L’UAAR pecca di razionalità: intrighi, lotte di potere ed epurazione degli eretici

Potevamo intitolare quest’articolo nel modo utilizzato da scrittori alla Corrado Augias quando vogliono creare il solito polverone sul Vaticano: “I segreti dell’UAAR”, oppure “Tutto quello che avreste voluto sapere dell’UAAR”, o anche: “UAAR S.p.a: la verità sull’UAAR”, e infine: “Quel che l’UAAR non ti farebbe mai leggere”. Abbiamo però preferito essere originali e attenerci strettamente ai fatti descritti qui sotto, che sono di per sé già pubblici sul web, per tutti e da diversi mesi.

Sul sito dell’UAAR (l’unica associazione italiana di atei convinti di essere anche razionalisti) leggiamo che fra i suoi comandamenti c’è quello di «far fronte al dilagare della presenza cattolica sulla stampa», attraverso «notizie, articoli, recensioni, documenti, informazioni e dossier su tutto quanto riguarda la laicità e la non credenza». Ma tutto, tutto? Non proprio. Indaffarati ad arginare la stampa cattolica si sono casualmente dimenticati di informare pubblicamente della “decapitazione” di diversi responsabili dell’associazione stessa. In particolare quelli dei Circoli di Lecce e della Puglia, di Bari, di Rimini e di Roma (e molti altri semplici associati). Due di essi hanno aperto dei blog personali attraverso i quali hanno svelato quali trame si celano dietro la più grande associazione di atei  militanti italiani: intrighi, giochi di potere, litigi e insulti, intrallazzi economici, gelosie amorose,  attaccamenti alla poltrona, abuso di potere, violazione della libertà d’opinione, dispotismo del comitato centrale e del segretario ecc… Non ci aspettavamo certo nulla del genere da un’associazione che si definisce “razionalista”, sempre pronta a sparare pistolotti moralisti verso i cristiani, il Vaticano, congregazioni religiose e politiche. Ma, bando alle ciance, diamo la parola agli “ex”, ai “decapitati”, agli “epurati”, ai dimissionari, ossia alla fonte più informata sul vento che tira nel microcosmo (ir)razionalista dell’UAAR.


LETTERA DI DUE EX-UAARINI.

Cominciamo dal 28/10/10, quando su Cronache Laiche (il giornaletto parrocchiale di un pugno di laicisti) compare una lettera di Stefano Puglisi, ex membro dell’UAAR nonché ex coordinatore del Circolo provinciale di Bari. Il Puglisi premette di parlare anche a nome di Giacomo Grippa, ex coordinatore Regionale dell’UAAR per la Puglia ed ex coordinatore del Circolo provinciale di Lecce (i loro nomi compaiono anche su una vecchia pagina di contatti dell’associazione).

Gli ex militanti vogliono informare della loro espulsione «dall’Associazione con pronunciamenti del Collegio dei Probiviri emanati, rispettivamente, il 22 febbraio ed il 18 marzo 2010. Entrambi –scrive il Puglisi- eravamo stati da poco riconfermati nelle rispettive cariche dalla maggioranza dei soci votanti nelle assemblee annuali di Circolo». Gli ex uaarini annunciano comunque di aver già consumato la loro vendetta: «Giacomo Grippa ed io abbiamo inviato oggi all’Unione Forense per la Tutela dei Diritti dell’Uomo la richiesta di assistenza per la presentazione al Ministero della Solidarietà Sociale di una domanda di revoca dell’iscrizione dell’UAAR nel registro nazionale delle Aps (Associazioni di promozione sociale), nel quale l’UAAR è presente al numero 141. Lo status di APS conferisce all’UAAR una serie di importanti vantaggi, fra i quali la possibilità di usufruire del versamento del 5 per mille da parte dei contribuenti».

Il Puglisi continua: «La nostra richiesta è motivata dal fatto che l’UAAR si è dimostrata, a nostro avviso, priva dei requisiti richiesti per il riconoscimento di tale status. I suddetti requisiti comprendono il rispetto dei principi e dei diritti sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e dalla Costituzione della Repubblica Italiana, carte che l’UAAR dichiara di far proprie nel proprio Statuto e nelle proprie Tesi». I due ex adepti ritengono che «siano stati messi in atto una serie di gravi comportamenti in violazione della Costituzione e della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Crediamo anche che la più grande associazione di atei ed agnostici presente in Italia […], sia tenuta a basare il proprio operato – anche nelle vicende interne – su principi e criteri che non sono stati rispettati nelle vicende menzionate, e che la nostra iniziativa possa essere utile ad una gestione più democratica ed illuminata dell’attuale, rendendo così più efficaci le sue azioni a favore di una società finalmente libera da influenze religiose e da dogmatismi d’ogni genere». L’UAAR quindi, nonostante gestisca un numero risibile di soci, sarebbe a sua volta caduta negli errori che tanto critica ai suoi avversari, risultando agli occhi dei due ex responsabili “non libera da influenze religiose e da dogmi”.


