Simon Conway Morris: il celebre evoluzionista prende sul serio la fede cristiana
- Ultimissime
- 07 Set 2026

Tra i più grandi antropologi del mondo, Simon Conway Morris parla di fede cristiana, scienza, Darwin, metafisica e resurrezione.
Uno dei grandi protagonisti della scienza mondiale è studioso dell’apologeta cristiano C.S. Lewis.
Il dettaglio emerge dall’intervista del 27 agosto scorso all’eminente paleontologo darwinista, Simon Conway Morris.
Il programma “Unbelievable” lo ha infatti messo a confronto con l’epistemologo Sam McKee..
Professore emerito di Paleobiologia evolutiva all’Università di Cambridge, è una delle massime autorità nello studio dell’esplosione cambriana e dei fossili della Burgess Shale.
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Morris e l’evoluzione convergente
Morris è soprattutto noto per i suoi studi sull’evoluzione convergente: il fenomeno per cui organismi appartenenti a linee evolutive differenti sviluppano indipendentemente soluzioni biologiche simili.
Proprio questo è stato un tema affrontato nella conversazione.
La convergenza evolutiva, sostiene Morris, suggerisce che l’evoluzione non sia semplicemente un processo aperto e casuale, ma che «il numero delle alternative nella storia della vita è sorprendentemente limitato».
Vincoli evolutivi e direzioni ricorrenti, tuttavia, «non implicano di per sé alcuna sorta di teleologia», ha precisato, piuttosto evidenziano «profondi livelli di organizzazione nel mondo».

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Scienza e fede: complementari
Ci tiene infatti a specificare di non aver bisogno di usare la parola “riconciliazione” tra scienza fede, né di essere un “”concordista”: «Non voglio trovare delle somiglianze che ritengo anticipino un’osservazione scientifica» anche perché «la scienza è sempre provvisoria».
Li ritiene piuttosto ambiti «complementari» e mischiare troppo scienza e fede «impoverisce entrambe».
In ogni caso, confessa di aver «finito di leggere» un libro che ripristina «l’importanza di Aristotele e della causalità», osservando che ciò conduce «abbastanza rapidamente non tanto ad Agostino, ma a Tommaso d’Aquino» e al fatto che «solo noi umani possediamo un’anima intellettiva che ci permette di ragionare».
Una tesi, aggiunge lo scienziato, che mostra la «straordinaria acutezza di pensiero dell’Aquinate», tanto da essere un’evidenza sperimentata chiaramente nei suoi studi.
«Gli animali», conferma il paleontologo, «sono certamente capaci di cognizione e coscienza, ma non ragionano». Per esperimenti diretti sui corvi, ad esempio, Morris ha osservato che «non usano causa ed effetto, non usano la razionalità».
E neppure hanno autocoscienza, al contrario di quanto si dica. Il famoso esempio degli scimpanzé che si riconoscono nello specchio, spiega, «è quasi esclusivamente un’area che coinvolge animali cresciuti in compagnia degli esseri umani. Sono stati inculturati».
In natura, scherza, «non c’è alcun scimpanzé che guarda in una pozza nella giungla dicendo: “Oh, sono proprio un bel tipo!».

Scienza e fede: complementari
Tornando a Tommaso d’Aquino, il paleontologo di Cambridge confessa di aver conosciuto il suo pensiero leggendo Chesterton e C.S. Lewis.
Proprio loro sono stati importanti nella sua formazione cristiana.
Essendo cresciuto in una famiglia con radici cristiane ma soltanto nominali, ha spiegato di essersi avvicinato intellettualmente alla fede proprio attraverso gli Inklings, il circolo letterario e intellettuale di Oxford che riuniva Lewis, Tolkien e altri scrittori cristiani.
A partire da Lewis, li considera di straordinaria statura intellettuale e grazie a loro ha iniziato a considerare la realtà come «molto più porosa di quanto potremmo aspettarci», più di quanto dica il materialismo. Ma «non sono un filosofo, né un teologo», spiega, «sono uno scienziato».

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Le evidenze della Resurrezione
Nella sua carriera Simon Conway Morris ha incrociato anche il movimento americano dell'”Intelligent Design“, che respinge radicalmente come “tana del coniglio”.
Ritiene infatti «una perdita di tempo» voler interpretare la Genesi come «anticipazione di una descrizione scientifica della storia dell’universo».
Piuttosto, la Bibbia forma la visione con cui «vediamo il significato del mondo», è quindi «una lente» attraverso cui guardarlo.
Riguardo la peculiarità umana, per Morris è una questione che oltrepassa la semplice biologia.
Non ha dubbi sulla discendenza dai primati ma riconosce un’infinità di cose che «sembrano essere invisibili probabilmente a tutti gli animali».
Perché possediamo matematica, linguaggio, musica, razionalità? Perché siamo capaci di interrogarci sulla realtà stessa? Sono domande che, secondo lui, aprono alla possibilità di «realtà metafisiche» che non sono direttamente accessibili agli strumenti della scienza.
«Per qualche ragione», confessa, «siamo stati invitati in questo nuovo mondo di possibilità. Parliamo dell’imago Dei».
Parlando di evidenze scientifiche e non scientifiche, l’intervista entra nel cuore del cristianesimo.
È lo stesso Morris a introdurre il tema della resurrezione di Cristo, verso la quale ammette che «l’evidenza storica è in realtà piuttosto buona», anche se non dipende dalla scienza.
Lo sviluppo del senso spirituale
L’ultima domanda rivolta a Simon Conway Morris riguarda la possibilità che gli esseri umani abbiano sviluppato una sorta di senso spirituale.
Per lui non c’è stato un momento o un giorno in cui è avvenuto, sospetta piuttosto che sia stato «un processo graduale, forse a partire da 500 mila anni fa». Anche se quelli che sembrano essere dei santuari «compaiono circa 120 mila anni fa».
Lo scienziato confessa però di non essere un esperto in materia.
Lo stesso atteggiamento emerge quando affronta il problema della sofferenza animale. La ritiene «semplicemente insolubile» ma non intende liquidarla come insensata.
D’altra parte, aggiunge Morris, sia Agostino che Tommaso «adotterebbero una prospettiva più ampia», nella quale ciò che appare incomprensibile dal nostro punto di vista «non è detto che debba essere necessariamente la storia finale».

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L’esperienza del numinoso
La lunga intervista ha quindi toccato molte tematiche.
Ne è emerso un profilo di Simon Conway Morris molto interessante, uno scienziato di primo piano che prende sul serio tanto l’evoluzione quanto la fede cristiana.
Verso la fine del confronto, l’antropologo però confessa di non aver mai avuto una fortissima esperienza spirituale, anche se dice di avere molta familiarità con «l’esperienza del numinoso», cioè la percezione improvvisa che la realtà vada oltre ciò che è immediatamente materiale e ordinario.
È lì che «il mondo diventa molto più sottile», osserva, aggiungendo che «è una sorta di indizio del fatto che ci si sta avvicinando ai margini dell’eternità».

















1 commenti a Simon Conway Morris: il celebre evoluzionista prende sul serio la fede cristiana
Il credo dogmatico dell’evoluzione che non si pone domande serie perchè la risposta seria sarebbe solo una: siamo stati creati con intento, nulla è casuale.