Quando Paolo VI definì mons. Lefebvre un “antipapa”

paolo vi lefebvre

La trascrizione dell’incontro nel 1976 tra Paolo VI e mons. Marcel Lefebvre, fondatore della Fraternità San Pio X. Le dure parole di Papa Montini.


 

Non fa un bel curriculum essere definiti “antipapa” da un Papa e un Santo.

La Conferenza episcopale statunitense ha pubblicato la ricostruzione del verbale dell’incontro riservato svoltosi l’11 settembre 1976 a Castel Gandolfo tra Paolo VI e mons. Marcel Lefebvre.

Il documento è stato pubblicato nel 2018 nel volume “La barca di Paolo” (San Paolo 2018) di mons. Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa Pontificia, dove ha raccolto appunti, lettere e documenti fino ad allora inediti di Papa Montini.

 


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La sospensione per dissidenza

Il colloquio tra il Papa e il fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X arrivava al termine di anni di inutili tentativi di riconciliazione con i lefebvriani.

Nel concistoro segreto con i cardinali del 24 maggio 1976, si legge nel libro, il papa condannò la dottrina falsa e “incoerente” di Lefebvre, nonché le gravi e divisive azioni dell’arcivescovo.

Il tempo, disse il papa ai cardinali, non richiedeva concessioni ma vigilanza contro tutte le interpretazioni pericolose ed errate del Concilio Vaticano II.

Solo pochi mesi dopo, nel luglio 1976, mons. Lefebvre fu sospeso dalle sue funzioni sacerdotali per aver ordinato illegalmente 13 sacerdoti nel seminario di Ecône, in Svizzera.

In palese violazione della sospensione, un mese dopo celebrò una messa in un palazzetto dello sport a Lille (Francia) davanti a migliaia di fedeli e centinaia di giornalisti, che riportarono la sua lunga omelia in cui difendeva la fede “tradizionale” e criticava aspramente la Chiesa “conciliare”.

Nulla di molto diverso da quanto accade ancora oggi a causa dei suoi figli spirituali.

 


Lefebvriani, gli abusi liturgici durante le consacrazioni a Écône
(01/07/2026)


 

Paolo VI a mons. Lefebvre: “Antipapa”

Paolo VI volle così incontrare personalmente Lefebvre e lo fece, per l’appunto, l’11 settembre dello stesso anno.

Erano presenti anche il segretario personale e il sottosegretario di Stato, al quale il papa diede l’incarico di prendere appunti sull’intero incontro.

Secondo il resoconto, Montini guardò l’arcivescovo e disse: «Ha detto e scritto sarei un papa modernista. Che applicando il Concilio Vaticano II tradirei la Chiesa». Aggiunse ironicamente: «Capisce che se così fosse, dovrei dimettermi e invitarla a prendere il mio posto e a guidare la Chiesa?».

Il Papa capiva che il punto non riguardava tanto la sua persona, ma il rifiuto dell’autorità del Romano Pontefice e del Concilio.

«Spero di avere davanti a me un fratello, un figlio, un amico», aggiunse Montini. «Purtroppo la posizione che lei ha assunto è quella di un antipapa».

Si tratta di una delle frasi più dure mai pronunciate da un Pontefice nei confronti di un arcivescovo.

 


Il card. Müller e la dura reprimenda ai critici del Concilio
(25/03/2026)


 

“Il diritto canonico ti giudica”

Nella trascrizione si legge ancora che Papa Montini ammonì Lefebvre: «Non ha lasciato spazio ad alcuna misura nelle sue parole, nelle sue azioni, nel suo comportamento».

Insultare il Papa, accusarlo di slealtà: «Avete detto al mondo intero che al papa manca la fede, che non crede, che è un modernista e così via», affermò, sottolineando l’«estrema gravità» delle accuse e invitandolo ad accettare le «giuste conseguenze».

Mons. Lefebvre provò a giustificarsi sostenendo che non aveva intenzione di attaccare il Papa né di attentare all’unità della Chiesa, ammettendo però che «forse c’era qualcosa di inappropriato nelle mie parole».

