Etica laica: un’occasione perduta

«Con questo articolo diamo avvio alla collaborazione con Stefano Biavaschi, laureato in Lettere Moderne ed in Scienze Religiose, insegna nelle Scuole Superiori di Milano e collabora con la Cattedra di Teologia dell’Università Cattolica. Ha operato nel campo della prevenzione e del disagio giovanile, ed è Formatore di insegnanti e catechisti. Scrive da circa un trentennio per riviste e quotidiani, pubblicando su: “Corriere della Sera”, “Il Giorno”, “La Repubblica”, “Oggi”, “Avvenire”, “Il Timone”, “Radici Cristiane”. Ha contribuito alla formazione etica dei nuovi funzionari iracheni per conto di “Transparency International” dopo il conflitto in Iraq, ha collaborato per Rai e Mediaset ed è da alcuni anni conduttore a Radio Maria di trasmissioni a carattere culturale. Ha pubblicato diversi libri e la sua opera di maggior successo è “Il Profeta del Vento“»

 

di Stefano Biavaschi*
*teologo

 

Dal mondo laico ci si aspettava qualcosa di più, ci si aspettava un’etica fondata sulla ragione. Ci si aspettava che chi non ha Dio come punto di riferimento cercasse comunque il vero, il bello, il buono. Invece è stata sfornata una cultura della morte, una cultura in cui perfino l’essere umano non conta più nulla, e può essere eliminato a piacimento in qualsiasi fase della sua esistenza.

L’ultimo episodio dei due “bioeticisti” italiani, Giubilini e Minerva, che sostengono l’eliminabilità dei neonati non graditi, estendendo così la logica dell’aborto a qualche settimana dopo il parto, fa toccare con mano il fallimento di una ricerca che avrebbe dovuto essere fondata sulla Ragione, e non sullo spietato utilitarismo ove l’uomo non è più creatura amorevole al servizio degli altri, ma un mostro a cui tutto il mondo è riferito, prostrato diabolicamente ai suoi piedi. Sì, diabolicamente, perché non c’è più nulla di umano in quello di cui stiamo parlando. E’ possibile chiamare ancora “uomo” chi non avrebbe alcuno scrupolo nell’atto di uccidere nella culla un neonato? Non riusciamo nemmeno a credere che Alberto Giubilini e Francesca Minerva, messi alle strette nella circostanza concreta che hanno teorizzato, si avvicinerebbero davvero a quella culla con un ago avvelenato. Se invece sì, allora ogni dialogo è davvero interrotto, e a quel punto cessa anche il nostro rispetto.

E cessa di essere un possibile soggetto di dialogo anche la Consulta di Bioetica che essi rappresentano; una consulta che dichiara di perseguire “un’etica laica”. Ma se la legittimazione di questi omicidi sono l’ultima conquista della cosiddetta etica laica, allora non abbiamo più nulla da spartire con essa. Il conflitto con l’etica “laica” doveva portare frutti utili, il compito di quest’ultima dove essere quello di sviluppare l’autonomia della ragione, di scoprire a cosa conducessero i preziosi strumenti della ragione umana quando essa sospendeva le verità rivelate. Anche i razionalisti, nel loro limite, avrebbero potuto dare un importante contributo; un contributo che ci sarebbe stato d’aiuto per non scivolare nelle continue tentazioni verso il fideismo. Invece abbiamo perso i nostri antagonisti; abbiamo perso quelli che potevano essere, nella comune ricerca della verità, dei degni rivali. Perché sono come marinai che hanno abbandonato del tutto la nave, lasciando completamente a noi la barra del timone. In un certo senso ne siamo grati: nessuno meglio di loro indica che senza Dio non c’è più morale, che solo Lui può guidare la storia, che l’uomo senza il suo Creatore cessa immediatamente di essere uomo. E’ l’ennesima dimostrazione che l’essere umano non può fare a meno di Dio.

