Quando Paolo VI definì mons. Lefebvre un “antipapa”
- Ultimissime
- 18 Lug 2026

La trascrizione dell’incontro nel 1976 tra Paolo VI e mons. Marcel Lefebvre, fondatore della Fraternità San Pio X. Le dure parole di Papa Montini.
Non fa un bel curriculum essere definiti “antipapa” da un Papa e un Santo.
La Conferenza episcopale statunitense ha pubblicato la ricostruzione del verbale dell’incontro riservato svoltosi l’11 settembre 1976 a Castel Gandolfo tra Paolo VI e mons. Marcel Lefebvre.
Il documento è stato pubblicato nel 2018 nel volume “La barca di Paolo” (San Paolo 2018) di mons. Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa Pontificia, dove ha raccolto appunti, lettere e documenti fino ad allora inediti di Papa Montini.
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La sospensione per dissidenza
Il colloquio tra il Papa e il fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X arrivava al termine di anni di inutili tentativi di riconciliazione con i lefebvriani.
Nel concistoro segreto con i cardinali del 24 maggio 1976, si legge nel libro, il papa condannò la dottrina falsa e “incoerente” di Lefebvre, nonché le gravi e divisive azioni dell’arcivescovo.
Il tempo, disse il papa ai cardinali, non richiedeva concessioni ma vigilanza contro tutte le interpretazioni pericolose ed errate del Concilio Vaticano II.
Solo pochi mesi dopo, nel luglio 1976, mons. Lefebvre fu sospeso dalle sue funzioni sacerdotali per aver ordinato illegalmente 13 sacerdoti nel seminario di Ecône, in Svizzera.
In palese violazione della sospensione, un mese dopo celebrò una messa in un palazzetto dello sport a Lille (Francia) davanti a migliaia di fedeli e centinaia di giornalisti, che riportarono la sua lunga omelia in cui difendeva la fede “tradizionale” e criticava aspramente la Chiesa “conciliare”.
Nulla di molto diverso da quanto accade ancora oggi a causa dei suoi figli spirituali.

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Paolo VI a mons. Lefebvre: “Antipapa”
Paolo VI volle così incontrare personalmente Lefebvre e lo fece, per l’appunto, l’11 settembre dello stesso anno.
Erano presenti anche il segretario personale e il sottosegretario di Stato, al quale il papa diede l’incarico di prendere appunti sull’intero incontro.
Secondo il resoconto, Montini guardò l’arcivescovo e disse: «Ha detto e scritto sarei un papa modernista. Che applicando il Concilio Vaticano II tradirei la Chiesa». Aggiunse ironicamente: «Capisce che se così fosse, dovrei dimettermi e invitarla a prendere il mio posto e a guidare la Chiesa?».
Il Papa capiva che il punto non riguardava tanto la sua persona, ma il rifiuto dell’autorità del Romano Pontefice e del Concilio.
«Spero di avere davanti a me un fratello, un figlio, un amico», aggiunse Montini. «Purtroppo la posizione che lei ha assunto è quella di un antipapa».
Si tratta di una delle frasi più dure mai pronunciate da un Pontefice nei confronti di un arcivescovo.

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“Il diritto canonico ti giudica”
Nella trascrizione si legge ancora che Papa Montini ammonì Lefebvre: «Non ha lasciato spazio ad alcuna misura nelle sue parole, nelle sue azioni, nel suo comportamento».
Insultare il Papa, accusarlo di slealtà: «Avete detto al mondo intero che al papa manca la fede, che non crede, che è un modernista e così via», affermò, sottolineando l’«estrema gravità» delle accuse e invitandolo ad accettare le «giuste conseguenze».
Mons. Lefebvre provò a giustificarsi sostenendo che non aveva intenzione di attaccare il Papa né di attentare all’unità della Chiesa, ammettendo però che «forse c’era qualcosa di inappropriato nelle mie parole».
Molto lucidamente Paolo VI replicò come potesse essere in comunione con la Chiesa «quando vi schierate contro di noi davanti al mondo, accusandoci di infedeltà e di voler distruggere la Chiesa?».
Riferendosi alle critiche dell’arcivescovo sulla secolarizzazione nella vita religiosa e sulla lassità nella liturgia, San Paolo VI rispose che il Vaticano si stava adoperando con altrettanta intensità e insistenza «per eliminare certi abusi che non si conformano alla legge della Chiesa vigente, che è la legge del Concilio e della Tradizione».
Di fronte alle rimostranze di Lefebvre, il Papa lo invitò ad aderire al Concilio «e a tutti i suoi documenti», ricordandogli di aver firmato lui stesso molti degli atti conciliari. Lo accusò quindi di aver «contribuito ad aggravare la situazione con la vostra solenne disobbedienza, con la vostra aperta sfida al Papa».
«Non vengo giudicato come dovrei», replicò mons. Lefebvre.
«Il diritto canonico la giudica», la risposta del Papa.

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Il tradimento e la scomunica di Lefebvre
Al termine dell’incontro fu chiesto a Lefebvre di firmare una dichiarazione pubblica.
Con essa ritrattava le sue recenti affermazioni, definendole «non volte a edificare la Chiesa, ma a dividerla e a danneggiarla».
L’arcivescovo aggiunse anche che avrebbe lasciato che il Vaticano supervisionasse il seminario di Ecône per assicurarsi che i candidati venissero formati nella “vera pietà”, promettendo di non partecipare più alle conferenze.
L’udienza privata si concluse con una preghiera.
Naturalmente tutti sanno che mons. Lefebvre disattese le promesse e quell’estremo tentativo di ricomposizione non ebbe successo.
L’arcivescovo francese tradì la parola data e nel 1988 consacrò quattro vescovi senza mandato pontificio, consumando l’atto scismatico che portò alla sua scomunica e a quella dei nuovi presuli.

L’astuzia dei lefebvriani: lo scisma era pianificato da mesi
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I figli spirituali di mons. Lefebvre
Coincidenza vuole che due dei vescovi scomunicati allora da Giovanni Paolo II, Bernard Fellay e Alfonso de Galarreta, sono gli stessi che hanno celebrato a loro volta le consacrazioni episcopali illecite il 1° luglio 2026.
Hanno quindi raggiungo il triste record di essere stati scomunicati ben due volte dalla Chiesa cattolica.
Considerando chi è stato il fondatore della Fraternità San Pio X, non sorprende nemmeno che dall’esperienza lefebvriana continuino a nascere gruppi dissidenti e scismatici.
Il 25 luglio prossimo i Redentoristi Transalpini, anch’essi provenienti dall’orbita della FSSPX, consacreranno a loro volta il proprio fondatore e superiore in maniera illecita, separandosi anche loro da Roma.

















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