta una serie ricchissima di dati numerici, prima raccolti in un data base. Tu non mi hai detto, né puoi dire un solo dato scientifico, di qualsiasi scienza naturale, che non sia numerico!
            Se poi mi parli d’interpretazione dei dati, per ricavare teorie dalle loro correlazioni, anche qui avrai bisogno di intuizione e di buona matematica. Se poi non c’è ancora una teoria dell’angular unconformity di che ti meravigli? Sai quanti fenomeni in tutte le scienze naturali, compresa la fisica, sono ancora senza una spiegazione?! Ma quando si troverà, sta sicuro che non sarà fatta di parole, ma di ben precise equazioni…

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            • Luca ha detto in risposta a Wil

              Non campbio discorso Wil, sto cercando di spiegarti che per quanto una carta geologica sia costruita attraverso numeri i dati che contiene non sono numeri e non sono in nessun modo riducibili ai numeri che la compongono. Esattamente come negli altri esempi: la lucentezza di un minerale non é semplicemente la misura della sua riflettanza, la sfaldatura non é una resistenza al taglio, una roccia non é la sua analisi chimica, una discordanza angolare non é un rapporto geometrico. Se non si prova a comprendere questo particolare rapporto tra dati, numeri, interpretazioni, teorie … rapporto che costituisce l’anima delle scienze naturali … allora almeno sarebbe meglio astenersi da sentenze assurde e inconcludenti come quella tristemente famosa di Zichichi o qui del Prof. Masiero.

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            • Luca ha detto in risposta a Wil

              Aggiungo, per sottolineare l’assurdità del tutto. Non ho bisogno di una “teoria” per l’angular unconformity perché questa parola designa in modo formale un dato geologico incontrovertibile (riproducibile, ripetibile, univesalizzabile). Questa tua erronea lettura la dice tutta sull’assurdità di questa ipocrita dittatura dei numeri.
              Per dire: esiste un intero filone di letteratura fondato sui numeri e clamorosamente smentito da osservazioni qualitative. La geocronologia isotopica tra gli altri contiene numerosi esempi, la geochimica altrettanti.

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            • Luca ha detto in risposta a Wil

              Correggo e mi scuso. Non “smentita da osservazioni qualitative” ma piuttosto “smentita da osservazioni quantitative non numeriche”. Se vuoi una delucidazione su queste non piccole ne banali differenze, puoi riferirti a FEIG, D.A., (2011) – Methodology and location in the context of qualitative data and theoretical frameworks in geosciences education. In: FEIG, D.A., Qualitative Inquiry in Geoscience Education Research, The Geological Society of America Special paper 474, 1-10.
              Forse lo trovi free anche in rete.

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              • Wil ha detto in risposta a Luca

                Anche il suono non è solo una frequenza, né il blu una lunghezza d’onda, né la musica un pentagramma, per questo. Questo vale in fisica, come in geologia. Evidentemente, del discorso di Galileo tra affezioni e essenze, non hai capito nulla, Luca.
                Ma quando fai scienza, solo di numeri tratti. Punto.

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                • Luca ha detto in risposta a Wil

                  Perdonami Wil ma mi dispiace essere misinterpretato in modo tanto pesante. Non sono più sicuro tu abbia davvero voglia di ascoltare e provare a capire gli argomenti di un interlocutore. Tuttavia ti segnalo che io non ho mai inteso dire quel che tu mi attribuisci. Se torni a leggere senza paraocchi vedrai come io per primo ho scritto che “la geologia non si fa senza numeri”. C’é perà una differenza sostanziale rispetto alla Fisica di Masiero o alla biologia di Pennetta. I numeri per un geologo sono la chiusura di un ciclo inferenziale mentre per un fisico l’apertura. In Fisica cioé é una nuova osservazione che può falsificare una teoria fondata sui numeri, in geologia é un numero che può falsificare una teoria fondata sulle osservazioni. In mezzo, per entrambi, c’é l’identico ciclo di Galileo. Se non si capisce questo e non si prova a discuterlo é del tutto pretestuoso, ideologico, scorretto, insultante, parlare di naturalismo, uso della scienza, metodo galileiano. Lo sappiamo tutti, ci é stato ripetuto in mille salse che la biologia non é in grado di dimostrare l’evoluzionismo, ma se si parte da questo dato per sconfessare la teoria senza occuparsi dei dati alla base (che non sono di origine biologica ma geologica ed ecologica) … bé questo é davvero un uso imprprio e ideologico della scienza.