Molto lucidamente Paolo VI replicò come potesse essere in comunione con la Chiesa «quando vi schierate contro di noi davanti al mondo, accusandoci di infedeltà e di voler distruggere la Chiesa?».

Di fronte alle rimostranze di Lefebvre, il Papa lo invitò ad aderire al Concilio «e a tutti i suoi documenti», ricordandogli di aver firmato lui stesso molti degli atti conciliari. Lo accusò quindi di aver «contribuito ad aggravare la situazione con la vostra solenne disobbedienza, con la vostra aperta sfida al Papa».

«Non vengo giudicato come dovrei», replicò mons. Lefebvre.

«Il diritto canonico la giudica», la risposta del Papa.

 


Paolo VI e il veto sulla pillola. L’elogio di Bergoglio: «Fu un profeta!»
(16/07/2018)


 

Il tradimento e la scomunica di Lefebvre

Al termine dell’incontro fu chiesto a Lefebvre di firmare una dichiarazione pubblica.

Con essa ritrattava le sue recenti affermazioni, definendole «non volte a edificare la Chiesa, ma a dividerla e a danneggiarla».

L’arcivescovo aggiunse anche che avrebbe lasciato che il Vaticano supervisionasse il seminario di Ecône per assicurarsi che i candidati venissero formati nella “vera pietà”, promettendo di non partecipare più alle conferenze.

L’udienza privata si concluse con una preghiera.

Naturalmente tutti sanno che mons. Lefebvre disattese le promesse e quell’estremo tentativo di ricomposizione non ebbe successo.

L’arcivescovo francese tradì la parola data e nel 1988 consacrò quattro vescovi senza mandato pontificio, consumando l’atto scismatico che portò alla sua scomunica e a quella dei nuovi presuli.

 


L’astuzia dei lefebvriani: lo scisma era pianificato da mesi
(01/07/2026)


 

I figli spirituali di mons. Lefebvre

Coincidenza vuole che due dei vescovi scomunicati allora da Giovanni Paolo II, Bernard Fellay e Alfonso de Galarreta, sono gli stessi che hanno celebrato a loro volta le consacrazioni episcopali illecite il 1° luglio 2026.

Hanno quindi raggiungo il triste record di essere stati scomunicati ben due volte dalla Chiesa cattolica.

Considerando chi è stato il fondatore della Fraternità San Pio X, non sorprende nemmeno che dall’esperienza lefebvriana continuino a nascere gruppi dissidenti e scismatici.

Il 25 luglio prossimo i Redentoristi Transalpini, anch’essi provenienti dall’orbita della FSSPX, consacreranno a loro volta il proprio fondatore e superiore in maniera illecita, sancendo la separazione da Roma.

Autore

La Redazione

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23 commenti a Quando Paolo VI definì mons. Lefebvre un “antipapa”

  • Bruno ha detto:

    L’ essere scismatico era l’ ultimo dei difetti di Lefebvre. Si tratta di un reazionario monarchico assolutista, antisemita, misogino e colonialista, di un letterale filo nazista che ha passato la vita a fare apologia del regime nazista della Francia di Vichy

    • Emanuele ha risposto a Bruno:

      Lefebvre fu uno scismatico per cui non nutro alcuna simpatia, ma “reazionario” usato come insulto non si può leggere… Siamo nella sezione commenti de Il Manifesto e non me ne sono reso conto?
      Idem per “monarchico”, ad oggi le sparute monarchie sono tra le ultime a difendere i valori non negoziabili della cristianità, mentre le democrazie occidentali si gettano sempre più nel baratro dell’odio per la vita, senza parlare del fatto che la stessa Chiesa Cattolica è de facto una monarchia.

      • Bruno ha risposto a Emanuele:

        “reazionario” usato come insulto non si può leggere…

        Se i conservatori usano cose come “sessantottino” come insulto, non vedo perché io non abbia diritto a usare “reazionario” come insulto. E poi era apertamente reazionario e se ne vantava anche, quindi perché non dovrei usare questo termine per definirlo?