Peter Singer, il filosofo australiano cui quei due “bioeticisti” si sono ispirati, è figlio di una coppia di ebrei scappata durante la Shoah: come è possibile che l’Olocausto non gli abbia insegnato nulla? Che senso ha che scriva libri come “Liberazione animale” accusando l’uomo di “specismo” (razzismo contro gli animali), e poi giustificando l’eliminazione dei neonati indesiderati? O che scriva “Il progetto grande scimmia” per poi praticare di fatto lo “specismo” contro gli esseri umani? “La vecchia morale non serve più”, sostiene Singer. Benissimo, ma è questa la morale alternativa cui si è ridotto dopo tanta ricerca con la sola ragione? E’ la spietata conferma che senza la fede l’uomo non va proprio da nessuna parte. Non trova affatto una via ugualmente bella, ugualmente dignitosa.

E nei rari casi in cui la trova, se ancora la trova, è perché sebbene la sua testa sia girata all’indietro, i suoi piedi camminano ancora sul selciato steso con cura dai suoi padri. Solo Cristo è la luce della storia. Ed anche questa volta il mondo “laico” ce l’ha fatto capire; ancora di più.

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37 commenti a Etica laica: un’occasione perduta

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  1. Fabrizio Ede ha detto

    Grazie per l’articolo !

    Purtroppo la laicità ha perso la ragione; il fatto è che l’idea dell’autonomia della ragione si manifesta anch’essa sempre più come una caratteristica cristiana: che autorevolezza può esercitare qualcosa non ha la capacità di affermare nulla di perenne? Il massimo che può ottenere è il consenso di una maggioranza… per un pò…

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  2. Woody85 ha detto

    Completamente d’accordo con lei! Ci siamo resi conto che nessuno ha stigmatizzato il comunicato ufficiale della Consulta di Bioetica di Maurizio Mori?

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  3. Ercole ha detto

    Benvenuto professore! Pienamente d’accordo…autogol clamoroso!

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  4. Mr. Crowley ha detto

    Io saro’ strano, ma secondo me, sarebbero questi i temi da trattare in un sito UAAR, invece di fare dell’antiteismo ideologico.
    Invece di analizzare e cercare di superare i problemi che causa all’uomo l’assenza di Dio, si danno alla critica ed alla bestemmia.
    Forse perche’ sono cose fuori dalla loro portata.

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    • joseph ha detto in risposta a Mr. Crowley

      [funzione AVVOCATO DEL DIAVOLO: ON]
      In effetti questo argomento sul sito UAAR ci è finito.
      Anche lì alcuni utenti parlavano in termini di autogol.
      [funzione AVVOCATO DEL DIAVOLO: OFF]
      Più che altro si rammaricavano della immagine che questa “uscita” dava al mondo “pro choice”…

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  5. Raffaele ha detto

    “Invece abbiamo perso i nostri antagonisti; abbiamo perso quelli che potevano essere, nella comune ricerca della verità, dei degni rivali. Perché sono come marinai che hanno abbandonato del tutto la nave, lasciando completamente a noi la barra del timone. In un certo senso ne siamo grati: nessuno meglio di loro indica che senza Dio non c’è più morale, che solo Lui può guidare la storia, che l’uomo senza il suo Creatore cessa immediatamente di essere uomo. E’ l’ennesima dimostrazione che l’essere umano non può fare a meno di Dio.”

    “ma è questa la morale alternativa cui si è ridotto dopo tanta ricerca con la sola ragione? E’ la spietata conferma che senza la fede l’uomo non va proprio da nessuna parte. Non trova affatto una via ugualmente bella, ugualmente dignitosa.
    E nei rari casi in cui la trova, se ancora la trova, è perché sebbene la sua testa sia girata all’indietro, i suoi piedi camminano ancora sul selciato steso con cura dai suoi padri. Solo Cristo è la luce della storia. Ed anche questa volta il mondo “laico” ce l’ha fatto capire; ancora di più.”

    Spietatamente vero, semplicemente fantastico. Straordinario il modo in cui la verità è stata sbattuta in faccia. Un grosso grazie a Biavaschi

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  6. Daniele ha detto

    E’ logico che l’etica laica (o sarebbe meglio dire laicista?) produca risultati deludenti, in cui persino la dignità umana viene messa in discussione.
    Infatti solo guardando verso Dio l’uomo può trovare “il vero, il bello e il buono”: cioè solo con Dio l’uomo è davvero Uomo.
    Il vero oscurantismo non viene dalla Chiesa, ma piuttosto da chi vuole estromettere Dio dalla storia.