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                  • Wil ha detto in risposta a Luca

                    Dici: “In Fisica è una nuova osservazione che può falsificare una teoria fondata sui numeri, in geologia é un numero che può falsificare una teoria fondata sulle osservazioni”. Ma non capisci che è la stessa cosa?! In fisica una “nuova osservazione …” coincide con un nuovo “numero”; e in geologia “un numero …” non è altro che una nuova osservazione!!
                    Dici poi, ancora più comicamente: “I numeri per un geologo sono la chiusura di un ciclo inferenziale mentre per un fisico l’apertura”: altra cavolata! Un ciclo (galileiano in questo caso) è un ciclo, e si chiama così proprio perché non ha né chiusure né aperture!
                    Senti, Luca, finiamola qui: per me sei pietoso, ti arrampichi sugli specchi, perfino ti fai vedere di ignorare la geologia (che invece conosci) e tutto questo perché? Alla fine per difendere Darwin, proprio come i paritetici del Medio Evo con Aristotele…

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                    • Luca ha detto in risposta a Wil

                      Esatto Wil: é la stessa cosa, é quel che sto cercando di spiegare dall’inizio, basta saper leggere, (da un’anno o giù di lì), a chi come te continua ad irridere i dati provenienti dalle scienze naturali. Visto che ci sei finalmente arrivato prova a considerare anche quei dati come dati invece che come favole. Poi non prendiamoci in giro. Un ciclo Ha un inizio che per Galileo ed i fisici coincide con la raccolta dati e finisce con il tentativo di “verificare” per induzione una teoria. A seguire il ciclo si perpetua, ma é questo il “verso” con cui viene preso. Un geologo invece non ha dati assoluti o oggettivi da anteporre alla teoria, parte da un’interpretazione (e qui chi non vuol capire come te e gli altri si mette a gridare: favole !) e prova a falsificarla attraverso numeri. La bontà di una teoria perciò in questo caso si giudica a ritroso, dal fatto che funzioni o meno. E’ la stessa cosa, lo stesso ciclo, dillo a me se non lo so. Non sono io che ho iniziato questa assurda battaglia, sono gli ignoranti come Zichichi o come leggo troppo spesso qui a sbatterci in faccia ad ogni momento affermazioni del tipo: le scienze naturali non sono galileiane, perciò non sono scienza.

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                    • Wil ha detto in risposta a Wil

                      Alle 17.59 sei lo stesso Luca delle 16.54? Prima scrivi: “C’è però una DIFFERENZA SOSTANZIALE rispetto alla fisica… I numeri per un geologo sono la chiusura di un ciclo inferenziale mentre per un fisico l’apertura. In Fisica cioé é una nuova osservazione che può falsificare una teoria fondata sui numeri, in geologia é un numero che può falsificare una teoria fondata sulle osservazioni”.
                      Adesso invece scrivi: “Esatto, E’ LA STESSA COSA”.
                      Adesso, alle 17.59 te la prendi con coloro (chi sono? non certo Masiero a leggere questo suo articolo!) che sostengono che le scienze naturali non sono galileiane, nel tuo primo commento scrivevi che la fisica non fa parte delle scienze naturali.
                      Come si può ragionare con te? Io qui chiudo.

