«Gli atei moderni? Ossessionati e noiosi», parla il filosofo laico John Gray

Ateismo contemporaneo. Nel suo ultimo libro, “Seven types of atheism”, il filosofo ateo inglese John Gray critica duramente l’ottusità dell’ateismo militante, trovando i credenti “mentalmente più aperti”. Opta per una silenziosa e stoica accettazione di un universo privo di scopo.

 

John Gray è un noto filosofo ateo britannico ma pensa che gli atei moderni abbiano reso la non credenza una dottrina intollerante, ignorante e noiosa: «Gli atei moderni non sanno nulla di storia o religione. Non hanno nulla da dire, ripropongono una versione stanca e riciclata di più interessanti forme di ateismo del 19° secolo».

Lo scrive nel suo nuovo libro, Seven Types of Atheism (Allen Lane 2018). Gray insegna Filosofia analitica alla London School of Economics and Political Science, e si dichiara ateo,  pro-choice, pro-Lgbt ed antifascista. Ma è noto per criticare il fondamentalismo irreligioso, più che quello religioso. In un’intervista ha dett: «circa 10 o 15 anni fa Daniel Dennett [un noto filosofo ateo, NDA] ha scritto che il fondamentalismo religioso sarebbe stato distrutto dal telefono cellulare. E’ un’affermazione tipica di qualcuno che conosce zero storia, zero politica, zero sul terrorismo e zero sulla religione. Paradossalmente, l’Isis oggi utilizza proprio la tecnologia video per promuovere i suoi atti terroristici!». E’ più facile parlare con un teista che con un ateista, confida ancora il filosofo inglese, «i credenti sanno mantenere una mentalità più aperta».

Nel suo ultimo libro, Gray ha rincarato la dose: «l’attuale ateismo organizzato è per lo più un fenomeno mediatico e andrebbe apprezzato come fenomeno di intrattenimento». I predicatori del laicismo «scambiano la religione per il fondamentalismo protestante americano. E’ un dibattito campagnolo, noioso». Nel capitolo dedicato all’ateismo scientifico e politico del ‘900, ha invece osservato: «I nuovi atei non amano che si ricordi che le loro idee si sono propagate sopratutto nei secoli XIX e XX. Eppure se un “nuovo ateo” fosse vissuto nel 1920, nel 1930 o nel tardo XIX secolo, probabilmente sarebbe stato un razzista scientifico. Perché quello era il tipo di scienza all’avanguardia in quel momento».

Dipingere i credenti in modo grossolano è un grande limite del mondo anti-teista contemporaneo, il quale effettua una caricatura della fede sostenendo che i cristiani credano letteralmente a quanto descritto nella Genesi. Eppure, ha giustamente ricordato Gray, «se torniamo indietro di 2000 anni troviamo già studiosi ebrei e cristiani che dicono: “Non si legga questo come letterale”. I miti non sono fallite teorie scientifiche, sono complesse strutture d’immagini e storie che gli esseri umani hanno sviluppato per trovare un significato alle loro vite. Il mito della Genesi non è un’antica forma di darwinismo o un’antica teoria dell’origine delle specie, è qualcosa di completamente differente». «È un errore confondere i fondamentalisti religiosi con la vasta e ricca tradizione della vita religiosa», ha aggiunto in un’altra intervista. «La religione non è una teoria esplicativa del mondo, è un modo per dare un senso alla vita nel mondo».

Negli ultimi due capitoli del libro il filosofo laico opta per un “ateismo senza progresso” e un “ateismo del silenzio”, una stoica accettazione di un universo privo di scopo, vicino al pensiero di Joseph Conrad, George Santayana e Baruch Spinoza. Ed è interessante la sua idea del progresso, la quale -afferma- «proviene dalla religione monoteista, dal cristianesimo in particolare, che dice che Cristo tornerà un giorno. Gli umanisti laici hanno semplicemente sostituito l’idea di Dio con quella di umanità». L’ateismo che confida ciecamente nel progresso e nella scienza, ha quindi concluso il filosofo inglese, è una forma di fondamentalismo religioso e commette lo stesso errore del marxismo il quale, confidando i questi dei, ha provocato i maggiori massacri del secolo passato.

Le riflessioni di Gray ricordano molto i giudizi già espressi da altri intellettuali rigorosamente laici, come il sociologo Frank Furedi, secondo cui «il nuovo ateismo si è trasformato non solo in una religione laica, ma in una religione secolare fortemente intollerante e dogmatica. Pensano di contrastare le religioni con argomenti razionali, ma le loro pretese spesso sfiorano l’irrazionale e diventano isteriche». Mentre l’etologo Frans De Waal ritiene che «i nuovi atei sono talmente ossessionati dalla non esistenza di Dio che li si trova costantemente sui media, indossano le loro T-shirt con scritte contro la fede ed invocano l’ateismo militante. Ma che cosa ha l’ateismo da offrire perché valga la pena lottare in questo modo?».

La redazione

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