Papa Francesco contro l’aborto: tutti i suoi discorsi

discorsi papa contro abortoGli interventi di Papa Francesco sull’aborto sono davvero numerosi. Li abbiamo raccolti qui sotto, elencandoli in senso cronologico.

Così come per eutanasia, ideologia gender e unioni omosessuali, Bergoglio è intervenuto spesso anche riguardo l’interruzione di gravidanza. Ha ripresentato in modo chiaro e coraggioso la posizione della Chiesa cattolica, in aperta sfida al pensiero dominante, ad esempio denunciando l’ipocrisia di chi difende l’aiuto ai poveri, ai deboli, ai migranti ma non si oppone o è favorevole «alla piaga dell’aborto» (ad es. 30/05/15 e 06/11/15). Ha negato che l’interruzione di gravidanza sia un “diritto” (ad es. 27/01/17).

Abbiamo apprezzato il suo sforzo di ricordare che la difesa della vita non parte da una posizione confessionale ma è materia di scienza e di ragione. «Perché la Chiesa si oppone all’aborto? E’ un problema religioso? Filosofico? No, è un problema scientifico, perché lì c’è una vita umana e non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema. Nel pensiero antico e nel pensiero moderno, la parola uccidere significa lo stesso!”» (15/11/14). Così, allo stesso modo, ha esplicitamente invitato i medici a praticare l’obiezione di coscienza, spingendosi anche al di là dei suoi predecessori.

 

Tutti i discorsi di Papa Francesco contro l’aborto.

Di seguito abbiamo raccolto in ordine cronologico tutti i pronunciamenti del Pontefice su questa tematica (inclusi alcuni interventi di suoi stretti collaboratori). Questo approfondimento è parte del dossier su Papa Francesco e resterà in costante aggiornamento:

Il 10 settembre 2012, quando era arcivescovo di Buenos Aires, Bergoglio fece diffondere il comunicato “Sobre la resolución para abortos no punibles en la ciudad de Buenos Aires” in seguito all’introduzione nel parlamento della città (forte di un pronunciamento della Corte suprema nazionale) di una più ampia depenalizzazione dell’aborto. Nel comunicato scrisse: «Prendiamo atto una volta di più della deliberata intenzione di perseverare sulla strada della limitazione ed eliminazione del valore supremo della vita, e della volontà di ignorare il diritto dei bimbi a nascere. Nei confronti di una donna in stato di gravidanza dobbiamo sempre parlare di due vite, le quali debbono entrambe essere preservate e rispettate, poiché la vita è un valore assoluto […]. La scienza biologica indica in modo evidente attraverso il DNA, la sequenza del genoma umano, che dal momento del concepimento esiste una nuova vita umana che deve essere tutelata giuridicamente. Il diritto alla vita è un diritto umano fondamentale […]. L’aborto non è mai una soluzione. Occorre ascolto, vicinanza e comprensione da parte nostra per salvare tutte e due le vite: rispettare l’essere umano più piccolo e indifeso, adottare ogni mezzo che possa preservare la sua vita, permettere la sua nascita ed essere, inoltre, creativi nell’individuare percorsi che rendano possibile il suo pieno sviluppo […]. Questa decisione amministrativa che amplia le ipotesi di depenalizzazione dell’aborto, cedendo alle indebite pressioni della corte suprema nazionale – la quale, peraltro, ha prevaricato le proprie competenze in palese violazione del principio di divisione dei poteri e delle prerogative federali – comporta conseguenze di natura giuridica, culturale ed etica, poiché le leggi improntano la cultura di un popolo, e una legislazione che non protegge la vita favorisce una cultura di morte […]. Di fronte a questa deprecabile decisione lanciamo un appello a tutte le parti coinvolte, ai fedeli e ai cittadini, affinché, in un clima di massimo rispetto, vengano adottati mezzi positivi di promozione e protezione della madre e del suo bambino in tutti i casi, a favore sempre del diritto alla vita umana».

Il 12 maggio 2013 durante il Regina Caeli in piazza San Pietro, Francesco ha “benedetto” i partecipanti alla “Marcia per la Vita”: «Saluto i partecipanti alla “Marcia per la vita” che ha avuto luogo questa mattina a Roma e invito a mantenere viva l’attenzione di tutti sul tema così importante del rispetto per la vita umana sin dal momento del suo concepimento. A questo proposito, mi piace ricordare anche la raccolta di firme che oggi si tiene in molte parrocchie italiane, al fine di sostenere l’iniziativa europea “Uno di noi”, per garantire protezione giuridica all’embrione, tutelando ogni essere umano sin dal primo istante della sua esistenza». Alla fine della celebrazione e smessi i paramenti sacri, si è avvicinato ai promotori dell’iniziativa, salutandoli e scambiando qualche parola con loro.

L’11 agosto 2013 nel messaggio per la Settimana Nazionale della Famiglia in Brasile, Francesco ha ricordato ha invitato i genitori «a trasmettere ai loro figli la consapevolezza che la vita deve essere sempre difesa, sin dal grembo materno, riconoscendovi un dono di Dio e garanzia del futuro dell’umanità, ma anche nella cura degli anziani, specialmente dei nonni, che sono la memoria viva di un popolo e trasmettono la saggezza della vita».