        Idem per “monarchico”, ad oggi le sparute monarchie sono tra le ultime a difendere i valori non negoziabili della cristianità, mentre le democrazie occidentali si gettano sempre più nel baratro dell’odio per la vita,

        Primo, ho detto “monarchico assolutista” non monarchico e basta; non è il fatto che gli piacesse il re, ma che volesse un re con poteri assoluti. Secondo, quali sono queste “monarchie che difendono i valori non negoziabili della cristianità”? Le monarchie europee, Svezia, Norvegia, Danimarca, Spagna, Belgio, Olanda, Lussemburgo e Regno Unito, sono abbastanza progressiste in campo sociale, chi più chi meno. L’ unica monarchia anti abortista, perché scommetto che è di questo che parli, è il Liechtenstein. Tutte le altre monarchie, sono paesi letteralmente schiavisti, come Arabia Saudita, Qatar, Bahrain, UEA, o tirannidi liberticide come Brunei, Giordania e Oman, e tecnicamente anche l’ Afghanistan.

    • Michele ha risposto a Bruno:

      Sembra un commento preso di peso da l’Unità o da il manifesto. Stesse etichette (sempre quelle 4-5) affibbiate affinché i trinariciuti lettori dei due giornali identificassero il personaggio come nemico del popolo e del progresso.
      Vediamo allora se è vero:
      1) Reazionario: se si intende opposizione alla Rivoluzione religiosa, metafisica, morale del laicismo, Lefebvre lo fu come ogni cattolico lo deve essere.
      2) Monarchico: Lefebvre fu anche questo, ed anche qua nulla quaestio per un cattolico. La repubblica in Francia è stata sin dall’inizio una creazione anticattolica, massonica, anticlericale. Ogni cattolico francese a cavallo del XIX e XX lo era.
      3) Assolutista: un qualsiasi parlamento democratico, potendo anche ridefinire per legge la natura dell’uomo e della donna, è ben più assolutista di Luigi XIV.
      4) Antisemita, misogino: prego fornirci un riscontro.
      5) Colonialista: si oppose alla decolonizzazione, perché convinto che i nuovi stati africani indipendenti avrebbero subito l’influsso marxista e islamico; ed aveva ragione. L’infiltrazione marxista ci fu, sostenuta dall’URSS; la presenza islamica (non solo islamista) è per i cristiani locali una fonte perenne di pericolo.
      6) Filonazista: questa è la più ridicola, se non fosse tragica. Il padre René, che la pensava come il figlio, finì la sua vita in un campo di sterminio, per il suo appoggio alla resistenza francese. Può darsi che il qualche occasione abbia dato giudizi positivi su alcuni aspetti della Francia di Vichy. Anche qua nulla quaestio: Petain ammorbidì parecchio l’anticlericalismo della Terza Repubblica, aspetto sicuramente da apprezzare, senza per questo dover dare un giudizio complessivamente positivo del suo regime.

      • Bruno ha risposto a Michele:

        un qualsiasi parlamento democratico, potendo anche ridefinire per legge la natura dell’uomo e della donna, è ben più assolutista di Luigi XIV.

        Ma senti chi parla. La Chiesa, come del resto tutte le istituzioni religiose, ha sempre preteso di stabilire la natura maschile e femminile completamente a tavolino, senza minimamente curarsi dei diretti interessati. La Chiesa per 19 secoli ha preteso di dire cosa fossa la natura femminile senza aver mai chiesto ad una singola donna se fosse d’accordo

        • Emanuele ha risposto a Bruno:

          La natura è un dato di fatto, non un’opinione per cui bisogna chiedere il consenso

          • Bruno ha risposto a Emanuele:

            La natura è un dato di fatto, non un’opinione per cui bisogna chiedere il consenso

            E chi la stabilisce questa “natura”?

          • G.B. ha risposto a Emanuele:

            (Rispondo qui a Bruno perché non posso farlo direttamente)
            Chi la stabilisce questa natura? La natura stessa.
            Se vuoi smentirla, spiegaci come due uomini o due donne possono concepire un figlio senza “aiuti” esterni.

        • Michele ha risposto a Bruno:

          La Chiesa, come del resto tutte le istituzioni religiose, ha sempre preteso di stabilire la natura maschile e femminile completamente a tavolino, senza minimamente curarsi dei diretti interessati.

