California legalizza eutanasia e spende 200 milioni per prevenire il suicidio

diritto eutanasia In California l’eutanasia è stata legalizzata, ma nello stesso anno sono stati anche investiti $200 milioni per coprire ponti e monumenti con reti anti-suicidio. Una enorme contraddizione: se il suicidio è un diritto, perché bisogna prevenirlo? La schizofrenia di chi tenta di trasformare in diritto ciò che considera un illecito morale.

 

Quanto è ironico che la California abbia deciso di spendere 200 milioni di dollari per la prevenzione del suicidio nello stesso anno in cui ha legalizzato il suicidio? E’ semplicemente assurdo.

 

Ma il suicidio va prevenuto o liberalizzato?

Una contraddizione che pochi hanno notato e che svela la schizofrenia di chi tenta di trasformare in diritto umano ciò che contemporaneamente considera un delitto umano e un crimine morale, tanto da cercare di prevenirlo in qualunque modo. Ma il suicidio è cosa buona o cattiva? Una semplice domanda a cui i promotori della “dolce morte” non sanno rispondere.

Se Marco Cappato incontrasse in cima ad un ponte un uomo intenzionato a buttarsi di sotto, cercherebbe di farlo desistere o gli darebbe una spinta per aiutarlo? Nel primo caso, secondo le convinzioni espresse più volte dai Radicali, starebbe violando il diritto di autodeterminazione degli individui, influenzando una coscienza altrui con i propri personali convincimenti.

 

Molto meno costoso costruire una cultura della vita.

«220$ milioni per salvare circa quaranta vite all’anno non è irragionevole, ma se ordinassimo meglio le nostre vite non avremmo bisogno di costruire reti intorno ai nostri monumenti pubblici», ha riflettuto nel suo blog mons. Joseph Illo, parroco della diocesi di San Francisco. «Sarebbe molto meglio, molto meno costoso e molto più bello, spendere le nostre energie costruendo una cultura che incoraggia la vita piuttosto che la morte. Se ogni film deve incantare con la morte violenta, se la morte è la soluzione migliore alle gravidanze indesiderate, se e si celebra la morte per mano propria (come hanno fatto i media trasmettendo in diretta il suicidio assistito di Brittany Maynard), allora perché costruire reti anti-suicidio? Se siamo innamorati della morte, troveremo sempre altri modi per ucciderci».

 

“Contagio da suicidio”, conseguenza della banalizzazione della morte.

E’ stato dimostrato che più il tema del suicidio è presente nella società tramite la sponsorizzazione da parte dei media, e più si riscontrano tentativi di suicidio, sopratutto tra i giovani (12-17 anni). In termine tecnico viene definito fenomeno del “contagio da suicidio” (“suicide contagion” effect). Nel 2015 il Southern Medical Journal ha pubblicato uno studio che ha dimostrato come la legalizzazione del suicidio assistito è associata ad un incremento del 6,3% dei suicidi totali, ovvero: «L’introduzione del suicidio assistito induce più morti auto-inflitte di quante dovrebbe inibire». Esattamente quel che ha scritto mons. Illo: banalizzando la morte si genera e si diffonde una cultura della morte e dello scarto.

 

Eutanasia: un valore irrinunciabile nella società secolarizzata.

Il tema, a nostro avviso, è prettamente esistenziale. Non è certo un caso che l’ossessione dell’eutanasia e del suicidio cresca al procedere della secolarizzazione, della perdita dei valori cristiani. Più la società è laica, più Dio viene cacciato dalla sfera pubblica e più si diffonde una solitudine materiale e metafisica. Siamo soli, il nulla ci circonda. L’individualismo e l’egoismo diventano i padroni, la famiglia è ormai disgregata: pochi figli, pochi matrimoni, tanti funerali. La vita non è più sacra, non è più un dono ma diventa una proprietà del singolo che ne dispone come crede, qualunque minimo dolore è percepito come un’ingiustizia insopportabile e la morte, inevitabilmente, è sempre più considerata come una liberazione. Prima per i malati terminali, poi per i disabili, poi per i depressi e le persone sole. La Royal Dutch Medical Association (KNMG) ha considerato criteri validi per accettare la richiesta di eutanasia condizioni come la solitudine e la perdita di autonomia.

«Ogni suicida che sopravvive dice che il suicidio è un errore», ha concluso mons. Joseph Illo. «C’è molto più bene nella vita di quanto male si pensi. Forse le reti anti-suicidio daranno alle persone una seconda possibilità. Ma sarebbe molto meglio aiutare le persone prima che raggiungano quel livello di disperazione».

La redazione

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25 commenti a California legalizza eutanasia e spende 200 milioni per prevenire il suicidio

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  1. Giovanna Fella ha detto

    Se Marco Cappato incontrasse in cima ad un ponte un uomo intenzionato a buttarsi di sotto, cercherebbe di farlo desistere o gli darebbe una spinta per aiutarlo?