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  7. Fabio Moraldi ha detto

    E il bello è che questa consulta l’hanno messa in piedi nel 2001. Questi sono i tempi di resistenza ;)

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  8. Tommaso B. ha detto

    Dio regna ancora i nostri Cuori :)

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  9. Ugo La Serra ha detto

    Il banale errore è quello di giudicare l’etica non religiosa tramite parametri religiosi. Cioè, considerare l’etica laica buona se si ottengono gli stessi risultati e gli stessi dettami dell’etica religiosa.
    L’etica non religiosa parte da altri presupposti, e afferma cose diverse dall’etica religiosa.
    Ed esiste proorio per superare i limiti dell’etica religiosa. Altrimenti non ci sarebbe stata nessuna necessità di formularla.

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    • EnricoBai ha detto in risposta a Ugo La Serra

      Ma esiste l’etica non religiosa? E su quali assoluti si fonda?

      Se l’etica non religiosa esiste per superare quella religiosa (sempre in gara voi 4 gatti eh?) perché accoglie l’infanticidio? Forse lo ritenete un progresso civile come l’omosessualità?

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      • Ugo La Serra ha detto in risposta a EnricoBai

        Vedo che stai commettendo lo stesso errore, cioè giudicare se una cosa è buona o no in base all’etica “religiosa”, e pretendere che l’etica non religiosa vi si uniformi.

        “Ma esiste l’etica non religiosa? E su quali assoluti si fonda?”
        L’etica non religiosa si basa sull’unico assoluto che afferma che *non* esistono assoluti.

        “Forse lo ritenete un progresso civile come l’omosessualità?”
        L’omosessualità non è un progresso civile. È qualcosa che esiste ed è naturale, e come tale va riconosciuta e tutelata, come qualunque altro orientamento sessuale. Ritengo un progresso civile rimuovere qualunque discrimiazione in base all’orientamento sessuale. Stesso discorso riguardo il colore della pelle, i tratti somatici, il sesso o la cultura, la religione professata.

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        • Kosmo ha detto in risposta a Ugo La Serra

          “L’etica non religiosa si basa sull’unico assoluto che afferma che *non* esistono assoluti.”

          Cominciamo male…
          E’ un po’ contraddittoria la cosa, non ti pare?

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        • lorenzo ha detto in risposta a Ugo La Serra

          “È qualcosa che esiste ed è naturale, e come tale va riconosciuta e tutelata, come qualunque altro orientamento sessuale.”
          Prima di scrivere certe cose, devi imparare bene a soppesare le parole: anche la pedofilia e l’incesto esistono, sono naturali e sono orientamenti (più corretto darebbe definirli disorientamenti) sessuali; ed allargando ancora di più l’orizzonte, anche il furto e l’omicidio esistono e sono naturali…
          I tuoi ed altri ragionamenti di persone che la pensano come te, sono uno un supporto insostituibile alla razionalità cattolica: grazie di esistere, se non ci foste bisognerebbe inventarvi.

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          • Ugo La Serra ha detto in risposta a lorenzo

            Se due adulti consensienti vogliono fare sesso e sposarsi, perché ciò dovrebbe portare conseguenze negative a me e/o alla società?
            Concedere un diritto a qualcuno non vuol dire negare diritti a qualcun altro.

            Se si consente agli omosessuali di sposarsi, la cosa non influisce minimamente sulla possibilità o meno degli etero di sposarsi. Quindi, negarlo è un abuso, una discriminazione, un azione inutilmente malvagia.

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            • lorenzo ha detto in risposta a Ugo La Serra

              Ti ho già ringraziato per il contributo che ci hai fornito al correto uso della razionalità, non infierire ulteriormente contro il tuo cervello. ;-)

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              • Ugo La Serra ha detto in risposta a lorenzo

                Non hai risposto nel merito.

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                • Ermanno ha detto in risposta a Ugo La Serra

                  Inutile ricominciare ogni volta da capo. Leggi, studia, sottolinea e poi ritorna: http://www.uccronline.it/2012/03/27/psicologi-filosofi-e-giuristi-si-oppongono-alle-nozze-gay/

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                  • Ugo La Serra ha detto in risposta a Ermanno

                    Anche nell’articolo del link non viene spiegato quale effetto nefasto avrebbe il matrimonio di una coppia su tutti gli altri matrimoni.
                    Solo una serie di frasi trite e ritrite, ma che in realtà sono completamente prive di significato.

