«Da protestante in cammino verso Roma: grazie a UCCR!»
- Ultimissime
- 04 Mag 2026

La breve testimonianza di un lettore, un evangelico protestante che dopo anni sente di voler “tornare a casa”. Il ruolo di UCCR e chi ostacola il suo cammino.
Ci scusiamo subito se può sembrare un momento auto-celebrativo.
Riceviamo tante email, tante testimonianze e capita spesso che contengano complimenti e congratulazioni per l’attività che gratuitamente viene svolta su questo piccolo sito web.
C’è naturalmente anche chi ci critica continuamente, credenti e non. Ma qualcuno ci racconta un ripensamento, un’intuizione, una scoperta. A volte una conversione o l’inizio di essa.
Questa volta abbiamo deciso, assieme all’autore, di rendere pubblica la breve testimonianza.
Non per vanità, piuttosto perché il mittente dell’email (che chiede l’anonimato essendo pubblicamente noto) tratteggia di UCCR un profilo che si avvicina a quello che cerchiamo ogni giorno di far emergere. E questo ci fa molto piacere.
Il nostro augurio all’autore è di non sedare mai la “nostalgia di casa” di cui ci racconta.
di A.M.*
*predicatore cristiano evangelico
Trent’anni fa lasciai la Chiesa Cattolica e il seminario sbattendo la porta.
Animato da sincero entusiasmo giovanile e da una massiccia dose di presunzione spirituale, mi feci protestante, illudendomi di aver capito tutto e di saperne più della Chiesa.
Un cammino difficile
Da allora sono passati alcuni decenni. Adesso ho meno capelli e i pochi che mi restano sono quasi tutti bianchi.
Inaspettatamente, poi, ho iniziato a provare una strana e irresistibile “nostalgia di casa” che mi ha portato a guardare nella direzione da cui ero fuggito: Roma.
La Chiesa che avevo abbandonato, con tutte le sue rughe e contraddizioni, mi è riapparsa giovane e radiosa come quella che Agostino chiamava “Mater fidelium”: forse invecchiata e stanca, certo, ma fedele custode bimillenaria di un deposito che nessun’altra tradizione cristiana può vantare nella sua pienezza.
Naturalmente, questo “ritorno a casa” appena intrapreso è tutto fuorché semplice, anzi!
Chi ostacola la mia conversione
Nel mare magnum della rete sono pure incappato in ambienti ecclesiali dove la fede sembra parlare solo la lingua del complotto apocalittico e del sospetto catastrofista, dell’anatema riformista e di una mitica “età dell’oro” preconciliare.
Mi riferisco a quella nebulosa di sacerdoti, teologi o studiosi di area tradizionalista che propongono visioni che, a mio parere, risultano più illusorie e pretestuose della stessa apologetica anticattolica e tossica del Protestantesimo neofondamentalista!
Il rischio? Trasformare la Tradizione in una trincea e la Chiesa in un tribunale, dimenticando che – come ricordava il grande Cipriano – «nessuno può avere Dio per Padre se non ha la Chiesa per Madre».
Perché la promessa di Cristo di non abbandonare mai la Sua unica e vera Sposa (la «casta meretrix», come ebbe a definirla Ambrogio) non è mai venuta meno: lo Spirito continua davvero a soffiare nelle vele della barca di Pietro, da duemila anni a questa parte, anche quando noi remiamo contro o ci sembra di aver smarrito la rotta.
Perché, per dirla ancora con Ambrogio, «ubi Petrus, ibi Ecclesia».
UCCR, cattolicesimo ragionevole
In questo contesto, realtà come la vostra di UCCR hanno rappresentato per me un inatteso e sorprendente “porto di pace” al riparo dalle varie tempeste scatenate da sedevacantisti, lefebvriani, donminutelliani, dottorcionciani, professorzenoniani, monsignorviganoviani, donpompeiani, sedeprivazionisti, benevacantisti e chi più ne ha più ne metta!
Il vostro modo di argomentare – serio e documentato, rigoroso nelle fonti, sereno nei toni, fermo senza essere aggressivo – ricorda ciò che il sommo Doctor Angelicus, Tommaso d’Aquino, considerava essenziale per ogni autentica apologetica: la verità senza violenza, la carità senza cedimenti.
Leggendovi ho riscoperto un sano Cattolicesimo ragionevole, capace di criticare senza demolire, difendere senza gridare, illuminare senza sminuire. Un volto che non teme la modernità, ma neppure la idolatra; che non vive di catastrofismi e complottismi, ma di fatti e ragionevolezza.
Mi torna allora alla mente l’adagio brioso di un celebre “dissidente pentito” del recente passato, Carlo Carretto, di cui ho divorato i libri: «Chiesa mia, Chiesa mia, per bruttina che tu sia, tu sei sempre Chiesa mia!».
Il desiderio di “tornare a casa”
Ed è questo che ho ricominciato a desiderare anch’io: ritornare a casa. Di questo devo ringraziare proprio voi, che siete riusciti a ravvivare con prepotenza quella nostalgia che tutti i fondamentalisti pseudocattolici avevano quasi smorzato.
Grazie di cuore per aver “ravvivato la fiamma” e…avanti con coraggio!
















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