Il 20 settembre 2013 nel suo discorso alla Federazione Internazionale delle Associazioni dei Medici Cattolici, Francesco ha affermato: «Una diffusa mentalità dell’utile, la “cultura dello scarto”, che oggi schiavizza i cuori e le intelligenze di tanti, ha un altissimo costo: richiede di eliminare esseri umani, soprattutto se fisicamente o socialmente più deboli. La nostra risposta a questa mentalità è un “sì” deciso e senza tentennamenti alla vita […]. Ogni bambino non nato, ma condannato ingiustamente ad essere abortito, ha il volto di Gesù Cristo, ha il volto del Signore, che prima ancora di nascere, e poi appena nato ha sperimentato il rifiuto del mondo […]. Non si possono scartare, come ci propone la “cultura dello scarto”! Non si possono scartare!. Per questo l’attenzione alla vita umana nella sua totalità è diventata negli ultimi tempi una vera e propria priorità del Magistero della Chiesa, particolarmente a quella maggiormente indifesa, cioè al disabile, all’ammalato, al nascituro, al bambino, all’anziano, che è la vita più indifesa […]. Mentre si attribuiscono alla persona nuovi diritti, a volte anche presunti diritti, non sempre si tutela la vita come valore primario e diritto primordiale di ogni uomo. Il fine ultimo dell’agire medico rimane sempre la difesa e la promozione della vita». Occorre dunque «l’impegno di coerenza con la vocazione cristiana verso la cultura contemporanea, per contribuire a riconoscere nella vita umana la dimensione trascendente, l’impronta dell’opera creatrice di Dio, fin dal primo istante del suo concepimento. È questo un impegno di nuova evangelizzazione che richiede spesso di andare controcorrente, pagando di persona. Il Signore conta anche su di voi per diffondere il “vangelo della vita”». Occorre così difendere la vita «nella sua fase iniziale e ricordate a tutti, con i fatti e con le parole, che questa è sempre, in tutte le sue fasi e ad ogni età, sacra ed è sempre di qualità. E non per un discorso di fede – no, no – ma di ragione, per un discorso di scienza! Non esiste una vita umana più sacra di un’altra, come non esiste una vita umana qualitativamente più significativa di un’altra. La credibilità di un sistema sanitario non si misura solo per l’efficienza, ma soprattutto per l’attenzione e l’amore verso le persone, la cui vita sempre è sacra e inviolabile».

Il 18 novembre 2013 durante l’omelia a Santa Marta, il Pontefice ha criticato «lo spirito della mondanità che anche oggi ci porta a questa voglia di essere progressisti, al pensiero unico». Commentando il libro dei Maccabei ha ricordato le «condanne a morte, ai sacrifici umani. Voi pensate che oggi non si fanno sacrifici umani? Se ne fanno tanti, tanti. E ci sono delle leggi che li proteggono».

Il 24 novembre 2013 viene pubblicata l’“Evangelii Gaudium” in cui si legge: «Tra questi deboli, di cui la Chiesa vuole prendersi cura con predilezione, ci sono anche i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignità umana al fine di poterne fare quello che si vuole, togliendo loro la vita e promuovendo legislazioni in modo che nessuno possa impedirlo. Frequentemente, per ridicolizzare allegramente la difesa che la Chiesa fa delle vite dei nascituri, si fa in modo di presentare la sua posizione come qualcosa di ideologico, oscurantista e conservatore. Eppure questa difesa della vita nascente è intimamente legata alla difesa di qualsiasi diritto umano. Suppone la convinzione che un essere umano è sempre sacro e inviolabile, in qualunque situazione e in ogni fase del suo sviluppo. È un fine in sé stesso e mai un mezzo per risolvere altre difficoltà. Se cade questa convinzione, non rimangono solide e permanenti fondamenta per la difesa dei diritti umani, che sarebbero sempre soggetti alle convenienze contingenti dei potenti di turno. La sola ragione è sufficiente per riconoscere il valore inviolabile di ogni vita umana, ma se la guardiamo anche a partire dalla fede, “ogni violazione della dignità personale dell’essere umano grida vendetta al cospetto di Dio e si configura come offesa al Creatore dell’uomo”. […]. Proprio perché è una questione che ha a che fare con la coerenza interna del nostro messaggio sul valore della persona umana, non ci si deve attendere che la Chiesa cambi la sua posizione su questa questione. Voglio essere del tutto onesto al riguardo. Questo non è un argomento soggetto a presunte riforme o a “modernizzazioni”. Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana».

Il 13 gennaio 2014 incontrando il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Francesco ha detto: «Non possono lasciarci indifferenti i volti di quanti soffrono la fame, soprattutto dei bambini, se pensiamo a quanto cibo viene sprecato ogni giorno in molte parti del mondo, immerse in quella che ho più volte definito la “cultura dello scarto”. Purtroppo, oggetto di scarto non sono solo il cibo o i beni superflui, ma spesso gli stessi esseri umani, che vengono “scartati” come fossero “cose non necessarie”. Ad esempio, desta orrore il solo pensiero che vi siano bambini che non potranno mai vedere la luce, vittime dell’aborto, o quelli che vengono utilizzati come soldati, violentati o uccisi nei conflitti armati, o fatti oggetti di mercato in quella tremenda forma di schiavitù moderna che è la tratta degli esseri umani, la quale è un delitto contro l’umanità».

Il 18 gennaio 2014, in occasione della nona edizione della Marcia per la vita in Francia, il nunzio apostolico francese Luigi Ventura, ha scritto all’organizzatrice Virginie Raoult-Mercier, dicendole che Papa Francesco è informato dell’iniziativa, saluta i partecipanti invitandoli a mantenere viva l’attenzione su un tema così importante, ricordando l’esortazione da lui rivolta il 16 giugno 2013 nell’omelia pronunciata in piazza San Pietro per la Giornata Evangelium Vitae: «Cari fratelli e sorelle, guardiamo a Dio come al Dio della vita, guardiamo alla sua legge, al messaggio del Vangelo come a una via di libertà e di vita. Il Dio Vivente ci fa liberi! Diciamo sì all’amore e no all’egoismo, diciamo sì alla vita e no alla morte; (…) in una parola diciamo sì a Dio, che è amore, vita e libertà».

