Padre Romanelli: «Inghiotto le lacrime e resto a Gaza»

padre romanelli gaza

L’intervento di padre Garbiel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia di Gaza, al Meeting di Rimini. La situazione tragica dei cristiani nella Striscia.


 

Restare a Gaza, nonostante tutto.

«Restare qui è una sfida, nonostante non lo si possa capire: il pastore deve restare con il suo gregge».

È una delle frasi più significative pronunciate da padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia di Gaza, durante il collegamento con il recente Meeting di Rimini.

Il sacerdote è intervenuto insieme a padre Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa, nell’incontro “Amare la Terra Santa”.

 


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La mancanza dei beni essenziali

Romanelli ha descritto una situazione ancora drammatica nella Striscia, nonostante il cambiamento del livello dei bombardamenti.

«Gaza è tritata», ha detto, paragonando la devastazione a quella provocata da uno tsunami: con una differenza decisiva, ha osservato, perché dopo lo tsunami i soccorsi arrivarono, mentre a Gaza l’aiuto continua a non essere sufficiente.

La vita quotidiana resta segnata dalla mancanza di beni essenziali.

Acqua potabile ed energia elettrica sono difficili da reperire; l’elettricità disponibile attraverso un generatore deve essere utilizzata per garantire il funzionamento non soltanto della parrocchia, l’unica cattolica in tutta la Striscia, ma anche dell’ospedale, delle comunità religiose, del depuratore e delle pompe.

 


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Quanti cristiani rimasti a Gaza

Il sacerdote ha inoltre richiamato l’attenzione sulla presenza cristiana, ormai numericamente ridotta.

Secondo i dati riferiti durante l’incontro, nella Striscia rimangono circa 541 cristiani cattolici e ortodossi, contro gli oltre 1.100 presenti prima del 7 ottobre 2023. Sessanta sono morti durante la guerra.

Il tema, tuttavia, riguarda più ampiamente il futuro di questa presenza in Terra Santa.

 


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“Inghiotto le lacrime e resto”

Restare, ha aggiunto padre Francesco Ielpo, significa infatti non soltanto resistere alle difficoltà, ma continuare a garantire una presenza, una comunità e un punto di riferimento per i cristiani locali.

Il Custode di Terra Santa ha quindi sottolineato come, per poter rimanere, siano necessarie condizioni concrete: una comunità, una famiglia, la possibilità di lavorare e di costruire un futuro.

A Gaza questo principio assume un significato ancora più drammatico. Per Romanelli, lasciare la Striscia significherebbe anche abbandonare le persone affidate alla sua cura.

Per questo, aggiunge, «inghiotto le lacrime e resto qui».

Durante la kermesse riminese, UCCR ha segnalato alcuni degli incontri più interessanti. Lo stesso facciamo in questo caso, invitando alla visione dell’incontro completo dedicato alla Terra Santa.

Autore

La Redazione

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