REAZIONE DEGLI ATEI, PRO E CONTRO UAAR.

I commenti alla lettera si protraggono fino al 10 novembre 2010. Il primo commento che compare è di Giacomo Grippa, il co-autore della lettera, il quale rincara la dose scoperchiando altre beghe: «Pur da componente radiato per delitto d’opinione, auspico che il dibattito sulla democrazia interna riconosca la dovuta autonomia alle articolazioni territoriali, con il diritto alla partecipazione graduata dei vari introiti ( donazioni, 5xmille, tesseramento ), finora negato da un vecchio o comodo paternalismo accentratore». Il Grippa prende di mira anche Raffaele Carcano, impiegato part-time e cultore di musica tribale (come si autodescrive sul sito dell’associazione) e, date queste competenze, segretario responsabile del razionalismo ateo italiano: «Auspico norme anche per limitare la durata dell’incarico da segretario, che non diventi una professione o altra carriera in fieri; norme sulla incompatibilità tra rappresentante dell’Uaar e candidature elettorali, e fra i diversi ruoli dell’associazione. Sarebbe vitale che la direzione nazionale, ora limitata ad un ristretto a 7 componenti, al pari di una segreteria, organo coadiuvante il segretario, fosse più ampia e rappresentativa della base, evitando il formarsi di un pensiero unico e divenendo sana e ospitante cassa di risonanza di ogni opinione, di ogni protagonismo, di ogni divergenza, pena corto-circuiti, letali repressioni o conformismi».

Anche il Puglisi commenta la sua lettera, ribandendo le violazioni e gli abusi di potere dell’Associazione razionalista e  concludendo che «l’UAAR non è credibile, a mio avviso, se si batte contro la Chiesa o altri soggetti quando questi violano i diritti fondamentali dell’uomo, e poi non li rispetta al suo interno, e ciò mina la sua credibilità e l’efficacia delle sue azioni […]. Se dall’Unione Forense per la Tutela dei Diritti dell’Uomo dovessero “risponderci picche”, cosa di cui dubito, mi rivolgerò ad un legale di mia fiducia». Più avanti assicura di avere «copiosa documentazione alla mano» di queste violazioni. Rispondendo ai commenti che si susseguono, assicura che queste  non sono “cose che accadono in tutte le associazioni”, poiché vi è stato un «”uso “politico” dell’espulsione: se viene usata come un’epurazione in stile staliniano dei personaggi scomodi e dei dissidenti, e, soprattutto, se viene usata contro chi non ha violato alcuna regola, allora l’organizzazione in questione non è democratica» e infatti «non pensiamo che l’UAAR si identifichi con la sua attuale dirigenza». E ancora: è «un’organizzazione gerarchica, piramidale e oligarchica, perché tutto il potere è concentrato nelle mani di pochissime persone, che sono nel contempo Governo, Parlamento e Revisori dei Conti […] Da quando ci siamo resi conto di cosa sia diventata l’UAAR sotto l’attuale dirigenza, l’esserne usciti ci fa respirare più liberamente, ed io personalmente non potrei più far parte di un’associazione del genere per un’elementare esigenza di igiene mentale. Avrei voluto tentare di cambiarla dall’interno».

