Bob Dylan: tra radici ebraiche, fede cristiana e scetticismo di Ratzinger

bob dylan fede

Il percorso spirituale di Bob Dylan, dall’ebraismo alla fede cristiana fino a oggi. La presenza al Congresso Eucaristico: le parole del card. Ratzinger.


 

Auguri Bob Dylan!

Il “profeta del rock” ha compiuto ieri 85 anni.

Robert Allen Zimmerman, suo vero nome, è nato in una famiglia ebraica del Minnesota che lo introdusse a una forte familiarità con le Scritture. Tanto da essere da sempre una delle principali fonti del suo linguaggio poetico.

Dylan ha infatti costruito lungo decenni un immaginario artistico profondamente intrecciato con simboli biblici, linguaggio profetico e riferimenti religiosi sia ebraici che cristiani.

Pochi sanno che il card. Ratzinger era scettico sulla presenza “profeta” Dylan al Congresso Eucaristico del 1997.

 

L’adesione all’evangelismo cristiano

Fin dagli esordi, i testi di Bob Dylan hanno mostrato un uso costante di immagini apocalittiche e richiami all’Antico Testamento, spesso mescolati con la Torah e con la tradizione folk e blues americana.

Il punto di svolta arrivò tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, quando Dylan aderì ad una corrente del protestantesimo evangelicale, inaugurando una fase di “risveglio evangelico”.

In molte biografie si sostiene che l’inizio nacque da una croce lanciata sul palco da uno spettatore, evento che turbò Dylan e contribuì alla svolta.

In questa fase pubblicò album fortemente espliciti come “Slow Train Coming” e “Saved”, nei quali la centralità di Cristo è dichiarata senza ambiguità.

E’ in questa fase che uscì la struggente “Gotta Serve Somebody” in cui Dylan sottolinea il dovere di decidere, di dove fare un uso giusto della libertà: «Beh, potrebbe essere il diavolo o potrebbe essere il Signore / Ma dovrai servire qualcuno».

E poi gli inno di lode a Dio come “Pressing On”, “The Groom’s Still Waiting at the Altar”, nonché brani apocalittici con “Visions of Johanna” o “A Hard Rain’s A-Gonna Fall”.

Anche la sua attività live cambiò radicalmente, rifiutando addirittura di eseguire i brani del repertorio precedente e concentrandosi su temi di conversione, giudizio e salvezza.

 


Resta aggiornato iscrivendoti ai nostri nuovi canali:


 

Il ritorno all’ebraismo?

Una fase che durò pochi anni. Già negli anni ’80 il linguaggio religioso di Dylan tornò a essere più sfumato.

Le tematiche bibliche rimasero costanti ma si trasformarono gradualmente in una ricerca meno esplicita e più simbolica.

C’è chi dice che ritornò all’ebraismo unendosi al movimento ortodosso Chabad-Lubavitch, anche considerando che i suoi figli parteciparono ai bar mitzvah e lui stesso fu visto in sinagoga.

C’è da dire però che in quel periodo Dylan parlò ripetutamente della sua fede pur senza identificarsi definitivamente né come ebreo né come cristiano.

Nel 1997 nel brano “Trying to Get to Heaven”, Dylan scrisse un passaggio fortemente autobiografico: «Ho camminato in mezzo al nulla, cercando di arrivare in paradiso prima che chiudessero la porta».

 

Dylan, il Congresso Eucaristico e Ratzinger

Sempre nel 1997, Dylan si esibì a Bologna al Congresso Eucaristico davanti a 300.000 giovani.

All’evento fu presente Giovanni Paolo II, fotografato con gli occhi chiusi e la testa tra le mani durante l’esibizione. Il Papa incontrò l’artista alla fine del concenrto.

 

bob dylan fede

 

Nel libro “Giovanni Paolo II, mio ​​amato predecessore” (San Paolo 2007), Benedetto XVI rivelò un dettaglio su questo evento.

Ha ricordato infatti le sue sensazioni dell’epoca, quando era ancora cardinalee: «Ero scettico, e in un certo senso lo sono ancora, riguardo all’opportunità di far apparire questo tipo di “profeta“».

 

Bob Dylan, la fede e oggi

Il cammino di Bob Dylan è comunque proseguito.

Nel 2009 ha pubblicato l’album natalizio “Christmas in the Heart”, definendosi “un vero credente” ed esibendosi spesso con canzoni del suo periodo cristiano.

E oggi? I riferimenti religiosi sono ancora presenti.

Il suo album più recente, “Shadow Kingdom” (2023) non contiene materiale inedito, ma presenta nuove registrazioni di vecchi brani, tra cui la meno conosciuta “The Wicked Messenger”. E’ ispirata al libro biblico dei Proverbi e a quello di Samuele.

In molti hanno provato a tracciare il percorso spirituale del “profeta del rock”, ma il tentativo si è sempre rivelato sfuggente.

Forse perché la sua voce resta quella di una domanda aperta sul senso ultimo delle cose che continua a risuonare senza mai sostare in una risposta definitiva.

Autore

La Redazione

Attenzione: gli algoritmi dei social media stanno rendendo sempre più difficile trovare notizie cattoliche. Seguici sui nostri canali, è facile (e gratuito). Scegli tu quale:

0 commenti a Bob Dylan: tra radici ebraiche, fede cristiana e scetticismo di Ratzinger

    Invia un commento o una risposta



    Commentando dichiari di accettare la Privacy Policy