Massimo Albertin non ha ancora digerito la pesante sconfitta sul crocifisso…

L’uaarino più conosciuto del mondo è senz’altro Massimo Albertin. Il suo nome (e quello di sua moglie, Soile Lautzi) è rimbalzato su ogni quotidiano internazionale quando i due hanno portato davanti alla Corte di Strasburgo (che non è un’istituzione europea) la richiesta di estirpare ogni crocifisso dalle aule scolastiche italiane, in data 3 novembre 2009.

La vicenda si è rivelata essere una delle più efficaci iniziative per l’affermazione dei simboli cristiani in Europa degli ultimi decenni (altro che insipide iniziative di qualche cattolico!). Infatti, grazie a questa tollerante famigliola, la presenza dei crocifissi in Italia è letteralmente triplicata, venendo appeso anche nelle aule che da sempre ne erano sprovviste. Ne davamo un resoconto dettagliato in Ultimissima 21/6/10. Ma non è finita…la Grande Camera della Corte Europea, in data 18/3/11, come tutti sappiamo ha completamente ribaltato la sentenza iniziale, con 15 voti favorevoli contro 2 (cfr. Ultimissima 18/3/11), creando così, sempre grazie a Massimo Albertin e alla sua consorte italofinlandese, un precedente imprescindibile sulla questione della presenza dei simboli religiosi negli spazi pubblici in tutta Europa e rafforzando finalmente una norma giuridica finora poco chiara. La corte costituzionale del Perù ha infatti già preso spunto da questa sentenza per legittimare la presenza del crocifisso e della Bibbia nei tribunali (cfr. Ultimissima 7/4/11).

Dopo questa batosta l’UAAR ha folkloristicamente messo “a lutto” per alcuni giorni il suo sito web, mentre Albertin, uno dei fondatori dell’aggregazione dei razionalisti, dopo aver vaneggiato su un segreto complotto tra il Vaticano e l’UE, ha dichiarato: «Si tratta di una sentenza che non offre spazio a ulteriori passi da parte nostra; per noi la questione finisce qui». L’amara delusione tuttavia non lo ha ancora abbandonato, tanto che si è dato ai battibecchi parrocchiali, partecipando pochi giorni fa, infatti, ad un incontro interreligioso tra un sacerdote e un rabbino, organizzato dalla Diocesi di Padova. Essendo stato escluso dal gruppo dei relatori (probabilmente per la sua militanza in una frangia estrema e non rappresentativa della religione atea) si è recato all’appuntamento come spettatore, portandosi appresso il figlio, colui che era rimasto talmente terrorizzato dal crocifisso nella sua classe da aver chiesto alla madre di farlo togliere anche da tutte le altre scuole d’Italia (in questa foto è quello con i capelloni, il piccoletto è invece Giorgio Villella, altro fondatore dell’UAAR)

Albertin, appena ha avuto l’opportunità di intervenire, ha accusato i relatori di non aver invitato nessun rappresentante della religione atea e si è scagliato contro il prete (ovviamente), sostenendo che lui considerasse gli atei delle “non-persone” poiché non gli ha mai citati nel suo intervento. Molto imbarazzato dal livello della questione, il moderatore ha preferito passare oltre dando spazio ad interventi più intelligenti. Il nostro militante, dopo una seconda delusione nel giro di pochi mesi (offeso, tra l’altro, per essere stato chiamato “ateo” dal sacerdote), ha voluto sfogarsi con i suoi compagni di guerra e raccontando la sua disavventura in un articolo.

Dato che solo pochi uaarini hanno prestato attenzione al suo sfogo, ha tentato ancora una volta di portare all’attenzione le sue vicende qualche giorno dopo, intromettendosi violentemente in un dialogo su altri argomenti. Oltre a definire i cattolici che commentano sul sito dell’UAAR dei “cattotroll“, ha postato un commento in cui linkava il suo articolo sui fatti di Padova, usandolo come prova scientifica dell’intolleranza religiosa e chiedendo un commento. Nonostante le offese gratuite ai cattolici, ha ricevuto risposte educate ed argomentate, e lui ha pensato bene di replicare pubblicando nuovamente lo stesso identico commento. Questo si che è razionalismo!

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