Napolitano zittisce l’UAAR: i vescovi possono fare visita nelle scuole

Per tutto l’1 dicembre 2011 il sito web dell’UAAR, l’associazione di atei fondamentalisti, ha pubblicato notiziole di gossip religioso, tenendo all’oscuro i propri adepti dall’ennesimo fallimento subito dall’associazione, nonostante diversi quotidiani ne parlino in prima pagina.

Oltre a voler esaminare scientificamente l’Eucarestia per trovare la presenza di Dio (cfr. Ultimissima 3/2/11 ), l’UAAR ha fatto ricorso contro il vescovo di Grosseto, Franco Agostinelli, e il terzo Circolo didattico della città toscana che nel 2007 aveva autorizzato il dialogo fra il presule e gli alunni della scuola elementare di via Sicilia. Ma oggi il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha respinto tale ricorso affermando che la visita pastorale in una scuola pubblica si può fare, anche se c’è chi vorrebbe impedirla. Un vescovo ha tutto il diritto di incontrare i ragazzi in aula e questo non è «in contrasto con le garanzie di autonomia culturale e libertà di culto» sancite dalla Costituzione e che, anzi, è una «testimonianza sui valori» che fondano «l’esperienza religiosa e sociale di una comunità», si legge nel parere della seconda sezione del Consiglio di Stato che il presidente della Repubblica ha posto a fondamento della sua decisione. Qui si può leggere il documento ufficiale.

L’avvocato Gianfranco Amato, che ha rappresentato Agostinelli in giudizio, afferma: «Si tratta del primo precedente che affronta la questione della visita pastorale in un istituto statale. Ed è uno smacco per l’Uaar. Perché definisce un orientamento preciso di cui si dovrà tenere conto e perché potrà essere utilizzato nei procedimenti che sono pendenti di fronte ai Tar di alcune regioni». Dunque, ancora una volta -così come è accaduto per il tentativo di rimuovere i crocifissi nelle aule (conclusosi con la creazione di un precedente fondamentale in tutta Europa e l’aumento del numero di simboli religiosi nelle scuole), bisogna davvero ringraziare l’UAAR per le sue battaglie che riescono sempre a colmare dei vuoti legislativi sulla presenza religiosa nella società e promuovere con grande efficacia il concetto di laicità positiva. Tutti ora in Italia sapranno che per il Consiglio di Stato, «l’autonomia delle istituzioni scolastiche consente agli organi collegiali di programmare anche incontri con le autorità religiose locali, rappresentative della comunità sociale e civica con cui la scuola pubblica è chiamata a interagire». Ne tengano conto i presidi e coordinatori scolastici!

Lo stesso Gianfranco Amato ironizza sull’UAAR dal sito di Cultura Cattolica: «Finalmente un freno alla arroganza laicista! Mi permetto sommessamente di far presente ai membri dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, che è solo mediante un dialogo onesto ed un confronto sereno che si superano gli steccati del fanatismo e dell’intolleranza. Non attraverso temerari ricorsi al Capo dello Stato o ai Tribunali Amministrativi Regionali», anche perché ancora una volta si sono rivelati controproducenti. La notizia è per ora apparsa con un ottimo titolo in prima pagina su Il Messaggero, con lo stesso titolo su Il Gazzettino e sul blog di Andrea Tornielli, vaticanista de La Stampa.

Informiamo anche che la setta degli atei razionalisti italiani (come la chiamano gli ex adepti, si veda Ultimissima 31/3/11), ha portato parallelamente avanti un iter burocratico in cui chiede in modo imbarazzante di poter essere riconosciuta dallo Stato come “confessione religiosa” aspirando così al tanto invidiato 8×1000. Come riportavamo in Ultimissima 25/4/10, nel Ricorso straordinario al Capo dello Stato del 30/5/1996 il presidente Carcano & Co si lamentano perché «è stato disconosciuta la qualificazione non solo di confessione religiosa, ma anche quel­­la di associazione religiosa: ma un’u­­nione di atei non è né una società sportiva né un partito politico può essere qualcosa di diverso da una associazione con fine di religione. La qualità oggettiva di associazione religiosa di ogni gruppo di ateismo militante è rafforzata dal­l’auto­in­ter­pre­ta­zio­ne effettuata dai soci all’interno della loro libertà di associazione: e l’UAAR, come si è detto, si interpreta come religione». E ancora: «l’ateismo non potrebbe nemmeno essere distinto dalla religione per un altro motivo: infatti la soglia di distinzione tra religione e non religione è mobile e dipende dalla definizione adottata». L’UAAR vorrebbe che lo Stato riconoscesse «il soddisfacimento del bi­­sogno religioso dell’ateo», il quale «si manifesta nella critica alle religioni», anche se ha pure «delle manifestazioni positive». Un vero e proprio delirio, insomma. Tutto questo per avere «vantaggi di tipo patrimoniale (attribuzione dell’otto per mille del gettito IRPEF, deducibilità del­le erogazione liberali dei fedeli) e non patrimoniali (ac­cesso al servizio radiotelevisivo pubblico e riserva di frequenze; insegnamento dottrinale su richiesta nelle scuo­le pubbliche.

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