Il laico Norberto Bobbio: «la morale laica è irragionevole»

Norberto Bobbio, un vero “papa laico” (come purtroppo non ne esistono più), è considerato unanimamente uno dei maggiori intellettuali ed una delle personalità culturali più influenti dell’Italia del ventesimo secolo. Lui sosteneva che: «La morale razionale che noi laici proponiamo è l’unica che abbiamo, ma in realtà è irragionevole». Infatti, perché si dovrebbe fare il bene piuttosto che il male, se facendo il male mi verrà un vantaggio e nessun svantaggio? Se manca il chiodo a cui appendere l’etica, allora nessuna etica è razionalmente possibile e quel chiodo non può che venire da un Legislatore fuori di noi, da Dio. La “morale laica” si può appoggiare solo sulla coscienza personale e il consenso popolare a una certa norma o comportamento, ma questo non regge. Lo ricorda su Zenit.it padre Gheddo, il più conosciuto tra i missionari italiani. Bobbio era un vero laico, ben diverso dai laicisti moderni. Diceva: “la maggior parte degli uomini di oggi non sono tanto atei o non credenti, quanto increduli. Ma colui che è incredulo non è fuori dalla sfera della religione. Lo stato d’animo di chi non appartiene più alla sfera del religioso non è l’incredulità, ma l’indifferenza. Ma l’indifferenza è veramente la morte dell’uomo” (Che cosa fanno oggi i filosofi?, Bompiani, Milano, 1982, p. 140). Sul Corriere della Sera difendeva il diritto fondamentale di nascita per il concepito. “è lo stesso diritto in nome del quale sono contrario alla pena di morte”. E ancora, con molta amarezza constatava: “lio non ho nessuna speranza. In quanto laico, vivo in un mondo in cui è sconosciuta la dimensione della speranza” (da De senectute, Einaudi, Torino 1996). Il Corriere della Sera del 13/9/09 ha scritto: “Bobbio è anzitutto un maestro di laicità, non nel senso stupido e scorretto qua­si significasse l’opposto di credente, come credono e vo­gliono far credere gli ignoranti e i disone­sti. Oggi viviamo in una temperie culturale assai poco laica, funestata dai fondamentali­sti religiosi come da quelli aggressivamen­te atei, entrambi capaci di ragionare solo con le viscere e con slogan orecchiati”. Lo disse lo stesso Bobbio: “I due mali contro cui la ragione filosofica ha sempre combattuto – e deve combattere ora più che mai – sono, da un lato, il non credere a nulla; dall’altro, la fede cieca” (N. Bobbio, “Che cosa fanno oggi i filosofi?”, Bompiani, Milano, 1982, p. 140). Peccato che oggi siano rimasti solo i rimasugli di questa sana laicità, rappresentati da ateucci militanti e ideologici. Che almeno imparassero l’uso della ragione dai loro maestri!

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