          Magari ce lo spieghi come queste nature siano state stabilite a tavolino. Tutte le culture hanno una loro concezione dell’uomo, della donna e dei rapporti tra loro; le norme che le culture si danno nascono dalle interazioni quotidiane e dal fatto che queste “funzionino”, non calano improvvisamente dall’alto. Idem per la Chiesa, che si innestata su culture già sviluppate e ne ha in parte recepito, in parte corretto le norme sociali.
          Se invece vuoi mostrare che la concezione della donna nella Chiesa sia quella di un essere remissivo e sempre obbediente, ti bastino le Scritture (Proverbi 31) e l’esempio delle sante martiri dei primi secoli.

    • Sebastiano ha risposto a Bruno:

      Ne hai dimenticato qualcuno:
      – omotransfobico
      – suprematista
      – sovranista
      – antisindacalista (è un po’ demodé, ma non se ne può fare a meno)
      – fascista (anche se c’è filo nazista, dammi retta, “fascista” è più tosto)
      – razzista (antisemita è troppo poco, è poi non è di moda)
      – antidemocratico (si potrebbe sostituire con antisinodale ma potrebbe essere equivocato)
      – antimmigrazionista
      – vannacciano ante litteram (questa sì che fa presa) e pure novax (sempre ante litteram, purtroppo)
      Si potrebbe pure verificare se abbia partecipato al genocidio degli amerindi (magari è un lontano parente di Pizarro), alla costruzione della bomba atomica (vuoi vedere che magari ha fatto da padrino di battesimo di Oppenheimer?) o abbia innescato il cambiamento climatico (e questa sì che sarebbe una chicca, per squalificarlo in via definitiva).
      Se vuoi mi impegno a trovarne altri.

      • Bruno ha risposto a Sebastiano:

        omotransfobico

        Come era di moda all’ epoca. Se persino molti comunisti dell’ epoca erano omofobi (voglio dire, Stalin ha mandato al gulag gli omosessuali)

        sovranista

        Esatto, e come tutti i sovranisti ha baciato i piedi all’ invasore

        antisindacalista

        Si, lo era. Non penso ci sia bisogno di commentare. Del resto la Dottrina Sociale Cattolica dell’ epoca era anti sindacalista

        fascista

        Come altro lo vorresti chiamare? Il “cattolicesimo tradizionale” francese dell’ epoca era del tutto indistinguibile dal nazi fascismo, se sì guarda alla sostanza. Non è che smette di essere nazi fascismo solo perché ha la croce al posto della svastica e del fascio littorio

        antidemocratico

        Sostenne dittature, come quelle di Franco, Salazar e Pinochet, non solo quella di Petain

        vannacciano ante litteram

        Il termine “vannacciano” non ha senso. Vannacci non ha creato un’ ideologia, è semplicemente un populista di destra standard

        • Sebastiano ha risposto a Bruno:

          A parte le altre castronerie, questa è da evidenziare:

          Sostenne dittature

          Ora, anche senza addentrarci in specifico su cosa intendi per “sostenne”, sarebbe interessante osservare quali dittature (ieri e in parte anche oggi) “sostenga” o “abbia sostenuto” la sinistra italiana: per esempio (ma solo come esempio) cosa ne pensavano tutti i leader comunisti della Russia (almeno fino a Berlinguer), è cosa nota. E non era sostegno meramente ideologico, ci prendeva proprio i soldi. Di Mao, di Cuba, dell’Ungheria e di molte altre, non perdo neanche tempo a parlarne. D’altronde tu sei quello del famoso 0,001%, o sbaglio?

          • Bruno ha risposto a Sebastiano:

            cosa ne pensavano tutti i leader comunisti della Russia (almeno fino a Berlinguer), è cosa nota. E non era sostegno meramente ideologico, ci prendeva proprio i soldi. Di Mao, di Cuba, dell’Ungheria e di molte altre

            Che mi dici invece dei dittatori sostenuti ieri e oggi dalla destra italiana? Da Pinochet, Videla, Franco, Salazar, Dolfuss, Pavelic, Vargas, Tojo, lo scia di Persia, sino a Putin, Orban, Fujimori, Netanyahu, i Saud e le altre monarchie del Golfo? Non farmi la morale, né la destra né la sinistra sono esentate dal crimine di aver sostenuto dittature.