Il 22 gennaio 2014, in occasione Marcia per la Vita a Washington, a memoria della sentenza con cui la Corte Suprema legalizzò l’aborto negli Stati Uniti nel 1973, Papa Francesco ha lanciato un tweet: «Mi unisco alla Marcia per la Vita a Washington con le mie preghiere. Possa Dio aiutarci a rispettare ogni forma di vita, in particolare i più vulnerabili».

Il 24 marzo 2014, nel discorso ai partecipanti all’Assemblea plenaria del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari, Francesco ha invitato «nella custodia e nella promozione della vita, in qualunque stadio e condizione si trovi, possiamo riconoscere la dignità e il valore di ogni singolo essere umano, dal concepimento fino alla morte».

L’11 aprile 2014 Francesco ha incontrato il Movimento per la Vita italiano ringraziando il presidente Carlo Casini, «ma soprattutto gli esprimo riconoscenza per tutto il lavoro che ha fatto in tanti anni nel Movimento per la Vita. Gli auguro che quando il Signore lo chiamerà siano i bambini ad aprigli la porta lassù». Ha quindi proseguito: «Noi lo sappiamo, la vita umana è sacra e inviolabile. Ogni diritto civile poggia sul riconoscimento del primo e fondamentale diritto, quello alla vita, che non è subordinato ad alcuna condizione, né qualitativa né economica né tantomeno ideologica», citando le parole della Evangelii gaudium sulla “cultura dello scarto”. «Occorre pertanto ribadire la più ferma opposizione ad ogni diretto attentato alla vita, specialmente innocente e indifesa, e il nascituro nel seno materno è l’innocente per antonomasia […]. Io ricordo una volta, tanto tempo fa, che avevo una conferenza con i medici. Dopo la conferenza ho salutato i medici – questo è accaduto tanto tempo fa. Salutavo i medici, parlavo con loro, e uno mi ha chiamato in disparte. Aveva un pacchetto e mi ha detto: “Padre, io voglio lasciare questo a lei. Questi sono gli strumenti che io ho usato per fare abortire. Ho incontrato il Signore, mi sono pentito, e adesso lotto per la vita”. Mi ha consegnato tutti questi strumenti. Pregate per quest’uomo bravo! A chi è cristiano compete sempre questa testimonianza evangelica: proteggere la vita con coraggio e amore in tutte le sue fasi. Vi incoraggio a farlo sempre con lo stile della vicinanza, della prossimità: che ogni donna si senta considerata come persona, ascoltata, accolta, accompagnata. Il Signore sostenga l’azione che svolgete come Centri di Aiuto alla Vita e come Movimento per la Vita, in particolare il progetto “Uno di noi”».

Il 9 maggio 2014 nel discorso ai capi esecutivi delle agenzie Onu, Francesco ha ricordato che occorre «sfidare tutte le forme di ingiustizia, opponendosi alla “economia dell’esclusione”, alla “cultura dello scarto” e alla “cultura della morte”, che, purtroppo, potrebbero arrivare a diventare una mentalità accettata passivamente […]. Oggi, in particolare, la coscienza della dignità di ogni fratello, la cui vita è sacra e inviolabile dal suo concepimento alla fine naturale, deve portarci a condividere, con totale gratuità, i beni che la provvidenza ha posto nelle nostre mani, siano essi ricchezze materiali che opere di intelligenza e di spirito, e a restituire con generosità e abbondanza ciò che ingiustamente possiamo aver negato agli altri».

Il 12 maggio 2014 mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, si è espresso in questo modo sui temi eticamente sensibili: «Pensiamo alla sacralità della vita. In passato ci siamo concentrati esclusivamente sul no all’aborto e all’eutanasia. Non può essere così, in mezzo c’è l’esistenza che si sviluppa. Io non mi identifico con i visi inespressivi di chi recita il rosario fuori dalle cliniche, che praticano l’interruzione della gravidanza, ma con quei giovani che sono contrari a questa pratica e lottano per la qualità delle persone, per il loro diritto alla salute, al lavoro». Innumerevoli sono state le accuse ricevute, in realtà mons. Galantino stava semplicemente invitando a cambiare la modalità di difendere la vita, attraverso iniziative più efficaci. Galantino ha anche voluto chiarire il suo intervento in un’altra intervista, parlando di don Oreste Benzi, che delle recite del Rosario davanti alle cliniche abortistiche è stato pioniere: «È stato nella mia parrocchia per tenere alcuni incontri organizzati per la festa di San Luigi», ricorda. Definisce quei momenti «un dono per la nostra parrocchia». Alcuni hanno accusato Galantino di piegarsi al pensiero dominante, ma mons. Galantino è lo stesso che nel novembre 2014 ha criticato i sindaci che trascrivono le nozze gay contratte all’estero, aggiungendo: «L’Italia è fortemente segnata dall’azione lobbistica di minoranze aggressive, in grado di imporre un pensiero unico. Spesso a dettare l’agenda sono loro, non la maggioranza».

Il 17 agosto 2014 durante il viaggio apostolico in Corea del Sud, Papa Francesco ha voluto fermarsi in preghiera presso un cimitero di feti abortiti. Dopo essersi congedato dai disabili e dai loro assistenti incontrati nella vicina “House oh Hope” a Kkottongnae, ha visitato questo campo di croci bianche, salutando una rappresentanza degli attivisti “Pro-life” coreani.

Nell’ottobre 2014 Francesco ha rilasciato un’intervista in occasione della stesura del libro “Papa Francesco. Questa economia uccide” (Piemme 2015), ha affermato: «Quando al centro del sistema non c’è più l’uomo ma il denaro, quando il denaro diventa un idolo, gli uomini e le donne sono ridotti a semplici strumenti di un sistema sociale ed economico caratterizzato, anzi dominato da profondi squilibri. E così si “scarta” quello che non serve a questa logica […]. Vorrei anche ricordare quella cultura dello scarto che porta a rifiutare i bambini anche con l’aborto. Mi colpiscono i tassi di natalità così bassi qui in Italia: così si perde il legame con il futuro».

