Cattolici sui social: se ci disprezziamo come tutti gli altri, dov’è la diversità?
- Ultimissime
- 23 Ago 2026

Dov’è la vita cambiata dal Vangelo se ci comportiamo come fanno tutti? I cattolici sui social e la sfida di una diversità di sguardo.
Sui social i cattolici litigano come tutti gli altri. A volte persino peggio.
Basta una diversa opinione sul Papa, sulla liturgia, sulla politica, sulla morale o su una questione teologica per trasformare il confronto in una guerra di etichette.
«Non sei davvero cattolico», «sei eretico», «devono scomunicarti». Spesso senza una vera argomentazione, ma con sarcasmo e aggressività sulla persona.
Ma che testimonianza è? Dov’è allora la diversità di sguardo sulla vita e sugli altri che dovrebbe avere e portare chi si dice cristiano?
Se ne è parlato al Meeting di Rimini con Bruno Mastroianni, filosofo e docente di Teoria e pratica dell’argomentazione digitale (Università di Padova), che da anni studia il modo di discutere nel mondo digitale.
UCCR sta seguendo quotidianamente la kermesse riminese segnalando alcuni incontri interessanti.
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Litigare è scappare dal dissenso
Mastroianni parte da una constatazione molto concreta: «Il dissenso dà fastidio, il consenso gratifica». Ma perché?
Perché le nostre idee, quando rimangono dentro di noi, «sono rotonde, ben costruite, ci suonano bene, sono perfette». Quando però le esponiamo agli altri, cominciano a mostrare i loro limiti.
Possiamo non essere capaci di argomentarle, possiamo essere fraintesi, abbiamo avuto una giornata storta oppure scoprire che qualcuno vede ciò che noi non avevamo visto.
Eppure è proprio questo il valore del dissenso: «È l’unica strada attraverso la quale riusciamo a capire qualcosa in più di noi, dell’altro, del mondo».
Lui parla positivamente di “dissenso“, di “disputa“, differenziandola dal “litigio“. Perché quest’ultimo, osserva, «è fondamentalmente una manovra evasiva».
Quando la discussione diventa attacco personale, infatti, «la questione l’abbandoniamo e abbiamo evitato il confronto». Litigare, paradossalmente, diventa così «il modo migliore per evitare un conflitto».
È una dinamica evidentissima sui social: quella che Mastroianni definisce «guerra senza conflitto».
Non si confrontano realmente due posizioni ma è «la mia parola contro la tua», in una «contrapposizione pura».
Molto più difficile è invece «contraddire», cioè entrare nella posizione dell’altro, restare sugli argomenti e sulle fonti, cercare di comprendere cosa vuol davvero dire l’altro e mettere in discussione ciò che non condividiamo.

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Un nuovo modo di abitare i social
È proprio ciò che spesso manca nelle discussioni anche tra noi cattolici.
Si passa direttamente dalla differenza di opinione alla delegittimazione dell’interlocutore, si mette in dubbio l’autenticità della sua fede.
Per un’opinione diversa sul colore delle scarpe del Papa ci si espelle a vicenda dalla comunità dei credenti.
Un’altra cosa che occorre per una buona disputa è il tempo. I social invece rendono tutto diretto e immediato, con tanto di pubblico ad assistere che crea pressione psicologica.
Invece, spiega l’esperto, bisogna imparare a dire «siamo arrivati fin qui», abbiamo capito cosa ci divide e ci torneremo sopra.
Questo suggerisce anche una domanda decisiva: quali conflitti posso davvero affrontare? Su quali ho competenza? Conosco davvero la questione? Non tutto ciò che compare nel nostro feed merita una battaglia.
Anche perché il digitale amplifica i nostri peggiori istinti.
Lo «schermo» favorisce l’«effetto disinibizione»: protetti dalla distanza «tendiamo ad essere più duri, più diretti». Un fenomeno ampiamente studiato dagli psicologi.
Mastroianni ricorda infine di mettere in conto che discutere implica sempre «una piccola umiliazione», cioè essere disposti ad accorgersi che «fino a oggi credevo questa cosa, ora che la sto conoscendo mi sono accorto che» la conoscevo poco e c’è un altro punto di vista.

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Cattolici sui social: dov’è la diversità?
Forse è proprio qui che dovrebbe vedersi la differenza cristiana sui social.
Non tanto nel non avere conflitti, ma nella consapevolezza con cui li attraversiamo.
Se davanti al dissenso semplicemente reagiamo con la stessa violenza, se il nostro interlocutore trova soltanto disprezzo, accuse e condanne, difficilmente potrà riconoscere in noi quel “sale della terra” chiamato a dare un sapore diverso al mondo.
Se ci comportiamo come tutti gli altri, dov’è la vita nuova? Quale testimonianza diamo a chi ci osserva?
Il rischio è parlare continuamente di un’esistenza cambiata dal Vangelo senza lasciare, nei luoghi in cui abitiamo (anche digitali), alcuna traccia concreta di questa novità.
