            D’altronde tu sei quello del famoso 0,001%, o sbaglio?

            Ti sei dimenticato di tutta la tradizione della sinistra anti autoritaria, che era la prima a criticare le derive autoritarie dei regimi stalinisti. Ti sei dimenticato degli Spartachisti tedeschi, degli anarchici come Makhno, Zapata, Durruti e Volin, del PSI, che ha rotto con i comunisti quando c’è stata l’ invasione dell’ Ungheria. Ti sei dimenticato della sinistra scandinava, di Ali Shariati, dei comunardi, dello stesso Marx, che si è sempre opposto all’ autoritarismo, di Sanders, Ocalan, Ghandi, della stessa opposizione operaia interna all’ URSS e falciata nelle Grandi Purghe. In pratica riduci tutta la sinistra agli stalinisti, che in effetti era esattamente quello che Stalin voleva

        • Sebastiano ha risposto a Bruno:

          E anche questa non è male:

          La Chiesa per 19 secoli ha preteso di dire cosa fossa la natura femminile senza aver mai chiesto ad una singola donna se fosse d’accordo

          Cosa sia la “natura femminile”, prima ancora che la Chiesa, lo dicono tutti i testi di biologia, a tutte le latitudini e a tutte le longitudini (di questo pianeta, ovviamente, ma capisco che a voi piaccia pensare di abitare su un altro).

          • Bruno ha risposto a Sebastiano:

            tutti i testi di biologia, a tutte le latitudini e a tutte le longitudini

            Gli stessi testi che consideravano “malata” la donna che desiderava il piacere sessuale? Che poi bello come riduci la natura umana alla mera biologia

          • Michele ha risposto a Sebastiano:

            Gli stessi testi che consideravano “malata” la donna che desiderava il piacere sessuale?

            Hai sbagliato bersaglio, trattasi di psichiatria positivista ottocentesca. San Tommaso riconosceva la bontà del piacere sessuale, per entrambi i sessi.

          • Sebastiano ha risposto a Sebastiano:

            Ah Brunooo, don’t the fint tont, pliis.
            La tua mania di parlare d’altro per non affrontare le domande scomode è infantile.
            E ti ricordo che lo 0,001% lo hai citato tu in relazione a una ben precisa questione: la destrutturazione dei concetti di “padre” e di “madre”, di “uomo” e “donna”. L’hai letto il post che ti ho citato? definiva chiaramente chi era d’accordo o meno con UIA, e non era la percentuale farlocca che ti sei inventato.
            La risposta di Michele, poi, ti ha colto miserabilmente in castagna (non di biologia si trattava, ma di psichiatria positivista ottocentesca) e ha confermato, una volta di più, la tua tendenza a voler sviare i discorsi. Parli dei dissidenti comunisti (manco fossero una legione, e invece erano – seppur coraggiose – minoranze, tanto da noi quanto altrove) o delle dittature di destra (che nessuno contestava), giusto per non andare sul punto delle questioni. All’inizio sei divertente (l’arrampicatura sugli specchi è un esercizio che ha del clownesco) ma poi diventi banale.

  • Bruno ha detto:

    Sembra un commento preso di peso da l’Unità o da il manifesto

    C’è un qualche divieto per le persone di sinistra di frequentare questo blog?

    Reazionario: se si intende opposizione alla Rivoluzione religiosa, metafisica, morale del laicismo, Lefebvre lo fu come ogni cattolico lo deve essere.

    Se si intende opporsi alla democrazia, alla libertà, ai diritti umani, e sostenere sistemi politici liberticidi, ultra autoritari, militaristi e basati sul terrore, allora è un qualcosa che nessun cattolico dovrebbe essere

    Assolutista: un qualsiasi parlamento democratico, potendo anche ridefinire per legge la natura dell’uomo e della donna, è ben più assolutista di Luigi XIV.