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                • lorenzo ha detto in risposta a Ugo La Serra

                  “…l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora più in giù: i piglianculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre…” (L. Sciascia: “Il giorno della civetta”)

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  10. Paolo Cattani ha detto

    Se i risultati sono quelli descritti direi che proprio non ci sarebbe stata necessità alcuna, anzi… o sorgeranno comitati in favore di una legge del tipo “Norme per la tutela della prima infanzia e per l’Interruzione Volontaria del suo sviluppo” in nome di una “libera e consapevole determinazione della donna, dell’uomo e degli altri generi tutti” (che al momento non so enumerare né vorrei far torto a qualcuno…)

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  11. Antonio72 ha detto

    In realtà i bioeticisti laici, per essere coerenti con se stessi e con il loro modo di ragionare (alla favola che la ragione accomuni tutti gli uomini non ci crede più nessuno) non potevano che aprire alla possibilità di sopprimere un neonato entro qualche settimana dopo il parto. Ed il bello che questa scelta non è neanche logicamente incompatibile con il loro progetto animalista. Infatti per questi bioeticisti la persona emergerebbe da un certo grado di coscienza o consapevolezza del soggetto. Ebbene sappiamo che un neonato nelle prime settimane ancora non ha completamente sviluppato la propria autocoscienza, quindi non è una persona. Viceversa uno scimpanzè adulto è caratterizzato da un livello di autocoscienza similare a quella di un bambino di tre-quattro anni, quindi a differenza di un neonato umano, può definirsi persona. Ora, è ovvio che secondo il medesimo ragionamento, non ci sarebbe alcun problema nel sopprimere anche un neonato di scimpanzè e nemmeno fare la frittata con un uovo di un corvo, uccello intelligentissimo. Il fatto che queste possibilità non siano completate è spiegabile solo perchè non interessa a nessun essere umano sopprimere un neonato di scimpanzè o di babbuino, visto che non gli tocca mantenerli.
    Resta ancora da individuare bene il livello minimo di autocoscienza necessario per definire una persona. Si parla di alcune settimane, ma forse la scienza un giorno ci potrà dire che potrebbero essere mesi, o addirittura anni. Perchè, signori miei, la scienza ci vuole spiegare tutto, e noi dobbiamo inchinarci al suo sacrosanto ed insindacabile giudizio. Rassegnatevi che un giorno le neuroscienze riusciranno a scoprire la precisa zona cerebrale in cui risiede il concetto di Dio, così chi vorrà potrà assumere un bel farmaco inibitorio che Lo cancelli una volta per tutte dalla mente umana. (Tuttavia forse, chi lo sa, un giorno potrà ricomparire proprio nel cervello di uno scimpanzè).

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    • Paolo Cattani ha detto in risposta a Antonio72

      Simpatici questi bioeticisti che per ragionare correttamente devono sostenere la liceità di atti attualmente previsti e puniti dal codice penale. Niente di impossibile, per carità, se la società sostenesse tale liceità: è stato così con adulterio ed aborto. Resterebbe da stabilire per quale motivo razionale il concetto di persona debba essere relativizzato a quelo di autocoscienza; per non parlare della dipendenza dalla ricerca scientifica, visto che, ad esempio, per molto tempo la “scienza” ha ritenuto ininfluente il DNA nella determinazione dei caratteri in virtù della sua “povertà” biochimica, ridotta a 4 nucleotidi, “evidentemente” inadatta a spiegare tanta variabilità, al contrario delle proteine. Successivamente il DNA è diventato quasi il deus ex machina del vivente e le proteine sono state dimenticate finché non sono state fatte alcune scoperte sul cancro e soprattutto, almeno nella divulgazione, è scoppiato il caso della “mucca pazza” con relativo prione. Il tutto, ovviamente, senza tenere conto dei criteri per stabilire quel livello di minimo sviluppo di autocoscienza da cui parte la persona, che scientificamente potrà forse essere misurato: sarà la labile scienza di un certo periodo a fissarli? Sarà la comparazione con altri animali (alla faccia dell’antispecismo)? O saranno altri criteri come quelli che hanno portato allo stesso livello il periodo di osservazione di adulti e bambini (questi ultimi con maggiori capacità di ripresa, quindi in un primo tempo avvantaggiati) prima di dichiarare la morte cerebrale e di conseguenza la possibilità di espiantare organi a cuore battente? La speranza è che la scienza possa trovare la precisa zona cerebrale in cui risiede il buon senso e magari conciliare, di fronte ad un problema come una malattia, la scelta di fede (chiamare il medico ed assumere farmaci in voga al momento) con quella razionale (in genere un Pater, Ave, Gloria, che almeno non cambiano mai e non hanno effetti collaterali…)