    Ma siete veramente così gretti e ottusi da non capire la differenza che passa tra un suicidio e l’eutanasia?

    • Enrico ha detto in risposta a Giovanna Fella

      Il suicidio è un concetto più generale relativo ad un soggetto, in qualsiasi condizione fisica, che decide volontariamente di togliersi la vita. L’eutanasia è una sottocategoria del suicidio in cui lo Stato, a fronte di persone con malattie fisiche e/o psichiche invalidanti, garantisce assistenza diretta al suicida dal momento che il loro gesto ha un payback interessante (cio che lo stato spende per l’eutanasia si ripaga in poco tempo considerando il risparmio che si avrà in termini di spesa sanitaria). Queste, al di fuori di ogni ipocrisia e con l’aggiunta che non avere più il malato tra le scatole spesso è una gran comodità anche per i parenti, sono le ragioni della grande battaglia per il diritto civile all’eutanasia.

      • Max De Pasquale ha detto in risposta a Enrico

        In effetti, sempre di togliersi la vita si tratta. Le circostanze, certo, sono diverse. Poi, se non sbaglio, in alcune cliniche svizzere si sono suicidati anche dei giovani che magari avevano avuto un incidente ed erano rimasti paralizzati alle gambe. Avrebbero potuto condurre il resto della loro vita, ma…

        Ad ogni modo, ci sono vari tipi di Eutanasia: attiva e passiva. Quello che dici tu e’ eutanasia attiva. Eutanasia passiva significa non fornire piu’ l’assistenza – es. medicine, trattamenti – in mancanza delle quali un paziente muore. Poi ancora c’e’ l’accanimento teraupetico, uno stupido accanirsi per prolungare di poco la vita ad una persona a costo di grandi sofferenze.

        Una cosa va detta anche, a mio parere. Ci sono delle malattie mentali, ad esempio la depressione, in cui un individuo desidera di morire. Bisogna seguire con molta attenzione queste persone, dato che possono commettere un atto estremo.

      • Klaud ha detto in risposta a Enrico

        *…garantisce assistenza diretta al suicida dal momento che il loro gesto ha un payback interessante (ciò che lo stato spende per l’eutanasia si ripaga in poco tempo considerando il risparmio che si avrà in termini di spesa sanitaria)…*

        Questo ragionamento è speculare a quello di certi ospedali che si finanziano con il SSN e le rette per ricoveri pluridecennali… mi sovviene il caso Englaro.
        Il comportamento dei familiari a cui alludi è infame quanto quello di chi vuole imporre una vita a oltranza a coloro che non vogliono più viverla.
        Compito dello Stato è garantire la correttezza delle situazioni.

        • Giuseppe ha detto in risposta a Klaud

          L’accanimento terapeutico ha la stessa negatività morale dell’eutanasia, interrompere l’accanimento non é eutanasia ma una scelta etica doverosa. Oggi finalmente c’è un accompagnato alla morte senza dolori inutili. Esiste, in situazioni di malati terminali, anche la sedazione profonda, che non é eutanasia.

        • orso56 ha detto in risposta a Klaud

          E chi sarebbero questi approfittatori del caso Englaro? le suore che hanno assistito Eluana fino a quando non gliel’hanno tolta? E che l’avrebbero assistita anche gratis? Abbia il coraggio di scriverlo.
          Poi a lei il fegato di guardarsi allo specchio.

          • Klaud ha detto in risposta a orso56

            Ammesso e non concesso che nel caso Englaro avessero potuto rinunciare al rimborso del SSN, sarebbe UN caso contro quanti altri?
            Si chiama ‘marketing’: faccio uno sconticino per avere una buona fetta del mercato; mercato che si impoverirebbe notevolmente
            se passasse la legge sul suicidio assistito e sull’eutanasia.
            Ecco, l’ho scritto. Ora vai tu a guardare in faccia i morti viventi nei reparti per lungo-degenti, seppelliti in stanze oscure dove non vengono mai aperte le finestre.
            Comunque sono polemiche capziose:
            a regime le richieste di eutanasia sarebbero probabilmente molto poche, non la corsa a farsi ammazzare che agitate come un babau.

    • Sebastiano ha detto in risposta a Giovanna Fella

      Perbacco, spiegacela!

    • Michele ha detto in risposta a Giovanna Fella

      L’eutanasia volontaria (ché è di questa che si discute quando si parla di eutanasia) è una sottospecie del suicidio: identico è l’esito voluto, identico il presunto fondamento etico che ne sta alla base (l’autodeterminazione volontaristica). Anzi, il suicidio assistito fa coincidere i due concetti.