    Retorica. La parola assolutismo indica un governo con poteri di vita e di morte sulla popolazione, non vincolato da alcuna legge, con tutto il potere ad un singolo uomo o ad una élite militare o aristocratica non eletta. E no, non esiste una “natura” maschile o femminile, o almeno non così specifica come volete farla passare voi.

    si oppose alla decolonizzazione, perché convinto che i nuovi stati africani indipendenti avrebbero subito l’influsso marxista e islamico

    Ovvio che avrebbero scelto il marxismo, l’ ideologia che parlava di uguaglianza, di rivolta contro i padroni, e non certo l’ ideologia politica dei loro oppressori; e poi, per i paesi del terzo mondo appena diventati indipendenti, l’ URSS era spesso l’unico appoggio. La diffusione dell’ islamismo nella regione è puramente colpa della Francia, che ha costantemente ridotto alla povertà estrema quegli stati tramite il debito e destabilizzato i governi per i propri comodi. I governi socialisti, ricordiamolo, hanno sempre combattuto l’ islamismo, si vedano Egitto, Senegal, Algeria, Afghanistan, Albania, Somalia, Burkina Faso; non sempre ci sono riusciti, ma di certo non si può accusare socialisti e comunisti di aver favorito l’ islamismo.

    qualche occasione abbia dato giudizi positivi su alcuni aspetti della Francia di Vichy

    Ha più volte elogiato il regime di Vichy e diversi suoi gerarchi, non era “qualche occasione”

    Petain ammorbidì parecchio l’anticlericalismo della Terza Repubblica, aspetto sicuramente da apprezzare, senza per questo dover dare un giudizio complessivamente positivo del suo regime.

    Quindi, dare alla Chiesa privilegi e potere sulla popolazione rende tollerabile un regime nazista il cui zelo antisemita superava quello degli stessi nazisti?

  • Michele ha detto:

    La parola assolutismo indica un governo con poteri di vita e di morte sulla popolazione, non vincolato da alcuna legge, con tutto il potere ad un singolo uomo o ad una élite militare o aristocratica non eletta.

    No, se si parla di monarchia assoluta, ci si riferisce allo specifico periodo precedente alla Rivoluzione Francese. Ed allora nessun re, per quanto accentratore, avrebbe mai avuto un potere simile a quello postrivoluzionario; doveva spartire la sua sovranità con altri soggetti e rispettare le consuetudini e le legittime autonomie. Il potere senza limiti che si arroga un tiranno o un’élite militare è lo stesso di un parlamento democratico. Anche quest’ultimo non ha limiti nel suo esercizio: oggi scrive una legge, domani la cambia; può eliminare con un tratto di penna consuetudini secolari, ed imporre con la forza il nuovo “standard”; può dichiarare vite indegne in certe condizioni o fasi della vita; può dichiarare un uomo donna e viceversa. I pretesi limiti costituzionali sono autoposti, con le dovute procedure li cambia; le libertà o i diritti solennemente garantiti sono in realtà limitati, interpretati e modulati dalla legislazione e dalle corti. E quel che è peggio, a differenza della dittatura, anche il dissenziente, a causa della finzione giuridica della rappresentanza politica e dello zenith della civiltà che questo regime si è autoattribuito, è responsabile di qualsiasi assurdità partorita dalla democrazia.

  • Michele ha detto:

    Ovvio che avrebbero scelto il marxismo, l’ ideologia che parlava di uguaglianza, di rivolta contro i padroni, e non certo l’ ideologia politica dei loro oppressori; e poi, per i paesi del terzo mondo appena diventati indipendenti, l’ URSS era spesso l’unico appoggio. La diffusione dell’ islamismo nella regione è puramente colpa della Francia, che ha costantemente ridotto alla povertà estrema quegli stati tramite il debito e destabilizzato i governi per i propri comodi.

