Le scuole paritarie esentate dall’IMU: una svolta di buon senso
- Ultimissime
- 18 Mag 2026

Una svolta per le scuole paritarie: non pagheranno più l’IMU. I motivi della decisione e la soddisfazione per chi crede alla libertà educativa.
Ottima la novità prevista dall’ultima Legge di Bilancio.
Si tratta di una decisione che inciderà profondamente sul mondo dell’istruzione: le scuole paritarie che applicano rette inferiori al costo medio per studente non dovranno più pagare l’IMU.
A beneficiarne dell’esenzione dell’imposta comunale sarà quell’ampia fetta di scuole paritarie che chiedono alle famiglie una retta annuale più bassa rispetto a quanto lo Stato spende mediamente per ogni studente della scuola pubblica.
Perché niente IMU per le paritarie
Secondo i parametri ministeriali pubblicati per il 2025/2026, il costo medio per uno studente della scuola primaria supera i 9.000 euro annui.
Molte scuole paritarie chiedono invece rette comprese tra 2.000 e 5.000 euro all’anno, soprattutto fuori dalle grandi città. Questo significa che numerosi istituti potranno essere considerati “non commerciali” e quindi ottenere l’esenzione IMU.
L’idea alla base della legge è che molte scuole paritarie, soprattutto cattoliche o gestite da enti non profit, non producano utili ma coprano solo una parte dei costi grazie alle rette e a contributi esterni. Per questo il governo ha deciso di assimilarle maggiormente a un servizio pubblico educativo.
Resteranno invece escluse alcune scuole d’élite con rette elevate.
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“Vittoria del diritto”
Una misura salutata con favore dalle associazioni del settore e da numerosi esponenti del mondo cattolico ed educativo.
Tra le voci più soddisfatte c’è quella di Suor Anna Monia Alfieri, esperta di politiche scolastiche e religiosa delle Marcelline, che ha definito il provvedimento “una vittoria del diritto” e “un atto di giustizia”.
Secondo la religiosa, la norma riconosce finalmente il ruolo pubblico svolto dalle scuole paritarie, che fanno parte del sistema nazionale d’istruzione in base alla legge sulla parità scolastica del 2000.
Un emendamento voluto dall’attuale governo nello scorso dicembre, anche se Suor Alfieri spiega che «la scuola non è della destra così come non è della sinistra», ma un bene comune da tutelare al di là delle appartenenze politiche, ricordando la collaborazione tra esponenti di destra e sinistra per garantire alle famiglie una reale libertà di scelta educativa.
Anche la FISM (Federazione Italiana Scuole Materne) e l’AGIDAE (Associazione Gestori Istituti Dipendenti dall’Autorità Ecclesiastica) hanno parlato di un “riconoscimento fondamentale” per realtà educative considerate essenziali nel tessuto sociale italiano.
Nessun privilegio
Negli ultimi anni il tema era stato al centro di numerosi contenziosi fiscali tra Comuni e scuole paritarie, spesso accusate di svolgere attività economica.
Gli ultimi residui di statalismo parleranno dell’ennesimo “privilegio” rifiutandosi di riconoscere per principio preso il valore di un sistema educativo pluralista, in cui le scuole paritarie rappresentano una componente essenziale capace di contribuire concretamente alla libertà di scelta delle famiglie.


















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