      Non vale dire che il suicidio è inconsapevole e l’eutanasia consapevole, e quindi il primo da respingere e la seconda da accettare. Anzitutto c’è da dimostrare che il suicidio avvenga in condizioni di annebbiamento della volontà, e sappiamo che non è affatto così. Poi, non si vede ragione per biasimare il suicidio o tentare di sventarlo se ognuno è padrone della propria vita, e quindi può disporne come gli pare e piace.

      • Giovanna Fella ha detto in risposta a Michele

        Non vale dire che il suicidio è inconsapevole e l’eutanasia consapevole,

        “Non vale”? E chi l’ha deciso, tu? Ti ricordo che la Chiesa stessa fa differenza tra suicidio ed eutanasia, tant’è che concede i funerali religiosi ai suicidi (sulla base dell’annebbiamento della volontà) e NON a chi si sottopone volontariamente a eutanasia

        • Michele ha detto in risposta a Giovanna Fella

          “Non vale”? E chi l’ha deciso, tu?

          Basta la ragione per capirlo: stessa intenzione (eliminare la sofferenza, vera o presunta che sia), stessa azione (darsi la morte), stesso effetto. Cambia solo una circostanza, con l’aggiunta nel caso dell’eutanasia dell’intervento di un altro.

          La Chiesa fa differenza di valutazione morale tra eutanasia e suicidio? Proprio no, essendo entrambi peccati contro il 5^ comandamento. C’è l’attenuante che in qualche suicidio una forte pressione psicologica possa alterare il consenso; si è poi instaurata una prassi assai discutibile di celebrare in maniera generalizzata i funerali per i suicidi.
          Pretendere di istituire differenze invalicabili sulla base di una prassi più o meno diffusa è come dire che un cavallo bianco ed uno nero appartengono a specie differenti perché cambia il colore.

          Tutto ciò per dire che chi è favorevole all’eutanasia dev’esserlo anche per il suicidio: soccorrere chi ha tentato il suicidio è una violazione dell’autodeterminazione, perché si antepongono le proprie convinzioni personali sulla libertà dell’altro.

  2. alessandro pendesini ha detto

    C’è molto più bene nella vita di quanto male si pensi……Dice l’articolo !

    Questo bisognerebbe spiegarlo a tutti coloro che si trovano ricoverati in fase terminale ; afflitti da malattie irreversibili e sofferenze fisiche –quindi inevitabilmente anche morali- a volte insopportabili !

    Detto questo concordo con Max quando afferma : « Poi ancora c’e’ l’accanimento teraupetico, uno stupido accanirsi per prolungare di poco la vita ad una persona a costo di grandi sofferenze »

    Ma anche con Giovanna Fella quando scrive « Ma siete veramente così gretti e ottusi da non capire la differenza che passa tra un suicidio e l’eutanasia? »
    Cosi come Klaud quando afferma « Il comportamento dei familiari a cui alludi è infame quanto quello di chi vuole imporre una vita a oltranza a coloro che non vogliono più viverla.
    Compito dello Stato è garantire la correttezza delle situazioni »

    In questi casi ritengo sia necessario tener conto non solamente della tesi ma anche dell’aintitesi per arrivare ad una sintesi chiara e coerente esente da qualsiasi malinteso.

  3. marcoardi ha detto

    Altro ennesimo volontariato, a lasciarlo esprimere…
    Cioè normale in casa d’altri, arrivare a scrivere con brutalità un bell'”idioti” e poi farla franca. Altro esempio di inutilità di commento e di totale voglia di un qualsiasi onesto confronto.

    E vai di ulteriore pazienza. Però poi gli integralisti siamo “noi” o gli altri.

    Non ci siamo.

    • Giovanna Fella ha detto in risposta a marcoardi

      Sì, gli integralisti siete voi.
      Ed anche in quest’articolo non vi esimete dallo spargere fango, come vostra abitudine.
      Insinuando che chi è favorevole all’eutanasia aiuterebbe gli aspiranti suicidi a buttarsi di sotto.

      • orso56 ha detto in risposta a Giovanna Fella

        Ma Marco Cappato è favorevole sia al suicidio assistito che all’eutanasia.
        Non significa niente?

        • Giovanna Fella ha detto in risposta a orso56

          Secondo te suicidio assistito vuol dire dare una spintarella a chi sta per buttarsi di sotto?
          Capisci il significato della parola insinuare?

          • orso56 ha detto in risposta a Giovanna Fella

            Io non insinuo niente. Ho scritto quello che volevo dire.
            Per capire: secondo lei suicidio assistito e eutanasia, essendo consapevoli, sono equivalenti. Così capisco dal suo commento:“.. Ti ricordo che la Chiesa stessa fa differenza tra suicidio ed eutanasia, tant’è che concede i funerali religiosi ai suicidi (sulla base dell’annebbiamento della volontà) e NON a chi si sottopone volontariamente a eutanasia”
            Sono d’accordo.Però secondo lei è più grave non mettere le reti per impedire i suicidi.
            A me non importa l’ordine di gravità. Sono favorevole alle reti di protezione e contrario al suicidio assistito e all’eutanasia.
            Sarei molto contento di essere questa volta d’accordo con lei.