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                    • Luca ha detto in risposta a Wil

                      Sono lo stesso Luca. (Quasi) sempre lo stesso da 1 o due anni (Luca é un nome comune). Fai uno sforzo per capire Wil per cortesia senza voler scivolare sopra ed appiattire come purtroppo molto comunemente capita. Da quando ho cominciato ad interloquire su questiargomenti ho sempre (qui e talore su Critica Scientifica) teso a far passare lo stesso concetto: le scienze naturali usano il metodo galileiano e sono Scienza nel senso più pieno. Con buona pace di chi (un certo Wil tra gli altri) ha continuato come un cieco a rovesciare ogni ragionamento per sostenere essenzialmente (come già Zichichi) le vostre teorie non si fondano su numeri perciò sono favole, non scienza. Questo é un primo piano del discorso. Dopo di ché se una persona non é scema é costretto a domandarsi: come mai le scienze naturali vengono così sopesso, in così diversi ambiti, da così diverse persone misinterpretate e dileggiate in questo modo volgare ? La risposta secondo me é nelle diverse finalità, strumenti logici, modi di applicazione del metodo galileiano. Perciò se si vuol provare a venirne fuori bisogna cominciare a prender coscienza delle DIFFERENZE SOSTANZIALI tra le diverse discipline scientifiche nelle modalità di applicazione del metodo galileiano (17.59 e in moltissimi altri passaggi che non ricordo). Anche questo secondo aspetto, porta pazienza, se uno aveva voglia di capire era espresso chiaramente dell’inizio. Dopo di ché con chi me la prendo ? Con Zichichi ovviamente che per primo ha seminato queso velenosissimo e perniciosissimo verbo; con Masiero e Pennetta che in forme rinnovate continuano a diffonderlo, con te, che ringrazio per l’interlocuzione e per l’implicito aiuto alla chiarezza, che non legge o non vuol capire gli argomenti di un punto di vista diverso dal suo.
                      Masiero in questo articolo confonde secondo me in modo colpevole le scienze naturali tutte con la Fisica e non si accorge di come l’uso dei numeri al loro interno possa essere molto diverso da quel che descrive (deterministico e predittivo) ma ad esempio come nel mio caso interpretativo e retro-dittivo. Se non si prova a capire questo non si coglie il senso diverso che ha una teoria scientifica nel mio e nel suo campo e forse le cose che scrive avrebbero un senso tutto nuovo e migliore mentre in questa forma assumono semplicemente il ruolo di sconfessare apertamente qualsiasi disciplina scientifica (scienze naturali in particolare) non sia Fisica o biologia. Poiché alla fine sempre di darwinismo si tratta, aspetto ancora che qualcuno abbia la pulizia di prendere in considerazione anche gli argomenti a favore e provi a capire perché l’establishment é schierato da quella parte.

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                    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Wil

                      @ Wil
                      Hai ragione, Wil: la fisica, la chimica, la biologia, la geologia, ecc., sono tutte scienze naturali, perché accomunate dallo stesso metodo galileiano, di separare le affezioni dalle essenze. E, quanto ai numeri e alla matematica, ciò che le separa non è un uso diverso, ma un stato diverso di avanzamento, dovuto alla diversa complessità dei fenomeni osservati.

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  7. Matteo ha detto

    No, davvero? Il Corriere ha annunciato il numero primo più grande? Devo andare a recuperare l’articolo…

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  8. capitan ovvio ha detto

    Beh non so quale esperto di filogenesi molecolare ha detto che condividiamo più geni con le fragole che non con i topi ma se questi sono i suoi esperti si capiscono un sacco di cose.
    L’OT deriva dal fatto che seguendo quello che scrivete utilizzate più volte questa domanda per “stroncare l’avversario”.
    Volevo sottolineare come la domanda sia ridicola.
    Ma alla fine è una delle tante cose…

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    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a capitan ovvio

      Lei continua ad essere distratto, capitan ovvio: nessuno ha mai detto che “condividiamo più geni con le fragole che con i topi”, ma solo che il DNA delle fragole contiene più geni del DNA umano.
      Se dopo la prima, questa è la seconda Sua segnalazione, capisco il nome che Si è dato: qui almeno Lei mostra di non essere fuori tema.

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  9. Capitan Ovvio ha detto

    Non è colpa mia se lei in un discorso dove elenca quanto abbiamo in comune con gli altri organismi mette in mezzo il fatto che abbiamo meno geni delle fragole, portando al palese fraintendimento.