Interviene anche una militante dell’UAAR di Ravenna, tal Giovanna, che afferma: «Anche io perdo le speranze x un futuro democratico e laico e non mi stupisco più se l’Italia è derisa da tutti, visto che nel microcosmo uaar si riproducono gli stessi meccanismi di lotta x il potere e azioni pesanti. Penso sia doveroso essere messi a conoscenza del problema non nel suo aspetto becero, ma in quello “concettuale”». Da queste parole arriva la conferma che l’UAAR non ha mai  voluto rendere note queste vicende ai suoi devoti seguaci. Inteviene anche un altro lettore di Cronache Laiche, tal Romano, il quale associandosi al Grippa, ritiene che «sia meglio uscire da una organizzazione come questa con segretari, probi o proni viri ecc. Capisco pure l’amarezza, ma lassa perde, è una organizzazione che pensa solo a Dio». Poco più sotto ribadisce: «Finchè si tiene dentro come garanti Odifreddi che dice quelle stupidaggini antiamericane, non fa male solo alla laicità ma alla democrazia tutta». Anche Giulia commenta: «Sono d’accordo con Romano, che senso ha stare in organizzazioni così? Questi regolamenti servono solo per dare potere estremo magari ad un segretario o presidente che si crede di essere, per l’appunto, un dio. Sono proprio pericolose le organizzazioni fatte così, come del resto i partiti». Un altro lettore di Cronache Laiche, “Mr”, aggiunge: «Una follia. Ho sempre ritenuto una follia l’uaar pur ignorando che lì dentro c’erano tutte ste cose. Incredibile veramente». Franco Jori commenta: «Non ho avuto mai nessuna considerazione di un associazione così attenta all’altissimo signore […]. L’uaar fa piuttosto male che bene alle “rivendicazioni” laiche della società». Non mancano difese a spada tratta all’associazione da parte degli uaarini, ma il dialogo si trasforma -come al solito- in uno scambio di insulti e di accuse tra atei pro e contro UAAR.

Chiude malinconico il Grippa rivolgendosi al Puglisi: «vabbè la discussione possiamo considerarla consumata, inutilmente. Abbiamo continuato a dialogare con persone, alcune della quali hanno sottaciuto con simpatico civismo e briosa, vivida razionalità sia la loro individualità, sia la loro appartenenza. Forse, non ci sarebbe altra spiegazione, assodati i conosciuti, si è trattato di volontari delle retrovie, para-carcarini in progress». La redazione di Cronache Laiche decide infine di  interrompere la possibilità di commentare poiché la conversazione si è «ridotta solo a uno scambio di accuse personali».


RIVELAZIONI DELL’EX RESPONSABILE UAAR DI BARI: STEFANO PUGLISI.

La battaglia degli ex adepti era però cominciata sui blog personali. Segnaliamo quello del Puglisi, inaugurato il 19/3/10, cioè il giorno dopo della decapitazione del Grippa dall’UAAR, e chiuso il 19/4/10. Nella ventina di articoli pubblicati, a partire dal primo, si viene a conoscenza delle malefatte dell’UAAR e della sua «attuale e mediocre dirigenza nazionale, sostenuta da un’altrettanto mediocre dirigenza locale», la quale «si sta trasformando inesorabilmente in un gregge». L’ex coordinatore di Bari, rivela che nell’UAAR, «quando qualcuno si rifiuta di aderire al pensiero unico dominante, viene prima tentata la strada della persuasione, poi si passa agli attacchi personali sulle mailing list da parte di alcuni dirigenti nazionali, subito dopo si scatena – sempre sulle mailing list – il linciaggio morale da parte di una decina fra Coordinatori/Referenti provinciali e semplici soci con periodiche spruzzate di benzina da parte di membri del Comitato Centrale – pardon, mi è scappato, volevo dire Comitato di Coordinamento – quando il fuoco tende ad affievolirsi, e a quel punto, se il “dissidente” è un Coordinatore di Circolo, cominciano a partire gli attacchi dall’interno del Circolo stesso (soci mediocri e frustrati che vedono nel contrasto in atto l’occasione per emergere dall’anonimato ed allearsi con i vertici associativi, a loro volta pronti ad accoglierli a braccia aperte)». Il passaggio successivo è l‘espulsione del socio “dissidente”, «come è successo di recente a me e, proprio ieri anche al Coordinatore del Circolo UAAR di Lecce e Coordinatore Regionale della Puglia: Giacomo Grippa, un uomo davvero probo che all’UAAR ha dedicato molti anni di duro e costante impegno, e che all’UAAR ha donato tanti successi e tanta visibilità». Da ex responsabile dell’UAAR, constata che «molti (troppi!) soci accettano passivamente (o reprimendo il loro dissenso e masticando amaro) di far parte del gregge, sostenendo apertamente la dirigenza nazionale o limitandosi ad assistere in silenzio ai linciaggi ed alle espulsioni (spesso con l’illusoria speranza che al prossimo congresso nazionale qualcosa possa cambiare, ma sarà difficile se i “dissidenti” continuano ad essere espulsi o si vedono costretti a dimettersi) […] Un’associazione che dovrebbe incoraggiare il libero pensiero fa di tutto per reprimerlo, e per mortificare la creatività dei suoi soci». Infatti, pare che il Puglisi avesse voluto intitolare il Circolo di Bari alla filosofa Ipazia, ma sia stato violentemente censurato dall’Associazione. Pochi giorni dopo queste parole, l’UAAR organizza un incontro per sfruttare la presunta storicità della filosofa contro i suoi assassini, cristiani fanatici di allora (tutto da dimostrare, ovviamente).