6 commenti a Cattolici sui social: se ci disprezziamo come tutti gli altri, dov’è la diversità?
Grazie.
Dovreste mantenere questo articolo sempre in evidenza, il primo da leggere quando si arriva qui.
Perché ho assistito proprio qui, l’ultima volta nei commenti al pezzo sulla studiosa ebrea, a scontri sconcertanti.
Se dobbiamo dare testimonianza, che esempio forniamo con certi battibecchi colmi di astio e supponenza? Invece di avvicinare persone alla fede, per di più ragionata, finiamo per fornire argomenti di scherno o rifiuto a chi non aspetta altro.
Talvolta basterebbe rileggere quel che si sta per pubblicare, magari lasciando trascorrere qualche minuto, chiedendo al Signore un aiuto nel discernimento.
Ho come l’impressione che tu non abbia ben chiara la differenza tra l’ascoltare anche le opinioni di chi rifiuta Cristo ed il mettere tale persona alla guida di chi dovrebbe meglio fare conoscere Cristo a chi non lo conosce.
Io mi riferisco (e così fa questo articolo) ai metodi e ai toni, non ai contenuti di un confronto.
Mi dispiace se non sono stato abbastanza chiaro nel commento.
Chiedo scusa, ma da quello che avevi scritto avevo desunto, probabilmente erroneamente, che per carità cristiana tu fossi a favore a che una persona la quale ritiene Gesù che non fosse Dio, guidi chi dovrebbe dimostrare al mondo che Gesù è Dio.
Questa, nelle intenzioni, avrebbe dovuto essere la risposta al commento di Luca.
Ho cancellato tutti i miei profili social nove anni fa.
Non capisco, francamente, un solo aspetto positivo di questi strumenti, mentre sono ogni giorno più noti gli effetti negativi, soprattutto sui più giovani.
Ricordo una discussione avuta su Facebook con una persona che mi attaccò con violenza perchè misi in discussione la vicinanza di noi cattolici con i luterani.
La mia constatazione si basava sul fatto che nel mondo luterano la divinità di Gesù viene posta in discussione, quasi fosse un aspetto secondario e non fondamentale. Si tratta, a ben guardare, di un aspetto che rende siderale la distanza con il cattolicesimo.
Arrivarono i supporter del violento, animati da spirito ecumenico, che cercavano di farmi capire che protestanti e cattolici hanno in comune Cristo.
La discussione finì lì, avendo dovuto constatare che la democrazia da social non dà spazio alla verità di fede.
Ma se Cristo non è figlio di Dio la nostra fede è vana.
Duemila anni di concili ecumenici, lotta alle eresie, per arrivare a dover discutere sul fatto che siamo lontani da chi mette in discussione la divinità di Cristo?
Mi sembra un po’ eccessivo.
Questa, come altre discussioni tra cattolici, sono frequenti e, dopo tanti anni, capisco che sono il frutto dell’ignoranza della Dottrina e dei principi basilari della fede, che tanti movimenti ecclesiali (di cui ho fatto parte), come di preti e frati (tesi sui cristiani inconsapevoli di Karl Ranher sono palesi tentativi di giustificare la propria mancanza di fede), portano avanti spesso inconsapevolmente, con effetti devastanti per la vita delle persone.
È di pochi giorni fa la discussione reale con una persona che, citando diversi teologi, alcuni dei quali hanno anche avuto dei ruoli importanti nel Concilio Vaticano II, voleva convincermi del fatto che il diavolo non esiste.
Gli ho inviato questo intervento dell’esorcista domenicano Padre Darmin, in cui si parla dell’esistenza del diavolo, cercando di fare capire perchè affermava una tesi inconciliabile con la fede cattolica, senza risultati.
Ecco il link al video di Padre Dermine: https://youtu.be/Tx1mHP8-6a4?is=LPmKgUZ0bl5bqgkg
Ciò che dovrebbe essere chiaro sin dalla più tenera età sono i dogmi e le condizioni senza le quali ci si può accostare a Cristo e al suo amore. Cercare di accogliere tutti per una malintesa concezione dell’amore cristiano, tollerando tesi palesemente eretiche, non fa bene a nessuno, né alla Chiesa, né ai fedeli né a chi sostiene, in buona fede, tesi eretiche e vorrebbe rimanere nella Chiesa.
E la finta piazza virtuale dei social non farà altro che aumentare il senso di confusione e smarrimento delle persone.