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  10. Capitan Ovvio ha detto

    Voglio palesare:
    “come spiega il dott. Giuliani, oltre al 98% di geni in comune con lo scimpanzé, noi abbiamo il 95% di similitudine di geni con il ratto, un po’ meno geni con la fragola, per l’80% il nostro Dna è in comune con un verme di 1 mm (Caenorhabditis elegans) mentre per il 50% è condiviso con quello della banana.”

    http://www.uccronline.it/2012/04/20/studio-su-science-nessun-altruismo-rilevato-tra-scimpanze/

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    • Francesco Santoni ha detto in risposta a Capitan Ovvio

      Quel pezzo non risulta scritto da Giorgio Masiero, che invece proprio qui sopra ha scritto “abbiamo oltre il 98% di geni in comune con lo scimpanzé, il 95% con i topi, abbiamo meno geni delle fragole (si rende conto?!)”

      In realtà il pezzo citato da Capitan Ovvio purtroppo riportava in maniera non corretta un commento di Alessandro Giuliani, dove invece le cose venivano dette in modo giusto: “Attenzione però abbiamo anche il 95% di similitudine di geni con il ratto, meno geni della fragola (che fa una vita abbastanza noiosa) e, se andiamo a studiare la composizione atomica, l’uomo non è differente da un ficus.”

      http://www.uccronline.it/2012/04/14/cosa-centra-il-sequenziamento-del-genoma-del-gorilla-con-luomo/#comment-65592

      Imparerà a documentarsi ora Capitan Ovvio?

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  11. capitan ovvio ha detto

    Sara anche non scritta da Masiero (forse, essendo l’autore ignoto) ma il senso è quello, se ho riletto quella ridicola frase e l’ho interpretata in quel modo non è colpa mia visto che è soggetta a facile fraintendimento.

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    • Francesco Santoni ha detto in risposta a capitan ovvio

      Ma perché va a pescare frasi da altri articoli, dove il nome di Masiero neanche compare, attribuendogli affermazioni diverse da quelle che invece egli stesso in persona ha scritto qui e oggi? Questo è un epic fail, mi dispiace.

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      • capitan ovvio ha detto in risposta a Francesco Santoni

        Perchè io quella cagata l’ho letta in quell’articolo che ricordavo, mica leggo tutti i vostri commenti, e viene ripetuta a pappagallo.
        Inoltre riportando l’intera frase di masiero di Masiero: La maggioranza del DNA è “spazzatura”: “ma sarà proprio vero, o non sappiamo a cosa serva? Una volta Alessandro Giuliani ha spiegato che abbiamo oltre il 98% di geni in comune con lo scimpanzé, il 95% con i topi, abbiamo meno geni delle fragole (si rende conto?!), per l’80% il nostro DNA è uguale a quello di un verme di 1 mm (Caenorhabditis elegans) e per il 50% è condiviso con quello delle banane. Abbiamo lo stesso numero di geni d’una gallina e la nostra composizione atomica non è differente da un ficus. Le pare, Controinformato, che l’uomo si spieghi col DNA ed i suoi “geni”? Che poi non si sa nemmeno che cosa sono, se e dove sono localizzati, se sono piuttosto “distribuiti”, o sono “funzionali”, ecc., ecc.”
        Direi che il fraintendimento è più che spiegato, soprattutto dopo aver letto quell’articolo che riporta più o meno le stesse parole di Masiero.
        Poi se lo volete considerare un epic fail fate pure, come se mi importasse del parere di chi pende da chi racconta simili sciocchezze.

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    • Jacques de Molay ha detto in risposta a capitan ovvio

      Di genetica non ne capisco gran che, eppure non sono andato incontro ai facili fraintendimenti in cui dichiari d’essere incappato. Credo sia sufficiente prestare un po’ più d’attenzione durane la lettura.