Il Puglisi allora decide di pubblicare un altro articolo in cui rivela l‘incoerenza di Raffaele Carcano che, prima «sostiene l’impossibilità di intitolare un circolo UAAR ad una “credente neoplatonica irrazionale”», e poi «con incredibile faccia di bronzo, organizza una conferenza su di lei, confermando il sospetto che Giacomo Grippa espresse all’epoca delle polemiche sull’intitolazione: la loro opposizione era dovuta al fatto che noi soci baresi gli avevamo soffiato l’idea». Puglisi commenta l’iniziativa dicendo che «l’antipapa Carcano I» non ritiene degno dedicare un circolo ad Ipazia poiché essa «non era dichiaratamente atea […]. L’UAAR considera “eretici” tutti coloro che non accettano i suoi dogmi, come quello dell’incredulità, configurandosi così non come associazione che promuove il libero pensiero ed il diritto di professare qualunque religione o non professarne alcuna (come si evince dal suo Statuto e dalle sue Tesi), ma come una setta che tende ad escludere chi non si adegua al pensiero unico dominante (che è quello dei dirigenti nazionali di turno) […] Quando mi iscrissi all’UAAR, ero convinto di entrare in un’associazione che si batteva per la creazione di una società ed uno Stato basati sui principi della laicità, non in una chiesa atea, con i suoi eretici, l’Indice dei libri (e dei blog) proibiti, il voto di obbedienza alle gerarchie di fatto imposto ai suoi soci, e via dicendo».

In un terzo articolo si viene a sapere di tante altre epurazioni e dimissioni, taciute e nascoste ai più: Valentina Bilancioni (ex coordinatrice del circolo di Rimini, di cui parleremo più sotto) rea di aver criticato la dirigente nazionale Adele Orioli; Francesco Paoletti (ex membro del Comitato di Coordinamento e coordinatore del circolo di Roma), reo -si legge- di essere il compagno della Bilancioni, di non aver attaccato i quadri nella nuova sede nazionale e di aver, anche lui, osato criticare la Orioli; e vari abbandoni di componenti del gruppo direttivo del circolo di Roma, in conseguenza delle dimissioni del Paoletti, dimissioni «che hanno praticamente “decapitato” uno dei più numerosi circoli d’Italia dell’UAAR». Nell’elenco degli ex uaarini famosi viene citato anche Giacomo Grippa e l’espulsione del Puglisi stesso, «guarda caso in vista del congresso nazionale, nel quale la dirigenza nazionale vuole limitare al massimo la presenza di oppositori».

L’autore del blog affronta poi in dettaglio le ragioni della sua espulsione, fra cui il veto imposto all’intitolazione del Circolo di Bari ad Ipazia, di cui abbiamo già accennato. Al suo articolo risponde una militante del Circolo UAAR di Perugia, tale Monia, la quale informa che «anche noi di Perugia eravamo intenzionati ad intitolare il nostro Circolo a Brenno Tilli – anarchico e anticlericale perugino – prima di incontrare il secco rifiuto dei dirigenti nazionali, cosa che ci ha abbastanza sconcertato considerato che abbiamo sempre agito in maniera autonoma, convinti di non dover rendere conto o peggio chiedere il permesso per ogni singola iniziativa». Tuttavia presi da una sorta di omertà, «per evitare sterili discussioni di cui già avevamo previsto l’esito e che avrebbero fatto del male solo all’Uaar abbiamo deciso di lasciare perdere per ora, convinti che un’associazione come la nostra sia di fondamentale importanza nel territorio. Mi fa comunque piacere constatare che ci sono altri che invece hanno avuto lo stomaco di scontrarsi con tali “infime argomentazioni”».