Il 28 ottobre 2014 Papa Francesco ha incontrato i movimenti popolari dicendo: «Oggi si scartano i bambini perché il tasso di natalità in molti paesi della terra è diminuito o si scartano i bambini per mancanza di cibo o perché vengono uccisi prima di nascere; scarto di bambini. Si scartano gli anziani perché non servono, non producono; né bambini né anziani producono, allora con sistemi più o meno sofisticati li si abbandona lentamente».

Il 1 novembre 2014 durante la Messa al cimitero Verano, Francesco ha detto: «È l’industria della distruzione. È un sistema, anche di vita, che quando le cose non si possono sistemare, si scartano: si scartano i bambini, si scartano gli anziani, si scartano i giovani senza lavoro. Questa devastazione ha fatto questa cultura dello scarto».

Il 15 novembre 2014 nel discorso all’Associazione Medici Cattolici, Francesco ha ricordato che «il pensiero dominante propone a volte una “falsa compassione”», ha affermato il Pontefice. «Quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica “produrre” un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono; o usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre […]. La fedeltà al Vangelo della vita e al rispetto di essa come dono di Dio, a volte richiede scelte coraggiose e controcorrente che, in particolari circostanze, possono giungere all’obiezione di coscienza […]. Noi stiamo vivendo un tempo di sperimentazioni con la vita. Ma uno sperimentare male. Fare figli invece di accoglierli come dono, come ho detto. Giocare con la vita. Siate attenti, perché questo è un peccato contro il Creatore: contro Dio Creatore, che ha creato le cose così. Quando tante volte nella mia vita di sacerdote ho sentito obiezioni. “Ma, dimmi, perché la Chiesa si oppone all’aborto, per esempio? E’ un problema religioso?” – “No, no. Non è un problema religioso” – “E’ un problema filosofico?” – “No, non è un problema filosofico”. E’ un problema scientifico, perché lì c’è una vita umana e non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema. “Ma no, il pensiero moderno…” – “Ma, senti, nel pensiero antico e nel pensiero moderno, la parola uccidere significa lo stesso!”».

Il 25 novembre 2014 nel discorso al Parlamento Europeo, Francesco ha ricordato che «l’essere umano rischia di essere ridotto a semplice ingranaggio di un meccanismo che lo tratta alla stregua di un bene di consumo da utilizzare, così che – lo notiamo purtroppo spesso – quando la vita non è funzionale a tale meccanismo viene scartata senza troppe remore, come nel caso dei malati terminali, degli anziani abbandonati e senza cura, o dei bambini uccisi prima di nascere». Persiste così un «grande equivoco che avviene quando prevale l’assolutizzazione della tecnica, che finisce per realizzare una confusione fra fini e mezzi. Risultato inevitabile della “cultura dello scarto” e del “consumismo esasperato”. Al contrario, affermare la dignità della persona significa riconoscere la preziosità della vita umana, che ci è donata gratuitamente e non può perciò essere oggetto di scambio o di smercio».

Il 25 dicembre 2014, in occasione del messaggio Urbi et Orbi, Francesco ha detto: «il mio pensiero va a tutti i bambini oggi uccisi e maltrattati, sia a quelli che lo sono prima di vedere la luce, privati dell’amore generoso dei loro genitori e seppelliti nell’egoismo di una cultura che non ama la vita […]. Ancora oggi il loro silenzio impotente grida sotto la spada di tanti Erode. Sopra il loro sangue campeggia oggi l’ombra degli attuali Erode. Davvero tante lacrime ci sono in questo Natale insieme alle lacrime di Gesù Bambino!».

Il 16 gennaio 2015 Francesco durante l’omelia nella Cattedrale di Manila, ha affermato: «Sappiamo quanto sia difficile oggi per le nostre democrazie preservare e difendere tali valori umani fondamentali, come il rispetto per l’inviolabile dignità di ogni persona umana, il rispetto dei diritti di libertà di coscienza e di religione, il rispetto per l’inalienabile diritto alla vita, a partire da quella dei bimbi non ancora nati fino quella degli anziani e dei malati».

Il 21 gennaio 2015 Papa Francesco ha appoggiato la Marcia per la vita di Parigi tramite un messaggio affidato al nunzio apostolico nel Paese, mons. Luigi Ventura: «il Pontefice ricorda che “la vita umana è sempre sacra, valida ed inviolabile, e come tale va amata, difesa e curata”». Quindi, prosegue mons. Ventura, «al di là di una legittima manifestazione in favore della vita umana, il Santo Padre incoraggia i partecipanti alla Marcia per la vita a operare senza sosta per l’edificazione di una civiltà dell’amore e di una cultura della vita».

Il 22 gennaio 2015 attraverso Twitter Papa Francesco ha sostenuto la Marcia per la Vita di Washington: «Mi unisco alla Marcia per la Vita a Washington con le mie preghiere. Possa Dio aiutarci a rispettare ogni forma di vita, in particolare i più vulnerabili».

Il 31 gennaio 2015 Elizabeth Bunster, direttore del Proyecto Esperanza in Cile dopo una breve chiacchierata con Papa Francesco durante l’udienza generale, ha riferito che il Santo Padre è preoccupato per il progetto di ridefinizione dell’aborto in Cile: «E’ molto grave, sono preoccupato. Continuate così, continuate a lavorare», ha detto.

