Gli evangelici dietro gli attacchi di Trump al Papa: ero uno di loro
- A.M.
- 23 Mag 2026

Chi guida gli attacchi di Trump a Leone? Un (ex) pastore evangelico ci spiega la verità sulla New Apostolic Reformation e sulla pastora Paula White-Cain.

di A.M.*
*(ex) predicatore cristiano evangelico
Il 13 aprile 2026, Donald Trump ha pubblicato un’immagine che lo ritrae in tunica bianca e mantella rossa mentre “guarisce” un malato.
Accortosi forse che il delirio sfiorava la blasfemia per la chiara allusione a Cristo, ha provato a correggere il tiro sostenendo che fosse «la foto di un medico volontario della Croce Rossa».
Peccato che nessuno avesse pensato a un medico! Sembrava piuttosto l’ennesima autoproclamazione da “unto del Signore”.
L’episodio, però, non è riconducibile a una semplice trovata social, perché dietro c’è un preciso universo teologico che da anni gravita attorno alla Casa Bianca.
Una realtà che conosco direttamente per averne fatto parte, come si evince da un mio precedente intervento su UCCR dedicato al percorso che sto compiendo dal Protestantesimo alla Chiesa Cattolica.
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I pastori evangelici dietro a Trump
Al centro di tale universo troviamo la “New Apostolic Reformation” (NAR).
Una galassia di organizzazioni carismatiche convinte che Dio stia suscitando nuovi “apostoli” e “profeti” destinati a guidare gli Stati Uniti. Con Trump il movimento è passato dai megatempli televisivi ai corridoi del potere, soprattutto attraverso il nuovo “Ufficio della Fede” creato alla Casa Bianca.
Figura simbolo di questo mondo è la “profetessa” Paula White-Cain, telepredicatrice pluridivorziata e superchirurgizzata, consigliera spirituale di Trump da oltre vent’anni.
La White descrive Trump come un uomo scelto da Dio e sostiene che opporsi a lui significhi contrastare il piano divino. Poche settimane prima dell’immagine “miracolosa”, aveva perfino paragonato Trump a Cristo, equiparandone processi e attentati alle sofferenze della Passione!
Accanto a lei si muovono personaggi come Lance Wallnau e Dutch Sheets, “apostoli” che pregano imponendo le mani sul presidente come se stessero consacrando un novello imperatore Costantino, ma molto più abbronzato e cotonato.
Da qui nasce anche l’estetica del “Trump guaritore”: non semplice propaganda, ma liturgia politica in stile carismatico.
Il “vangelo della prosperità”
La NAR si intreccia col cosiddetto “vangelo della prosperità”, secondo cui ricchezza, successo e salute sarebbero prove della benedizione divina, mentre povertà e malattia indicherebbero mancanza fede. In pratica: se sei ricco Dio ti ama; se sei povero, probabilmente hai pregato male.
È la teologia perfetta per Trump: il successo economico elevato a munus papale. Un’immagine, del resto, alimentata dallo stesso presidente che, ai tempi del Conclave, arrivò persino a immaginarsi papabile!
La NAR promuove inoltre il cosiddetto “Mandato delle sette montagne” (7M), strettamente collegato al movimento MAGA: governo, media, economia, istruzione, famiglia, religione, arti e spettacolo dovrebbero essere conquistati dai cristiani per trasformare culturalmente il Paese.
Tanto che Trump è stato equiparato a un moderno Re Ciro, scelto da Dio per permettere ai cristiani di riconquistare la società.
Non evangelizzazione, dunque, ma occupazione strategica delle istituzioni secondo la teologia del “dominionismo”, dove la conquista del potere politico si confonde con la missione spirituale.
A completare il quadro, rendendolo se possibile più esplosivo, c’è il dispensazionalismo evangelicale: una lettura apocalittica della storia secondo cui il ritorno degli Ebrei in Israele preannuncerebbe la battaglia finale di Armagheddon e il ritorno di Cristo.
Israele, per questi ambienti, non è soltanto uno Stato, ma il “detonatore escatologico” della fine dei tempi. Da qui il sostegno quasi mistico all’espansionismo militare israeliano del “Grande Israele”: non tanto per amore degli Ebrei, quanto perché accelererebbe il calendario dell’Apocalisse.

Perché il Papa è un nemico
Lo scontro con Papa Leone XIV (come già con Francesco) non è quindi casuale, ma inevitabile. Il Cattolicesimo resta incompatibile con questa teologia del potere.
Il Papa si trova così a opporre una lettura radicalmente diversa del Vangelo: i migranti come immagine di Cristo, il potere come servizio, la guerra come follia.
Dall’altra parte c’è invece un leader che usa simboli religiosi come strumenti di marketing politico e una corte di “profeti” pronti a trasformare ogni comizio in una veglia carismatica.
L’immagine di Trump che “guarisce” un malato non è dunque una semplice provocazione, ma il ritratto perfetto della teologia costruita negli ultimi vent’anni dai suoi “Rasputin evangelici”.
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1 commenti a Gli evangelici dietro gli attacchi di Trump al Papa: ero uno di loro
L’ottima, grande analisi di A.M., che mette a nudo la pericolosa sovrapposizione tra liturgia carismatica e immanentismo politico che caratterizza la NAR americana, richiamando da vicino la teologia politica di Carl Schmitt. Leggendo della foga con cui questi movimenti cercano di occupare i “palazzi del potere” e le “sette montagne” della società, tornano alla mente le parole di don Serafino Falvo. Sacerdote cattolico inserito nel Rinnovamento Carismatico — la cui vocazione nacque da un legame transatlantico, tramite una turista di Miami che lo indirizzò a padre Giorgio del Prizio —, don Serafino scrisse nel 1975 una straordinaria meditazione per il raduno internazionale nelle Catacombe di San Callisto. Un passaggio, in particolare, fulmina l’illusione di qualsiasi teologia del dominio politico:“Le tenebre avvolgevano gli archi di trionfo, la Via Sacra, i templi, il Palatino e il Campidoglio, ma nelle Catacombe era pieno meriggio.”Il vero carisma dello Spirito non si misura sui palchi dei comizi o nei corridoi della Casa Bianca, né ha bisogno di inventarsi improbabili “Re Ciro” o “imperatori Costantino” per vincere la sua battaglia culturale. Come ricordava lo stesso don Serafino, la Chiesa delle origini non scardinò l’Impero dei Cesari occupandone le istituzioni, ma disintossicando il mondo con l’amore e con il sangue innocente, accettando di restare “agnelli in mezzo ai lupi”