In un sesto articolo emerge che la guerra tra il Circolo di Bari e il comitato centrale dell’UAAR si intensifica a causa della proposta di intitolare una strada a Charles Darwin. Il Puglisi pubblica infine l’ultimo articolo in occasione dell’elezione a coordinatore del circolo di Bari di Rafael La Perna, colui -dice Puglisi- che è stato protagonista «dell’attacco sferratomi dall’interno del circolo contemporaneamente all’offensiva lanciata contro il sottoscritto dalla dirigenza nazionale, con una manovra a tenaglia che si è conclusa con la scomunica dell’eretico di turno».


RIVELAZIONI DELL’EX RESPONSABILE UAAR DI RIMINI: VALENTINA B.

Ci occupiamo ora del blog di un’altra epurata (o dimissionaria), che si firma Avalon. Da una lettera pubblicata  tra i suoi articoli e dal fatto che lei si dichiara “compagna di Francesco Paoletti”, capiamo che si tratta di Valentina B., ex responsabile dell’UAAR di Rimini, la quale avvia il suo blog il 22/9/09 per sospenderlo il 6/11/10. Nel primo articolo annuncia di voler raccontare la «scelta di dimettermi da coordinatore e socio dell’UAAR, e di entrare apertamente in conflitto con la dirigenza».

Nel secondo articolo, dopo aver raccontato di essere stata censurata da Carcano sulla pagina delle Ultimissime dell’UAAR a causa di una critica verso l’organizzazione di un raduno/assemblea, racconta di intrighi e gelosie d’amore tra i responsabili nazionali, in particolare tra lei, l’intoccabile Adele Orioli e l’ex coordinatore di Roma Francesco Paoletti. Non si capisce benissimo quali siano i rapporti sentimentali- né ci interessa saperlo- anche perché Avalon descrive i fatti dando per scontato che il lettore sia informato degli intrallazzi che reggono l’UAAR.  Accenna pertanto ad una «cena del circolo di Roma, il 21 dicembre 2008» dove, «davanti ad un nutrito numero di soci di cui alcuni nuovi ed allibiti, la responsabile giuridica del comitato di coordinamento Adele Orioli, socia afferente al circolo di Roma, ha attaccato in maniera grave ed ingiustificata il coordinatore Francesco Paoletti, collega in seno al detto comitato. Comportandosi in maniera estremamente aggressiva ed isterica, Orioli gli ha indirizzato pesanti e gridati insulti, che a parte il tutto sommato lieve “uomo di merda”, non riporto per non cominciare subito a riempire di parolacce questo blog». L’ex uaarina dice che le sue accuse verso la Orioli, hanno «indignato il segretario Carcano in quanto riprovevole manifestazione pubblica dei miei pregiudizi nei confronti di costei […]. Rammento volentieri che definii Adele Orioli “infida, capace di inusitate disonestà e perfidie” in privato, ed in pubblico “capace di tradimenti, menzogne e umiliazioni”». Si intravvedono gelosie e tradimenti d’amore, quando l’autrice del blog  afferma: «Tengo a sottolineare che non è mia abitudine il malanimo nei confronti di coloro che mi hanno preceduto (e spesso nemmeno in coloro che mi hanno seguito!) nella vita e nel cuore dell’uomo che amo, e della gelosia di cui Carcano mi ha accusata non porto alcuna traccia: non si può essere gelosi, né peraltro invidiosi, di chi si disprezza profondamente […]. Chi è capace di tradimento reiterato nei confronti del proprio compagno/a, a maggior ragione e con più facilità sarà capace per il proprio interesse di tradimento nei confronti di coloro che gli hanno affidato un mandato».

In un terzo articolo, l’ex adepta ricorda che le sue dimissioni «sono state dovute all’impossibilità di portare avanti un mandato da coordinatore di circolo avendo a che fare con persone che mi disgustano profondamente come le due sopra nominate [Carcano e Orioli, cda], e non solo».

Il 27 gennaio 2010 si scaglia ancora contro il potere dell’UAAR e di Raffaele Carcano, in seguito al «pronunciamento dei probiviri in merito al ricorso di “Citizen” Carcano nei confronti di Francesco Paoletti, reo di aver comunicato le proprie dimissioni ai soci afferenti il Circolo UAAR di Roma come prescrive il regolamento», con lo scopo di non consentire «possibili variazioni dello statu quo, della politica di controllo delle comunicazioni fuori dal coro, della struttura ufficiosa da azienda padronale imposta all’UAAR dalla dirigenza».