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      • Antonio72 ha detto in risposta a Paolo Cattani

        In realtà effettivamente non può esistere una persona che non sia dotata di almeno un minimo di autocoscienza. Gli stessi filosofi distinguevano l’anima vegetativa da quella razionale. Ovviamente quest’ultima, almeno a livello fisico, non può attecchire su materiale biologico che non sia potenzialmente predisposto ad accorglierla.
        Questa è l’attuale interpretazione considerata dalla stessa legislazione italiana che prevede la possibilità di sopprimere l’embrione/feto entro un limite di tempo massimo, più o meno coerente con la tesi di una struttura biologica non adatta ad accogliere l’anima razionale, o meglio la mente, dato che il concetto di anima è metafisico-religioso.
        Il fatto è che l’autocoscienza non è data una volta per tutte, ma è piuttosto una dinamica progressiva o evolutiva, come d’altronde successivamente la stessa personalità umana il cui assestamento si ha di solito nella fase adolescenziale, ma anche oltre.
        Quindi è ovvio che l’asticella del limite massimo per sopprimere la vita umana può essere spostata a seconda di quale livello di autocoscienza si ritenga minimo per definire un essere umano razionale.
        Allora, almeno a livello razionale, quando si voglia definire il concetto di persona secondo il livello di autocoscienza raggiunto, la relativizzazione è necessaria (in Italia, come negli altri paesi abortisti, è già così oggi).
        E’ paradossale che i riduzionisti-materialisti per relativizzare la persona debbano ricorrere ad un concetto metafisico come “mente” o “autocoscienza”, mentre le istituzioni religiose siano costrette, per assolutizzare il medesimo concetto, ad assumere come punto di riferimento il patrimonio genetico unico, non replicabile ed insostituibile e quindi di fatto a ridurre la persona al suo DNA.

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        • Paolo Cattani ha detto in risposta a Antonio72

          non direi al solo DNA (vedi orientamento degli assi embrionali etc.) Comunque resta la relativizzazione a mio avviso pericolosa ed ingiusta (Provocazione: che dire di un bioeticista di quella stregua che ritenesse legittimo utilizzare cadaveri umani per produrre saponette in quanto privi di autocoscienza, cosa tragicamente accaduta anche se in termini diciamo “filosofici” ancora più rozzi anche se non meno indegni?)

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          • Antonio72 ha detto in risposta a Paolo Cattani

            In realtà sono sbagliati entrambi gli approcci, sia quello assolutista fondato sulla biologia, la quale essendo legata al progresso scientifico non può dirsi di certo una piattaforma stabile ed immutabile, sia quello relativista del tutto convenzionale ed adattabile alle diverse convenienze sociali ed economiche.
            Il giusto approccio è ammettere la nostra ignoranza sulla vita senza ipocrisie, cioè si deve basare sul principio di precauzione che questa impone.
            L’etica non deve fondarsi su una scienza che ancora non sa spiegare la vita umana (e non umana) ed il relativismo utilitarista può ammettere razionalmente anche l’abominio. L’errore è che si vuole mettere sempre la scienza sul piedistallo anche quando non è il caso. Se infatti si vuole accettare l’equivalenza persona=genoma, ovvero definire la persona solo dal punto di vista biologico, per coerenza si dovrebbe considerare vera anche l’equivalenza mente=cervello.
            Invece la Chiesa, almeno secondo me, dovrebbe rimanere nel campo che le compete, ovvero determinare una volta per tutte a che livello del continuum biologico l’anima viene infusa nell’organismo umano, restando tra l’altro coerente con la teologia tomistica. A quel punto si potrebbe dire che l’uomo in potenza merita cmq la tutela in quanto ecc… senza cadere nel ridicolo di difendere la “vita” di un gamete o fare il funerale ad una blastocisti.

