Padre Pio e Lefebvre, la verità sull’incontro: «Lo faceva con tutti i vescovi»

lefebvre padre pio

Padre Luciano Lotti, testimone oculare della vita di Padre Pio, racconta a UCCR la verità sull’incontro tra mons. Marcel Lefebvre e il santo di Pietrelcina.


 

Circola da anni una storia particolare, riemersa con prepotenza dopo il 1° luglio scorso.

A seguito delle consacrazioni illecite dei lefebvriani a Ecône e della scomunica per scisma comminata dalla Santa Sede, è stata rilanciata la vicenda dell’incontro tra Padre Pio e mons. Marcel Lefebvre.

In quell’occasione, il santo di Pietrelcina avrebbe baciato l’anello di Lefebvre, profetizzandogli la sua futura disobbedienza al Papa e le divisioni che sarebbero seguite.

Ma cosa c’è di vero?

UCCR ha raccolto la testimonianza di padre Luciano Lotti, tra i pochi testimoni oculari dell’ultima parte di vita di Padre Pio.

 


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Padre Pio e Lefebvre: cosa si sa

Innanzitutto esiste una foto dell’incontro, quindi è innegabile che sia avvenuto.

Si verificò per la precisione il 27 marzo 1967, a San Giovanni Rotondo.

L’arcivescovo, allora superiore generale degli Spiritani, si recò dal frate per chiedergli di pregare per il capitolo generale della congregazione. Secondo il racconto fornito dallo stesso Lefebvre nel 1990, il tutto durò appena due minuti.

L’allora vescovo smentì anche la testimonianza contenuta in un testo del 1983 dell’esoterista Arnaldo Piero Carpi, basato sulla testimonianza di Bruno Rabajotti, secondo cui vi sarebbe stata anche una dichiarazione profetica da parte di Padre Pio sulla futura disobbedienza dello stesso Lefebvre.

Sarebbe stato paradossale se il santo avesse baciato l’anello e profetizzato questo.

 


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Padre Lotti: “Un incontro come tanti”

UCCR ha voluto verificare meglio l’accaduto tramite padre Luciano Lotti, attuale Segretario generale dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio, l’organismo che coordina i vari gruppi nel mondo.

Oltre ad essere figlio di Francesco, uno dei collaboratori più stretti di Padre Pio e primario del reparto di Pediatria della Casa Sollievo della Sofferenza, padre Lotti conobbe personalmente il santo di persona e servì come ministrante all’ultima Messa da lui celebrata (secondo il “Novus Ordo”) il 22 settembre 1968, pochi giorni prima della morte.

«La fotografia testimonia che effettivamente il vescovo è venuto a San Giovanni Rotondo», ci spiega con molta cortesia.

«Sicuramente Padre Pio, come faceva con ogni vescovo, gli ha baciato il sacro anello e ha fatto la riverenza di rito, non potendo -a quell’età- inginocchiarsi».

Questo, però, non fu un comportamento eccezionale: «Ho visto personalmente ripetere questo gesto da parte di Padre Pio con tutti i vescovi che venivano a salutarlo», aggiunge padre Lotti

Si trattò quindi di un gesto di umiltà e riverenza verso la figura di un vescovo, non tanto verso lo specifico mons. Lefebvre.

Il quale, tra l’altro, all’epoca non aveva ancora manifestato segni di rottura verso la Chiesa. Pur criticando alcuni aspetti del Concilio Vaticano II e mostrando riserve personali, il vescovo firmò i documenti conciliari nel 1965.

Soltanto nel giugno 1968, più di un anno dopo l’incontro con Padre Pio, mons. Lefebvre si dimise da superiore generale degli Spiritani e l’anno successivo fondò la Fraternità Sacerdotale San Pio X a Ecône.

La società fu canonicamente eletta nel 1970 tramite il vescovo di Friburgo, mons. François Charrière.

 


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Nessuna profezia

E per quanto riguarda la profezia che Padre Pio avrebbe confessato a Lefebvre, dopo il bacio dell’anello?

Lo stesso padre Lotti ritiene che la lettera inviata da Lefebvre l’8 agosto 1990 in merito all’incontro «appare la più credibile» tra le varie narrazioni.

La variante della “profezia”, spiega, «non risulta da nessuna fonte, né da testimonianze dell’epoca. Padre Pio era molto discreto e non avrebbe mai detto pubblicamente le frasi che gli vengono attribuite».

Infatti, «salvo rari casi», ha concluso padre Luciano Lotti, «Padre Pio si limitava a salutare i vescovi e al massimo aggiungeva qualche parola di circostanza».

Esattamente ciò che avvenne nel breve incontro del 1967 con mons. Lefebvre.

Autore

La Redazione

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4 commenti a Padre Pio e Lefebvre, la verità sull’incontro: «Lo faceva con tutti i vescovi»

  • Sebastiano ha detto:

    Non si capisce il senso di questo articolo perché mancante della premessa essenziale:
    CHI HA RILANCIATO LA “NOTIZIA” DELLA “PROFEZIA”?
    A quanto voi stessi scrivete, certamente non le persone vicine a Padre Pio, come Padre Lotti, e – sembrerebbe – neppure la FSSPX giacché il defunto Lefebrve, avrebbe inviato una lettera giudicata credibile dallo stesso Padre Lotti, e che non conteneva nessun accenno alla profezia, e anzi a suo tempo smentì la frescaccia .
    E allora? Chi e dove sta facendo riemergere questa storiella? Semplicemente “l’esoterista Arnaldo Piero Carpi, basato sulla testimonianza di Bruno Rabajotti” in un libro del 1983? di quarantatre anni fa? Mi sembra un tantinello vecchiottina…

    • Otto ha risposto a Sebastiano:

      Si capisce perfettamente caro amico. La notizia è stata rilanciata dai lefebvriani per far intendere che l’incontro tra Padre Pio e Lefebvre fosse stato speciale ed eccezionale, quindi cercare di tirare un Santo per la giacchetta e dalla loro parte.

      La questione della profezia è slegata da questo tentativo e anche loro negano sia vera, ma ciò non ha impedico comunque l’operazione mediatica di sopravvalutare quell’incontro tra i due.

      • G.B. ha risposto a Otto:

        Padre Pio è stato canonizzato da Giovanni Paolo II. I lefebvriani riconoscono la sua canonizzazione o lo considerano un santo “conciliare”?

      • Sebastiano ha risposto a Otto:

        No, niente affatto. Se, come tu scrivi e come l’articolo fa intendere (ma senza dirlo apertamente), la “notizia” della profezia (di questo parlavo, e mi sembra più che chiaro) “è stata rilanciata dai lefebrvriani” occorre dire dove, come e quando (che è appunto quello che io chiedevo).
        Non puoi affermare una cosa (“i lefebrviani rilanciano”) e anche il suo contrario (“anche loro negano”).
        Si chiama corto circuito. E non fa bene alla verità.