Accenna poi alla minaccia di dimissioni da parte di Carcano, segretario dell’UAAR, a dimostrazione della crisi interna dell’Associazione. Infierisce ancora sul segretario dei razionalisti, dicendo che «Carcano ha dimostrato di essere l’anello mancante tra l’homo sapiens e le anguille. Perché la richiesta di incontro sottopostagli dal Circolo di Roma al fine di discutere questioni di importanza reale per il Circolo stesso e per l’intera associazione lo ha portato a reagire in maniera tale da offendere profondamente l’intero gruppo dei soci attivi, coordinatore e cassiere compresi, portandoli a rimettere ogni incarico ed in alcuni casi addirittura la tessera? Perché di fronte a una crisi reale dell’associazione apertasi su più fronti allora nemmeno in comunicazione tra loro, tale da portare all’allontanamento – volontario o forzoso – di svariati dirigenti e soci attivi, invece di aprire un tavolo di gestione dei problemi, cercare incontri, lavorare attivamente per risolvere gli aspetti pratici dei problemi, ha preferito arroccarsi nella torre d’avorio della lesa maestà e lasciare incancrenire quanto sarebbe stato risolvibile sino a trasformare l’associazione in un ring di ricorsi e controricorsi? […] La maschera da zombie pagliaccio che gli ho affettuosamente donato lo scorso Halloween può aiutarlo a rendersi più somigliante al soggetto».

Successivamente risponde alle accuse che il segretario dell’UAAR le rivolge: «L’inossidabile Pontifex Carcano mi definisce compagna del leader dell’opposizione interna: se per leader dell’opposizione interna intende Francesco Paoletti, l’unica parola che ha senso è “compagna” […]. Di Carcano, prima che lo conoscessi, mi venne spesso decantato l’acume politico; poi l’ho conosciuto, e ho iniziato a chiedermi dove lo tenesse. La mia impressione è che sia quasi del tutto privo della capacità di valutare le persone, di creare relazioni e dinamiche di gruppo funzionali, di instaurare collaborazioni con realtà esterne, di motivare la base e ingenerare entusiasmo e carica nella piazza. Se non ci sono tali capacità, e magari il vuoto è riempito da qualche senso d’inferiorità, allora si rischia di far danni. Come il giungere a ritenere Francesco Paoletti il proprio pericoloso e principale nemico […]. Si conceda a Pontifex l’attenuante del trepidare per la propria poltrona, sempre consigliato come sopra, e si potrà comprenderne almeno in parte l’umano dramma».

Il 7/3/10 rivela che 1770 soci non hanno rinnovato l’iscrizione a febbraio: oltre un terzo del totale. Commenta: «Evidentemente l’attuale dirigenza ha raggiunto un livello tale di insipienza da superare perfino la notevole capacità di sopportazione dei sostenitori dell’associazione. Pontifex Carcano non aveva affatto bisogno di sciorinare il suo invidiabile palmares per dimostrarci quanto faccia ridere: è certo di conforto la certezza che nel pur remoto caso in cui il Comitato Centrale a forza di espulsioni si faccia mancare il quarto a briscola, il segretario avrà una proficua carriera a cui tornare». Nell’articolo intitolato Militia Carcani, l’ex responsabile dell’UAAR ridicolizza la fallimentare manifestazione dell’Assiciazione in occasione della “Giornata di memoria della Breccia di Porta Pia” (cfr. Ultimissima 21/9/11).

Ci fermiamo qui perché crediamo di averne abbastanza, per ora. Questo tuttavia è solo ciò che è emerso pubblicamente e  a cui tutti possono accedere, tuttavia deduciamo dalle frecciatine degli ex soci che ci sia dietro ben altro. Ci chiediamo dunque: come può un’associazione come l’UAAR, così piccola e insignificante nel panorama culturale italiano, ma tuttavia già colma di questo marciume -che gli ex membri ritengono infiltrato “fino alle fondamenta”-,  avere il coraggio di attaccare, insultare e diffamare costantemente un’istituzione enorme e fondamentale nel panorama internazionale come la Chiesa cattolica, riconosciuta  -da credenti e non credenti- come la più alta autorità morale attuale e della storia?


Aggiornamento 14/4/11.
L’ex coordinatore del Circolo UAAR di Bari, Stefano Puglisi, ci ha avvertito di aver risposto all’articolo attraverso un post pubblicato sul suo blog Ipazia e Giordano Bruno sono morti invano?.

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