Sigmund Freud? «Un bravo scrittore», gli psicologi lo ridimensionano

Non si è mai capito perché Sigmund Freud sia stato così eccessivamente valorizzato in ambito scientifico. Addirittura alcuni sono arrivati a paragonarlo a Charles Darwin, ma in realtà, nonostante ambisse profondamente al premio Nobel per la medicina, esso gli venne sempre negato perché il suo lavoro era considerato privo di “prove scientifiche”.

Fu invece candidato, nel 1936, al premio Nobel per la letteratura. Secondo lo psichiatra Alessandro Meluzzi, docente di Genetica del Comportamento Umano e di Salute Mentale presso l’Università di Torino e direttore scientifico della scuola superiore di umanizzazione della medicina per la Regione Piemonte, è un paradosso assai corretto: «Freud narratore rappresenta un caposaldo della storia della letteratura più che che della storia della medicina […]. Mentre la psicanalisi da parte dell’analisi e delle psicoterapie oggi giorno è un metodo sicuramente datato e poco applicato, sono infatti ormai pochi i pazienti che vengono curati da una psicanalisi classica, Freud rimane invece un grande contributo alla storia della cultura, del pensiero e dell’intelligenza umana».

Molti polemisti anticristiani citano spesso le tesi anti-religiose di Freud, ma occorre ricordare anche che egli considerava l’omosessualità come un arresto dello sviluppo psicosessuale. Citava le stimolazioni durante il primo periodo della vita (forte legame con la madre, mancanza di un’effettiva figura paterna, inibizione dello sviluppo maschile da parte dei genitori, regressione alla fase narcisistica dello sviluppo, competizione perdente con fratelli e sorelle…) a sostegno della genesi dell’attrazione omosessuale. Nelle femmine parlava di invidia del pene in associazione a conflitti edipici non risolti. Nei “Tre saggi sulla teoria sessuale”, ritenne che fosse lecito sottoporre una persona omosessuale ad un trattamento psicoanalitico solo se il suo atteggiamento fosse egodistonico, ovvero fonte di sofferenza.

Il filosofo Michel Onfray ha recentemente accusato Freud di essere vicino a fascimo e nazismo, mentre non sono pochi i suoi colleghi di oggi che stroncano quasi tutto quello che affermò. In particolare, Anthony Storr, psichiatra di Oxford, lo definisce così: «Faceva collezione di statuette, odiava la musica e aveva una superstizione per i numeri […]. Sebbene Freud fosse molto saldamente attaccato alla propria identità ebraica, la sua pratica religiosa vera e propria era praticamente nulla. Ecco perché credo che in qualche modo egli non capì mai il significato della religione». Montague Barker, psichiatra e direttore medico dello Heath House Priory Hispital di Brisol ha descritto la stanza di Freud con centinaia di statuine: «quando entro e le vedo, tutte meticolosamente disposte in fila, bé, allora come psichiatra tutto quello che posso dire è che in quest’uomo c’era una straordinaria nota ossessiva».

Fraser Watts, psicologo a Cambridge, ha spiegato che «Freud usava le sue idee e il suo quadro concettuale psicoanalitico per dare una vernice razionale da quello che credo fosse un ateismo viscerale derivante dalle sue esperienze personali». Tuttavia ammise che «la concezione psicoanalitica poteva essere usata per sviluppare un approccio alla religione completamente diverso dal suo». Malcom Jeeves, psciologo della St. Andrew’s University, ha analizzato il pensiero di Freud sulla religione (valore alla dipendenza dal padre terreno unita a volontà di indipendenza, risoluzione in un padre immaginario), affermando che potrebbe benissimo essere capovolto: «si scopre che Freud aveva una bambinaia cattolica che non gli piaceva affatto e una pessima relazione con suo padre». Ed è diventato ateo. Così, «sebbene sia divertente pensare a questo tipo di teorie, in realtà bisogna prendere tutto il problema molto più seriamente e chiedersi quali siano i dati di fatto rilevanti. Stando a quel che vedo, Freud non prese in considerazione la maggior parte di essi» (tratto da R. Stannard, “La scienza e i miracoli”, TEA 2006, pag. 108-114).

La redazione

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