    E quindi Lefebvre aveva ragione, i paesi indipendenti sarebbero stati preda del marxismo o dell’islam. Se i nuovi stati hanno potuto godere di qualche stabilità è perché non hanno rescisso del tutto i legami con i paesi colonizzatori; laddove hanno voluto fare da soli (seguendo il mito terzomondista del socialismo africano), lì sono finiti in una povertà ben peggiore di quella prima subita, con i proventi delle loro immense risorse finiti nelle tasche della famiglia del dittatorello di turno, il quale, per non farsi mancare nulla, chiede periodicamente risarcimenti miliardari agli europei per la tratta degli schiavi.
    Ed il problema per i cristiani locali non è solo l’islamismo, è proprio l’islam; laddove i musulmani detengono il potere il cappio al collo dei cristiani lentamente si stringe. Prima delle decolonizzazione almeno non comandavano.

    • Bruno ha risposto a Michele:

      E quindi Lefebvre aveva ragione, i paesi indipendenti sarebbero stati preda del marxismo o dell’islam.

      Possiamo considerarla una profezia che si autoavvera: il tentativo di impedire un evento si è ritorto contro di loro.

      Se i nuovi stati hanno potuto godere di qualche stabilità è perché non hanno rescisso del tutto i legami con i paesi colonizzatori; laddove hanno voluto fare da soli (seguendo il mito terzomondista del socialismo africano), lì sono finiti in una povertà ben peggiore di quella prima subita

      Esempi? Perché io posso fare diversi esempi del contrario: Algeria, Senegal, Kenya, Tanzania, Angola, Mozambico, Congo, Ghana, Egitto, Madagascar, ma soprattutto il Burkina Faso; tutti paesi che hanno sperimentato forme di socialismo e comunismo, in cui i governi di sinistra hanno letteralmente costruito lo stato da zero, dato che i colonizzatori europei non avevano lasciato praticamente niente, e ad oggi sono paesi funzionanti. Vogliamo parlare del Burkina Faso? Sotto il comunista Sankara, il paese ha fatto progressi immensi nella qualità della vita in pochi anni, e la Francia lo ha dovuto far uccidere perché era una spina nel fianco, mettendo al suo posto un pupazzo che ha costretto il popolo a piegare di nuovo la testa.

      Vogliamo parlare invece dei paesi africani che non hanno mai avuto governi socialisti? Vogliamo parlare della Nigeria, che è l’ inferno in Terra dell’ anarco capitalismo? Vogliamo parlare della Mauritania, l’ ultimo paese al mondo ad abolire formalmente la schiavitù? Vogliamo parlare della RDC, che è come la Nigeria? Vogliamo parlare del Ruanda? Vogliamo parlare della Guinea Equatoriale, che da quando esiste è sotto la tirannide di un ex generale franchista? Vogliamo parlare di Liberia, Sudan, Centrafrica, Burundi?

      con i proventi delle loro immense risorse finiti nelle tasche della famiglia del dittatorello di turno

      Nessuno di quei dittatori era socialista, anzi, erano pupazzi dell’ occidente, sostenuti da Francia, Stati Uniti e Russia. Obiang era letteralmente un generale della Spagna franchista. Amin Dada era un ufficiale dell’ esercito britannico che reprimeva gli stessi indipendentisti.

  • Michele ha detto:

    Ha più volte elogiato il regime di Vichy e diversi suoi gerarchi, non era “qualche occasione”

    Quindi, dare alla Chiesa privilegi e potere sulla popolazione rende tollerabile un regime nazista il cui zelo antisemita superava quello degli stessi nazisti?

    Vabbè, ma si può sapere allora qual è il contenuto di questi elogi continui a Petain & C? Entusiasmo per la deportazione degli ebrei? O cos’altro?
    Purtroppo Petain non restaurò uno stato cattolico, limò alcune asperità della legislazione anticlericale (rientro degli ordini religiosi e finanziamento delle scuole cattoliche, che rimasero anche dopo) e nulla più. Elogi ed entusiasmo comprensibili nel momento del rovesciamento della repubblica massonica, ma poca cosa vista a distanza di tempo. Cos’è allora che avrebbe mandato in solluchero Lefebvre, tanto di elogiarlo più volte a distanza di decenni? Verosimilmente nulla, nessun elogio particolare, al più qualche parola di apprezzamento su singoli provvedimenti, fatti in qualche conferenza o discorso. Poi su internet si trova che l’arcivescovo ne fu un entusiasta sostenitore, però riscontri e circostanze zero.