Il 1 febbraio 2015 durante l’Angelus Papa Francesco ha ricordato: «Oggi si celebra in Italia la Giornata per la Vita, che ha come tema “Solidali per la vita”. Rivolgo il mio apprezzamento alle associazioni, ai movimenti e a tutti coloro che difendono la vita umana. Mi unisco ai Vescovi italiani nel sollecitare “un rinnovato riconoscimento della persona umana e una cura più adeguata della vita, dal concepimento al suo naturale termine” (Messaggio per la 37ª Giornata nazionale per la Vita). Quando ci si apre alla vita e si serve la vita, si sperimenta la forza rivoluzionaria dell’amore e della tenerezza (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 288), inaugurando un nuovo umanesimo: l’umanesimo della solidarietà, l’umanesimo della vita. Saluto il Cardinale Vicario, i docenti universitari di Roma e quanti sono impegnati a promuovere la cultura della vita».

Il 18 marzo 2015 durante l’Udienza generale dedicata ai bambini ha affermato: «oggi mi soffermerò sul grande dono che sono i bambini per l’umanità – è vero sono un grande dono per l’umanità, ma sono anche i grandi esclusi perché neppure li lasciano nascere».

Il 20 marzo 2015 nella lettera alla Commissione internazionale contro la pena di morte, Francesco ha scritto: «Il Magistero della Chiesa, a partire dalla Sacra Scrittura e dall’esperienza millenaria del Popolo di Dio, difende la vita dal concepimento alla morte naturale, e sostiene la piena dignità umana in quanto immagine di Dio (cfr. Gn 1, 26). La vita umana è sacra perché fin dal suo inizio, dal primo istante del concepimento, è frutto dell’azione creatrice di Dio (cfr.Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2258), e da quel momento, l’uomo, la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stesso, è oggetto di un amore personale da parte di Dio (cfr. Gaudium et spes, n. 24)».

Il 21 marzo 2015 Papa Francesco ha inviato il suo sostegno alla Marcia per la Vita in Perù attraverso l’incoraggiamento «Viva la vita. Mi unisco con la preghiera nell’impegno di difendere e promuovere il bene fondamentale della vita umana, dal suo concepimento al suo termine naturale», invitando a «dare testimonianza con coraggio e annunciare sempre il carattere sacro di ogni essere umano, creato da Dio a sua immagine e redento da Cristo sulla croce».

Il 30 aprile 2015 Papa Francesco ha affermato: «ciò che ci offre oggi il mondo globalizzato è la cultura dello scarto: quello che non serve, si scarta. Si scartano i bambini, perché non si fanno bambini o perché si uccidono i bambini prima di nascere».

Il 22 maggio 2015 durante una conferenza sul ruolo della donna, Francesco ha detto: «Le questioni legate alla vita sono intrinsecamente connesse a quelle sociali; quando difendiamo il diritto alla vita, lo facciamo anche affinché quella vita possa, dal suo concepimento al suo termine naturale, essere una vita dignitosa, che non conosca le piaghe della fame e della povertà, della violenza e della persecuzione. Il Papa Benedetto XVI, nella sua Enciclica Caritas in veritate, sottolineava come la Chiesa proponga “con forza questo collegamento tra etica della vita e etica sociale nella consapevolezza che non può avere basi una società che – mentre afferma valori quali la dignità della persona, la giustizia e la pace – si contraddice radicalmente accettando e tollerando le più diverse forme di disistima e violazione della vita umana, soprattutto se debole e emarginata”».

Il 23 maggio 2015 durante l’incontro con le ACLI, Francesco ha detto: «E questo dio-denaro distrugge, e provoca la cultura dello scarto: si scartano i bambini, perché non si fanno: si sfruttano o si uccidono prima di nascere; si scartano gli anziani, perché non hanno la cura dignitosa, non hanno le medicine, hanno pensioni miserabili… ».

Il 24 maggio 2015 nell’Enciclica Laudato Sii, Francesco ha scritto: «Dal momento che tutto è in relazione, non è neppure compatibile la difesa della natura con la giustificazione dell’aborto. Non appare praticabile un cammino educativo per l’accoglienza degli esseri deboli che ci circondano, che a volte sono molesti o importuni, quando non si dà protezione a un embrione umano benché il suo arrivo sia causa di disagi e difficoltà: «Se si perde la sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono»».

Il 29 maggio 2015 durante l’incontro con alcuni bambini malati e le loro famiglie, Francesco ha detto: «Io davvero non so cosa dirvi perché ho tanta ammirazione per la vostra fortezza, per il vostro coraggio. Tu hai detto che ti hanno consigliato l’aborto. Hai detto: “No, che venga, ha diritto a vivere”. Mai, mai si risolve un problema facendo fuori una persona. Mai. Questo è il regolamento dei mafiosi: “C’è un problema, facciamo fuori questo…”. Mai».

Il 30 maggio 2015 durante l’udienza con l’associazione Scienza e Vita, Francesco ha detto: «noi ribadiamo che una società giusta riconosce come primario il diritto alla vita dal concepimento fino al suo termine naturale. Quando parliamo dell’uomo, non dimentichiamo mai tutti gli attentati alla sacralità della vita umana. È attentato alla vita la piaga dell’aborto. È attentato alla vita lasciar morire i nostri fratelli sui barconi nel canale di Sicilia. È attentato alla vita la morte sul lavoro perché non si rispettano le minime condizioni di sicurezza. È attentato alla vita la morte per denutrizione. È attentato alla vita il terrorismo, la guerra, la violenza; ma anche l’eutanasia. Amare la vita è sempre prendersi cura dell’altro, volere il suo bene, coltivare e rispettare la sua dignità trascendente».