            • Max De Pasquale ha detto in risposta a orso56

              “A me non importa l’ordine di gravità. Sono favorevole alle reti di protezione e contrario al suicidio assistito e all’eutanasia.”

              Esattamente.

              Va detto pero’ che leggi in questa direzione – che esistono e sono applicate anche in Paesi molto meno religiosi dell’Italia, come il Regno Unito – non bastano, se non c’e’ una cultura di rispetto ed amore nei confronti di chi e’ considerato tra gli ultimi della societa’. Se una persona si sente amata e valorizzata, piu’ difficilmente pensa a fare certi passi.

          • Panthom ha detto in risposta a Giovanna Fella

            Si, suicidio assistito significa aiutare qualcuno a suicidarsi. Esattamente lo stesso che fa chi aiuta chi vuol buttarsi da un ponte con una spintarella incoraggiante.

            Purtroppo caro Giovanna/Gianluca C. (ma mica avevi scritto che non saresti più intervenuto? Inutile cambiare nome se poi scrivi le stesse sciocchezze di sempre) i tuoi commenti scatenati e disgustati sono debolucci e privi di sostanza, facilmente smontabili. Consapevole dell’inconsistenza argomentale li enfatizzi con la carica retorica di disgusto e denigrazione di chi non capisce l’ovvio, ma l’effetto è esattamente l’opposto.

  4. Umpalumpa ha detto

    Scusate la domanda fuori tema: come UCCR cosa ne pensate del congresso mondiale della famiglia, in programma a Verona il 29 – 31 marzo?

    https://www.wcfverona.org/it/

    Personalmente sono favorevole e invito tutti a partecipare, almeno all’allegra marcia che si terrà domenica 31/3 a Verona.

    Sarebbe bello e utile che faceste un piccolo approfondimento sull’evento e magari pubblicizzaste la cosa.

    Ricordo che le organizzazioni italiane che partecipano a questo congresso sono spesso state elogiate nel sito UCCR.

    Per esempio il prof. Gandolfini, presidente del comitato Difendiamo i nostri figli, a cui il Santo Padre ha raccomandato di continuare l’impegno in favore della famiglia e della vita (“Dobbiamo andare avanti? Vuole dare qualche correzione?”. Mi ha detto: “Andate avanti così; siate un laicato forte, ben formato, con una retta coscienza cristiana”.)
    https://www.uccronline.it/2017/02/04/massimo-gandolfini-non-accetto-nessuna-critica-verso-il-papa/

    Oppure le associazioni Citizengo e Generazione famiglia
    https://www.uccronline.it/2018/11/27/il-miur-ora-contrasta-il-gender-a-scuola-consenso-informato-e-diritto-allastensione/

    https://www.uccronline.it/2015/11/08/comitato-difendiamo-i-nostri-figli-il-popolo-della-famiglia-e-con-voi/

  5. Andrea2 ha detto

    La differenza fra eutanasia e sucidio non è ora ben chiara perché non si è ancora svolta compiutamente il percorso voluto da chi vuole stravolgere il mondo per dominarlo meglio.
    Quando, con l’aiuto di molti volonterosi beccaccioni, il mondo sarà stravolto le definizioni di eutanasia e suicidio saranno le seguenti:
    1) Dicesi eutanasia la soppressione di chi soffre, di chi è anziano, di chi non serve, di chi costa mantenere e di chiunque sia considerato un Untermensh (sottouomini come li definiva Adolf Hitler) per cui l’eutanasia è cosa giustissima.
    2) Dicesi suicidio il tentativo di persona che lo Stato vuole mantenere in vita perché gli serve di sottrarsi ai suoi doveri dandosi la morte per cui il suicidio è da proibire severamente e chi tenta il suicidio va punito severamente.
    Contro di ciò noi possiamo pregare molto e ricordare che il Diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

    • Klaud ha detto in risposta a Andrea2

      2) Dicesi suicidio il tentativo di persona che lo Stato vuole mantenere in vita perché gli serve di sottrarsi ai suoi doveri dandosi la morte
      per cui il suicidio è da proibire severamente e chi tenta il suicidio va punito severamente.
      (ammirevole la sintassi…)

      Infatti la chiesa è l’unica a punire i suicidi proibendone il funerale e l’inumazione in terra consacrata e non lo Stato;
      (anche qui sfido chiunque a distinguere un terreno consacrato da uno laico…).

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