      Tuttavia sono interessato a quanto hai da dire. Tu affermi che questa riportata dal prof. Masiero sia solo una sciocchezza tra le tante: potresti entrare nello specifico? Quali sarebbero le altre sciocchezze? Sarà d’uopo che tu scenda nel merito della questione, in maniera tale che il professore possa eventualmente chiarire/difendere le proprie posizioni. Seguirò con interesse l’eventuale dialogo…

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  12. Nikon ha detto

    articolo interessante e illuminante…

    ora che ci penso,questo articolo mi ha fatto venire in mente dei fatti che ho scoperto facendo delle ricerche,scoprendo cose incredibili…

    http://www.fabiofeminofantascience.org/RETROFUTURE/RETROFUTURE30.html

    Nel 1961 Hermann Müller,un Biologo e vincitore del Nobel per la biologia, scrisse che gli uomini del futuro avrebbero potuto avere molti organi diversi al posto della bocca: “Noi abbiamo un solo organo che assomma i requisiti necessari per respirare, ingerire, gustare, masticare, mordere, gridare, fischiare, fare smorfie, tenere conferenze e perfino aiutare a infilare il filo nell’ago. Ma potrebbero esserci organi separati per tutti questi scopi, situati in diverse parti del corpo. Chi li avesse troverebbe goffa e primitiva la nostra impossibilità di separare fra loro tutte queste funzioni”.
    – Nell’1965 la rivista scientifica “Science Journal” chiese ai lettori… tenetevi forte… quali modifiche avrebbero voluto eseguite sul corpo umano e i risultati furono sorprendenti: qualcuno chiese che alle donne venissero fatte deporre uova (°_°)???????, in modo da poterle eventualmente mangiare a colazione (/OO\”EH??????). Un tizio chiese che l’esofago fosse completamente separato dalla trachea, in modo da non far andare il boccone per traverso. Una donna avrebbe voluto dita grosse e forti su una mano, per i lavori pesanti, e agili e sottili sull’altra, per i lavori di precisione. Un uomo che abitava sopra un locale notturno voleva un muscolo nelle orecchie per tapparsele e non sentire il frastuono delle stanze vicine. Altri volevano teste capaci di ruotare di 180 gradi, per vedere meglio, oppure occhi sul palmo delle mani (si prega di trattenere le risate). uno scienziato, J. B. S. Haldane propose di creare uomini “asettici”, di cui perfino le feci sarebbero state inodori, e ai quali gli uomini ordinari sarebbero parsi insopportabilmente puzzolenti. un altro scienziato, Dominic Recaldin, dell’Università di Londra, suggerì che l’uomo futuro sarebbe stato un uomo-pianta… verde. “Con clorofilla sotto la pelle, gli uomini potrebbero liberarsi per sempre dalla dipendenza dalle risorse del suolo. Non solo riderebbero delle carestie, ma rendere tutti verdi risolverebbe anche il problema razziale”.

    qui alla faccia dell’uso improprio della scienza, qui la scienza e usata in maniera assurda e ridicola…

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  13. Penultimo ha detto

    Perche uno che ti dice del multiverso senza averlo MAI osservato fa scienza?E di dirti anche solo che l’universo e spazialmente infinito?No perche empiricamente NESSUNO ha mai visto uno spazio infinito,ma il concetto stesso,risiede in una ASTRAZIONE pura del pensiero.Io IMMAGINO una retta infinita non e che la vedo con la vista,anzi da nessuna parte in natura la vedo.Addirittura segno inequivicabile:non potro MAI riprodurre il concetto,infatti se lo riproducessi anche nella piu sfrenata fantasia sarebbe qualcosa di FINITO.

    Panspermia?Posto che e genera enti in piu a cui dare una bella “rasoiata” non e nemmeno questo il punto,il punto e’ solo questo:

    Spiegare come l’inorganico diventi organico.Guai se poi ti chiedessi il perche e sucesso.

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  14. Nadia ha detto

    @ Luca
    “Una carta geologica é la più grande concentrazione di dati scientifici che un geologo si possa sognare e non c’é neanche un numero”, hai scritto. Non c’è neanche un numero?
    Ma sei matto? Proprio per la massima concentrazione di dati scientifici è fatta tutta di soli, moltissimi, numeri.
    Pensa, prima di scrivere!!

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