Il 06 novembre 2015 durante l’incontro con il Movimento per la Vita, Francesco ha affermato: «Vi incoraggio a proseguire la vostra importante opera in favore della vita dal concepimento al suo naturale tramonto, tenendo conto anche delle sofferte condizioni che tanti fratelli e sorelle devono affrontare e a volte subire. […]. Mediante l’opera capillare dei “Centri di Aiuto alla Vita”, diffusi in tutta Italia, siete stati occasione di speranza e di rinascita per tante persone. Vi ringrazio per il bene che avete fatto e che fate con tanto amore, e vi incoraggio a proseguire con fiducia su questa strada, continuando ad essere buoni samaritani! In particolare, c’è bisogno di lavorare, a diversi livelli e con perseveranza, nella promozione e nella difesa della famiglia, prima risorsa della società, soprattutto in riferimento al dono dei figli e all’affermazione della dignità della donna. […] Non appare praticabile un cammino educativo per l’accoglienza degli esseri deboli che ci circondano, che a volte sono molesti o importuni, quando non si dà protezione a un embrione umano benché il suo arrivo sia causa di disagi e difficoltà: “Se si perde la sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono”».

Il 26 novembre 2015 nell’omelia nel Campus dell’Università di Nairobi durante il suo viaggio in Africa, Francesco ha affermato: «In obbedienza alla Parola di Dio, siamo anche chiamati ad opporre resistenza alle pratiche che favoriscono l’arroganza negli uomini, feriscono o disprezzano le donne, non curano gli anziani e minacciano la vita degli innocenti non ancora nati».

Il 15 dicembre 2015 per la XLIX Giornata Mondiale per la Pace, Francesco ha invocato «l’adozione di politiche di cooperazione che, anziché piegarsi alla dittatura di alcune ideologie, siano rispettose dei valori delle popolazioni locali e che, in ogni caso, non siano lesive del diritto fondamentale ed inalienabile dei nascituri alla vita».

Il 11 gennaio 2016 durante il discorso ai diplomatici della Santa Sede, Francesco ha affermato: «Come non vedere in tutto ciò il frutto di quella “cultura dello scarto” che mette in pericolo la persona umana, sacrificando uomini e donne agli idoli del profitto e del consumo? È grave assuefarci a queste situazioni di povertà e di bisogno, ai drammi di tante persone e farle diventare “normalità”. Le persone non sono più sentite come un valore primario da rispettare e tutelare, specie se povere o disabili, se “non servono ancora” – come i nascituri –, o “non servono più” – come gli anziani. Siamo diventati insensibili ad ogni forma di spreco, a partire da quello alimentare, che è tra i più deprecabili, quando ci sono molte persone e famiglie che soffrono fame e malnutrizione».

Il 28 gennaio 2016 durante il discorso al Comitato Nazionale di Bioetica, Francesco ha affermato: «Codesto Comitato ha più volte trattato il rispetto per l’integrità dell’essere umano e la tutela della salute dal concepimento fino alla morte naturale, considerando la persona nella sua singolarità, sempre come fine e mai semplicemente come mezzo. E’ la sfida di contrastare la cultura dello scarto, che ha tante espressioni oggi, tra cui vi è il trattare gli embrioni umani come materiale scartabile, e così anche le persone malate e anziane che si avvicinano alla morte».

Il 17 febbraio 2016 durante la conferenza stampa nel ritorno dal suo viaggio in Messico, Papa Francesco ha affermato: «L’aborto non è un “male minore”. E’ un crimine. E’ fare fuori uno per salvare un altro. E’ quello che fa la mafia. E’ un crimine, è un male assoluto […]. L’aborto non è un problema teologico: è un problema umano, è un problema medico. Si uccide una persona per salvarne un’altra – nel migliore dei casi – o per passarsela bene. E’ contro il Giuramento di Ippocrate che i medici devono fare. E’ un male in sé stesso, ma non è un male religioso, all’inizio, no, è un male umano. Ed evidentemente, siccome è un male umano – come ogni uccisione – è condannato».

Il 19 marzo 2016 nell’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia, Papa Francesco ha scritto: «In questo contesto, non posso non affermare che, se la famiglia è il santuario della vita, il luogo dove la vita è generata e curata, costituisce una lacerante contraddizione il fatto che diventi il luogo dove la vita viene negata e distrutta. È così grande il valore di una vita umana, ed è così inalienabile il diritto alla vita del bambino innocente che cresce nel seno di sua madre, che in nessun modo è possibile presentare come un diritto sul proprio corpo la possibilità di prendere decisioni nei confronti di tale vita, che è un fine in sé stessa e che non può mai essere oggetto di dominio da parte di un altro essere umano. La famiglia protegge la vita in ogni sua fase e anche al suo tramonto. Perciò a coloro che operano nelle strutture sanitarie si rammenta l’obbligo morale dell’obiezione di coscienza. Allo stesso modo, la Chiesa non solo sente l’urgenza di affermare il diritto alla morte naturale, evitando l’accanimento terapeutico e l’eutanasia», ma «rigetta fermamente la pena di morte».

Il 20 novembre 2016 nell’intervista a Tv200, Papa Francesco ha risposto: «ho pensato all’abitudine di mandare via i bambini prima della nascita, questo crimine orrendo: li mandano via perché è meglio così, perché sei più comodo, è una responsabilità grande – è un peccato gravissimo».

Il 27 gennaio 2017 Francesco ha sostenuto la Marcia per la Vita americana, scrivendo: «È così grande il valore di una vita umana ed è così inalienabile il diritto alla vita del bambino innocente che cresce nel seno di sua madre, che in nessun modo è possibile presentare come un diritto sul proprio corpo la possibilità di prendere decisioni nei confronti di tale vita, che è un fine in se stessa e che non può mai essere oggetto di dominio da parte di un altro essere umano».

Il 05 febbraio 2017 durante l’Angelus il Papa ha celebrato la Giornata per la Vita: «Portiamo avanti la cultura della vita come risposta alla logica dello scarto e al calo demografico; stiamo vicini e insieme preghiamo per i bambini che sono in pericolo d’interruzione della gravidanza, come pure per le persone che stanno alla fine della vita – ogni vita è sacra! – perché nessuno sia lasciato solo e l’amore difenda il senso della vita. Ricordiamo le parole di Madre Teresa: “La vita è bellezza, ammirala; la vita è vita, difendila!”, sia col bambino che sta per nascere, sia con la persona che è vicina a morire: ogni vita è sacra! Saluto tutti quelli che lavorano per la vita, i docenti delle Università romane e quanti collaborano per la formazione delle nuove generazioni, affinché siano capaci di costruire una società accogliente e degna per ogni persona».

