Funerali negati: la Chiesa spiega l’incompatibilità con la massoneria
- Ultimissime
- 18 Ago 2026

Le esequie negate al maestro venerabile e la risposta del Grande Oriente. Ecco i motivi per cui la Chiesa ritiene incompatibile l’adesione alla massoneria.
È diventato un caso nazionale il funerale di Mario Tarducci.
Le sue esequie erano previste l’8 agosto scorso nella chiesa di San Marco Evangelista a Camporosso, nella diocesi di Ventimiglia-Sanremo.
Il vescovo mons. Antonio Suetta ne ha però disposto la sospensione immediata dopo essere venuto a conoscenza dell’appartenenza massonica del defunto. L’uomo era infatti maestro venerabile della loggia massonica “Mimosa n. 985” all’Oriente di Bordighera.
Ma quali sono i motivi dell’incompatibilità tra Chiesa e l’aderenza alla massoneria?
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I funerali negati al massone
Innanzitutto comprendiamo la delusione e la sofferenza dei familiari di Tarducci.
Non sarebbe però stato coerente, per la Chiesa, sostenere che l’appartenenza massonica sia incompatibile con la fede cattolica e poi trattarla, nel momento delle esequie, come un particolare irrilevante. Si trattava inoltre di un alto esponente.
La Chiesa non sta dicendo che fosse “indegno” della misericordia di Dio, giudizio che spetta soltanto a Dio.
La negazione del funerale riguarda invece l’opportunità e la possibilità di celebrare pubblicamente il rito secondo la disciplina ecclesiastica stabilita dal canone 1184 del Codice di diritto canonico.
L’errore, semmai, è stato a monte: non aver appreso per tempo adeguate informazioni sulle scelte di vita compiute da Mario Tarducci.
Anche a Roma, quasi in contemporanea, il card. Baldassare Reina ha disposto che non venissero celebrate le esequie di un altro affiliato alla massoneria, suggerendo solo una breve preghiera.

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La reazione del Grande Oriente
La vicenda ha provocato la reazione del Grande Oriente d’Italia.
Il Gran Maestro Antonio Seminario ha espresso “amarezza” per la decisione, sostenendo che davanti alla morte dovrebbero cadere le appartenenze e gli “steccati”.
Essere massone, sostiene, non significa essere nemico della fede. Non ha comunque contestato alla Chiesa il diritto di applicare le proprie regole, ribadendo la disponibilità al dialogo.

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Il vademecum della diocesi
La vicenda si è conclusa pochi giorni dopo, il 15 agosto scorso.
La diocesi di Ventimiglia ha emesso un vademecum sulle esequie ecclesiastiche, offrendo criteri chiari per affrontare le diverse situazioni relative alle esequie.
Nel punto relativo alla negazione dei funerali, si indicano i casi in cui «il rito creerebbe pubblico scandalo senza segni di pentimento», sottolineando anche «l’inconciliabilità tra la fede cattolica e l’adesione alla Massoneria, per la quale le esequie e la benedizione della salma risultano impossibili».

Chiesa e massoneria: perché incompatibili?
Ma quali sono le ragioni di tale incompatibilità? È questo il nodo teologico.
Nel 1983 la Congregazione per la Dottrina della Fede, con una dichiarazione di Giovanni Paolo II, firmata dal card. Ratzinger, stabilì che il giudizio della Chiesa sulla massoneria rimaneva immutato: principi inconciliabili, l’iscrizione resta proibita e i cattolici appartenenti alle associazioni massoniche si trovano in stato di peccato grave e non possono accedere alla Comunione.
Non si tratta di steccati ideologici, il motivo riguarda soprattutto la concezione della verità e di Dio.
La massoneria riunisce persone appartenenti a religioni differenti facendo riferimento a un principio divino comune, spesso indicato come “Grande Architetto dell’Universo”. Ogni aderente lo arricchisce con le proprie convinzioni.
Per il cattolicesimo, invece, Dio non è una realtà generica interpretabile liberamente: è il Dio trinitario che si è rivelato nella storia attraverso Gesù Cristo.
Altri aspetti massonici in contrasto sono il relativismo religioso e morale, la concezione della fede come fatto privato e la svalutazione della dimensione sacramentale e salvifica propria del cristianesimo.

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Dialogo è possibile e necessario
Il teologo Michael Heinrich Weninger è tra i principali studiosi della Massoneria.
Qualche tempo fa ha aggiunto che le logge irregolari (come il Grand Orient de France), al contrario di quelle regolari, «hanno sviluppato un approccio ateo e anticlericale».
Questo ha causato «la percezione storica della Massoneria come una minaccia per la Chiesa», generando anche miti e pregiudizi di cui UCCR ha già parlato tramite un ex massone.
«Il dialogo tra Chiesa e Massoneria», ha concluso il teologo austriaco, «rimane una sfida, ma è possibile e necessario».


















