Quando Kierkegaard capì: «Il mio unico compito è diventare cristiano»

Kierkegaard cristiano


 

Voler continuamente diventare cristiani, anche se lo si è già

Al Meeting di Rimini si parla anche di Søren Kierkegaard.

E’ iniziata l’importante kermesse culturale, che oggi vedrà anche l’arrivo di Leone XIV. Si sono svolti già diversi incontri con decine di relatori.

UCCR sta raccontando e racconterà gli incontri più significativi.

Uno di questi è quello svoltosi proprio ieri pomeriggio su Kierkegaard, filosofo danese considerato il padre dell’esistenzialismo.

Il filo rosso che ha collegato l’intervento dei relatori è la profonda malinconia cristiana manifestata da Kierkegaard in tante sue opere.

Ne hanno parlato Ingrid Basso, docente di Filosofia teoretica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e studiosa di Kierkegaard, Joakim Garff, teologo danese e responsabile del Søren Kierkegaard Research Centre dell’Università di Copenaghen ed Ettore Rocca, docente presso il Søren Kierkegaard Research Centre di Copenaghen.

 


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Kierkegaard : “Un amante infelice di Dio”

E’ la filosofa Ingrid Basso a sintetizzare il profilo del celebre filosofo, quando si definisce «un poeta del cristianesimo, anzi «una sorta di amante infelice di Dio».

Ma perché infelice? Perché, spiega la filosofa, «la fede per Kierkegaard è un qualcosa che deve essere costantemente guadagnato, non ci si può accedere una volta per tutti. Non esiste il cristiano “tout court”».

«Cristiani» scrive il filosofo danese, «si è sempre in divenire», attraverso gli atti della propria vita.

E’ una bellissima immagine: il cristianesimo non è una semplice appartenenza sociale o religiosa, ma una modalità concreta dell’esistenza che va scelta o negata ogni mattina della nostra vita.

«Tu sei cristiano perché decidi di diventarlo», aggiunge Basso, «e non puoi diventarlo se non affronti quella che Kierkegaard definisce essere la possibilità dello scandalo».

Ovvero, solo se accetti «di rimanere, senza parole, di fronte alla rivelazione cristiana, che è un Dio che si è fatto carne. Non ci si può abituare ad una notizia di questo tipo».

 


Switchfoot, la rock band ispirata da Kierkegaard e Sant’Agostino
(14/01/2019)


 

Diventare cristiani (anche se lo si è già)

Nel suo intervento, Ettore Rocca riprende lo stesso concetto.

«Kierkegaard dice: “Io divento, il mio problema è quello di diventare, il mio unico compito è diventare cristiano”».

E’ un problema radicale che attraversa il “Postscriptum conclusivo non scientifico” (1846), dove Johannes Climacus, pseudonimo di Kierkegaard, esprime questa esigenza.

Non basta infatti nascere in un Paese cristiano, dichiararsi cristiani o appartenere formalmente alla Chiesa: la fede implica costantemente una decisione personale, da rinnovare ogni giorno.

 


Dialogo con il filosofo convertito: «In lacrime davanti a Dio»
(11/07/2025)


 

So amare se mi sento amato da Dio

C’è un altro passaggio che ci ha colpito dell’incontro di ieri.

Quando Ettore Rocca sintetizza questa intuizione Kierkegaard: «Io non sono buono, io non sono capace di amore, ma ne divento capace solo quando riconosco in te il bene, riconosco in te l’amore».

Infatti, ha spiegato il filosofo italiano, Kierkegaard capiva che nell’amore «entrambi abbiamo a che fare con un bene, con una bontà, con una libertà, con un amore che alla fine non viene né da me né da te, ma che io debbo prima riconoscere in te e, naturalmente, entrambi possiamo al massimo trasmettere un amore che ci viene dall’Alto».

Si ama, si vuole davvero bene come atto di sovrabbondanza e gratitudine per un bene e un amore che sentiamo da Dio sulla nostra vita.

Anche il teologo Joakim Garff ha ripreso il passaggio, contenuto nel testo “Atti dell’amore”: «Per Kierkegaard questo impulso ad amare ed essere amati è profondamente radicato in ognuno e ha origine divina. È Dio che ha infuso e instillato l’amore in ogni essere umano come qualità intrinseca».

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