Il 07 febbraio 2017 su indicazione di Papa Francesco è stata presentata la Nuova carta degli operatori sanitari in cui «è confermata la posizione di sempre riguardo all’aborto inserendo dei nuovi articoli riguardo alla riduzione embrionale, intercezione, contragestazione, feti anencefalici, gravidanze ectopiche, tutela del diritto alla vita (artt. 51-59)».

L’11 febbraio 2017 l’arcivescovo di Buenos Aires e Primate of Argentina, Mario Poli, scelto da papa Francesco come successore sulla cattedra di Buenos Aires, si è espresso duramente contro l’apertura dell’Associazione Scout dell’Argentina al matrimonio gay e all’aborto.

L’11 dicembre 2017 mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, ha affermato: «La nostra società prevede vite di scarto anche ogni qual volta considera l’aborto una conquista di civiltà e un diritto civile. I 6 milioni di aborti legali – più quelli nascosti – praticati negli ultimi 40 anni si traducono in altrettante persone che non sono tra noi».

Il 26 gennaio 2018 nel suo discorso, Papa Francesco ha sostenuto: «il processo di secolarizzazione, assolutizzando i concetti di autodeterminazione e di autonomia, ha comportato in molti Paesi una crescita della richiesta di eutanasia come affermazione ideologica della volontà di potenza dell’uomo sulla vita. Ciò ha portato anche a considerare la volontaria interruzione dell’esistenza umana come una scelta di “civiltà”. È chiaro che laddove la vita vale non per la sua dignità, ma per la sua efficienza e per la sua produttività, tutto ciò diventa possibile. In questo scenario occorre ribadire che la vita umana, dal concepimento fino alla sua fine naturale, possiede una dignità che la rende intangibile».

Il 26 gennaio 2018 nel suo discorso per la Quaresima, Papa Francesco ha detto: «Ciò che spegne la carità è anzitutto l’avidità per il denaro […] Tutto ciò si tramuta in violenza che si volge contro coloro che sono ritenuti una minaccia alle nostre “certezze”: il bambino non ancora nato, l’anziano malato, l’ospite di passaggio, lo straniero, ma anche il prossimo che non corrisponde alle nostre attese».

Il 25 febbraio 2018 il vaticanista Sandro Magister, tra i più accaniti fustigatori del Papa, ha riportato alcune opinioni di Francesco contro il Sessantotto e i “nuovi diritti”: «Dal Sessantotto in poi, ha detto, i “diritti dell’uomo” proclamati vent’anni prima dalle Nazioni Unite, “primo fra tutti quello alla vita”, sono sempre più impunemente violati: “e penso anzitutto ai bambini innocenti, scartati ancor prima di nascere”. Ha denunciato che da allora hanno preso piede “nuovi diritti” in contrasto con le tradizioni socio-culturali di vari Paesi, e nonostante questo imposti con la forza, in una sorta di “colonizzazione ideologica dei più forti e dei più ricchi a danno dei più poveri e dei più deboli”. Contro il “diritto” all’aborto Francesco è stato chiarissimo».

Il 17 marzo 2018 durante la visita a San Giovanni Rotondo, Papa Francesco ha affermato: «Da bambino, alla scuola, ci insegnavano la storia degli spartani. A me sempre ha colpito quello che ci diceva la maestra, che quando nasceva un bambino o una bambina con malformazioni, lo portavano sulla cima del monte e lo buttavano giù, perché non ci fossero questi piccoli. Noi bambini dicevamo: “Ma quanta crudeltà!”. Fratelli e sorelle, noi facciamo lo stesso, con più crudeltà, con più scienza. Quello che non serve, quello che non produce va scartato. Questa è la cultura dello scarto, i piccoli non sono voluti oggi. E per questo Gesù è lasciato da parte».

Il 19 marzo 2018 viene pubblicata l’esortazione apostolica Gaudete et exsultate, in cui Papa Francesco scrive: «La difesa dell’innocente che non è nato, per esempio, deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo».

Il 06 maggio 2018 Papa Francesco ha firmato la prefazione al libro che raccoglie gli scritti di Benedetto XVI su fede e politica: Liberare la libertà. Fede e politica nel terzo millennio (Editrice Cantagalli). Il Papa ha spiegato che l’ideologia marxista pretende «collocare il cielo sulla terra, la redenzione dell’uomo nell’aldiquà, per mezzo della liberazione da ogni dipendenza». «Oggi, più che mai, si ripropone la medesima tentazione del rifiuto di ogni dipendenza dall’amore che non sia l’amore dell’uomo per il proprio ego, per “l’io e le sue voglie”; e, di conseguenza, il pericolo della “colonizzazione” delle coscienze da parte di una ideologia che nega la certezza di fondo per cui l’uomo esiste come maschio e femmina ai quali è assegnato il compito della trasmissione della vita; quell’ideologia che arriva alla produzione pianificata e razionale di esseri umani e che – magari per qualche fine considerato “buono” – arriva a ritenere logico e lecito eliminare quello che non si considera più creato, donato, concepito e generato ma fatto da noi stessi. Questi apparenti “diritti” umani che sono tutti orientati all’autodistruzione dell’uomo hanno un unico comune denominatore che consiste in un’unica, grande negazione: la negazione della dipendenza dall’amore, la negazione che l’uomo è creatura di Dio, fatto amorevolmente da Lui a Sua immagine e a cui l’uomo anela come la cerva ai corsi d’acqua (Sal 41). Quando si nega questa dipendenza tra creatura e creatore, questa relazione d’amore, si rinuncia in fondo alla vera grandezza dell’uomo, al baluardo della sua libertà e dignità. Così la difesa dell’uomo e dell’umano contro le riduzioni ideologiche del potere passa oggi ancora una volta dal fissare l’obbedienza dell’uomo a Dio quale limite dell’obbedienza allo Stato. Raccogliere questa sfida, nel vero e proprio cambio d’epoca in cui oggi viviamo, significa difendere la famiglia. D’altronde già San Giovanni Paolo II aveva ben compreso la portata decisiva della questione: a ragione chiamato anche il “Papa della famiglia”, non a caso sottolineava che “l’avvenire dell’umanità passa attraverso la famiglia” (Familiaris consortio, 86). E su questa linea anche io ho ribadito che “il bene della famiglia è decisivo per il futuro del mondo e della Chiesa” (Amoris laetitia, 31)».