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            • Paolo Cattani ha detto in risposta a Antonio72

              Concordo perfettamente sulla prima parte.Siccome però il tomismo per quanto grande metafisica non è rivelazione, meglio adottare come fa la Chiesa il principio di massima prudenza

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  12. Francesco ha detto

    Credo che vi sia un travisamento delle tesi sostenute dal Prof. Singer che, lo rammento per chi non lo sappia, è molto impegnato anche contro la fame nel mondo (il suo ultimo libro “The life you can save” tratta proprio questo argomento). Non corrisponde quindi allo stereotipo dell’animalista misantropo cui, spesso, lo si vuole accostare. Le tesi del Prof. Singer sono chiaramente spiegate nei suoi libri e chiunque abbia voglia di comprendere davvero le sue idee dovrebbe attingere direttamente alle fonti. Una cosa è certa, Singer è un laico e parte da presupposti che non prevedono la presenza di referenti metafisici. In quest’ottica il concetto di persona smette di essere un assioma e viene rediscusso alla luce delle conoscenze scientifiche:imperfette ma certamente più affidabili di un credo aproblematico e dogmatico.

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    • Paolo Cattani ha detto in risposta a Francesco

      Premesso che lo stereotipo del misantropo cui (spesso?) verrebbe accostato Singer non riveste nella discussione la benché minima importanza (inoltre “excusatio non petita…”), e premesso ulteriormente che appaiono di difficile interpretazione i termini “referente metafisico” e “aproblematico” nel contesto in cui vengono usati, il significato di persona risulta definito così non scientificamente ma arbitrariamente, indipendentemente dall’imperfezione delle ricerche scientifiche, risultando una mediazione spesso squilibrata tra alcune conoscenze soggette a mutazione nel tempo ed alcune priorità vere o presunte della società (vedi ad esempio l’accorciamento del tempo di osservazione dei bambini in coma per definirne la morte cerebrale: poche ore come per gli adulti, pur possedendo i primi una capacità di recupero assai più protratta nel tempo; del resto lo stesso concetto di “morte cerebrale” nasce su basi simili e in fondo fa riferimento a dati statistici importanti ma non assoluti: a chi piacerebbe essere espiantato dei propri organi a cuore battente dopo 6 ore di EEG piatto sapendo che magari qualche ora o giorno in più prima di staccare la spina avrebbero consentito il risveglio? Casi limite, certo, ma non così rari in letteratura). Un’etica così fondata, del resto, usa i dati scientifici ma non nasce dalla scienza ed a seconda dei presupposti (uniti ai dati forniti dalla scienza) potrebbe giustificare qualsiasi orrore: è la scienza, ad esempio, che mi dice che il parametro da considerare per definire la persona sia necessariamente l’autocoscienza? E se partissimo dalla capacità produttiva (oltretutto l’Italia è costituzionalmente fondata sul lavoro)? Ciò renderebbe etico per la società l’uccisione dei pensionandi (pensate un po’, fine del problema pensioni, risparmi enormi nella sanità e magari qualche posto di lavoro libero…). Di fronte a tali prospettive, anche da laico, preferirei tenermi il mio bel credo dogmatico che vieta di uccidere e che tra l’altro, ironia della sorte, con Adamo ed Eva unici progenitori giustifica l’uguaglianza delle persone, cosa che non risulta affatto così palese (anzi!) in Darwin. Ciò detto concludo che ho letto i libri di Peter Singer, che sono cattolico, specista e vegano, convinto della prevalente e generale inutilità della sofferenza inflitta agli animali e convinto che l’uomo sia il custode del creato e non colui che può farne ciò che vuole. Come vede, almeno nello stile di vita, finisco per concordare (insieme a sempre più persone, grazie a Dio) sulla scelta vegan, pur rigettando completamente le argomentazioni e le sue conclusioni di Singer sulla persona.

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