2 commenti a Funerali negati: la Chiesa spiega l’incompatibilità con la massoneria
I motivi dell’incopatibilita’ sono solo di natura “amministrativa” e di “potere” come dimostrano i fatti per cui è stata emessa la bolla di scomunica a suo tempo. Oggi invece la chiesa vive il dilemma, comprensibile, di aprire o no un dialogo …senza sapere con chi. Infatti sotto il nome di massoneria c’è di tutto e non aiuta nemmeno la differenza tra massoneria regolare o irregolare, infatti sotto il nome “nassoneria” si nascondono anche organizzazioni che di massonico hanno poco.o niente ed alcune sì sono in contrasto con i principi cattolici. Una cosa però è sicura e la Chiesa dovrebbe riflettere: ogni massone per essere tale, secondo i principi originali e attuali, deve crede in Dio, il proprio è non un altro, per poter entrare in Massoneria ed a nessun massone viene chiesto di abiurare la propria religione. Quando si parla di grande Architetto dell’universo si fa riferimento non ad una diversa divinità che ne esclude altre, ma di un modo per unire nell’associazione uomini con principi sani, che possono essere di religioni diverse, che chiamano
Grande Architetto il proprio Dio per non creare diversità tra gli appartenenti e… la cosa più importante, a conferma di cio’, è che in loggia la regola più importante è che “non si può parlare di Politica e di religione”…altro che anticlericali. La chiesa oggi è ostaggio di una decisione di scomunica presa da un Papa imbeccato dal Re di Francia che temeva questa organizzazione per motivi di potere e che è in contrasto con i sentimenti religiosi e cattolici veri di molti fratelli.
Gentile Osvaldo, il suo commento tocca una questione importante, ma mi sembra che la affronti partendo da un criterio che rischia di essere circolare: la compatibilità tra cattolicesimo e Massoneria viene giudicata sulla base delle intenzioni religiose soggettive dei singoli massoni, anziché sulla compatibilità oggettiva dei rispettivi principi.
Che un massone possa essere sinceramente credente, che non gli venga chiesto formalmente di rinunciare alla propria religione e che molti massoni abbiano sentimenti religiosi sinceri non dimostra ancora che l’appartenenza alle due realtà sia teologicamente conciliabile.
Pensiamo a un’analogia molto semplice: due istituzioni possono rispettare entrambe la libertà di coscienza dei propri membri e tuttavia avere principi o obblighi incompatibili fra loro. Il problema non è allora stabilire quale delle due persone sia più sincera, ma verificare se le due appartenenze possano essere realmente integrate senza contraddizione. Ed è precisamente qui che la questione massoneria–Chiesa diventa teologica.
Primo: il concetto di Dio.
Per la fede cattolica Dio non è semplicemente il nome comune con cui uomini appartenenti a religioni diverse designano un principio supremo. È il Dio vivente che si è rivelato nella storia, che ha parlato a Israele e che si è definitivamente manifestato in Gesù Cristo. La fede cristiana non può quindi mettere tra parentesi Cristo per raggiungere un livello religioso superiore e comune, accettando di ridurlo a una delle tante manifestazioni storiche del «Grande Architetto dell’Universo».
Secondo: la Rivelazione e il “silenzio” in loggia.
Se la religione viene ricondotta a un denominatore comune nel quale le diverse concezioni di Dio vengono intenzionalmente poste sullo stesso piano, emerge una difficoltà radicale per il cristiano. Lei ricorda che in loggia la regola principale è che «non si può parlare di politica e di religione». Ma per un cattolico la signoria di Cristo non è un abito che si può togliere all’ingresso di una stanza. Chiedere di fare silenzio sulla propria fede per non creare diversità non è un atto neutro: significa già teorizzare che la verità di Cristo sia un fatto privato, secondario rispetto al legame associativo.
Terzo: il criterio della verità.
Per questo non mi sembra decisivo affermare che molti massoni abbiano «sentimenti religiosi e cattolici veri». Naturalmente può essere così, e non abbiamo alcun motivo per giudicare le coscienze dei singoli. Ma la questione posta dalla Chiesa è un’altra: la sincerità soggettiva di un appartenente non può determinare da sola la compatibilità oggettiva dell’appartenenza con la fede cattolica. È lo stesso errore metodologico che incontriamo continuamente nel dibattito contemporaneo: partire da ciò che una persona sinceramente sente per stabilire ciò che la realtà è, anziché partire dalla realtà per giudicare ciò che sinceramente sentiamo.
Il principio guida, in fondo, rimane quello mirabilmente espresso da Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein):
Separare i due aspetti significa tradirli entrambi.
Perciò non credo che la posizione della Chiesa possa essere spiegata adeguatamente come il residuo di un conflitto politico fra un Papa e una monarchia. Anche ammesso che nella storia vi siano state motivazioni politiche contingenti, questo non dimostrerebbe affatto che il giudizio dottrinale della Chiesa sia riducibile a quelle motivazioni.
La domanda decisiva rimane molto più semplice: possono la concezione massonica dell’unità religiosa e la fede cattolica nella Rivelazione unica e definitiva di Dio in Cristo essere vere contemporaneamente, senza che una delle due venga relativizzata?
Se la risposta è no, l’incompatibilità non è una questione di «potere», né di antipatia verso i massoni, né di sentimenti personali. È una questione di coerenza dei principi. E proprio per questo la sincerità dei singoli massoni merita rispetto, ma non può essere utilizzata come criterio per stabilire la verità teologica della loro appartenenza.