Il 26 maggio 2018 monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, è intervenuto a commento del referendum irlandese a favore della legalizzazione dell’aborto: «Credo che non ci sia nessuna vittoria da cantare e tanto meno da gioire, anche perché tutto ciò che in qualche modo facilita il lavoro sporco della morte non ci rende particolarmente lieti. Ecco perché anche questo passaggio nell’Irlanda ci deve spingere ancora di più non solo a difendere la vita, ma a promuoverla, ad accompagnarla, creando le condizioni perché non si avverino, non avvengano decisioni drammatiche, perché è sempre un dramma quando si decide di interrompere una vita, come dovrebbe essere sempre un dramma ogni volta che una vita – anche nata – viene distrutta, umiliata, viene stroncata. In un mondo dove tanto facilmente si aiuta il lavoro sporco della morte io gioierei invece per tutte le volte che la vita viene difesa, accompagnata e promossa. Di questo in effetti il mondo intero ha bisogno. C’è nell’aria un atteggiamento di individualismo che oscura e spinge a dimenticare i diritti di tutti, compreso quello di chi deve nascere». La Santa sede è intervenuta anche con monsignor Jurkovič, osservatore vaticano presso l’Onu: «La Santa Sede si oppone fermamente a qualsiasi sforzo delle Nazioni Unite o delle sue agenzie specializzate teso a promuovere legislazioni nazionali che permettano di uccidere la vita del nascituro. La Santa Sede non considera l’aborto una misura per la salute riproduttiva e anzi ritiene contraddittorio l’aborto sicuro: è un mezzo per “proteggere” i diritti umani di donne e bambini quando di fatto esso nega al nascituro il diritto più fondamentale, quello alla vita».

Il 07 giugno 2018 in occasione della Giornata per la vita in Inghilterra, Papa Francesco ha inviato un messaggio di sostegno. I vescovi hanno ricordato le sue parole contenute nell’esortazione apostolica “Gaudete et Exsultate”: «La difesa dell’innocente che non è nato, per esempio, deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra».

Il 21 giugno 2018 Papa Francesco ha dichiarato: «Siamo chiamati a reagire come fratelli, come buoni custodi della nostra famiglia, e a darci da fare perché non vi sia indifferenza nei riguardi del fratello, di ogni fratello: del bambino che ancora non è nato come dell’anziano che non parla più, del conoscente che non riusciamo a perdonare come del povero scartato».

Il 21 giugno 2018 monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, a proposito del referendum argentino, ha detto: «un dato positivo il fatto che un numero consistente non solo di credenti ma in questo caso di cittadini si sia opposto alla legalizzazione dell’aborto. Tuttavia di fronte a un tema come questo dell’aborto, si deve moltiplicare la vicinanza alle donne, soprattutto alle donne più povere, alle ragazze che prendono decisioni drammatiche».

Il 10 dicembre 2018 nel messaggio ai partecipanti alla conferenza “I diritti umani nel mondo contemporaneo”, Papa Francesco ha riflettuto: «Persistono oggi nel mondo numerose forme di ingiustizia, nutrite da visioni antropologiche riduttive e da un modello economico fondato sul profitto, che non esita a sfruttare, a scartare e perfino ad uccidere l’uomo. Penso, tra l’altro, ai nascituri a cui è negato il diritto di venire al mondo».

Il 10 gennaio 2019 Papa Francesco ha inviato un messaggio agli organizzatori della Marcia per la Vita di Parigi, incoraggiandoli a difendere la vita umano.

Il 02 febbraio 2019, incontrando il Movimento per la Vita italiano, Papa Francesco ha dichiarato: «la difesa della vita ha il suo fulcro nell’accoglienza di chi è stato generato ed è ancora custodito nel grembo materno, avvolto nel seno della madre come in un amoroso abbraccio che li unisce. Spegnere volontariamente la vita nel suo sbocciare è, in ogni caso, un tradimento della nostra vocazione, oltre che del patto che lega tra loro le generazioni, patto che consente di guardare avanti con speranza. Dove c’è vita, c’è speranza! Ma se la vita stessa viene violata nel suo sorgere, ciò che rimane non è più l’accoglienza grata e stupita del dono, bensì un freddo calcolo di quanto abbiamo e di ciò di cui possiamo disporre. Allora anche la vita si riduce a bene di consumo, da usare e gettare, per noi stessi e per gli altri. Come è drammatica questa visione, purtroppo diffusa e radicata, presentata anche come un diritto umano, e quante sofferenze causa ai più deboli dei nostri fratelli! Colgo questa occasione per rivolgere un appello a tutti i politici, perché, a prescindere dalle convinzioni di fede di ognuno, pongano come prima pietra del bene comune la difesa della vita di coloro che stanno per nascere e fare il loro ingresso nella società, alla quale vengono a portare novità, futuro, speranza».

 

Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace